IV.

A poco a poco il cortile si era vuotato. Ora un'improvvisa calura

sciroccale umida e greve occupava l'aria; il sole scottava. In quello

spiazzato irregolare, tutt'intorno rinserrato da muri alti e interrotti

da linee non simmetriche di finestre e di poggiuoli, la luce pioveva

come in un pozzo e vi si raccoglieva pesantemente. A uno de' poggiuoli

era seduta una reclusa, incinta, e rammendava un panno bianco che le

si distendeva sul ventre rotondo e gonfio: ella guardava abbasso, di

volta in volta, e levava un lembo del panno per passarlo e ripassarlo

sulla fronte sudata. Due altre donne, affacciate alla finestra accanto,

chiacchieravano, e una fumava una sigaretta e sputava continuamente

sotto, su un mucchio di calcinacci. E passavano e ripassavano

davanti alle alte finestre altre recluse e attraversavano corridoi e

dormitorii, dai quali usciva un confuso vocio, uno strepito di voci

discordi e di risate, un fracasso di porte e di vetrate sbattute. Nella

infermeria, i cui quattro poggiuoli stampavano sul bianco muro rivolto

a mezzodì il vivace colore de' loro stipiti dipinti di verde, una

suora già era sopraggiunta e apriva le persiane, sbattacchiandole sul

cortile. Accanto, vestita d'un camice grigiastro e tutta raccolta sopra

uno sgabelletto, a un cantone d'un altro poggiuolo, una malata infilava

alla gamba nuda una calza, e si voltava a quel romore.

Improvvisamente la campanella del refettorio tintinnò: le tre porte del

refettorio s'apersero, giù a pianterreno, sotto gli archi che da quel

lato gli facevano ricorrere davanti un breve peristilio. Erano le otto

del mattino e a quell'ora le recluse scendevano a sorbire il caffè.

S'udì subito là dentro un romore di panche trascinate sul pavimento,

s'udirono cozzare le chicchere e a un tratto, mentre si faceva un

silenzio profondo, una voce lenta, e nasale giunse di là fino al

cortile.

— Figliuole, un'altra giornata della nostra vita principia. Ringraziamo

la santa Vergine Maria che ci ha concesso di vivere quest'altra

giornata, e promettiamole di averla presente in tutte le nostre azioni.

Un'avemaria secondo la intenzione di ciascuna di voi.

Seguì un breve mormorio come di preghiere recitate sommessamente. Poi

ricominciarono lo strepito e il vocio.

— Hai sentito? — fece Cocotte a una spilungona che si trascinava

dietro una seggiola in cortile e vi cercava un posto all'ombra — Ci

raccomandano alla santa Vergine. I Gesuiti ci raccomandavano a quel

bravo Eterno Padre, ti ricordi?

Levò il braccio e puntò al refettorio la mano spiegata.

— Idiote! — minacciò.

E subito dette in una risata folle, tenendosi i fianchi, battendo i

piedi a terra, scotendo i pugni stretti.

L'altra aveva trovato l'ombra e s'era seduta. Aveva cavato un

coltellino e s'era messa a sbucciare un'arancia.

— Levati dal sole — ammonì.

E una voce, da una finestra, ripetette, forte:

— _Cocotte_, levati dal sole!

— Ieri il Padre Eterno, oggi la santa Vergine! — strillò _Cocotte_, —

Napoli! Roma! Firenze! Si cambia!

Ora s'accendeva e s'agitava, sorpresa da que' suoi vapori convulsivi

per cui si cominciava a mano a mano a mutare nel viso, a tremare, a

balbettare parole senza senso.

Fece ancora qualche passo verso gli archi del peristilio, e a un punto

si soffermò, piegandosi quasi, allungando il collo, spiando.

— La piccola!.. — mormorò.

Suora Vittoria appariva sotto un di quelli archi.

Allora l'epilettica le si avvicinò, pian piano, con un sorriso ebete.

— Badi! — fece alla suora quella dell'arancia, e si levò — Badi! È

malata!..

Suora Vittoria stese la mano, come per difendersi. _Cocotte_ glie

l'afferrò a volo e la strinse forte e la tenne fra le sue, borbottando.

Vi fu un silenzio pauroso. Ora l'epilettica, estatica, la bocca

spalancata, affisava la suora. E sul suo volto inquieto, impallidito

improvvisamente, e negli occhi suoi stralunati cresceva un terrore

subitaneo e angoscioso. Le sue labbra si sforzavano di articolar

parole che vi s'interrompevano confusamente e vi morivano tra un suono

gutturale. Poi, lentamente, le sue mani si rilassarono. Il balbettio

scemò, s'udì appena. Or ella si ritraeva, tutta raccolta sopra se

stessa, piegata, in un atteggiamento di bestia.

Mise un alto strido, d'un subito, e barcollò.

— Scendi, Rita! — gridò la spilungona a una finestra — Porta un cuscino!

Accorreva, con la bocca ancor piena.

— Qui! Qui! Voialtre! — vociava.

Sopraggiungevano le recluse, dal refettorio. _Cocotte_ era caduta sul

selciato, con un tonfo sordo. E come la suora, in quel punto, le aveva

profferto le braccia l'epilettica le si era avvinghiata a' fianchi, se

l'era trascinata addosso e se la premeva sul petto ansante.

Al sole ardente che lo investiva quel groppo di membra s'aggrovigliava

e sobbalzava. Le braccia di _Cocotte_, nude fino alla scapola

percotevano l'aria, i suoi denti stridevano, ed ella mugolava, come un

bruto ferito.

— Lasciala! — gridò la butterata alla suora — Scostati!..

Si chinò, l'afferrò per la vita e tentò di svellerla da quelle braccia

irrigidite e tenaci.

— Lasciala! — incalzava.

Ora _Cocotte_, sfinita, ricadeva di peso e restava immota.

La suora le passò una mano sotto il capo, si piegò, posò la sua guancia

su quella faccia stravolta e bruttata di sozza bava sanguigna.

La butterata, ginocchioni, le urlava, faccia a faccia:

— Ma sei pazza?..

La suora balbettò, soffocata da' singhiozzi:

— Mia madre.

Nella vita: novelle · 第 34 / 48 题