La suora addossata all'altare si fece il segno della croce e disse:
— Sorelle mie, questo in cui ci troviamo per ordine della nostra
reverenda madre generale è il carcere femminile detto di Santa Maria
ad Agnone. Fino ad ora la cura delle sciagurate donne che sono qua
dentro è rimasta affidata ai Gesuiti. Ma vi sono tante necessità,
tante circostanze, non so come dire, per cui in una prigione femminile
valgono meglio le donne che gli uomini. Insomma, s'è creduto necessario
di farci venire qui a regolare non dico meglio, perchè i buoni padri
Gesuiti lo hanno fatto assai bene per quindici anni, ma con affetto,
con amore di sorelle, con tutte le cure di cui hanno bisogno, queste
povere anime vissute nel peccato.
S'interruppe. Il suo sguardo percorse la bianca fila delle cornette e
vi frugò sotto, come a interrogare le pallide facce che nascondevano,
in parecchie delle quali sarebbe stato difficile leggere: erano
volti da cui nulla traspariva per gli occhi, erano pupille immote,
inespressive, abituate al riverbero della passività di anime apatiche,
depresse dalla preghiera e dalla regola.
— Ho ancora qualche cosa da dirvi — soggiunse la superiora.
E mentre la chiesuola si rischiarava tutta quanta e di fuori già
suonavano voci confuse nel vicolo ella annunziò con voce più alta e più
lenta:
— Non tutte voialtre rimarrete qui, in servizio. Vi resterò io con otto
di voi. Basteremo.
Subitamente fu picchiato forte all'uscio della chiesa. Di fuori, dal
vasto cortile ove le recluse s'adunavano ogni giorno, una rauca voce
femminile urlò:
— Monache! Ohè, monache! Ove siete?..
La superiora additò l'uscio alle compagne e ordinò:
— Aprite.
La porta s'aperse. Un fiotto di luce si riversò dal cortile nella
chiesa e ne illuminò l'ultime scranne. Tre o quattro femmine apparvero
sul limitare dell'uscio e vi si arrestarono, irresolute.
Una di esse, con le mani in cintola, protese la testa arruffata.
— Ove siete? — gridò.
S'udiva, nel silenzio, il loro ansimare: come se avessero voluto per le
prime arrivare alla porticella della chiesa quelle donne respiravano
forte. E, fra tanto, per la scala de' dormitorii altre recluse
scendevano di furia nel cortile, urlando, ridendo, schiamazzando.
— Fuori, fuori! — strillò una che sopraggiungeva — Venite fuori,
monache! Vi vogliamo vedere!
Si fece largo tra le compagne, stese le braccia e tornò a gridare, in
fondo alla chiesa:
— Fuori! Fuori!
Le fece eco un urlio assordante.
— Fuori le monache!
Il cortile s'era affollato. Cento braccia si levavano, cento bocche
continuavano a urlare. Sul pozzo coverto tre o quattro delle recluse
erano saltate in piedi, per veder meglio. E a un tratto, nella folla,
avanzando, le suore apparvero e si raccolsero in un silenzioso gruppo,
di faccia al pozzo.
La superiora balbettò:
— Figliuole...
Gli urli copersero la sua voce. E si mescolarono a quello schiamazzo
spaventevole le apostrofi più insultanti, le più feroci invettive,
delle risate scroscianti, delle frasi impure e minacciose. Intanto
la scala de' dormitorii seguitava a rifornire il cortile: ora, più
lentamente, scendevano le anziane, orribili megere, discinte, qualcuna
scalza perfino, qualcuna appoggiata a un bastone.
Vi fu un momento di silenzio. La fila delle suore si rinserrava:
strette l'una all'altra, pallide, palpitanti, gli occhi pieni
dell'orrore della scena, esse affisavano sullo spettacolo insolito
il loro sguardo esterrefatto. E s'udiva in quel silenzio un balbettio
cadenzato, quasi un canto sommesso: una idiota sedeva al sommo della
scala dei dormitorii e cullava sulle ginocchia un fantoccio di stracci
la cui testa informe aveva incappucciata in una piccola cuffia bianca.
Il fantoccio andava su e giù in grembo all'idiota ed ella, piegata su
quel sudicio fagotto, seguitava a ninnarlo:
— Oh, oh!.. Dormi, figlio... oh, oh!..
— Taci! — le gridò una che le stava più da presso — Finiscila! Tutta la
santa giornata il lamento di questa scema!
— Insomma? — fece un'altra, rivolta alla superiora — Tu non parli, eh,
mamma vecchia?
— Ve lo dico io perchè non parla — esclamò un'altra — Questa santa
donna...
Scoppiò a ridere. E mosse incontro alla suora, minacciosa.