Stesa supina sul piccolo divanetto della sala terrena dell'_Ospedale
degl'Incurabili_, lì ove si fanno le immediate medicature a' feriti che
vi capitano di tanto in tanto da' rioni popolani di Napoli, una giovane
donna ripigliava i sensi a mano a mano.
Erano le dieci ore di una magnifica sera di primavera. La lampadina
elettrica, che la suora di guardia aveva incappucciata con un pezzo
di carta rosea, bagnava il divanetto e quella donna di un dolce lume
colorito diffuso e uguale.
In qua, presso a una tavola sulla quale era squadernato un registro per
le _Ricezioni notturne_, il medico di servizio preparava, sbadigliando,
le bende e l'ovatta. Quando ebbe tutto allestito per la medicatura,
sedette alla tavola, si trasse davanti il calamaio e il registro,
sbadigliò ancora una volta e accese un'altra lampadina, per vederci
meglio.
— Dunque? — disse, voltandosi — Voialtri, fatevi avanti.
Due guardie di publica sicurezza uscirono dalla penombra e si posero di
faccia al medico. Il brigadiere salutò, militarmente.
— Il fatto? — disse il dottore.
— Vico Astuti, sezione Porto — disse il brigadiere.
— Scusi, brigadiere — corresse l'altra guardia — Sezione Mercato.
Il medico scosse la testa, nervoso.
— Vi ho chiesto del fatto, non del luogo. Come è andato? Spicciatevi.
— Il fatto del ferimento? — disse il brigadiere — Ecco. Io e la guardia
scelta Cosentino, qui presente, passavamo pel Vico Astuti, verso
le nove e mezza. Costei urlava, in mezzo a certe femmine. Ci siamo
avvicinati al gruppetto. Be'? — dico — di che si tratta? Dice una di
quelle femmine: Brigadiere, portatela all'ospedale: l'hanno sfregiata e
perde sangue. E così l'abbiamo portata qui, in vettura...
Il dottore s'era levato e s'avvicinava al divanetto.
— Dove ti hanno ferita, eh, bella bimba?
La donna, che premeva sulla guancia destra una pezzuola la quale
s'era tutta arrossata, ne la disgiunse pian piano. Apparve la guancia,
sanguinante. Ella strinse i denti, con un brivido, e tornò a chiuder
gli occhi.
— Rasoio: — mormorava il medico, reclinato sulla donna — colpo
scorrente dalla tempia all'angolo mascellare inferiore. Ferita
abbastanza profonda. Aspetta... Anche qui? Anche al braccio?
Gli agenti s'accostarono per guardare.
— Ferita anche al braccio! — esclamò il brigadiere — Ah! Era per questo
che mi sentivo scorrere il sangue nella manica quando l'ho afferrata
pel braccio! Vuol dire che ha parato un altro colpo, e ha preso anche
quello.
— Ah, Signore Iddio! — sospirò la suora.
— Come ti chiami? — chiese il dottore. La donna balbettò:
— Sofia Ercolano.
— Soprannominata _la rossa_ — disse il brigadiere.
— E lo vuoi dire chi è stato?
Attraverso alla pezzuola, che or le nascondeva quasi tutta la faccia,
la _rossa_ mormorò:
— Non lo so.... Non l'ho visto...
— Sangue d'un cane! — esclamò la guardia Cosentino — Ma senti se non
fanno tutte così: «Non lo so! Non lo conosco! È stato uno sbaglio!....»
Ah, brutte bagasce!...
— Basta! — fece il dottore.
— Ma Cristo! — mormorò il brigadiere alla guardia — Vuoi star zitto?
Non vedi che c'è la suora madre?
Soggiunse, levando la mano spiegata al keppì:
— Possiamo andare?
Senza badargli il chirurgo si volse alla monaca.
— La catinella.
La _rossa_ sgranò gli occhi, spaventata, e tentò rizzarsi.
— No! No!... Che mi volete fare?..
— Pazienza, bella mia. Poca roba. Ce la caveremo in cinque minuti.
Rimboccò fino a' gomiti le maniche del lungo camice grigiastro e
si mise a frugare tra' suoi ferri. Intanto, piegato sulla cassetta
ov'erano riposti, senza nemmen voltarsi, diceva alle guardie:
— Voialtri, andatevene, pel momento. Poi vi chiamerò.
— Andiamocene — disse il Guglielmi a Cosentino.
Nel corridoio incontrarono la suora che portava la catinella.
Il brigadiere le domandò:
— Scusi, resta qui la _rossa_?
— Ma s'intende — disse la suora, passando.
Vi fu un breve silenzio. Poi s'udì la voce dell'Ercolano, alta,
squillante:
— No! No!.. Ah, bella Vergine!... Ah, Madonna del Carmine!..
Ora, nello spazioso cortile tutto inondato dal chiaro lume della
luna le guardie, stanche, s'avviavano al largo sedile di marmo su
cui, presso alla scala scoperta e marmorea, un gigantesco eucaliptus
spandeva un'ombra nerastra.
Sedettero. Il brigadiere accese un sigaro e lanciò alla fresca e pura
aria notturna una copiosa boccata di fumo.
Risuonò, ancora, più cupo, un urlo della _rossa_. Si rifece il silenzio.
— Guardi che luna! — mormorò Cosentino, levando gli occhi in alto.
— Luna piena — disse il brigadiere, beatamente — Pare giorno.
Dopo un po', Cosentino disse:
— Ha mezzo sigaro, per caso?