Nella sala «_Ramaglia_», al buon sole che v'entrava pe' larghi
finestroni, le ricoverate nell'ospedale chiacchieravano. Delle frasi
allegre correvano di letto in letto fino in fondo allo stanzone,
ove, presso alla bella porta di marmo e accanto a una tavola coperta
da un tappeto verdognolo, una suora preparava filacce. Seduto alla
medesima tavola l'impiegato delle _entrate_ ricopiava in un quaderno le
prescrizioni farmaceutiche. Era l'ora della _visita_. I parenti delle
ricoverate arrivavano a gruppi, continuamente, e si sparpagliavano
intorno a' letti e subito vi si andavano a sedere accapo o nel corsello
tra muro e letto, o rimanevano davanti a' letti, impiedi, con l'aria
triste e meravigliata delle persone di buona salute che si trovano
al cospetto d'un qualche loro caro diventato là dentro così pallido,
così triste, così sfinito! Laggiù, verso gli ultimi letti, una giovane
contadina itterica baciucchiava il figliuolo che le avevano portato dal
villaggio, un marmocchietto bianco e roseo il cui vivo incarnato dava
maggior rilievo all'orribile color giallastro della madre. Un altro
figliuoletto di lei s'era arrampicato sul letto e là dove la coltre
si alzava ad angolo sulle ginocchia della mamma egli si piegava, e
abbracciava ridendo quelle ginocchia nascoste e baciucchiava a quel
posto.
La suora di guardia sospese la sua bisogna e mormorò all'impiegato:
— Guardi che bella scenetta per un pittore!
— Idroclorato di morfina — fece l'impiegato, con l'indice della
sinistra puntato sul foglio dal quale ricopiava — Ovatta pacchi nove
Diceva, suora?... Già: di fatti. Scena per un pittore. Oggi dunque v'è
la _visita_?
— Certo. È giovedì.
— Non ci avevo badato.
Rimasero muti per un pezzo, guardando a uno a uno i nuovi venuti dei
quali qualcuno, capitato lì per la prima volta, cercava il letto che
gli avevano indicato.
— Quella lì non ha proprio nessuno che la venga a trovare — disse la
suora, a un tratto.
— Chi?
— L'ottantuno. Laggiù.
— La _rossa_? E chi vuole che la venga a trovare? Ecco... se proprio
ci volessero venire tutti quelli che la conoscono...... avremmo qui un
reggimento, suora....
— Come? E perchè?....
— Perchè?.. Perchè queste cose lei non le sa. Sono piccole miserie
della vita, ecco. Quella signorina è un po'..... Come devo dire? Un po'
la signorina _Omnibus_.
La suora arrossì e si levò. Minacciava l'impiegato, con l'indice teso.
— Ah, quella linguaccia!
— Già, già: ha ragione — fece quello e si rimise a ricopiare — Ovatta
pacchi nove, garza tre, bende sette.....
La suora mosse direttamente al lettuccio della Ercolano, che pareva
assopita. Contemplò a lungo quel volto ancor pallido, segnato dalla
tempia all'angolo della bocca dalla ferita recente, che ora s'andava
rimarginando. E come l'Ercolano lasciava penzolare fuori del letto un
braccio ella glielo sollevò, dolcemente, e lo ripose sulle coltri.
La _rossa_ aperse gli occhi e sorrise.
— Quel povero braccio! — disse la suora — Il braccio malato! E lei se
lo lascia cascar giù fuori dal letto!
— È guarito.
— Ah, sì? Come andiamo dunque? Bene?
— Bene, sì, sì. E domani me ne voglio andare. Ecco già undici giorni
che son qui. Ci perdo la salute, suora! Peggio d'un carcere!
— Ma dove vuole andare? Parenti ne ha lei?
— Non ho alcuno — rispose l'Ercolano, un po' triste, un po'
impazientita.
S'era messa a sedere in mezzo al letto e le sue mani esangui e nervose
tormentavano le lenzuola. Il suo sguardo errava, senza volontà. E su'
letti in fila, sul viavai della gente esso passava come quello già
abituato e senza curiosità delle vecchie clientele dell'ospedale. A un
momento, più a lungo, s'arrestò sulla cappelletta che veniva fuori da
un angolo dello stanzone, nascosta da pesanti cortine a fiorami.
La suora immaginò che pregasse. Si intenerì. Stese la mano, dopo un
poco, e lievemente gliela posò sulla spalla.
— A che pensa?
— Penso — mormorò l'Ercolano — al sogno che ho fatto stanotte. Ho
sognato delle ciliege. E mi pareva di averne pieno il grembiale e di
mangiarne tante, tante!..
— Le piacciono?
— Le adoro.
S'era fatta lieta. Si dimenticava.
— Tante volte, quando mi cercano, chiedono di _quella delle
ciliege_.....
— È il tempo loro — disse la suora, arrossendo — Domani glie ne faccio
avere.
— Domani me ne vado.
— Macchè! — esclamò l'altra, scotendo il capo — Non voglio che se ne
vada così presto! Ancora non siamo in gambe, figliuola!
E le carezzò i capelli, col suo solito atto materno che le ingraziava
le ricoverate più difficili.
Lentamente l'Ercolano si riaddossò ai cuscini e vi affondò il capo.
Sulla sua pallida faccia passò un'ombra di tedio e di stanchezza.
— Dunque si resta intese — disse la suora — Domani non si va via. E le
porterò le ciliege, domani.
La _rossa_ avea chiuso gli occhi. Pareva assopita. La suora si chinò
sopra di lei e le mormorò:
— Arrivederci, non è vero?
— Arrivederci..... — balbettò la convalescente.