Perchè gli avea voluto raccontar tutto?... perchè gli domandava

consigli?... oh, se avesse trovato quella proposta così assurda,

impossibile, infame, come infame, impossibile, assurda era veramente,

doveva respingerla subito, indignata; essa doveva imporre allo zio

Diego di tacere, doveva scacciarlo... ma non doveva tornare al

villino per farsi veder piangere, e per chiedergli consiglio!...

Se lo domandava era perchè aveva già risolto in cuor suo di... di

sacrificarsi. Ma perchè voleva sacrificarsi lei, aveva diritto di

sacrificarlo lui, mancando a tutte le sue promesse?... Essa non

ragionava più quando si trattava di suo figlio!... suo figlio era stato

sempre tutto per il suo cuore!... lui... Andrea, lui era stato per lei

l'ideale!... sì... l'ideale... ossia quasi niente!

--Rispondi!... hai capito?... rispondi!...--soggiungeva intanto

Angelica stringendogli forte le braccia colle mani nervose, e

scuotendolo.

--Dal momento che lei mi domanda un consiglio non posso darle altro che

quello buono... accettare!--esclamò Andrea sorridendo di nuovo colle

labbra pallide, e sciogliendosi da Angelica con una garbatezza un po'

ruvida e ostinata.

--Accettare?... lo dici così?... così... tranquillamente?...

Ridendo?...--e Angelica colle piccole mani, che parevan diventate di

ferro, gli strinse le braccia e lo scosse ancora più forte.

--Come dovrei dirlo?--Andrea cominciava a non potersi più frenare: le

sue labbra tremavano, i suoi sguardi diventavano biechi, la sua ironia

si faceva terribile.

--Come lo dovrei dire?... io non posso piangere come lei; io non ho il

benefico sfogo delle lacrime!... io sono un uomo e rido, rido sempre,

rido di tutti, e rido di me; ma il mio riso avvelena, brucia, ammazza

più di tutti i suoi singhiozzi e le sue convulsioni, il mio riso, per

Dio, non ha nè tregua, nè sollievo, nè pace!...

--Oh ammazza anche me il tuo riso,--e davvero, sai,--ammazza anche me,

ed è cattivo ed è ingiusto. Ti pentirai, oh ti pentirai di essere stato

senza pietà. Ma che cosa volevi tu che facessi? che cosa vuoi che io

faccia?... abbandonare mio figlio al punto in cui si trova?... ti par

possibile?... si tratta di _processo_, di _prigione_. Rispondi, Andrea,

potevo farlo? posso farlo?

--Queste cose non si chiedono; dal momento che si chiedono si deve

rispondere: no.

--Non farmi diventar matta!... Io era corsa da te attaccandomi

all'ultimo filo di speranza, e tu questo filo l'hai spezzato

brutalmente, aggiungendo le tue offese, i tuoi insulti, al mio dolore.

Speravo... no speravo, volevo illudermi che la cosa fosse per sè stessa

tanto orribile, che tu mi potessi convincere di rifiutare. Invece tu

mi hai dato l'ultimo colpo. Se rifiutassi, tu che non hai il coraggio

di consigliarmi a resistere, mi condanneresti nel tuo cuore, come mi

condannerebbe il mondo, mio figlio, tutti!...

--Ah non è dunque il tuo sentimento di madre che impone questo

sacrificio?... È la paura dei giudizi del mondo... di quello che

direbbe la gente?... Non è mai il tuo cuore che ti guida, è sempre la

tua testa!

--Non parlarmi di cuore e di testa, tu che la testa me la fai perdere,

e che finisci di spezzarmi il cuore... tu che sei ingiusto... e vile.

--Angelica!--proruppe Andrea con impeto.

--Sì, vile, vile, vile!--replicò la poveretta pallida, tremante, senza

più una lacrima, con tutta la sua dignità di donna, con tutto il suo

cuore di amante, che si dibattevano in lei nell'urto supremo della

disperazione.--Vile, perchè tu pure, non sapendo trovare una via di

scampo, ti rivolti contro di me. Rispondi, in fine, perchè lo voglio,

perchè ho diritto di volerlo. Non frasi, sai; voglio la verità.--Che

cosa devo dire a mio zio? che cosa devo fare?...--Non sono consigli

che si chiedono, tu mi dici?... Ma lo dici non perchè sia una prova

di poco amore il chiederli, sì bene perchè non te ne vuoi assumere la

responsabilità. Sì, il tuo cuore vorrebbe,--lo vorrebbe anche il mio,

ardentemente, a costo della vita lo vorrebbe,--che io rispondessi un

_no_, e abbandonassi Stefano al suo destino; ma la tua coscienza non

vuol parteciparne la colpa e il rimorso con me.

--Guardami, Andrea, guardami in faccia e rispondi: chi è più sincero di

noi due?

--Non avresti dovuto permettere al marchese Diego di parlare... di

farti una simile proposta!--rispose Andrea, un po' scosso suo malgrado.

--Ah tu... tu non sei madre, tu!... tu non hai un figliuolo.

--No,--replicò Andrea tornando a riscaldarsi,--e per questo ho un solo

amore, una passione sola nell'anima. Ho una creatura sola al mondo,

nel cuore: tutti gli altri mi han sempre fatto del male, o han goduto

del mio male: sono cuori perversi, ed anime ignobili, ed io li sfuggo,

e li disprezzo. Ma non dovevo amare nemmeno te....

--No, Andrea....

--Non si può amare veramente quando si ha il cuore diviso, ed io ho

sempre fatto male a volerti bene!... ho fatto male prima; ho fatto male

dopo!

--No! No! No!--gridò Angelica fuori di sè.

Era pronta a dare la vita, e più assai della vita per suo figlio, ma il

suo cuore, il suo amore era tutto di Andrea, e Andrea disprezzava il

suo cuore, malediva l'amor suo!... Essa non ragionava più, non pensava

più a niente, era come matta. Gli si attaccò al collo, lo strinse, fece

ogni sforzo per attirarlo a sè. L'altro, imperterrito, allontanò la

faccia, e Angelica gli cadde esausta colla testa sul petto.

Andrea la guardò... ne sentì compassione... e a poco a poco gli ritornò

tutto l'amore di prima.

--Mi ama,--pensava,--non ama altri che me; e non avrà il coraggio di

cedere.

Sul loro capo i pini odorosi fremevano ai soffi caldi del pomeriggio.

Il sole declinava lento dal cielo puro, chiarissimo, dietro le cime

nere dei monti lontani, e il verde scialbo della brughiera scoloriva

tristamente in quell'ultima ora del tramonto: la campagna si distendeva

muta, deserta, infocata. Solo le rondini a stormi passavano e

ripassavano come frecce nell'aria ardentissima, e stridevano.

Andrea sentiva sul proprio petto il petto palpitante di Angelica: ne

sentiva l'urto dei singulti e il fiato caldo, odoroso.

--No,--continuava a pensare,--mi vuol troppo bene! non mi potrà

lasciare!--e la baciò con tenerezza, commosso, la baciò fra i riccioli

biondi, e le rose del cappellino.

--Lasciami morire... qui...--balbettò appena la poveretta.

Morire?... Desiderare di morire?... Dunque anche fra le sue braccia,

e mentre lui la baciava, pensava sempre a suo figlio e aveva in animo

di cedere?... Andrea, di subito, ritornò freddo, tornò spietato,

e allontanò Angelica da sè. Essa lo guardò cogli occhi ora fatti

mestissimi, chinò il capo, sospirò un'altra volta, ma non disse più

nulla.

--Muoviamoci, signora Marchesa, e andiamo verso casa. Chi sa che cosa

dirà la sua gente, se non la vede tornare.

--Andiamo.

Angelica, sempre a capo chino, prese il sentiero che metteva al paese.

I suoi piedini battevano risonanti sull'erba arsiccia del terreno secco.

Andrea le tenne dietro torvo in viso, spezzando col bastone i ramicelli

dei pini e i fiorellini gialli dei campi.

Soltanto quando furono presso al villino Angelica domandò con voce

bassa, senza voltarsi:

--Viene stasera?

--È inutile,--rispose l'altro.

Angelica entrò nel cancello. Andrea, senza stringerle la mano,

la salutò con una grande scappellata per via del fattore e del

giardiniere, ch'erano nel cortile. Poi tirò dritto, e a due passi dal

villino, visto il cappellano col quale era solito scherzare, si fermò

anche allora, a fare il chiasso con lui.

Ma più tardi, quando capitò a Nuvolenta, cominciò a strapazzar tutti,

e buttò all'aria piatti e bicchieri perchè la zuppa era salata, il vino

inacetito e il pane duro.

XIII.

Andrea era rimasto tanto sbalordito dal colpo ricevuto che, come

Angelica a Milano, non aveva avuto tempo di sentire l'acutezza del

dolore.

Capiva che cosa stava per perdere? Capiva che cosa sarebbe stata la

sua vita senza Angelica?... E capiva che la perdeva interamente e per

sempre?

Poteva soltanto immaginare che cosa voleva dire il non vederla più,

il non averla più, allora che egli era ancor pieno di lei, e di lei

era tutto pieno quanto lo circondava, quanto lo avvicinava? No: e per

ciò solo poteva pensare al domani, guardare al di là, con una relativa

tranquillità di spirito. In quel momento era così fuori di sè, era così

lontano dal vero, che di quella terribile scossa non risentiva altro

che un gran dispetto contro Angelica, troppo debole, e un odio acuto

contro lo zio Diego, e quel cretino di Stefano.

Al Barbarò non pensava più che tanto. L'usuraio arricchito voleva

sposare Angelica perchè era la marchesa di Collalto; per riabilitare

la casa!... Una ricca non gliel'avrebbero data; prendeva quella, la

prima che il caso avea fatto cadere sotto i suoi artigli. E invero il

Martinengo non poteva sospettare, come forse Angelica presentiva, che

non il solo caso avesse preparato quegli avvenimenti!... Ma lo zio

Diego?... Era un egoista, un avaraccio tirchio e schifoso. Stefano?...

una canaglietta!...--maledetti i parenti!... Maledetta la famiglia!...

Dove c'è una bella donna e una famiglia in malora, è sempre la bella

donna che deve aggiustar i conti!...

--Oh si sfoggia tanta rettorica contro i Turchi perchè vendono le

donne,--continuava a borbottare,--e gli Europei, non fanno lo stesso, e

peggio?... vendono le loro donne con più ipocrisia e a più caro prezzo.

Ma la massima colpa era di Angelica: era sempre stata debole, era

sempre stata una stupida! non avea saputo difendersi contro suo padre,

e non sapeva difendersi contro suo zio!... Poi aveva sciupato Stefano,

mentre avrebbe dovuto correggerlo con buone staffilate!

Dopo pranzo, un pranzo in cui non aveva mangiato altro che rabbia,

andò com'era solito, a fumare la sigaretta e a bere il cognac sotto

il portico del cortile. Il luogo non era ameno: pochi metri di terra,

in cui languivano alcuni fiori e sempreverdi ingialliti, chiusi da

pareti alte di muro vecchio, coperto di edera; ma almeno c'era un

po' di fresco. Andrea ingollò un paio di bicchierini dondolandosi

sulla poltrona di vimini, poi tutto ad un tratto chiamò il servitore,

arrabbiandosi perchè non era lì pronto.

--Giuseppe!... dove ti sei ficcato, all'inferno?!... Giuseppe!

--Pronto!--rispose Giuseppe accorrendo, mettendosi in posizione e

facendo la faccia da ridere.

Era un'antica ordinanza di Andrea, rimasto con lui anche finito il

servizio; un buon giovane, in cui la soggezione produceva l'effetto

bizzarro di farlo ridere e di farlo balbettare con moto convulso.

--I miei fucili?...

--Siss... si-signor!...

--Sono pronti?

--Siss... si-signor.

--Domattina, me li porterai in camera.

--Siss... si-signor...--e Giuseppe fece una gran faccia da ridere,

perchè voleva domandare qualche cosa al padrone, ma non osava.

--Non mi occorre altro!... Va via!...

--Siss... si-signor!...--e Giuseppe sparì come un lampo.

Andrea, visto che la mattina dopo era libero, voleva finalmente cavarsi

il gusto di andare a caccia alle quaglie. Il cane glielo avrebbe

prestato il cappellano.--Voleva cacciare tutto il giorno!... Poi,

quando sarebbe ritornato a casa, voleva scrivere anche alla contessa

Florio, una sua buona, buonissima e carissima amica, piena di spirito,

che aveva una splendida villa, al fresco, sul Varesotto; sarebbe andato

là, a passare il resto dell'estate; Angelica ne avrebbe sofferto... ma

già lui non ne aveva colpa. Rimanere a Nuvolenta senza uno scopo, ci

sarebbe stato da crepar dalla noia! voleva scrivere anche al colonnello

Doncieu ch'era a Roma, al Ministero della Guerra; se davvero ci fosse

stato da far qualche cosa in Egitto o a Tunisi avrebbe ripreso il

servizio; aveva fatto una minchioneria a troncare la carriera a un

tratto.

E così dondolandosi e sorseggiando il cognac fu preso come da un senso

vago di sollievo per la sua piena libertà riacquistata; soltanto la

sigaretta era umida, e si spegneva sempre, onde gli entrava il tabacco

in gola.

--_Sapristi!_... Già... a pensarci con calma, sarebbe stato un gran

legame. Una moglie?... una famiglia?...--e continuava a dondolarsi su

e giù.--Senza quattrini io... senza quattrini lei!...--Forse forse

quella soluzione, in ultima analisi, era il meno male per tutti!... Ma

un tiro al marchese Diego glielo voleva fare. La prima volta che lo

avrebbe incontrato gli voleva dare una spinta da mandarlo in pezzi,

così incollato com'era!... Anche quel cane del Barbarò, badasse bene di

non darsi l'aria di avergliela fatta!...

Un nuovo pensiero, un lampo sinistro gli attraversò la mente. Si fermò

di botto sulla seggiola, e ingollò, d'un fiato, un altro bicchierino

di cognac. Poi diè un'alzata di spalle e tornò a far l'altalena....

"Non beveva per stordirsi" pensava tra sè mentre non si sentiva già

più tanto forte. "Non aveva bisogno di stordirsi. Soltanto voleva star

allegro!... Era così buffa la vita!..."

Avrebbe fatto male, malissimo, a non darsi pace. Quella donna non

gli aveva mai voluto bene, come voglion bene le donne quando amano

veramente. Anche la prima volta un mare di lacrime, e poi subito la

rassegnazione!... In seguito scrupoli, delicatezze, rimorsi senza

costrutto.... Mai vedersi, scriversi solamente e, in fine, dopo tanto

soffrire, dopo tanto aspettare, dopo tanto sperare, di nuovo un mare

di lacrime, e un altro abbandono per salvare suo figlio!... A pensarci

c'era da diventar matto... ma non voleva pensarci! non ne metteva

conto: essa gli aveva volato bene soltanto colla testa. Le piaceva

di sfoggiare sentimento, poesia, ecco tutto. Figurarsi!... in tanti

anni, un bacio, proprio un vero bacio, glielo aveva dato quel giorno

per la prima volta. Anche lui, del resto, era stato stupido la sua

parte. Le donne sono... come si prendono!... forse, se l'avesse presa

diversamente, adesso non sarebbe stato più al caso di sposarne un

altro. Tant'è, quel signor Barbarò gliela doveva pagar cara.

--Oh, voglio incontrarlo... e solo che abbia il coraggio di guardarmi

in faccia, gli rompo il grugno!...

In quel punto venne innanzi Giuseppe sotto il portico e si fermò a due

passi dal padrone con una gran paura addosso e la bocca che non gli

voleva star chiusa: era agitato da un fiero dubbio; doveva attaccare

anche quella sera per condurre il padrone al villino, o non doveva

attaccare?

Gli altri giorni il signor maggiore gli diceva subito dopo pranzo:

"Attacca, Giuseppe!... attacca! svelto!" Ma quella sera niente!... Non

andava proprio al villino, o non avea dato l'ordine credendo che non ce

ne fosse bisogno?--Attaccare?... e se faceva male? non attaccare?... e

se faceva peggio?...

--Che c'è?--gli chiese Andrea seccato di vederlo lì fermo impalato.

Giuseppe col viso spaurito e ridente balbettò in fretta:

--De-de-devo attattatatac...

Ma il padrone non lo lasciò finire.

--No! Va via!--e Giuseppe sparì come un lampo.

Andrea tornò a dimenarsi sulla poltrona borbottando. Nell'atto

innocente del buon Giuseppe, egli ci vedeva sotto un monte di secondi

fini: la smania di curiosare, di pettegolare, di voler sapere se lui

andava o non andava al villino, di scoprir terreno.

--Chi sa che cosa penserà quell'animale quando saprà che la marchesa

sposa il Barbarò!... chi sa quante chiacchiere se ne faranno in

paese!... si dirà che il Barbarò me l'ha portata via per i milioni!...

eh per dir la verità, una gran bella figura non la faccio!

Qui si alzò di scatto lasciando dondolar vuota la poltrona, buttò via

la sigaretta, e la schiacciò col piede.

--Ma il ridicolo,--esclamò fra i denti,--si può vincere col terribile.

Se lo infilzassi quell'usuraio ladro?

Continuò un pezzo a passeggiare e a sbuffare su e giù sotto il portico.

Era una sera afosa, pesante, non faceva fresco nemmeno lì fuori; doveva

esserci un gran temporale in viaggio.

--.... Angelica, per altro, mi avrebbe ben potuto scrivere di andar da

lei, a salutarla ancora... un'ultima volta!... Ah! non mi ha mai amato

proprio sul serio!...

La domanda inopportuna di Giuseppe gli aveva messo in corpo una stizza

che non potea vincere.

--No, non voglio pensarci!... non voglio diventar matto!... voglio

stordirmi!...

Ma non c'era verso: giù giù, in fondo all'anima, in un cantuccio che si

manteneva ben chiaro per quanto Andrea si sforzasse a far buio anche

là dentro, vedeva, sentiva, piangeva amaramente la sua gioia di tutte

le sere passate, quando saltava allegramente in carrozza, e andava

di trotto al _Villino delle Grazie_, e Angelica gli veniva incontro

rimproverandolo sempre _che era tardi_... ma ravvolgendolo tutto nella

carezza dolce degli occhi innamorati.

....Più!... più!... mai più!...

Se proprio gli avesse voluto il gran bene che diceva... gli avrebbe

almeno scritto di andarla a salutare... per l'ultima volta!

Intanto, che cosa farebbe quella sera? era prestissimo ancora!

Bisognava farla passare!...

--E domani sera?... E dopo?...

Giuseppe aveva riso nel domandargli se dovea attaccare... cretino!...

Auf! che vitaccia!... doveva ammazzarsi?... finirla?! no; avrebbe fatto

troppo comodo a quel gran cane del Barbarò!... Il giorno dopo sarebbe

partito e allora, lontano da quei luoghi, avrebbe sofferto meno, non

avrebbe sofferto più.

--Il rompere le proprie abitudini è sempre una cosa seccante... ma

quando ne avrò contratte di nuove... mi troverò benissimo. Cara quella

contessa Florio!... se non altro da lei ci sarà più fresco!... ma

che dirà a vedermi capitare?...--Allora pensò che gli avrebbe subito

domandato di Angelica e ch'egli avrebbe dovuto raccontarle tutto ciò

che era successo, e cambiò disegno e preferì di andare in Isvizzera, in

un posto fuori di mano, dove non ci sarebbero stati altro che inglesi e

tedeschi, dove nessuno conosceva lui, conosceva Angelica... dove non si

sapeva niente di niente!

Guardò l'orologio. Il tempo non passava mai: se fosse, andato a letto a

quell'ora era sicuro di non dormire.

E se Angelica gli avesse scritto, e quell'imbecille di Giuseppe non gli

portasse la lettera?

--Giuseppe! Giuseppe!

--Co... co-comandi!--rispose l'ordinanza presentandosi e mettendosi in

posizione.

--È arrivata la posta?

--Siss.... si-signore!

Andrea canterellò, per non far capire a Giuseppe di essere infelice.

Morir sì bella e pura....

--Lettere.... niente?

--Noss.... signore. _Sososolo_ il giornale!

--Che c'è da ridere, imbecille?! va via!--e Andrea, mentre Giuseppe se

ne andava in fretta, continuò a cantare:

Morir per me d'amore....

Ma cantava a denti stretti.

Finalmente gli venne un'idea; sarebbe andato a vedere com'era questa

famosa Ninetta del _Caffè d'Italia_. Tutti a Nuvolenta, compreso

il cappellano, ne andavano matti!... se proprio non fosse stata il

diavolo... perchè no?

_Il Caffè d'Italia_, come lo chiamavano pomposamente a Nuvolenta, non

era altro che uno spaccio di liquori, messo in voga dalla Ninetta, la

ragazza che stava al banco, belloccia per una certa freschezza vispa

e atticciata. Attorno a lei, in fatti, facevano la ruota tutti i

tacchini, e ronzavano tutti i mosconi di Nuvolenta. Andrea non c'era

mai stato, e non le aveva mai parlato: ci andò quella sera, e tracannò

un paio di bicchierini di zozza; ma si comportò con un'impertinenza

così sprezzante, e fu libero di modi e sboccato a segno, da far

impermalire la ragazza e arricciar il naso agli avventori.

--_El diventa matt, el diventa?_

--Maledette le villane!--pensò tra se il Martinengo uscendo uggito dal

_Caffè d'Italia_,--puzzano d'aglio!...

Si avviò a caso per lo stradone dritto e lunghissimo che metteva a

Gallarate... ma voltò subito, come se lo avesse preso il capogiro.

Quella vista, la vista delle prime casette di Gallarate, che si

indovinavano da qualche lumicino sparso nell'oscurità, in fondo allo

stradone, era stata per lui come un lampo interno nell'anima; un lampo

vivo, di tempesta.

--Auf!... Andiamo a dormire!...

--....E quell'altra che mi sta qui a due passi, può tener duro senza

scrivermi!... è proprio risoluta come l'altra volta!... ci sono

delle donne che provano voluttà a sacrificarsi, che provano gusto a

piangere... quella lì è del numero!

Entrò in casa, soffocava; salì per le scale, senza lume, a tastoni:

soffocava. In camera sua (quell'animale di Giuseppe si era dimenticato

di aprir le finestre) soffocava ancora di più!... Trovò sul tavolino i

fiammiferi, e accese il lume. Il letto, la camera, non erano preparati

per la notte; non era mai andato a dormire tanto presto.

--Giuseppe!... Giuseppe!...--Giuseppe era fuori.

--Quando torna,--borbottò Andrea arrabbiatissimo,--gli voglio dare una

strapazzata da levargli la pelle!--Aprì la finestra, levò la coperta

di colore dal letto, poi cominciò a spogliarsi. Il letto gli pareva un

rifugio: aveva fretta di addormentarsi; tutto in quella camera, gli

parlava di Angelica! Essa non c'era mai stata, ma tutto gli parlava

di lei: i ritratti, i fiori, la copertina per i piedi, il guancialino

colle cifre A. M.; e un ombrellino della marchesa, ch'essa aveva rotto

nel fare una passeggiata insieme con lui.

--.... Bisogna mettere tutta questa roba in una cassetta, e

rimandargliela domattina colle sue lettere. E pensò di scrivere

l'indirizzo: _Alla marchesa di Collalto_, senza mettere il nome

Angelica. Essa avrebbe capito perchè non lo voleva più scrivere quel

nome: _Angelica_ non c'era più!

Si cacciò nel letto... ma sul comodino c'era un altro ritratto; una

fotografia colorata: aveva l'abito bianco, la giacchettina azzurra, il

cappello, la cravatta dal fiocco grandissimo; come quella mattina che

l'aveva incontrata presso il _Casino delle Romilie_.

Quel ritratto glielo aveva mandato da Santa Margherita Ligure.... Ne

aveva fatto fare uno solo, per lui, ed era il primo che gli aveva dato.

Spense il lume, si voltò, chiuse gli occhi per dormire; ma non poteva:

faceva troppo caldo!

--Pure,--pensava,--a modo suo... colla testa, soltanto colla testa...

ma mi ha voluto bene. Scommetto che non capisce ancora tutta

l'importanza di ciò che sta per fare: è ancora sconvolta, sbalordita,

spaventata... e suo zio, quell'egoista avaro, approfitta del momento

per raggiungere i suoi fini.

--Se così fosse, bisognerebbe salvarla!...--Andrea si rizzò sul letto

a pensare, spalancando gli occhi nell'oscurità.

--Il Barbarò, in fondo, è un poco di buono, ma non vuol dire; perchè

vorrebbe sposare Angelica, quando sapesse che è innamorata di un altro?

Andrea non sapeva quello che sapeva la marchesa, e non le lasciava

alcun dubbio circa la sua sorte. Essa non gliene aveva mai detto nulla,

per un sentimento di pudore, e insieme di alterezza.

--Forse... invece di irritarmi subito, e di non risponderle, avrei

dovuto cercare di calmarla e di aprirle gli occhi....

--Aprirle gli occhi?... sì, sì, sì, e devo farlo ancora, subito, finchè

sono in tempo!... devo farle capire che è caduta in un tranello teso

da suo zio... da quel vecchio ripicchiato, e che lei ci casca da buona

donna!... Sarebbe stato meglio che stasera ci fossi andato... ma non è

colpa mia se non ci sono andato; è colpa sua!...

In fatti egli aveva sempre aspettato e sperato, senza volerlo

confessare a sè stesso, che Angelica lo mandasse a chiamare, che gli

scrivesse un bigliettino....

--Non è tanto tardi, del resto... potrei andarci ancora... potrei

andarci a piedi per non dar nell'occhio....

Un'altra volta, che veniva da Milano, era andato tardissimo al Villino,

e anche allora a piedi....

--Sì, sì, sì!... rivederla! rivederla!--Andrea si era buttato giù dal

letto, cercando la scatola dei fiammiferi.

Nessuno ormai avrebbe più potuto trattenerlo: si vestì in fretta, in

grande orgasmo per paura di non arrivare a tempo, e con una gran

contentezza per la risoluzione presa.

In un lampo fu vestito e si trovò in istrada: ah, respirava meglio che

in camera sua!

I Barbarò: Le lagrime del prossimo. vol. 2 · 第 19 / 22 段