dello zio e la baciò ripetutamente, sciogliendosi in lacrime.
--Animo... animo... non facciamo tragedie!--borbottò il Collalto colla
voce su quel subito diventata stridula, e strappata la mano dalle
strette della nipote, la cacciò infastidito sotto le lenzuola.
Angelica cadde ginocchioni piangendo più forte, e nascondendo la faccia
contro il letto.
Il marchese, colle braccia tirate sotto le lenzuola, stecchito e
immobile come un idolo indiano, la guardò crollando il capo. Ma
nè la vista, nè il profumo dei capelli biondi, nè il candore del
collo delicato, nè il bel corpo flessuoso che fremeva per l'urto
dei singhiozzi, ottennero un sentimento benevolo di pietà. Dagli
occhietti rossi e spelati del vecchio, dalia faccetta viscida e rugosa,
che spuntava appena sotto la berrettina e dentro le pieghe del
_foulard_, trasparì soltanto un moto di fastidio, e un'espressione,
prima di sarcasmo, poi di collera, e quasi di odio, mentre i peli
dei baffi verdi, spioventi perchè non ancora incerati, si agitavano
rabbiosamente, mettendo in mostra i bei denti bianchi.
--Alzati!... alzati!... sono pianti inutili!... Io non posso più far
niente.
--Ma non capisci, zio,--esclamò Angelica balzando in piedi, e col viso
ancor tutto in lacrime, rosse le guance, i capelli arruffati,--non
capisci, zio, che è impossibile ciò che si pretende... che ciò che si
vuol far di me è infame?...
--_Infame?... impossibile?_ Eh, paroloni, e coi paroloni, bimba mia,
non si può ragionare. Credi di esser la prima che faccia un matrimonio
di convenienza? Chè!... sono gli altri, anzi, i più rari: i matrimoni
d'amore... e sono anche quelli che riescono peggio!... In fine, capirei
tutte queste lacrime, tutto questo sgomento in una ragazza che... che
non conoscesse il mondo... che fosse ancora alle fanciullaggini degli
innamoramenti e delle romanticherie.... Ma tu sei una donna fatta; hai
un figlio che, fra poco, avrà vent'anni, e devi lasciare da una parte
la poesia.
Il vecchio cercò il fazzoletto sotto il capezzale; si soffiò il naso,
poi tornò a rizzarsi e ad accomodarsi nel letto, e cercando di addolcir
la voce per rendersi più persuasivo, continuò:
--Guarda, per esempio, la contessa di Nave;--te l'ho fatta vedere ier
sera sui Bastioni: quella bellissima donna, ancor giovane, con un
cappello magnifico, a grandi piume bianche e nere?--Ebbene, da ragazza
le fecero sposare, contro voglia, il conte di Nave che avea trent'anni
più di lei.... Durante il matrimonio fece una vita brillantissima,
senza mai far parlare di sè; soltanto credevamo tutti che, una volta
rimasta vedova, avrebbe sposato suo cugino Vidolenghi... Invece sposa
adesso suo cognato, maggiore di suo marito di una decina d'anni, e
tutti l'approvano, e il Vidolenghi, che è un uomo di testa, per il
primo. Con questo matrimonio la sostanza dei Nave rimane tutta in
casa!... Nipotina, nipotina cara, l'amore è un di più; il necessario è
l'aritmetica!
Angelica si asciugò gli occhi ed aspettò un momento a rispondere.
Vedendo che con tutte le sue lacrime non sarebbe riuscita a commuovere
quel fantoccio ridicolo e crudele, vedendo che non era, e che non
poteva essere nè capita, nè compianta, soffocò in sè stessa tutto il
suo grande amore, tutto il suo grande dolore, e cercò altri argomenti
meglio adatti a persuadere lo zio Diego.
--Allora ti dirò che rifiuto assolutamente l'offerta che mi vien fatta
per un'altra ragione importantissima.
--Quale?
--Non solo amo... un'altra persona; ma questa persona ha pure la mia
promessa più sacra e formale.
--Se non vi sono altri ostacoli, mi prendo l'impegno volentieri di
andar io stesso a parlare col maggiore. Lo metterò al corrente del
pasticcio delle cambiali, delle firme false, gli dirò tutto ciò a cui
andrebbe incontro tuo figlio se tu rifiutassi l'offerta che ti vien
fatta, soggiungendo pure che tu sei sempre pronta a mantenere la tua
promessa ove lui stesso non te ne sciolga volontariamente. E vedrai,
vedrai che se non è un matto, o un birbante, ti renderà la tua parola.
Che diamine!... quanti matrimoni non sono andati a monte per molto
meno!...
--Ma tu non conosci Andrea!--proruppe Angelica sbigottita e
fremente.--Mi renderà la mia parola; sì, mi renderà la mia parola... ma
ne morrà... poi è capace di tutto, di disperarsi, di uccidersi!...
--Stupidaggini!--strillò il vecchio sempre più seccato, con un'alzata
di spalle,--non ci son più altro che gli studenti e le serve che si
uccidono!... Vedrai, che anche il tuo capitano si darà pace....
--Peggio, peggio ancora per conto mio, se si desse pace!...--esclamò
Angelica fuori di sè.--Non capisci che sarebbe quello che mi
spaventerebbe di più, che mi farebbe diventar matta?...
--Ma allora, si può sapere che cosa vuoi?.,.--domandò il marchese tra
l'ironico e lo stupito.
--Non mi capisci... non ci possiamo intendere...--balbettò la poveretta
buttandosi affranta sopra una poltroncina ch'era accanto del letto.
Il marchese Diego le prese una mano, la posò sulla coperta bianca, e
l'accarezzò dolcemente.
--Capisco che tu vorresti da me ottantamila lire; ma tu invece, non
capisci un'altra cosa, che cioè _ot-tan-ta-mi-la_ lire si possono
pagare, anche quando non si è obbligati, per salvare l'onore della
famiglia, ma non mai per combinare un matrimonio che non accomoda per
nessun verso. Anche se non vi fosse di mezzo tuo figlio, le cambiali,
le firme false, tutti questi imbrogli che m'indispettiscono e mi
nauseano, avrei sempre preferito il commendatore Barbarò, che almeno
ha una fortuna colossale, e tiene uno dei primi posti nell'aristocrazia
della finanza, al tuo Martinengo, il quale non è altro che uno
spiantato.
--Ma se tu stesso mi hai sempre detto che il signor Pompeo è un
furfante, uno strozzino, una figura losca e abietta?... Se tu non
volevi mai venire a Villagardiana per non incontrarti con lui?...
--Allora non era... quello che è presentemente!
--Se anche poco tempo fa hai rifiutato un mio invito a pranzo al
Villino per non doverti _sporcare_, son tue parole, a dar la mano a
quella canaglia?
--Avevo torto. Le antipatie, per lo più, sono ingiuste.
--Ma se anche ieri, l'altro giorno, ne parlavi con disprezzo?...
--Conoscendo a fondo don Pompeo, l'ho trovato un perfettissimo
gentiluomo.
--E anche un galantuomo l'hai trovato?--domandò Angelica con un accento
d'ironia amarissima, che traspariva pur fra l'angoscia.
--Oh Dio,--rispose il vecchio tirando un po' su i guanciali per star
più comodo,--l'essere galantuomo è una cosa affatto personale, e molte
volte non è di vantaggio a nessuno!..
--Come parli, Dio mio! non sembri più tu!
--Perchè altro è il discorrere così, per modo di dire, per passare il
tempo, altro è il parlare d'affari. Gli affari sono gli affari, e hanno
un linguaggio più conciso e positivo.
--Allora ti ricorderò... un passato infame.... Quell'uomo ha fatto la
spia!
Angelica pallida, fremente di sdegno, si era avvicinata al marchese
fissandolo bene in faccia.
--Storie vecchie,--rispose l'altro mettendosi di nuovo a cercare il
fazzoletto per evitare quello sguardo,--_quarantottate!_... nessuno più
ci crede, o ci bada!
--È stato sotto processo.
--Ma... ecco, questo particolare, non risulterebbe vero.
--Ha fatto i danari spogliando la povera gente.
--Ne ha fatti troppi!--esclamò il vecchio ridendo,--e non può aver
spogliato altro che i ricchi!
--Per le sue ladrerie, per la sua avidità di guadagno, ha mandato i
nostri soldati al macello.
--Non credere, sai, nipotina, non credere.... Questa è rettorica
patria!...
--Se lo dicevi anche tu?
--Ebbene... ho fatto male anch'io. Quante fandonie non si ripetono...
tanto per parlare?
--Dunque... dunque tu non senti orrore che una tua nipote... una
Castelnuovo, una Collalto, diventi... la signora Barbarò?
--Scusa, Donna Angelica Barbarò di... _Panicale_... la cosa è molto
diversa.
--Se tu stesso hai sempre riso, quando non ti ci sei arrabbiato, a
proposito della nobiltà del signor Pompeo?
--Oh _bon Dieu_, non metterti adesso a farmi il processo su tutto ciò
che ho detto, su tutto ciò che ho fatto! Avrò riso... in principio;
ma la nobiltà è come il vino: invecchiando si fa buona, e ha il gran
vantaggio, sul vino, che invecchia più presto. E poi--il marchese
mal suo grado tradì, a questo punto, un certo dispetto--i tempi son
mutati... Non è più l'età delle Crociate, ma delle Banche, e i costumi
son democratici in questo, che tutti i titoli sono uguali: basta
averne uno!... Anzi, sono gli stemmi più nuovi, quelli che brillano
di più. In fine, parliamoci chiaro, che cosa mi offriresti in cambio
delle ottantamila lire che dovrei pagare?... di diventare la signora
Martinengo presso la Direzione delle Ferrovie dell'Alta Italia!
--Almeno avrei un nome onesto!--rispose Angelica a cui, in quel
febbrile contrasto, più diminuivano le speranze, e più cresceva il
coraggio.--E questo è un titolo che il tuo... protetto, non ebbe, non
ha, non avrà mai!
Essa era sdegnata; le lacrime che le spuntavano dagli occhi rilucenti,
si asciugavano tosto sulle guance infocate.
--Chè, chè, chè, bellezza mia! i fortunati non sono mai disonesti!
Tutti lo ammirano il tuo... pretendente; tutti lo stimano, lo cercano,
lo accarezzano...: presidente di qua, consigliere di là, assessore,
sindaco, commendatore.... Che vuoi di più?... il re lo ha creato
nobile, e il suffragio popolare lo ha eletto deputato!
--Ma tu che sei tanto tenero del mio nome, che è il tuo, del mio onore,
che è il tuo, non pensi a ciò che il mondo, non il mondo di quella
gente, ma il nostro, dirà di me se mi vendo... e di te se mi costringi
a vendermi?
--Io non ti costringo, ti consiglio soltanto per il tuo meglio.
In quanto al mondo, che deve dire? Il mondo, e a ragione, si
meraviglierebbe moltissimo se, anche astrazione fatta da tuo figlio,
e dai tuoi doveri di madre, tu fossi così matta da preferire un
Martinengo, fosse pur nominato capostazione, a un Barbarò di
_Panicale_!...
--Ebbene,--proruppe Angelica accendendosi nuovamente, e nuovamente
lasciandosi sfuggire dall'anima ciò che prima avea cercato di
nascondervi,--ebbene, se tutto ciò non ti convince, non ti scuote...
pensa che lo amo tanto da morirne!... Sì... sì...--Non vederlo
più....--E la sua voce fu coperta dai singhiozzi.
--Sciocchezze!--borbottò il vecchio con un'alzata di
spalle.--Sciocchezze!... tutte sciocchezze! Tu corri sempre da un
estremo all'altro, mentre al mondo, sapendo fare, si può accomodar
tutto benissimo!--Non vederlo più!... Chi ti dice, chi ti impone di
non vederlo più?...--E il vecchio sorrise, guardando la marchesa in un
certo modo, che poteva esprimere molte cose.--Dammi ascolto, nipotina
bella, compi il sacrificio per tuo figlio, cosa che farà molto onore
al tuo cuore, e non lasciarti sfuggire Don Pompeo, cosa che farà molto
onore alla tua testa. Poi, con quattro moine, farai ciò che vuoi di
tuo marito, e con un buon cuoco, avrai il mondo dalla tua. Il mondo
vedendoti a _Panicale_ esalterà la tua virtù; sapendoti dipendente
dagli uffici dell'_Alta Italia_, sarebbe inesorabile. Ed è naturale:
il mondo è indulgente coi ricchi perchè ne ha bisogno; d'altra parte
non pretende virtù... impossibili; gli basta un pochino di prudenza.
Se tu saprai _menager_ la posizione... don Pompeo... è invaghito di
te, io me ne intendo, s'è presa un'ubriacatura da non vederci più....
Con un po' di, mettiamo pure, di abnegazione da parte tua, farai tutti
contenti, e potrai esser contenta anche te. Diamine!... Se il prender
le cose come fai te, agli estremi, fosse regola comune, tutto il mondo
sarebbe sossopra, invece vedi bene, che ci si vive tranquillamente e in
buon accordo. Impara dalla contessa di Nave; quella è davvero una brava
donna; tutti l'ammirano, la rispettano e fanno la corte a lei.... e al
Vidolengo!
Angelica, durante queste parole, aveva sempre guardato lo zio tra
indignata e stupefatta.
--Oh!... Oh!... e sei tu?...--proruppe infine con voce sorda,--e sei tu
che mi proponi un mercato così vile?!...
--Io?... quale mercato?... paroloni e sempre paroloni!--Il marchese
stizzito, si rizzò sui guanciali.--Se è così che fraintendi le cose,
non parlo più! Fa come vuoi; per me, me ne lavo le mani. Pensa per
altro che tuo figlio non è sopra un letto di rose. Io, in faccia
al mondo e alla mia coscienza, non avevo altro che l'obbligo di
consigliarti bene e l'ho fatto; a te tocca di scegliere fra Stefano
e il Martinengo; sei donna, sei madre, e non hai più vent'anni,
quantunque li dimostri appena. Se vuoi sacrificare Stefano al bel
maggiore, padrona mia! io ti dico che hai torto, e che non mostri
cuore: il cuore prima di tutto!
Angelica, dopo aver pianto, dopo essersi disperata e sdegnata, ora
rimaneva come accasciata sotto il peso di quella gran calma, da cui
spesso trapelava l'ironia, ma che si manteneva impassibile. La voce
tremola dello zio Diego aveva uno stridore sempre uguale, freddo e
acuto; non si scaldava, non vibrava mai. La poveretta finiva collo
smarrire la coscienza di sè, ed anche del suo stesso dolore, in un
grande abbattimento; non trovava più le parole, e aveva quasi perduta
la voce; pure continuava a piangere, e non ristava dal pregare, dal
supplicare, ma ormai senza lena, senza speranza, come il naufrago che
pur sentendosi l'acqua alla gola, si dibatte istintivamente negli
ultimi sforzi.
Da ultimo lo zio Diego la lasciava dire senza neanche risponderle; e
la poveretta se ne andò, non com'era venuta, ma a capo chino, colle
ginocchia tremanti, balbettando confusa, anche dinanzi agli umili
saluti del servitore, che l'aspettava fuori, per aprirle l'uscio
dell'anticamera.
Il marchese Diego, appena fu solo, trasse un gran sospiro mormorando:
--Anche questa è passata.
Poi suonò perchè gli portassero la cioccolata, e l'aspettò allungandosi
sotto le coperte, e disponendosi a fare un altro pisolino.
XII.
Gli avvenimenti inaspettati e precipitosi si eran seguiti in quei due
giorni senza un sol minuto di tregua tanto che Angelica ne era rimasta
come intontita. Le pareva di sognare; non aveva nella mente altro che
un punto solo fisso e ben chiaro: Andrea: correre da Andrea, dirgli
tutto; farsi salvare da lui.
Salvare?... in che modo avrebbe potuto?...
Non sapeva; ma essa lo credeva capace anche di un miracolo, e il suo
cuore d'innamorata aspettava appunto un miracolo da lui.
Appena lasciato lo zio Diego, Angelica ritornò subito all'albergo,
mandò all'_Anonima_ a ordinare una carrozza, e ancora nel montar le
scale cominciò a leggere la lettera da Nuvolenta, che avea trovata dal
portiere, in cui Andrea si mostrava inquietissimo per l'agitazione e
l'affanno che traspariva dalle parole scrittegli da Angelica, e la
supplicava di lasciarlo venir a Milano o di comunicargli subito tutto
ciò che era accaduto di nuovo. Angelica, per dargli un po' di pace,
almeno fino a tanto che arrivava lei, gli telegrafò che partiva sul
momento per il _Villino delle Grazie_. Ma non aggiunse una parola di
più, e Andrea invece di tranquillarsi rimase più inquieto di prima.
Tuttavia (ripeteva fra sè) essa sta per arrivare; questo in ogni modo,
era per lui il più importante... era una consolazione che a mano a mano
si faceva sempre più viva, e dissipava tutte le incertezze, tutti i
timori.
--Arrivava lei!... lei!... Angelica!...
Non poteva pensare ad altro, non poteva star fermo.
--Che cosa sarà mai successo?... che lo zio Diego non voglia pagare?...
come sarà inquieta, povera Angelica!... Ah se avessi io ottantamila
lire!...--Tornò a guardar l'orologio.--Fra un'ora intanto sarà qui, e
sentiremo... Sarà qui!...
La vide in quel punto, sorridente, viva; vide i suoi occhi grandi pieni
di dolcezza e di amore....--Fra un'ora!--gridò, e in uno slancio di
tenerezza beata che gli traboccava dall'anima, promise a sè stesso di
confortarla di tutte le sue pene, di amarla anche di più per tutti i
suoi dolori.
--Ah, se fossi ricco!... Che cane quello zio Diego!... Come può
resistere alle preghiere, alle lacrime di quell'angelo di donnina?... È
tal'e quale il conte Prampero: la buccia un po' più levigata, ma sotto
lo stesso egoismo, la stessa durezza... che cane!... Povera bimba mia
come la tormentano!... Eh, ma a quel ragazzaccio di Stefano, parlerò
io!... Se credesse mai di far crepar sua madre sta fresco! adesso non
è più come una volta: adesso ci sono io, e posso mostrarmi, e farmi
sentire!...
Mentre faceva seco stesso tanti bei proponimenti Andrea era ancora
nella sua piccola cameretta. Pensò che ormai la carrozza di Angelica
doveva esser poco lontana, e che avrebbe potuto andarle incontro sullo
stradale di Gallarate.
--Sì! Sì!... Angelica buona! Angelica bella! Angelica cara!...
Si rivestì con cura; si mise una cravatta che piaceva ad Angelica,
con uno spillino che le aveva regalato lei; una perlina rosea, levata
apposta dal piccolo filo ch'essa portava sempre al collo dì e notte:
erano le sue perle di ragazza.
Quando fu pronto si guardò un momento nello specchio arricciandosi i
baffi, e benchè i suoi capelli folti e forti cominciassero a mostrarsi
un poco brizzolati, non si dispiacque. Si cacciò in capo il cappello
a cencio, con un piglio tra il militare e il conquistatore, prese i
guanti, la mazza, e uscì fischiettando a fior di labbra:
Un dì felice, eterea
Mi balenaste innante....
Per evitar la gente, prese per la brughiera che fiancheggiava la via
maestra, con un tratto di bosco.
Angelica, sicura di incontrare Andrea lungo la strada, avea più volte
messo fuori dello sportello la testina bionda, per vedere se spuntava
da lontano.
--Oh Andrea!--mormorò a un tratto arrossendo e impallidendo con un
sussulto di tutto il sangue.
Andrea, che le era apparso all'improvviso, sbucando da un folto di
pini, saltò sulla strada.
Era gaio, sorridente, col cappello in mano, e un mazzetto di fiori
gialli all'occhiello: i fiori che Angelica preferiva.
--Ferma! Ferma!--gridò Angelica al cocchiere, e balzò dalla carrozza
appoggiandosi alla mano di Andrea, il quale, appena vedutala, avea
subito mutato di colore, e il sorriso gli si era spento sulle labbra.
--Che cos'è successo?
Angelica lo guardò con occhi spaventati.
--Che cos'è successo?--chiese ancora, e il fremito della voce tradiva
lo sbigottimento interno.
La marchesa, voltandosi verso il cocchiere, gli ordinò di andare
innanzi, di attraversare tutto il paese e di fermarsi poi al primo
villino, che avrebbe trovato a dritta; domandasse se aveva paura di
sbagliare: tutti gli avrebbero indicato il villino della marchesa di
Collalto.
Essa voleva fare la strada a piedi.
La carrozza si mosse lentamente...; Angelica guardò ancora Andrea
con un'espressione indicibile di amore, di dolore, di sgomento e poi,
passandogli innanzi, prese un sentieruolo che dalla strada s'internava
nella brughiera. Andrea le tenne dietro, senza osare d'interrogarla;
capiva che Angelica voleva essere sola, sola con lui, prima di
cominciare a parlare.
Ma Andrea, durante quei pochi passi fatti in silenzio, avendo visto
che la sua presenza non era bastata a consolarla, s'indispettì, e
s'imbronciò.
Egli non era dunque tutto per lei!...
Angelica continuava a camminare finchè, passato il piccolo tratto
di bosco, si trovò dinanzi la brughiera immensa e arida. Allora si
voltò improvvisamente, mormorando:--Oh Andrea! Andrea!--e proruppe in
lacrime. Ma erano lacrime ben più amare di prima; cominciava allora a
sentire, a capire tutto il suo dolore.
--Oh Andrea! Andrea!...
--In fine si può sapere che cosa c'è di nuovo?--domandò l'altro
seccamente, quasi duramente.
Angelica, prendendogli le mani che si strinse sul cuore, lo guardò
lungamente, fissamente: era uno sguardo che pareva uno spasimo
dell'anima. Andrea ne rimase vinto e sbigottito: sciolse una mano
dalle sue e abbracciando e premendosi Angelica sul petto--per Dio, mi
dica,--domandò,--che cosa c'è di nuovo?...
--Più, più....--rispose Angelica balbettando.--Non dobbiamo vederci
più!...
Andrea si allontanò da lei vivamente e ristette pallido, accigliato.
--Perchè?...
--Ma ne morrò.... le giuro che ne morrò.... È troppo.... oh, è
troppo.... Ne morrò.
--Perchè?--replicò l'altro con maggiore asprezza.
Angelica si asciugò le lacrime col fazzoletto chiuso nella manina
inguantata, e fra lo strappo dei singhiozzi, cogli occhi esterrefatti
dallo spasimo e dal terrore fissi in Andrea, gli raccontò tutto quanto
le era successo, quanto le volevano imporre, quanto le si preparava.
L'altro l'ascoltò immobile, senza profferir parola. Solo quando
Angelica ebbe detto tutto, egli era bianco, terreo, e trasalì per un
brivido, ma rimase ostinatamente muto. Angelica gli si avvicinò; il
suo viso era tutto molle di pianto; il seno anelante come se volesse
scoppiare, ma non piangeva più. Essa lo guardò ancora, e tutto il
suo cuore, tutta la sua disperazione traboccavano dalle pupille
fisse, dilatate. Stese le due mani, si attaccò alle spalle di lui,
e leggermente alzandosi sulla punta dei piedi per avvicinare la sua
faccia a quella immota di Andrea, così da stordirlo col bagliore degli
occhi e le vampe calde del suo alito, gli chiese con una risolutezza
improvvisa di modi e di parole:
--Dimmi tu che cosa devo fare; che cosa devo rispondere. Farò soltanto
quello che vorrai tu; tutto quello che vorrai tu: sono tua. Parla....
di' su... che cosa devo fare?...
Andrea la guardò freddamente. Poi sorrise.... ma fu un sorriso ghiaccio
che trapassò il cuore di Angelica.
--Abbi compassione.... abbi pietà, Andrea... Andrea... almeno tu abbi
pietà. È troppo... è proprio troppo!
--Ah! Ah!--proruppe l'altro ridendo ancora,--come sono strane le
donne!... Lei pretenderebbe anche che io la confortassi, dopo che viene
a... a darmi una mazzata sul capo!...
Andrea sotto quella gran calma forzata nascondeva un'atrocissima
battaglia: l'amore in quel punto rimaneva soffocato dal dolore e dalla
gelosia. Ciò che c'era in lui di cattivo o di men buono, e che l'amore
soave e alto di Angelica era riuscito a vincere e a seppellire nel più
profondo della sua anima, risorgeva a un tratto oscurando la nobiltà
de' suoi sentimenti, il foco generoso della sua passione. Angelica non
lo aveva mai abbracciato in quel modo... ma anche ciò lo irritava, e lo
rendeva ingiusto. Pensava che la poveretta, lo facesse per intenerirlo,
per renderlo incapace a resisterle, per farlo consentire a quel partito
mostruoso. Pensava che, ad onta di tante proteste, essa allora non lo
amava, o lo amava molto poco. Il primo suo affetto non era lui, ma
suo figlio; il figlio di lei e di Alberto di Collalto: essa non aveva
che suo figlio in mente, in cuore; non vedeva se non suo figlio, non
tremava se non per suo figlio. Ma invece a lui, proprio a lui, che cosa
doveva importarne del marchesino Stefano?... nulla!...--E dietro a quel
ragazzaccio cincischiato e stupido, e senza cuore, tutto il ritratto
del marito di Angelica, gli appariva la figura esosa del Barbarò,
dell'onnipotente Barbarò, che con una manciata d'oro gli portava via
la sua donna, la sua amante... come quell'altro, tanti anni prima, gli
aveva portato via la sua fanciulla, la sua sposa... sempre debole,
sempre incapace di resistere, sempre pronta a sacrificarlo, prima a suo
padre, ora a suo figlio. E in quel subbuglio di memorie e di passioni
la bellezza di Angelica, fremente e anelante di dolore, anzichè
commuoverlo e intenerirlo, trasformava in un impeto improvviso e cieco
di odio tutto il suo grande amore.
Angelica aveva mentito; non era vero che fosse _tutta sua_ come essa
gli aveva giurato, come egli voleva sempre che gli giurasse! E nel suo
cuore le faceva una colpa della sua debolezza, una colpa del suo amore
di madre, quasi una colpa anche di ciò che accadeva.