badare all'interruzione. Desidero che mia nipote abbandoni la poesia
per la realtà; desidero che si formi un vero concetto sullo stato delle
cose. In quanto a me... avrei pagato ottantamila lire, per salvare
l'onore del nostro nome, ma adesso, è naturale, non le pago più, dal
momento che sarebbe una debolezza, colla quale contribuirei al danno
di mia nipote. Anche se oggi dovesse struggersi un poco e fare il
bocchino amaro, verrà giorno, passati i bollori, che mi ringrazierà e
mi benedirà per essere stato inflessibile.... D'altra parte, se tutti
poi dobbiamo fare il nostro comodo, non c'è ragione che mi scomodi io.
Se Angelica pensa ai suoi romanzi, io penso al decoro, e all'interesse.
Ma mia nipote sarà ragionevole, e si chiamerà contenta, fortunatissima;
non ne dubito nemmeno!
--Adagio... adagio!--aggiunse ancora il Barbarò, colla voce
grossa.--Adagio... adagio... per ora... intendiamoci, nessuna
compromissione da parte mia. Voglio prima veder ben chiaro, come stanno
le cose....
--Oh!...--e il marchese, facendo una faccia da bigotto scandalizzato
che contrastava assai col suo tipo volteriano,--metto la mano sul
fuoco,--esclamò, stendendola dinanzi al signor Pompeo,--metto la mano
sul fuoco!
X
La mattina dopo, quando il marchese Diego si recò all'_hôtel de la
Ville_ per vedere se la nipotina abbisognava di qualche cosa, e se
avea ricevuto i fiori freschi che le aveva ordinati dal Ferrario, egli
non le disse nulla del colloquio avuto con Pompeo Barbarò. Le disse
soltanto che questi si trovava nelle migliori disposizioni d'animo
verso lei e suo figlio, e che mentre stava forse maturandosi una
combinazione assai favorevole per tutti, avrebbe tenuto in sospeso
l'affare delle cambiali.
--Saremo sicuri poi, che non ne faccia qualcuna delle sue?--domandò
Angelica sempre inquieta, ma non sospettando certo di ciò che
l'aspettava.
--Oh,--fece il marchese esprimendo la massima maraviglia per ciò che
diceva Angelica, e la massima stima per il commendator Barbarò.--Oh!...
che cosa ti salta in mente?... Del resto devi ricordare... che siete
tutti nelle sue mani!
In quanto a Stefanuccio lo zio Diego gli volse un'occhiataccia senza
dirgli una parola. Ormai la sua collera verso Stefano rimaneva
offuscata dalla preoccupazione in cui si trovava riguardo Angelica;
se ella non si fosse piegata ai suoi disegni, tutto il suo odio si
sarebbe riversato su di lei. Prima di andarsene aggiunse qualche altra
parola di elogio per il Barbarò, e le domandò se non avea mai veduto
_Panigali_.
--No, zio.
--È una reggia, nipotina mia; un castello incantato! Poi disse alla
marchesa che per un giorno o due essa avrebbe dovuto ancora rimanere a
Milano, e le annunciò che quella sera, dopo pranzo, sarebbe venuto a
prenderla per condurla alla passeggiata sui Bastioni.
--Noi vecchi, si sa, siamo tutti un po' vani; ed io ho la vanità di
farti vedere!--In fine se ne andò, com'era venuto, senza salutare
Stefano che dovea ritornar subito a Torino.
Angelica rimase assai angustiata per quei due giorni che doveva ancora
passare a Milano, lontana da Andrea. Pensò di farlo venire, ma lo zio
non lo vedeva di buon occhio, e per il bene del figliuolo non voleva
irritarlo.
"Povero Andrea!... che cosa avrebbe fatto solo solo a Nuvolenta?..."
Pure era contenta di saperlo là; là tutto gli dovea parlare di lei, di
lei solamente; là, lo sentiva più suo; lo vedeva bene e... e non era
gelosa.
Per dir vero la passeggiata ai Bastioni non le sorrideva moltissimo;
anzi ne avrebbe fatto senza volentieri; ma non avea avuto il coraggio
di rifiutare sapendo quanto lo zio Diego desse importanza a certe cose.
In fatti, subito dopo pranzo, egli si recò all'albergo a prenderla,
colla carrozza in gran lusso. Egli stesso era azzimato come un
giovinotto; stecchito, leccato, impomatato, con una grossa gardenia
all'occhiello.
--Stefano ha confessato tutto?...--domandò poi appena furono soli, in
carrozza.
Angelica chinò la testa, accennando di sì, con un grande affanno.
--Che asino!... A pensarci prima sarebbe stato anche inutile di farlo
venire.
--Mi ha giurato,--balbettò la marchesa,--che d'ora innanzi farà vita
nuova....
--Giuramenti da marinaio!... ha le mani bucate!... Per salvare quel
ragazzo, parlo schietto, mia cara, ci vogliono quattrini e molti; se
non ne avrà da spendere finirà male; anzi, avrebbe già finito male
senza il commendator Pompeo che, ripeto, può proprio dirsi la vostra
Provvidenza.
Angelica trasalì, ma non rispose parola.
--Mi ha detto,--soggiunse poi dopo un momento di silenzio,--di
domandarti perdono.
--Oh... non ho niente da perdonare.
--....E di assicurarti che la sua gratitudine per te, durerà più della
vita.
--Per me?... A me non deve, e non dovrà niente. Accomodandosi le cose,
come spero, dovrà la sua gratitudine a te, e al signor Barab... Barabbò!
Angelica tornò a guardare il vecchio attentamente. Nelle sue parole,
ne' suoi modi, c'era un mistero che le incuteva vaghi timori, ma che
non riusciva a spiegare.
Intanto la carrozza era giunta sui Bastioni di _Porta Venezia_.
Nell'ora tarda del pomeriggio, il gran faccione del sole, di color
rancio e affocato, calava lento, come in un bagno immobile di nubi
nerastre; e la dritta e larga via dei Bastioni, si affondava fra la
caligine dei vapori del tramonto e pareva metter capo a quell'orizzonte
di piombo, a quella lastra di fuoco. Nel mezzo, un trapestìo confuso,
ma quieto, uno sfarzo di colori sbiaditi nel chiaror pallido del cielo
crepuscolare; uno sfoggio di lusso e di ricchezza monotono, e un via
vai di gente compassata e affaccendata ai saluti, fra mezzo alle file
delle carrozze, e sotto i grossi alberi frondosi e cupi, senz'alito di
vento.
Il marchese Diego, sempre sorridente, faceva scappellate alle signore,
e salutava colla mano i giovanotti, ripetendo alla nipote il nome di
ognuno e i gustosi pettegolezzi del giorno.
--Non si vede il nostro caro deputato!--disse infine quando la carrozza
ritornava d'aver fatto il primo giro.
--Chi?...
--Il deputato _Panigali_; ha cavalli magnifici. Mi dicevano oggi
al _club_ che la scuderia di _Panigali_ è fra le migliori che si
conoscano. Sai,--continuò poi il marchese mentre si sbracciava per
salutare la contessa di Corleoni, ch'era col suo equipaggio nella
fila delle carrozze ferme in mezzo al Bastione,--sai, il _Panigali_ è
proprio innamorato di te, e alla follìa; me lo ha confessato ier sera.
--Zio!...--esclamò Angelica infastidita.
--Una tua parola sola... e si mette a' tuoi piedi.
--Te ne prego, zio; è uno scherzo che mi fa male.
--Scherzo?... Tutt'altro che scherzo! Il commendatore mi ha proprio
dichiarato formalmente... che sarebbe pronto e felicissimo di sposarti
e... fa conto che io ti parli in suo nome.
Angelica, a tali parole, invece di confondersi, di smarrirsi,
riacquistò, con un impeto di sdegno, tutto il suo coraggio, e il suo
dominio su sè stessa. Guardò il marchese risolutamente, con un tono
altero, quasi sprezzante:
--Risponderai al signor Pompeo--gli disse--che lo ringrazio dell'onore
che vorrebbe farmi, e che non accetterei mai, in nessun caso. Gli puoi
anche aggiungere, se credi, che ho promesso la mia mano al maggiore
Martinengo.
--Non gli dirò nulla di tutto questo. Desidero che, prima, tu pensi
bene a quello che fai.
--Ma non capisci che non son più libera?... che ho data la mia parola a
Andrea?... Tu lo sapevi già, del resto!... per te non è cosa nuova!
--Pensaci, cara; e pensaci bene. Quando hai data la tua parola al
capitano, tuo figlio non aveva firmato cambiali false per ottantamila
lire. Trattandosi di salvare tuo figlio, mi pare che il Martinengo
medesimo, se è uomo d'onore, dovrebbe scioglierti dalla tua parola.
--Ma è un mercato!... Mi si vende!...
--No, cara! non agitarti così!... Calmati, cerca di ragionare. Pensa
che, in tutti i modi, non sarebbe altro che un sacrificio momentaneo,
da parte tua: un sacrificio nobilissimo.
--Momentaneo, hai detto?... Allora non capisco bene....
--Ho detto momentaneo, perchè credo, sono sicurissimo che passato
il primo momento, tu stessa ti stimerai felicissima di....--Guarda
la duchessa di Melzo che ti saluta.--Buona sera, duchessa!... Buona
trottata!--Come si conserva maravigliosamente bene!--.... Dicevo
dunque, che tu stessa ti stimerai fortunata, fortunatissima di ciò che
oggi ti si presenta come una contrarietà.
--No,--rispose la poveretta colla voce che le si strozzava in un
rantolo.--No, ti proibisco di parlarmene!
--Come vuoi, cara; come vuoi.--Il vecchio tacque per alcuni istanti,
mormorando appena:--Povero Stefano!... povero Stefanuccio!--poi,
stringendo le labbra, sospirando e battendo la palma della mano sul
pomo d'argento della mazzettina con un "mah!" pieno di sottintesi,
e che dovea essere come la conclusione de' suoi propri pensieri,
si mise a parlar d'altro, ricominciando a passare in rassegna le
signore più eleganti, e i giovanotti che più facevan discorrere di sè,
motteggiando, come avea l'abitudine, su tutto e su tutti.
La carrozza fece un altro giro, poi un altro ancora, e Angelica,
pallida e muta, cogli occhi fissi, immobile al suo posto, non vedeva
più nessuno in mezzo al brulichìo rumoroso, non ascoltava, non udiva
più nemmeno il continuo chiacchierare del vecchio marchese. Dentro
di lei, col dolore più acuto e disperato, ribolliva un impeto di
ribellione contro la Provvidenza, contro Dio medesimo, contro il
destino, e contro l'egoismo freddo e brutale dello zio Diego. "Non
avrebbe ceduto, no!... non avrebbe ceduto!... Era orribile e infame
quanto le proponevano!... era uno strazio, e sarebbe stata una colpa,
quasi un delitto! Non lo voleva il suo cuore, non il suo onore, non il
suo sangue! Era un'offerta impossibile, assurda, ributtante, odiosa;
sarebbe morta di vergogna e di ribrezzo. Legarsi, vivere, darsi a...
a un essere ignobile che disprezzava e che aborriva!... e tutto ciò
quando la sua mente, la sua anima era piena di un altro; quando era
innamorata di un altro... quando gli apparteneva!...--Andrea, oh
Andrea,--pensava con uno schianto del cuore,--non temere, tua, sempre
tua, sì, tua, tua, tua, a dispetto di tutto e di tutti!"
Lo zio le faceva rabbia: quell'individuo innominabile le faceva ira
e orrore; lo sprezzava e l'odiava; la sua lurida immagine le metteva
i brividi; era uno spasimo, era la repulsione di tutto l'essere suo.
Odio le inspirava quell'uomo; odio soltanto; odio e schifo!... E lei
avrebbe dovuto.... Oh morire piuttosto, morire, morire, cento volte
morire! No, no; era impossibile; lo zio aveva sognato; era impossibile!
Non sapevano tutti che amava Andrea?... che era sua, per tutta la
vita, per tutta l'eternità,--sempre! sempre!--Non sapevano tutti che
lo amava e che si amavano, che lo adorava e che si adoravano?--Andrea!
Andrea!--Sarebbe morta piuttosto, sì... sarebbe morta stretta al
collo di Andrea, col cuore sul suo cuore, colla bocca sulla bocca
sua; sarebbe morta in un bacio... lo voleva un bacio... il primo...
l'ultimo... un bacio che sarebbe stata la sua felicità... e la sua
vendetta!...
Il marchese, come niente fosse, continuava a chiacchierare e a salutar
le signore; Angelica, invece, coll'inferno nel cuore, e con tanto
succedersi e affollarsi di pensieri affannosi, di sentimenti i più
opposti, d'odio e di amore, rimaneva ostinatamente muta, ma diventava
sempre più pallida.
Non poteva vedersi in quel maledetto Milano!... si sentiva soffocare;
voleva correr via subito; voleva tornare a Gallarate; voleva, doveva
rivedere Andrea:--oh Andrea!--voleva, doveva dirgli tutto! Era sua,
lei, cosa sua--sua!--aveva diritto Andrea di saper tutto. Andrea
l'avrebbe consigliata, l'avrebbe aiutata, e l'avrebbe vendicata, perchè
quell'offerta era un oltraggio... un oltraggio vile!--Gallarate!...
com'era bello Gallarate!
Aveva la febbre di essere fuori di Milano, di essere di nuovo in mezzo
alla campagna silenziosa, fra la gente ignota e buona; aveva la febbre
di essere sola--sola con Andrea--di confidarsi con lui, di sentire da
lui la risposta che doveva dare.--Avrebbe fatto sempre ciò che Andrea
le avrebbe detto di fare;--le pareva che appena uscita dalle porte di
Milano, i suoi tormenti dovessero alleviarsi; le pareva di ritrovare
il conforto e la pace. Come voleva bene al _Villino delle Grazie_!...
Andrea era là... pensava a lei... l'aspettava... Andrea!... Andrea!...
Andrea!...
E in quei trasporto e in quel sospiro dell'anima per la felicità
trascorsa e distrutta, tutto ciò che Angelica ricordava di quei luoghi
e del villino, fin le muraglie guaste dal tempo e coperte d'edera, fin
lo stridore e il cigolìo echeggiante del vecchio cancello di ferro, le
riempiva il cuore di rimpianto e di desiderio.
--Sì... sì... voglio partir subito,--prometteva a sè stessa.--Appena
ritornata all'albergo manderò a ordinare una carrozza all'_Anonima_ e
via... senza più veder nessuno!--Chi può impedirmi di andar via?...
sono libera, sono padrona di me; soltanto Andrea,--oh Andrea,
Andrea!--soltanto Andrea ha il diritto di comandare, di imporre la
propria volontà; sono sua, tutta sua.
Ma a un tratto, un nuovo pensiero soppraggiunse ad arrestarla in mezzo
a' suoi propositi, ad agghiacciarla, a sospenderle per un istante il
battito del cuore.
--E le cambiali di Stefano?...
Non poteva più partire; doveva rimanere a Milano. Ma, lì per lì, pensò
che appena all'albergo avrebbe telegrafato a Andrea di venire, e con
Andrea a Milano, anche quel cielo pesante e ristretto, anche tutta
quella gente antipatica, anche quella città uggiosa, prendevano un
aspetto meno triste.
Andrea avrebbe pensato e trovato il modo di salvare suo figlio.
Oh con Andrea poi non c'era tanto da scherzare; avrebbe dato una
buona lezione allo zio Diego, e avrebbe schiacciata la testa alla
biscia schifosa. Andrea era pieno di onore e di coraggio, mentre
quell'essere... innominabile, era un vigliacco! non aveva altra forza
che il suo danaro,--danaro rubato.--Non aveva altro coraggio che
contro di lei:--una donna!--Essa lo aveva rimesso al posto, e lui
per meglio vendicarsi del disprezzo, della vergogna patita, aveva
finto di pentirsi, e nel cuore covava la vendetta. Ma lo zio sognava;
aveva esagerato le sue speranze... e lei si angosciava troppo e forse
a torto. Ma... e se invece fosse tutto vero?... e se in tal caso,
quell'individuo senza coscienza, senza onore, irritato e spaventato
dalla presenza di Andrea, rivolgesse tutto il suo astio e i suoi furori
contro Stefano?...--Stefano era nelle sue mani!...
A questo punto il marchese Diego, che le avea sempre parlato senza
ottener mai una risposta, si era voltato per guardarla e ne rimase
colpito. Angelica non era più pallida, ma livida: aveva gli occhi
infossati, il volto affilato e contratto. In quei pochi istanti pareva
fosse smagrita e invecchiata di più anni.
--Mah!...--sospirò di nuovo il marchese, e come per confortarla,
tornando a battere la palma della mano sul pomo della mazzetta,
esclamò:--Les _enfants sont des soucis_!--poi, drizzando il piede, si
ammirò lungamente la punta lunga e sottile della scarpetta lustra,
e ripetè ancora una volta, ma a mezza voce, e con una cantilena da
ritornello di operetta: _Les enfants sont des soucis_!...
La povera Angelica, per altro, se prima non gli dava ascolto, adesso
non capiva più niente; non sapeva nemmeno più d'essere sui bastioni,
in carrozza, accanto allo zio.... Più niente!... Il suo affanno era
diventato angoscia, e perdeva la testa in mezzo a pensieri sempre più
terribili.
--No!... Non doveva telegrafare a Andrea; doveva restar sola a
soffrire, a combattere!... L'arrivo a Milano di Andrea, il suo sdegno,
la sua collera potevano perdere Stefano... No, no!... bisognava usare
molto tatto, molta prudenza.--Suo figlio, la vita, l'onore di suo
figlio erano in balìa di quella gente. Se si fosse trattato soltanto
di danaro, della carriera, sarebbe stata un'altra cosa.... Ma le firme
delle cambiali erano false... sarebbe messo in arresto subito... poi il
processo... la degradazione... la prigione!...
--Ti senti male, nipotina?--le domandò lo zio Diego, che si era voltato
ancora per guardarla.
--No.
Cominciava intanto a farsi buio; la luce fioca dei lampioni appariva
in una doppia fila interminabile sotto le fronde nerastre dei grandi
alberi. La gente e le carrozze andavano a mano a mano diradando.
--Vuoi ritornare, cara?
--Sì.
--Torna!--gridò il vecchio al cocchiere colla vocetta secca e tremula;
poi chinandosi di nuovo verso Angelica, le domandò:--Vuoi tornar subito
all'_hôtel_, o scendere per una mezz'oretta al Cova?...
--No, no; all'albergo, all'albergo!--rispose Angelica con impeto.
--_Hôtel de la Ville_!--tornò a gridare il marchese Diego al cocchiere,
mettendosi una mano aperta alla bocca per essere udito meglio.
Arrivata all'albergo, Angelica salutò appena lo zio, e si avviò
difilato per le scale. L'altro la salutò colla solita effusione, ma
poi, appena l'ebbe perduta di vista, mormorò dispettosamente con
un'alzata di spalle:--Se sulle prime il calice le sembra amaro, lo
troverà dolcissimo fra qualche anno!
Angelica, nel frattempo, aveva licenziato la cameriera dell'albergo,
indicandole con un cenno che non avea più bisogno di nulla, e chiusa
sola nella camera, si era messa subito a scrivere a Andrea, e gli
scrisse cogli occhi pieni di lacrime, col seno anelante; piangendo,
sorridendo, delirando; gli scrisse così appassionatamente, con tanta
effusione, con tanto abbandono come non avea mai osato, come non avea
mai voluto per l'innanzi. Per la prima volta essa gli dava in tutta la
lettera del _tu_, e le parole _mia, tua, sempre, Andrea_, si seguivano
con una frequenza, con una foga febbrile... Andrea nel leggere più
tardi quella lettera, Andrea che avea ben fissa in mente l'amica,
dovea sentire le calde parole corrergli nel cuore e nel sangue, come
altrettanti baci e dovea rimanerne lui pure stordito, inebriato,
febbricitante.
Finita la lettera, Angelica la suggellò, chiamò per mandarla subito
alla posta, poi, rimasta sola nuovamente, si alzò, si strinse forte
la mano sul cuore, come se con quella lettera le fosse fuggita via
anche l'anima... si asciugò gli occhi... fe' un atto risoluto, quasi
promettendo a sè stessa, al suo amore che sarebbe stata forte, che non
avrebbe ceduto; e si preparò lentamente, sopra pensiero, per coricarsi.
Ma poi, quando spogliata e snodate le lunghe e grosse trecce, si
avvicinò al piccolo letto, un lettino corto e stretto come il suo del
_Villino delle Grazie_, trasalì improvvisamente.... Tutto il suo corpo
sussultò con un fremito.... Si rizzò... tese le braccia... voltò la
faccia come per fuggire un'immagine che le faceva orrore... poi si
nascose gli occhi fra le mani che strinse nervosamente con un moto, con
un urlo soffocato di ribrezzo, e infine disperata si buttò sul letto
contorcendosi nello scoppio dei singhiozzi.
....No!... No!... avrebbe supplicato... si sarebbe trascinata
ginocchioni dinanzi allo zio, ma non avrebbe subito quello strazio...
quella vergogna!...
XI.
Non potè chiuder occhio; ebbe tutta notte la febbre; soltanto si assopì
un poco verso l'alba, ma fece sogni orribili; poi sul tardi fu scossa
di soprassalto dalla cameriera che batteva all'uscio, ed entrava in
camera con una lettera di gran premura.
--Mio Dio, che ci sarà di nuovo?...--sospirò Angelica prendendo la
lettera e alzandosi a sedere sul letto, mentre strappava la busta.
La cameriera aprì le imposte della finestra, e uscì subito,
silenziosamente.
Chi scriveva era lo zio Diego:
"Nipotina cara, _bon dì_!--Hai dormito!... _as-tu réve?_ E, sopratutto,
hai riflettuto bene a' casi tuoi?--Di queste tre cose io ne ho fatto
una sola: _j'ai réfléchi, bien réfléchi!_... Tu hai veduto che io ero
dispostissimo, pur facendo un poco il _grognard_, com'è costume dei
vecchi, a compiere qualunque sacrificio per te, per quel cattivo mobile
del tuo generale in erba, e per il nostro nome. Non ho altra famiglia;
siete voi due la mia tenerezza. Oggi invece, come si son messe le cose,
non devo più prestarmi in nulla... devo battere in ritirata.
"Stefano di Collalto, non si direbbe a vederlo, ma è tuo figlio: una
cavalletta sbucata da una rosa. È tuo figlio, e sei tu, tu sola, come
madre e come marchesa di Collalto, che hai l'onore e l'obbligo di
sacrificarti per lui. Oggi, come si son messe le cose, io non c'entro
più. Parlo schietto: non ci _devo_ più entrare. Se il sacrificio è
possibile, tanto meglio. Se è superiore alle tue forze, io non avrò il
rimorso di aver contribuito alla tua debolezza colla mia.
"Il nostro _dovere_, oggi, è uno solo, e esplicito.
"Tu _devi_ dire di _sì_ a don Pompeo.
"Io _devo_ dire di _no_ a te, se mi domandi ancora di pagare le
cambiali di Stefano.
"Il tuo _sì_ magnanimo, sublime, eroico, può salvare Stefano oggi,
domani e sempre, procurandogli uno stato splendidissimo, in cui
potrà continuare nella sua prodigalità incorreggibile e ereditaria,
e sfuggirà al pericolo di essere, un giorno o l'altro, rinchiuso,
come il bel Lauzun, alla Bastiglia... la quale a Milano, si chiama,
borghesemente, il _Cellulare_.
"Brrr!... Ti vengono i brividi? E allora animo: facciamo _bonne mine à
mauvais jeu_... e sposiamo... _Panicale_!...
"Pensa che dipende da te l'occupare una delle _prime posizioni_, almeno
finanziarie, d'Italia.... Una posizione degna della tua bellezza, dei
tuoi talenti, della tua virtù, della tua eleganza... e soprattutto
del tuo e nostro nome. A _Panicale_ sarai ancora il mio orgoglio;
alla _Stazione Centrale_, o a quella di _Smistamento_, saresti il mio
crepacuore.
"E pensa, infine, che quella stessa _Società_, la quale ieri avrebbe
gridato _plagas_ contro di me, se io non avessi pagato i debiti di mio
nipote, oggi giudicherà te, e se la tua risposta sarà negativa, e tuo
figlio disonorato, ti condannerà senza remissione.
"_As-tu compris, ma belle?_
"Ti bacio le mani affettuosamente.--Hai visite o commissioni da
fare?... Vuoi che ti mandi la carrozza? Comanda, mia cara. Quel che
tu brami, io bramo. Le cambiali scadono oggi alle due; ma per ora non
temer di niente. Il commendatore Barbarò è un perfetto gentiluomo, e
le terrà in sospeso, come ti ha promesso, ancora per alcuni giorni.
_Ciao_, bellezza.
"_Lo zio Diego._"
Angelica divorò la lettera in un attimo; gli occhi che erano asciutti,
le divennero aridi, quand'ebbe finito. Si alzò subito, si vestì in
fretta, scese, ma si fermò per domandare al portiere se non erano
venute altre lettere per lei, e alla risposta negativa, volle sapere
l'ora della seconda distribuzione.
--_Alle undici ore e metzo_,--rispose il portiere con forte accento
tedesco.
Angelica pensò allora che la lettera di Andrea l'avrebbe trovata
tornando, mandò a prendere un _brum_, e si fece condurre di corsa dallo
zio.
Il marchese Diego, sebbene avesse scritto di essere rimasto sveglio
tutta notte per riflettere, invece dormiva sempre, a quell'ora, e
dormiva saporitamente. La lettera, senza dubbio, era stata preparata e
consegnata la sera al cameriere, perchè fosse mandata la mattina dopo
al suo destino.
--Entrate dal marchese, ditegli che gli devo parlar subito.
--Ma...--osservò timidamente il cameriere, rimanendo tuttavia un po'
scosso dai modi e dall'aspetto della signora marchesa.
--Ditegli che mi riceva pure in camera, senza alzarsi.
Il cameriere, che avea fatto entrare la marchesa nel salotto, se ne
andò per annunciarla al padrone, ma non tornò tanto presto.
--Mi ha detto che resti servita....
Angelica non profferì motto, tenne dietro al servitore, ed entrò dallo
zio.
Benchè i vetri fossero stati aperti, c'era nella camera un puzzo di
rinchiuso, misto coi profumi delle pomate e delle acque odorose.
--Nipotina mia!... che bella apparizione!--esclamò il marchese Diego,
seduto sul letto, coperto con una giacca di lana bianca orlata di
seta azzurra, con un gran _foulard_ scarlatto intorno al collo, e un
berrettino di maglia nera tirato davanti sugli occhi, e dietro sulla
nuca, perchè la testa non era stata ancora preparata.--Che bella
apparizione!... Prendi anche tu la cioccolata?...
--No, zio,--rispose Angelica tossendo un poco.
--Allora prepara soltanto la mia,--disse il marchese al servitore,
che se ne andava.--La metterai al fuoco quando suono.--Vieni qui!...
Vieni qui più vicina, bellezza mia,--disse poi stendendo una mano
ad Angelica, e tirandola presso la sponda del letto.--Queste visite
delle belle signore sono i vantaggi dell'età!... magri vantaggi!--e il
vecchio sospirò ridendo.