brontolare. Si ostinava, colla galanteria del tempo antico, a tenerle
l'ombrellino; le accomodava ogni poco il _plaid_ sulle ginocchia, le
offriva da una scatoletta _vieux-saxe_ squisiti _lemon's drops_ per
l'arsura della gola, le raccomandava di sfogarsi, e le diceva che
faceva bene a piangere. I suoi occhi irresistibili fra le lacrime erano
ancora più abbaglianti..., e d'altra parte dovevano essere lacrime di
_confiteor_, perchè molta colpa ne aveva lei della pessima riuscita di
quella tarantola divoratrice.
--Parlo chiaro, figliuola mia; non voglio lasciarti vane speranze:
io, proprio, non sono in stato di pagare. Ottantamila lire?--Siete
matti!--e il vecchio si accalorava, storceva la bocca e arricciava il
naso sui mustacchi ingommati.--Siete matti!... matti da chiudere al
Dufur! Dove volete (_saperlottina!_) che vada a pescare ottantamila
lire?... Nella tua incantevole testolina bionda tu ti sarai figurata
che lo zio Diego sia un milionario!... Cara cara, figliuola mia cara,
ricordati, è un'illusione... come tante altre. La mia sostanza, sai
bene, è tutta in terreni, e i fittaiuoli che un giorno pagavano,
poniamo, il trenta, oggi pagano appena appena il quindici... quando lo
pagano. Vendere... si trova difficilmente; poi, una volta venduto non
resta più niente, senza contare che colla crisi agraria presente, per
ricavare ottanta bisognerebbe vendere per il valore di centosessanta.
Dare a mutuo?... un far entrare i tarli nel patrimonio!... E poi, e
poi, e poi in fine, questa è bellissima, perchè devo rovinarmi io per
i vizi degli altri?--Chi rompe paga!--e il vecchio batteva stizzito
contro il sedile la punta delle scarpette inverniciate.--Chi rompe
paga!... Paga chi rompe!--Ho ragione sì o no?... rispondi,--ho ragione
sì o no?...
Angelica, soffocata, gli accennava di sì, che aveva ragione, con un
singhiozzo..., e allora lo zio acquetandosi, tornava a domandarle se
aveva troppo caldo se si sentiva stanca, le offriva una sigaretta e le
faceva ammirare il paesaggio.
--Non ti senti di fumare? fai benissimo!... è un delitto il fumare
quando si hanno denti splendidi come i tuoi!... Lo dicevo anche alla
Luisa D'Angola, che li ha bellissimi!...--Guarda, tu che sei tanto
poetica, che vista incantevole!... che passeggiata deliziosa,--di' la
verità....--E poi in _tête à tête_ con te! Ah se non fossi vecchio!...
_si vieillesse pouvait!_... Ti rapirei!... Quel cocchiere... sarebbe
un mio fido travestito.... Ti terrei prigioniera nel mio castello dove
il tuo innamorato verrebbe a cantarti la serenata.--E il vecchio,
accarezzando sotto la coperta la manina di Angelica, le faceva l'occhio
dolce, e piegandolesi vicino svenevolmente, cominciava a canticchiare
colla voce tremula e stonata:
"Ro... on... dine... ella, pe... elle... gri... i... ina"
Ma un colpo di tosse interruppe il canto, e allora il marchese
inghiottì un _lemon's drops_, abbandonò la mano della nipote, e
tirandosi dritto dalla sua parte, le disse che ormai non poteva più
sperare altro che nel commendator _Panigali_.
--Quel vostro usuraio, il deputato... il mangiatore di Villagardiana,
chi sa che non sappia immaginare qualche espediente per levarvi
d'impaccio!... Ti ripeto che mi ha parlato di te col maggior
entusiasmo!...
--Zio, te ne prego!--supplicò Angelica con un filo di voce.
--Anche gli strozzini hanno un cuore per le belle donne, e non è
rimasto insensibile ai tuoi vezzi. D'altra parte, se quel _parvenu_
facesse qualche cosa per te e tuo figlio, non sarebbe altro che
un'espiazione. Perchè non potrebbe mettere un'ipoteca sui tuoi fondi, o
su quel poco che vi rimane?
Angelica sospirò: fuori della piccola dote, non le rimaneva più nulla.
--Il commendatore è benissimo intenzionato: potrebbe prestartele lui
le ottantamila lire, ed io, al caso, aggiungerei una buona parola.
Guarda che orizzonte magnifico... e che valletta amena. Ricorda i versi
dell'Ariosto:
Giace in Arabia una valletta amena
Lontana da cittadi e da villaggi
Che all'ombra di....
--Hai fame?... Dovrai pranzar tardi stasera. Se credi potremo
fermarci dal Cova a prendere una _tartina_: le fanno eccellenti.
Bisogna inghiottire amaro e sputar dolce col commendatore. Tutte
le vostre speranze devono essere in lui.--Ottantamila lire?... Una
bagattella!...--Io non le ho, non le ho, e non ho!... La crisi agraria
mi ha rovinato!... Quel tuo figlio non ha cuore, non ha testa, non ha
onore: è uno scellerato!...
Arrivati a Milano, lo zio fece scendere la nipote all'_hôtel de la
Ville_, dove in prevenzione aveva mandato il suo cameriere a fissarle
un quartierino.
Angelica aveva già telegrafato a Stefano da Gallarate, e Diego di
Collalto scrisse subito un bigliettino al commendator Barbarò di
Panigale, avvertendolo che la marchesa Angelica era giunta a Milano e
che, com'erano rimasti intesi, desiderava vederlo.
IX.
Pompeo Barbarò si fece condurre all'_hôtel de la Ville_ nel suo brum di
parata, collo stemma nuovo sugli sportelli: due teste di moro, in campo
rosso. Si era abbigliato con più cura; nella cravatta aveva appuntato
uno spillone di gran valore, frutto d'uno dei migliori affari combinati
dalla florida signora Veronica; nell'indice aveva infilato un anello
con un brillante grossissimo, che aveva appartenuto ai gioielli di
una gran casa di Milano andata in rovina. Ma per l'occasione, oltre
al lusso aveva pensato di farsi bello. I capelli erano più neri del
solito, ed anche i baffettini che, corti e radi, mal nascondevano sulla
pelle le chiazze della tintura.
Pure, ad onta di tanti vantaggi, al suo proprio presentarsi alla
marchesa di Collalto si sentiva molto impacciato, e non riuscì a
scusare il proprio turbamento, se non dichiarandosi afflitto è ancora
sbalordito per l'accaduto. Balbettava, gli tremavan le mani, non
osava guardare in faccia nessuno... ma fu la commozione d'un momento.
Dopo le prime parole riprese la franchezza e la parlantina petulante e
imperativa.
Il marchese Diego, a un cenno di Angelica, fece portare il caffè e non
aprì bocca finchè il cameriere venuto col vassoio non se ne fu andato.
Allora, dopo aver offerto la tazza all'Angelica e a Pompeo, e mentre
col cucchiaino scioglieva lo zucchero nella sua, proruppe a un tratto
nelle maggiori invettive contro Stefano.
Pompeo Barbarò crollando il capo, e sospirando, cercava di calmare
il vecchio energumeno, mentre Angelica, tremante, si sforzava per
trattener le lacrime. Per un senso delicato di pudibonda alterezza non
voleva piangere dinanzi al Barbarò; ma poi, quando questi cominciò a
prender le difese di Stefano, spiegando al marchese come il ragazzo
dovea essere stato raggirato da certa gente che viveva di bricconate
commesse a danno della inesperienza dei figli di famiglia, la povera
madre non potè frenarsi, e si nascose gli occhi col fazzoletto
singhiozzando. Allora Pompeo osò guardarla; era sempre lei, nobilmente
dignitosa anche fra i singulti; più bella e soave nel dolore!...
La lunga pratica e la compagnia delle persone ammodo, se non aveva
potuto dirozzare l'animo e ingentilire i modi dell'antico portinaio di
casa Alamanni, lo avevano dotato per altro di una certa disinvoltura.
Egli si avvicinò premurosamente alla marchesa, le strinse la mano,
e si protestò volonteroso di servirla, dichiarando che, se in altri
tempi e in altre circostanze, le apparenze erano state contro di lui,
adesso non avrebbe mai voluto lasciarsi sfuggire nessuna occasione di
mostrarle tutto il suo animo devoto.--Ciò detto, fece una pausa...
sospirò (quel giorno pareva una macchina a sospiri il commendator
Pompeo), poi rianimandosi, dichiarò risolutamente che il marchese
Diego doveva pagare, pagare a ogni costo, e impedire la rovina del suo
giovane nipote, e il disonore del suo nome, che era _un patrimonio
della storia_.
--Un nome onorato, un nome illustre è un gran capitale, e non c'è oro
che lo paghi!--esclamò Pompeo, toccandosi la spilla di brillanti, per
sentire se era al posto.--È un tesoro che non ci appartiene, che noi
dobbiamo lasciare in eredità ai nostri... discendenti....
Il marchese Diego, seccato anche da quella boria, rispose con un'alzata
di spalle.
--I danari occorrono per domani alle due, ed io non li ho, e non posso
far miracoli.
Pompeo di Panigale s'inchinò facendo il solito ghignetto che
gl'increspava le labbra.
--Ho già avuto l'onore di mettermi a disposizione della signora
marchesa, e del marchese Diego; la somma occorrente posso prestarla io.
Oh senza che mi dicano neppure grazie: un prestito d'amico!...
Angelica a quell'offerta, si sentì premere il cuore e le corse una
vampa di rossore fin sul collo. Invece il marchese respirò.
--_Barabò_, presta la somma,--pensò subito tra sè,--e se fosse disposto
a concludere direttamente il prestito con mia nipote, senza tirar me
nell'impiccio?
--Ma noi,--osservò Angelica sforzandosi di nascondere i singhiozzi
colle parole, e rimettendosi un poco dal suo sbalordimento,--ma noi
ancora non abbiamo sentito Stefano.... Lo accusiamo alla cieca, troppo
in fretta, e pensiamo a provvedimenti... che forse... saranno inutili.
Il Barbarò si strinse nelle spalle, quasi gemendo.
--Pur troppo... da mie informazioni particolari.... Non potrei lasciare
su tal proposito... nessuna speranza.
Il marchese Diego pestò i piedi; Angelica si sentì mancare.
--Capisco, del resto, capisco benissimo le loro esitazioni
nell'accettare la mia offerta. Io stesso, non avevo coraggio... ma poi
l'ho fatta, perchè, al momento, non c'è di meglio. Posso tranquillare
per altro la loro delicatezza... sarà il prestito di pochi giorni, e
agevolerò al marchese tutte le pratiche necessarie per il mutuo....
--Il mutuo?...--interruppe l'altro con un tono quasi flebile.
--Le consiglierei nel caso suo,--continuò il Barbarò rivolgendosi al
marchese,--di fare un mutuo colla Cassa di risparmio: ogni anno, oltre
agli interessi, pagherà una rata graduale di capitale....--In una
ventina d'anni, gli eredi del suo patrimonio lo avranno intatto.
--Grazie tante!--esclamò il vecchio mostrando i denti con un sorriso
che pareva un morso.--Mia nipote ha una dote; di più... qualche piccola
porzione del patrimonio dei Castelnuovo e dei Collalto deve esserle
rimasta. Può combinarlo col suo il mutuo, senza dar tanti pensieri a
me, che non sono più giovane, e che non c'entro.
--Oh sì, sì,--proruppe Angelica,--tutto il mio son disposta a darlo,
volentieri, di gran cuore, pur di non sacrificare nessuno!--E così
dicendo levò per la prima volta, titubando, gli occhi pieni di lacrime
in faccia al signor Pompeo. Oh se avesse potuto pagare col suo sangue,
come lo avrebbe dato tutto volontieri!
Pompeo strinse le labbra, abbassando il capo; poi tornò a toccarsi la
spilla, a far ballare i ciondoli del catenone...: era assai impacciato
a rispondere.
--La dote... non si può toccare. Poi... non sarebbe sufficiente al
bisogno. Per concludere un mutuo di ottantamila lire, occorre un fondo
del valore, almeno, di cencinquantamila!...
Il marchese Diego, a tali parole, tornò a infuriarsi.
--No! No! No!... non commetterò mai un così grosso sproposito!... Anche
lei,--e si rivolse tremante di collera al commendatore,--anche lei mi
ha dichiarato stamattina che il ragazzaccio ha il vizio nel sangue, che
non si può correggere, e che tappato un buco, mi troverei daccapo con
un altro!... Se non ci ha da essere un rimedio, tanto vale abbandonarlo
al suo destino senza rovinarmi, senza assassinarmi!...
Angelica e il Barbarò stettero zitti, lasciandolo sfogare senza mai
contraddirlo, il che accrebbe per un poco il suo dispetto, ma finì poi
collo stancarlo. Dopo tanto gridare non volle prometter nulla, non
volle obbligarsi.--Finchè c'è tempo,--pensava, c'è vita!
Non poteva aspettare a risolversi, alle due del giorno dopo?... Ebbene,
ci voleva pensare ancora, per quella sera non se ne dovea parlar
più; aveva bisogno di calmarsi, di svagarsi, se no, lo prendeva una
sincope!...
Borbottando camminò un altro poco su e giù per la stanza, poi
fermandosi dinanzi alla nipote, che si asciugava gli occhi, le domandò
se Stefano poteva arrivare quella sera stessa, e le dichiarò che non
voleva vederlo. Quindi, dopo aver combinato a che ora si sarebbero
ritrovati il giorno seguente, si dispose a uscire col Barbarò; ma
nel salutare Angelica ritornò garbato, galante, mettendosi a sua
disposizione per tutta quella sera, e offrendole di accompagnarla in
qualche teatro, oppure al _Cova_,--se vi voleva fare un'apparizione che
(come diceva) avrebbe _rivoluzionato_!--Angelica, ringraziò rifiutando,
e il marchese cominciò a ridere e a scherzare per un altro verso.
--Capisco... si capisce... Avrai promesso a Gallarate di scrivere!...
Fortunato mortale!...
Angelica sorrise senza negare. Non volle negare perchè c'era
quell'altro presente.
--Il matrimonio, dunque, è cosa certa?--domandò subito il Barbarò al
marchese Diego, appena furono soli in istrada.
--Credo... credo di sì. È difficile che una donna come mia nipote, si
lasci sfuggire l'occasione di commettere uno sproposito.
--Pare impossibile: un matrimonio così balordo e inopportuno. Vuol dire
che sarà molto innamorata.
--Molto o poco, fa lo stesso: l'amore non ha misura. Innamorata lo è
di sicuro, e a modo suo, che è il peggiore: un innamoramento di testa.
Angelica è sentimentale... è un'esaltata: più che essere innamorata
del Martinengo, è innamorata dell'amore, del romanzo!
--E per così poco non ragiona più, e sta per commettere....--Pompeo
Barbarò guardò il marchese prima di finire, ma incoraggiato dal suo
contegno continuò,--sta per commettere una grossa corbelleria!
--D'accordo,--rispose il vecchio imbronciandosi di nuovo.
--Con questo matrimonio,--seguitò il commendator Pompeo,--rovina
sè, rovina suo figlio... e terminerà col rovinare anche lei, signor
marchese!
--Anche me?--domandò il Collalto fermandosi sui due piedi.
--Diavolo, con un matto di nipote che divora ottantamila lire ogni sei
mesi!...
--La prego di credere, commendatore mio, la prego di credere,--rispose
il vecchio con voce sibilante,--che se è matto Stefano, non sono matto
io, e finirò col farlo rinchiudere in una casa di correzione.
--Son cose che si dicono....
--Che si dicono, e che si fanno!
I due ripresero a camminare, ma rimasero in silenzio per un buon tratto
di via; poi fu ancora Pompeo che ricominciò coi suggerimenti.
--Lei doveva provarsi... a sconsigliare la marchesa....
--L'ho fatto e non ci sono riuscito. È una caparbia!
--Ma, quando lo ha fatto... non era sul punto di dover pagare
ottantamila lire per salvarle il ragazzo.
--Questo è vero,--rispose il vecchio facendosi subitamente pensieroso.
Ci fu un altro silenzio: silenzio più lungo del precedente.
Poi il Barbarò ricominciò a parlare, ma con un'enfasi, con un'effusione
improvvisa, che mal suo grado lo vinceva, riscaldandolo a poco a poco,
trasportandolo a sfoghi, a confessioni, come se ormai non potesse
più soffocare l'amarezza e la passione, che tumultuavano prorompenti
dall'animo suo.
--Quel matrimonio (lo dichiaro francamente, perchè poi non c'è dentro
nulla di male) quel matrimonio è capitato in punto per guastare tutti
i miei disegni. Io ho sempre nutrito la più alta stima per i meriti
straordinari della marchesa, e siccome, per l'addietro, sono stato
accusato di aver rovinato il fu marchese Alberto, così per mostrare
un'altra volta a questo mondaccio birbone quanto sono diverso da come
mi si giudica, maturavo in mente di rifare la fortuna della moglie e
del figlio della mia vittima!
Il marchese Diego camminava più lento per non perder sillaba. L'altro
sbuffava, s'era levato il cappello, si asciugava il sudore della fronte
col fazzoletto, e continuava a sfogarsi.
--Potevo fare un gran matrimonio di danaro... I danari non sono mai
troppi, ma vi ho rinunciato, sempre coll'idea fissa nella marchesa.
Nè mi si potrà accusare di balordaggine: se non son più giovane,
nemmeno la marchesa non è più una ragazza. È assai ben conservata;
tuttavia se ha parecchi anni meno di me, è donna fatta, ha un figlio
ufficiale, e tirate le somme, per via dell'età, il matrimonio non è
tanto sproporzionato. È assai più bella di me,--e il Barbarò proruppe
in una sghignazzata,--ne convengo, ma non voglio tacere che se mi
sono invecchiato nel lavoro, ho diritto di godere i miei comodi e di
soddisfare i miei gusti, e quando mi sveglio alla mattina, non voglio
trovarmi accanto un viso vecchio e antipatico. E poi, la cornice che
gli avrei preparato, sarebbe stata degna della sua bellezza. D'altra
parte, io certo non avrei mai avuto la pretensione che s'innamorasse
di me.--Ho buoni occhi, e vedo di non essere tipo da innamorar le
signore.--Un po' d'amicizia, mi sarebbe bastata.--Da parte sua
sarebbe stato un matrimonio di convenienza,--anche per riguardo a
suo figlio,--e da parte mia, un matrimonio d'inclinazione. È una
donna che mi piace... come donna. Ha una bella figura, una bellissima
educazione, un bel nome... tutto quello insomma che mi ci voleva per
me e per Panigale, dove ho in animo di dare grandi feste... anche per
consolidarvi la mia posizione politica. In quanto alla prole... se non
ne veniva (non essendo più giovane nè io, nè lei) poco mi premeva.
Avrei già avuto due figli, per continuar le due case: il mio, e il
suo, che nel mio affetto e nelle mie disposizioni... future... avrei
trattato con pari generosità. Insomma, se quel maggiore non si ficcava
in mezzo, tutto si sarebbe accordato a maraviglia, perchè anche l'unica
sproporzione che ci poteva essere....
--Quella del nome...--interruppe il marchese Diego, tanto compreso
dell'argomento, da non badar bene a ciò che stava per dire.
--Oh no, no... il nome no!--esclamò il commendator Pompeo ridendo
sonoramente.--Il nome no!--Se la marchesa è la discendente dei suoi
antenati, io sono l'antenato dei miei discendenti... e le due nobiltà
vanno bene insieme. È così che si rinsanguano le caste!... Volevo dire
la sproporzione del patrimonio!... Ma per questa, una donna che non
ha un soldo come la marchesa, può sposare un uomo che abbia il mio
stato, senza derogare alla propria dignità. La donna è per sè stessa
un oggetto di gran valore, e specialmente quando è come la signora
marchesa, non c'è oro che la paghi!--Basta... tutto ciò... sia come non
detto, e mi perdoni lo sfogo, signor marchese. Dopo averla riveduta...
mi sentivo oppresso... e ne avevo proprio bisogno. Pazienza!... Ci vuol
pazienza!... In quanto a me, per altro, se son franco abbastanza per
dolermene, non sono innamorato a tal segno, da disperarmene!--E qui un
nuovo ghignetto fe' punto al discorso.
Il Barbarò andò innanzi due passi, ma poi tornò indietro: il marchese
Diego si era fermato, e lo guardava cogli occhi raggianti.
--Chi le dice che se mi ci metto di mezzo io... non si possa accomodar
tutto per il meglio?
--Scherza lei; le piace di scherzare! E l'innamoramento?... E il
maggiore?... E il matrimonio?
--L'innamoramento?... fanciullaggini.--Il maggiore?... si darà
pace.--Il matrimonio?... andrà in fumo!
--Eh!... Eh!... Eh!--fece il Barbarò con tale inflessione di voce che
diceva molte cose.
Il marchese Diego si sentiva in orgasmo, prese il Barbarò a braccetto,
e proseguirono insieme lungo il Corso.
--Commendator mio, parliamoci chiaro: lei mi ha detto, è vero, di
stimare mia nipote?
--E come!
--Ebbene, in tal caso sarà convinto che se io riuscissi a... a
smuoverla dalla sua ostinazione, ad indurla a rinunciare a questo
malaugurato matrimonio, ciò vorrebbe dire che mia nipote non si
troverebbe _vis-à-vis_ del Martinengo compromessa... irrimediabilmente!
--Sì... certo.
--Per me, se devo dire tutto quello che penso, credo ci sarà molta
simpatia fra lei e il maggiore, ma simpatia, solamente. Lasciando
correre le acque per la loro china, andrebbero a finire al matrimonio;
ma questa simpatia non dipende da noi il frenarla?... il fermarla a
tempo?
--No, no, signor marchese. Non vorrei che fosse sacrificata la signora
Angelica, per tutto l'oro del mondo!--esclamò Pompeo mettendosi una
mano sul cuore.
--Lasci fare a me. Sacrificata sarebbe sposando il Martinengo!... Io ho
sempre avversato questo matrimonio, appunto perchè voglio molto bene
alla mia nipotina, e vorrei vederla felice. Lasci fare a me... lasci
parlare a me!
--Parlare no!... Adagio... Bisogna andare adagio!... Parlare è troppo
presto!--esclamò vivamente Pompeo, mostrandosi inquieto. Ma l'altro
non gli dava retta; si teneva stretto al suo braccio e gli si piegava
addosso per parlargli all'orecchio.
--Non le ho detto che mia nipote è innamorata (dato il caso che lo sia)
colla testa soltanto?... E dunque, la testa per quanto dura si può
sempre piegare!
--Non vorrei... essere un tiranno.
--Un salvatore, _Paligani_ mio! un salvatore!--I nostri giudizi sul
suo romanzetto campestre, potrebbero essere anche sbagliati; potremmo
averlo immaginato più importante del vero!--Chi ci vede nel cuore di
una donna?--Angelica potrebbe essere disposta non solo a combattere
e a vincere questa simpatia, ma a farne rifiorire dal suo cuore una
nuova, una più ardente, per l'uomo generoso, me lo lasci dire caro
_Pa....Panigalli_, per l'uomo generoso che la mette in una condizione
degna di lei, degna di noi, e che assicura a suo figlio uno splendido
avvenire! Nulla più della riconoscenza commuove il cuore di una donna,
e dalla sua riconoscenza chi le dice che non debba nascere, oltre alla
simpatia, oltre alla stima, anche l'a... l'amore?
--Oh... sarebbe troppo!--esclamò il signor Pompeo umilmente.
--Lasci fare a me!... Permetta che le parli io! Se Angelica non mi
ascolta vuol dire che è una donna senza testa, senza cuore, senza
viscere materne e allora... me ne lavo le mani!--E le ottantamila
lire,--aggiunse mentalmente,--ho una buona scusa per non darle più!
--Ma, signor marchese,--replicò Pompeo mostrandosi sempre titubante e
inquieto, come se l'altro si fosse approfittato di una sua confidenza,
per valersene secondo i propri desideri.--Signor marchese... io non ho
detto di nutrir ancora... una speranza. Adesso mi sembra anzi troppo
tardi; troppo tardi per la signora Angelica e per... per me!
--Per lei, commendatore, non è mai troppo tardi, trattandosi di fare
una buona azione. In quanto poi a mia nipote, non è mai troppo tardi
per mettere giudizio!--Lei salva una donna, una famiglia, un nome. E
alla sua volta, me lo lasci dire, acquista in mia nipote, la moglie
che le conviene proprio per ogni rispetto. Un nome, dei migliori di
Milano e d'Italia: poi bellezza, eleganza, riputazione illibata... _il
n'y a pas de taches dans le soleil!_... Insomma par fatta apposta per
lei... perchè se la porti nella sua reggia di Pa.... come si chiama
precisamente il suo splendidissimo _château_?...
--Panigale.
--Bravo!... Nella sua reggia di _Paniggale_. Domani comincio un poco a
scoprire il terreno, e le riferirò qualche cosa in proposito.
--Domani no, è troppo presto!--esclamò Pompeo vivamente. I suoi
occhietti luccicavano, il sudore stillava più abbondante dalla sua
fronte: un sudor nero, per via dei capelli tinti, che macchiava il
fazzoletto.
--Non abbia paura; non voglio far altro che scoprir terreno, e sentire
le prime impressioni. Intanto, mi dica, può tener le cambiali in
sospeso per alcuni giorni?
--Sì, ma....
--Allora per domani, lasciamo correre!
--Ma, intendiamoci, non voglio assolutamente che per parte mia, la
marchesa Angelica abbia a soffrire pressioni... odiose!
--Si figuri... Lei anzi, devo apparire come un angelo salvatore.
--Meno le ali!--soggiunse Pompeo ridendo.