Le cambiali, e ne aveva una prova nei danari ricevuti, ormai dovevano

essere state accettate senza sospetti, e se poi fosse anche successo un

qualche ritardo per l'altro affare di Genova, il signor Serafino, che

s'era portato via al solito le firme in bianco, aveva detto che, per

ogni buon conto, voleva che la rinnovazione fosse per un mese.

Per un mese dunque poteva darsi pace. Ma invece, in capo a una

settimana, egli ricevette un telegramma da sua madre che lo chiamava

sul momento a Milano. Lì per lì ne rimase atterrito e subito pensò al

signor Bianchi, ma dopo un poco, riflettendo che alla scadenza c'erano

ancora più di venti giorni tornò a farsi cuore; domandò una breve

licenza per esser più sicuro di ottenerla, e partì per Milano quanto

più presto gli fu possibile.

Ma durante il lunghissimo tragitto, la campagna deserta e bigia

sotto il cielo annuvolato, cogli alberi scoloriti, senza fremiti di

vento nell'afa accidiosa, lo riempiva di tedio, e tentava invano di

vincere la tristezza invadente con qualche allegro pensiero. Voleva

persuadersi che il telegramma non annunziava nulla di grave, e lo

leggeva ogni tratto attentamente, ansiosamente, studiando le parole a

una a una. Il tono era laconico e imperativo... ma era lo stile dei

dispacci....--Contò le parole: erano dodici soltanto....--Ci potevano

stare anche i saluti!--E poi, perchè aveva firmato _tua madre_?--Di

solito firmava sempre _la mamma_!...

Si provò a dormire, ma non poteva. Non poteva nemmeno fumare. Il sigaro

gli si spegneva ogni poco fra le labbra. Era solo nel carrozzone

vuoto e ciò gli cresceva la malinconia. Il treno faceva fermate

lunghissime; il cielo diventava sempre più scuro, e finalmente cominciò

a piovere: una pioggerella fitta che crepitava sui vetri e penetrava

nelle ossa. Stefano, rannicchiato in un cantuccio del cupé, cogli

occhi fissi ai cristalli appannati dalle spesse gocciole stillanti,

aveva sbadigli di noia e tremiti di freddo. Il fischio lungo della

locomotiva gli irritava i nervi, e in mezzo a quella tristezza plumbea

senza confini la cornetta del cantoniere risonava lugubremente come

voce di sotterra. Le piccole stazioni cogli smorti fanali rilucenti

sulle pozze fangose, erano spopolate. Soltanto i conduttori, come

ombre nere incappucciate, correvano sbattendo gli sportelli, gridando,

leticando, diguazzando sotto la pioggia. Nessuno scendeva, nessuno

montava: la vaporiera soffiava immobile.--Pronti!--gridava il

conduttore.--Pronti!--rispondeva da lontano un'altra voce più fioca.

Sibilava il fischio acutissimo: sonava rauca la cornetta: ma la

vaporiera soffiava immobile.

--Auf!... Che treno infame!...--Stefano borbottava, batteva i

piedi.... finalmente le ruote stridevano, le catene cigolavano, si

urtavano i carrozzoni con fracasso, il treno si moveva, e il marchesino

tornava a rannicchiarsi con un sospiro di sollievo. Una volta gli cadde

lo sguardo sul numero del cupé; era il 113, e quel tredici gli fe'

provare un senso di cattivo augurio,--ma che!... era proprio inutile

inquietarsi per le cambiali!--Certo, lo chiamavano a Milano per qualche

novità circa al matrimonio. Forse quell'egoista dello zio Diego,

tormentava la mamma....--Povera mamma, tanto buona!

Il ragazzo avrebbe voluto che si trattasse proprio della mamma, e

sentiva che l'avrebbe difesa con tutto il cuore.--Povera mamma!...

Tanto buona!

La notte calava oscurissima; alla noia gli si aggiungeva la molestia

dello stomaco vuoto, e le inquietudini, allontanate ad una ad una,

ritornarono a un tratto tutte insieme.

--Se quel cane del Bianchi mi ha tradito, lo strozzo con queste mani!...

In fine, l'affanno, la smania era tanta, ch'egli avrebbe preferito

di saper subito la verità, qualunque fosse, piuttosto di soffrir

ancora per due ore quell'agonia.... Ma invece quando il treno rallentò

il moto sotto la gran tettoia innondata di luce della stazione di

Milano, e cacciato il capo fuori del finestrino vide sua madre che lo

aspettava, egli avrebbe voluto essere ancora lontano. Dal pallore,

dall'espressione del suo viso, dal modo stesso con cui essa gli veniva

incontro, capì subito, con una stretta al cuore, che non si era

ingannato ne' suoi timori e che quel furfante lo aveva rovinato.

--Mamma! Mammetta cara!--esclamò correndole incontro ed abbracciandola,

con straordinaria effusione.--Che cosa è successo per spaventarmi

così?... Temevo tu fossi ammalata!...

Angelica si lasciò baciare, ma non abbracciò suo figlio, e con voce

rotta, mormorò:

--Lo zio sa tutto! È in una collera terribile!... Non vuol far nulla

per salvarti!

VIII.

Le cambiali delle ottantamila lire, colle firme false, erano capitate

all'improvviso, proprio come un uragano d'estate, in mezzo alla

tranquillità serena e ridente della buona Angelica.

Il primo colpito era stato il vecchio zio, grazie a un bigliettino

del commendatore Barbarò col quale gli si dava avviso che alla Banca

degl'Interessi Lombardi Provinciali erano stati girati da Livorno, per

l'incasso, vari effetti colla sua firma.

Diego di Collalto si precipitò alla Banca e fu ricevuto subito dal

Commendatore, in persona, il quale, al vederlo, licenziò con un cenno

il segretario ch'era nella sua stanza.

--Non c'era bisogno di tanta premura!... S'accomodi; prego.... C'era

tempo tutt'oggi, e anche domani, fino alle due.

Il vecchio guardò Pompeo con un piglio suo particolare tra l'altezzoso

e l'impertinente, e aprì la bocca per parlare:

--Ma...--e si fermò. Il banchiere, sorridendo ossequiosamente, levava

dal portafoglio varie cambiali, che spiegò sullo scrittoio.

--Ma.... ci deve essere uno sbaglio di nome....

--Marchese Diego di Collalto?...--rispose Pompeo lentamente.--Ce ne

sono altri del suo illustre casato, che portino lo stesso riverito

nome?...

--No....

--Allora guardi bene,--e gli porse una cambiale.--Può capire chi abbia

falsificato il suo nome?

Il marchese Diego fissò gli occhi sulla firma, poi, facendosi livido,

borbottò più col moto istintivo delle labbra, che non colla voce,

alcune parole, che l'altro afferrò a volo.

--Suo nipote?--domandò piano, andandogli più. vicino.--Suo nipote?...

Il marchese si lasciò cadere sopra una poltrona: pareva fulminato.

Pompeo sospirò profondamente, gli prese una mano, e la strinse forte

per fargli coraggio.

--Le dico il vero, sospettavo qualche cosa di simile.... Per questo

mi sono preso la libertà di scriverle preventivamente, e ho voluto

parlarle in persona, così tutto può rimaner segreto fra noi due. In

pari tempo ho l'onore di offrire i miei servigi al signor marchese,

dato il caso che... le facesse comodo la dilazione di alcuni giorni al

pagamento.

Il vecchio, alla parola _pagamento_, saltò in piedi infuriato.

--Dilazione?... Pagamento?... Che pagamento?... lo non pago niente!...

Nemmeno un soldo!...

--Ci penserà, signor marchese, ci penserà meglio, e muterà proposito.

Se così facesse, il marchese Stefano sarebbe rovinato irreparabilmente.

--Me ne lavo le mani!... non lo riconosco più!... una canaglia! un

truffatore!... non lo riconosco più.!... non voglio più averci che

fare!... me ne lavo le mani! me ne lavo le mani!--e il vecchio girava

per la stanza, accompagnando l'atto alle parole.

--E l'illustre nome dei Collalto?... Lo scandalo grandissimo... è

un'ingiustizia, signor marchese, posso ammetterlo, ma toccherebbe anche

lei....

--Anche me?

--Il marchesino è il continuatore della famiglia!...

--E che la famiglia si fermi!...

--Nessuno del... nostro ceto, perdonerebbe a lei di non evitare lo

scandalo. A lei... che in fine può farlo.

--È grossa la somma?--domandò l'altro con voce fioca.

--Ottantamila lire.

--Ottantamila lire!--gridò il vecchio, ritrovando a quella risposta

tutta la forza dei suoi polmoni.--Ottantamila lire?... Dovrei pagare

ottantamila lire? È matto, lei. Non le ho nemmeno io, ottantamila lire!

Il Barbarò strizzò l'occhio con un sorrisetto.

--Il signor marchese non ha da far altro che comandarmi.

Il vecchio guardò fisso l'ex-portinaio, poi storcendo la bocca

e alzando le spalle con un moto significantissimo:--A mia

disposizione,--pensò,--per strozzarmi di sotto mano;--ma pensò soltanto

e non disse niente di simile: tornò invece a sfogarsi contro il nipote.

La sua collera era tanto più terribile quanto meglio egli capiva che

in fondo il Barbarò non aveva tutti i torti, e che per la gente, per

l'onore del nome, per continuare ad essere ben accolto e rispettato in

società, avrebbe dovuto finir col pagare.--Pagare ottantamila lire per

i vizi di un ragazzaccio antipatico, e che adesso sentiva di odiare!...

Pagare ottantamila lire perchè la madre di quello sciagurato non era

mai stata altro che una romantica senza testa!...

--E se non... se non si pagano, che cosa succederà?--domandò alla fine,

a denti stretti.

--Prima il protesto, poi, scoperta la falsificazione delle firme,

l'arresto personale.

Il marchese Diego trasalì suo malgrado.

--E... ci sarebbe tempo... fino domani alle due?...

--Domani e anche dopo; tutto il tempo che vuole!--esclamò Pompeo con un

inchino.--Mi basta una sua parola, signor marchese. Con una sua parola

metto le cambiali, come si dice, sotto il calamaio!

Diego di Collalto borbottò alquanto, guardò in fretta l'orologio, poi

si rivolse nuovamente al Commendatore.

--Vado subito a Gallarate a prendere mia nipote... la condurrò qui da

lei.... Sentiremo, vedremo che cosa ha in animo di fare.

Gli occhietti loschi del Barbarò sfavillarono, e le sue guance

avvizzite si accesero subitamente.

--Io già,--continuò il marchese,--non pago niente. Ottantamila lire non

le ho, e non voglio mettermi a contrar debiti per gli altri, io che non

ne ho mai fatti per me. Stasera lei, sarà ancora visibile alla Banca?

--Certo!... Si figuri!... ma la signora marchesa non deve incomodarsi,

diamine! Mi recherò io stesso a inchinarla, dove la signora marchesa

mi vorrà far l'onore di ricevermi. Diamine, diamine!... Si figuri!

Stasera, anzi, dovevo andare a Roma... volevo parlare alla Camera a

proposito dei dazi protettori--(il deputato Barbarò, a sentirlo, doveva

sempre parlare alla Camera, e viceversa non apriva mai bocca)--ma

ci rinunzierò e mi fermerò a Milano. Per bacco baccone!... Da tanti

anni sono... sento... la più gran devozione per la nobile famiglia

dei marchesi di Collalto e non vorrei, per tutto l'oro del mondo,

rifiutarle proprio adesso, in un momento così... così grave, la mia

umilissima servitù.

Il vecchio sorrise con una smorfia e un cenno del capo, che potevan

passare per un ringraziamento.

--Guardi bene, per altro,--soggiunse dopo un istante di silenzio,--di

non compromettermi con la marchesa, e anzi, mi faccia questo piacere,

di aiutarmi a tener fermo. Io voglio sperare che riunendo tutto ciò che

rimane a... a quella gente, potranno ancora, se non subito, con un po'

di quiete, riparare questo colpo....

Pompeo scosse il capo in segno negativo.

--E allora, peggio per loro!--strillò il marchese tornando a

infuriarsi. Io non voglio subire una _débâcle_ per i vizi di mio

nipote. Ottantamila lire?... In pochi mesi?--Se fossi anche tanto

imprudente da pagare oggi, mi assicura lei che avrei finito, e che

sarei sicuro di non dover domani ritornar da capo?

--Oh per questo non c'è da illudersi, il marchesino ha il vizio

nel sangue; ha la prodigalità ereditaria. _Talis padris_...--e il

commendatore interruppe il latino che non gli veniva bene con una

volgare sghignazzata.

--Vede dunque--esclamò il Collalto cogliendo la palla al balzo.--Vede

dunque?... sarebbe inutile!... mi sacrificherei per niente!... mi dà

ragione anche lei!...

--No, scusi, signor marchese; non posso darle ragione. Sono disgrazie

che quando capitano in una famiglia, bisogna portarne tutte le

conseguenze. So anch'io che il boccone è amaro da ingoiare, tanto più

col pericolo di tornar da capo..., ma d'altra parte, le par possibile

di poter lasciar mettere in prigione suo nipote il suo unico nipote,

un Collalto?...--E il processo, signor marchese? E la pubblicità dei

giornali?...--Capisce bene, il nome sarebbe rovinato per sempre, e lei,

lei stesso, non potrebbe più vivere in società, tenere quel posto così

eminente che ha nella nostra aristocrazia....

Il marchese non diceva più una parola: sbuffava di rabbia.

--E poi, oltre all'onore,--continuava spietatamente il Barbarò con

un risolino ironico che gli spuntava sulle labbra in mezzo alle

espressioni affettatamente ossequiose,--oltre all'onore ella deve

compiere il sacrificio delle ottantamila lire anche per quella povera

signora....

Il vecchio fece un'altra scrollatina di testa.

--Sì, anche per la signora marchesa,--continuò mellifluamente il

commendator Pompeo.--Essa è in tutto degna dei più grandi sacrifici:

anche un milione, sarebbe bene speso per la marchesa!...

--Angelica?... mi faccia il piacere!--rispose Diego di Collalto,

indispettito dall'enfasi improvvisa del suo interlocutore.--Mi

faccia il piacere!... Non è altro che una matta... un'egoista!... una

linfatica sentimentale, piena di romanticherie!... Se fosse stata

una donna di cuore, una donna di testa, avrebbe pensato a collocarsi

in modo da assicurare il proprio avvenire e quello del figlio!--A

questo punto il nobile Pompeo di Panigale non sorrise più, si fece

serio, quasi melanconico, e sospirando alzò gli occhi al soffitto, per

chiamarlo a testimonio del proprio dolore.

--Io l'ho sempre ammirata quella signora,--disse poi, mettendosi una

mano sul cuore.--Ho trovato in lei virtù... virtù straordinarie. Per

parte mia, le ripeto, sarei disposto a spendere un patrimonio, pur

di vederla soddisfatta. Oh vorrei essere in lei, signor marchese, lo

confesso con tutta sincerità.... Vorrei essere in lei, per avere il

diritto di proteggerla, di consolarla, di collocarla, per modo di dire,

sopra un trono... un trono d'oro!--E il signor Pompeo, così parlando

era tanto accalorato e commosso, che il vecchio marchese, quantunque

miope, se ne avvide, e ne rimase colpito.

--Povera signora,--riprese il Barbarò dopo un momento di pausa,--è

sempre stata sfortunatissima, come moglie, come madre e adesso....--Qui

fece una reticenza, strinse le labbra sottili, ove il risolino tornò

a comparire--adesso--concluse è capitata fra le mani di uno spiantato

qualunque, che la inganna colle dimostrazioni del perfetto amore, ma

che invece non mira, ad altro che al suo avvenire.

--Avvenire?... Quale avvenire?--domandò il marchese cogli occhi

sfavillanti dietro le lenti, e coi baffi più ritti del solito.

--Non se l'abbia a male.... Ripeto, quanto mi è stato riferito. Il

maggiore Martinengo avrebbe risposto a chi lo sconsigliava di dare le

dimissioni, e di perdere così un posto sicuro, che _il vecchio_ doveva

pur crepare, e che non avrebbe potuto portare i suoi milioni con sè...

all'inferno!... Il vecchio, non se l'abbia a male, il vecchio sarebbe

lei, signor marchese!...

L'altro ebbe un sussulto, diventò rosso, poi pallido, ma riuscì a

frenarsi, e ripulendo le lenti che gli eran cadute dal naso, mormorò

fra i denti:

--_Il ne faut jurer de rien!_

Pompeo Barbarò sorrise, e guardò il Collalto senza aggiunger verbo; non

aveva ben afferrato il senso di quelle parole.

Il marchese Diego, sebbene avesse avuto la forza di vincersi in

faccia a Pompeo, se ne andò via portandosi la spina nel cuore, e

arrovellandosi contro suo nipote, contro Angelica, e contro il

Martinengo che faceva i conti sulla sua morte.

--E quel _Barabò_, quel _Barabao_, quello strozzino arricchito, che

dopo aver ingoiata Villagardiana, protesta la sua devozione a mia

nipote? impostore!... ipocritaccio!...--borbottava toccandosi le punte

dei baffi.

--Pure... pure non c'è da scegliere. In questo momento bisogna fargli

un po' di buon viso. Lui solo ha le mani in pasta e può trovar la

maniera di accomodare le faccende senza rovinarmi!...--Sicuro...

sicuro... è antipatico, ma non si può far senza di lui!... Intanto

andiamo subito a Gallarate. Cominciamo a far ballare anche mia nipote:

tocca a lei; la madre è lei!

Con tanta bile in corpo il marchese Diego arrivò al _Villino delle

grazie_, più verde dei suoi mustacchi e dei suoi capelli. Angelica

passeggiava in giardino con Andrea, e... fu per caso?... fu per

misterioso presentimento?... certo è che appena le fu annunciato il

marchese Diego, divenne pallida e si sentì una stretta al cuore.

--Mio Dio, che cosa ci sarà di nuovo?--esclamò istintivamente alzando

timorosa gli occhi grandi e buoni, in faccia al Martinengo.

--Che vuole che ci sia di nuovo?--nulla!...--le rispose Andrea il

quale dava a preferenza del _lei_ anzichè del _tu_ all'amica per un

sentimento gentile, di rispettosa tenerezza.--Il marchese verrà a farle

una visita.

--Non ci viene mai a Gallarate!--rispose Angelica, e quantunque

inquieta, mosse incontro allo zio, sforzandosi di mostrarsi amabile e

contenta.

Il marchese Diego, sempre galante, le baciò la mano facendole un

madrigale; salutò il maggiore, sorridendogli colla benevolenza di uno

zio soddisfatto e chiamandolo--il più fortunato dei mortali.--Poi

pregò la nipote, la bella nipotina, di concedergli cinque minuti di

colloquio.--Pur troppo,--disse infine rivolgendosi al Martinengo

nell'allontanarsi, dopo aver offerto il braccio alla nipote--non

sono più in istato di rendervi geloso--e ripetè con più enfasi di

prima--mortale fortunato!

Angelica conosceva bene lo zio, e però non si era lasciata ingannare

da tutte quelle dimostrazioni di affetto e di galanteria. Anzi, era

sempre più inquieta, aspettava con ansia che il marchese le spiegasse

il movente della sua visita. Appena furono nel salotto, Diego di

Collalto offrì alla marchesa una scatola di dolci, che il servitore

aveva tolta dalla carrozza col _plaid_; chiuse bene le porte, e poi

con una brutalità, che appariva più fredda e spietata, per le forme

ostentatamente cortesi, le disse che quel bel mobile del suo figliuolo

era un Mirabeau, salvo l'eloquenza, che aveva falsificata la sua firma

per ottantamila lire; e che lei, la cara nipotina, inebriata dalle

dolcezze dell'amore, lo avea lasciato troppo libero, lo aveva troppo

abbandonato a sè stesso, e dichiarava esplicitamente che lui non poteva

far nulla per allontanare la catastrofe.

Angelica era rimasta come fulminata; tuttavia non aveva ancora compreso.

--Ha falsificato la tua firma?... come? in che modo?...

--Sì, cara, per ottantamila lire!--- E il marchese le riferì e le

spiegò, in poche parole, tutto quanto sapeva.

--Non è possibile. È una menzogna, una calunnia!...

--Le cambiali, gioia mia, le ho viste io stesso, co' miei propri occhi.

--E Stefano ha firmato col tuo nome?

--Diego di Collalto.

--Sei sicuro, proprio sicuro, che sia il suo carattere?

--Sicurissimo.

--Allora è caduto in un tranello, e bisogna sentire prima di giudicare.

Bisogna sentire le sue ragioni, le sue difese, le sue scuse....

--Gli puoi telegrafare di venir subito a Milano.

--Ah zio, zio mio,--esclamò in fine la poveretta prorompendo in

lacrime,--zio mio, abbi pietà, di quel ragazzo.... Perdonagli, te ne

supplico, zio, te ne scongiuro!

--Oh in quanto a perdonare, può darsi,--rispose il marchese Diego con

un sorriso che in quel punto diventava feroce,--ma pagare no, no di

certo. Dove le trovo, ottantamila lire?...--e dondolandosi tutto, e

facendo scricchiolare le scarpettine inverniciate,--_La plus belle

fille du monde_,--continuò,--_ne peut donner que ce qu'elle a!_

--Ma allora... allora che cosa potrà succedere? Che cosa faranno a mio

figlio?!

--Eh!...--rispose il vecchio elegante stringendosi tutto nelle spalle e

allargando le braccia mentre sibilava quell'_Eh!_... che passò freddo,

come una lama, nel cuore di Angelica.

--Pensa che abbiamo il tuo nome.... Pensa che siamo il tuo sangue. Non

ci puoi abbandonare.--Vorrai consigliarci.... vorrai che il nostro

onore sia salvo!

Il marchese le prese una mano e gliela accarezzò per farle cuore.

Dar quattrini non poteva, perchè non ne aveva; ma in tutto il resto,

si metteva a sua disposizione. Andare, girare, parlare, brigare, era

disposto a tutto. Era venuto apposta a Gallarate per prenderla e

condurla subito a Milano. Si sarebbero abboccati la sera stessa col

signor commendator _Barabbò_ e insieme avrebbero cercata la via, se ce

n'era una, per riparare, o almeno mitigare quel colpo terribile.

--Il Barbarò?--demandò Angelica facendosi ancora più pallida.--Come

c'entra il Barbarò?...

--Per bacco, se c'entra!--esclamò il marchese,--è lui che ha in mano le

cambiali!

Angelica si sentì oscurare la vista, e mal suo grado le sfuggì un nome

dalle labbra che pareva una preghiera, pareva un lamento,--Andrea....

--Andrea, aspetterà. Ritornerai domani, dopo domani; c'è tempo.--Al

punto in cui sia... in cui siete, gli affari prima di tutto!

--Che io lo debba sempre incontrare quell'uomo, sempre sempre!--e

Angelica, in mezzo alla sua grande angoscia, ebbe un fremito di terrore.

--Anche il deputato arde della nostra fiamma istessa: ho scoperto

stamattina che è un tuo spasimante.

--Abbi pietà dello stato in cui mi trovo, zio,--esclamò la marchesa

vivamente,--risparmiami almeno ora questi tuoi scherzi.

--No, no, nipotina cara, non andare in collera perchè è la verità. Il

_Barbabò_ mi ha trattenuto a farmi i tuoi elogi per due ore di seguito:

e come prendeva fuoco! Non è bello, bisogna convenirne, ma si può

proprio dire _un uomo d'oro_, come lo chiama Donna Ippolita Bellotti,

che ho veduto l'altra sera al Cova, e che mi ha detto di salutarti.

Sicuro, prendeva fuoco, e mi pare l'avesse a morte col maggiore. Tutta

gelosia: bisogna compatirlo.

--Allora, quando si parte?--domandò Angelica risolutamente, per dar

termine al discorso. Le pareva che lo zio avesse sulle labbia il

sorriso di quell'uomo odioso che le si imponeva come una fatalità,

che come un serpe la stringeva nelle sue spire invisibili: un triste

sorriso di scherno e di trionfo onde la poveretta sentiva ribrezzo e

paura.

Angelica si vestì in fretta, dopo aver messo a parte di tutto, con due

parole, il Martinengo; dopo essersi fatta giurare che non si sarebbe

mosso da Nuvolenta, finchè lei non fosse ritornata, e che le avrebbe

sempre scritto, cominciando da quella sera medesima, tutto ciò ch'egli

avrebbe fatto in tutto il tempo che sarebbe rimasto senza di lei. E

mettendolo a parte di quel suo gran dolore, e facendogli tutte quelle

raccomandazioni, non gli dava più del _lei_, ma del _tu_, sempre del

_tu_, continuamente del _tu_, come per attestare maggiormente che essa

era sua, che gli apparteneva, che quel loro legame ormai doveva essere

indissolubile. Era la tenerezza, era l'amore che traboccavano dal suo

stesso dolore, e che la disperazione rendeva più vivo e più forte.

Andrea Martinengo la confortò. Le disse, e lui stesso ne era convinto,

che lo zio avrebbe finito col pagare: era avaro e strillava..., ma

strillava appunto perchè capiva che non c'era altro scampo.

Quanto a Stefanuccio, ci voleva un lezione energica; forse la vita

dell'ufficiale non era per lui. Avrebbero pensato poi se sarebbe stato

il caso di richiamarlo a casa, per sorvegliarlo, e farlo lavorare.

Il marchese Diego, che nel frattempo aveva accarezzato il mento e

tastate le braccia della figlia del fattore, appena furono attaccati

i cavalli chiamò il Martinengo per mostrargli il _sinistro_ che gli

si sfiancava, e non ne sapeva il perchè. Poi appena apparve Angelica

la fe' montare in carrozza, e quindi salito anche lui, le si sedette

vicino.--Caro maggiore,--esclamò,--benchè vecchio, scommetto che ora vi

faccio invidia!... Vela rapisco, e non ve la rendo più!...

Andrea sorrise, ma per quanto Angelica dovesse tornar subito, o in

caso diverso, potesse ben raggiungerla lui stesso a Milano, si sentiva

commosso per così inaspettata partenza. Angelica lo salutò col capo,

colla mano, e più cogli occhi amorosi che fissò in lui lungamente,

tenerissimamente. Ma non gli disse più una parola; non poteva; aveva la

gola piena di lacrime.

I Barbarò: Le lagrime del prossimo. vol. 2 · 第 15 / 22 段