stanzino e corse su per le scale in cerca di Antonio, chiamandolo ad
alta voce. Allora la Mary, più esaltata che mai, invece di attendere
giù, gli corse dietro, seguita pure dalla marchesa, che in quel momento
di ansia non ebbe più testa per pensare ad altro. Attraversarono
l'anticamera, passarono in fretta tutte le stanze, chiamando sempre
"Antonio, Antonio," ma con voce più sommessa, finchè questi rispose,
aprendo l'uscio di un gabinetto attiguo alla camera del padroncino....
La Mary distinse subito, sopra un tavolino, bambagia, fasce,
filaccie... udì un lamento, e si precipitò nella camera di Giulio che,
preso dal delirio, la chiamava per nome.
Ecco in qual modo era successo che la Mary e la marchesa Angelica
furono trovate presso il ferito dal professore Eugenio quando giunse da
Panigale.
Giulio Barbarò, dopo un leggiero delirio, era passato al sopore. Di
tanto in tanto pareva destarsi... scoteva la testa sul guanciale...
apriva, sbatteva le palpebre, ma non riconosceva nessuno e lo
riprendeva subito il sonno morboso.
Nel frattempo, prima sempre dell'arrivo dello Zodenigo, c'era stata una
seconda visita del medico, in compagnia di un consulente suo amico. Fu
giudicato che lo stato del ferito si manteneva sempre assai grave: la
palla aveva perforato il polmone sinistro e si era fermata nella parete
posteriore toracica, ma per il momento non era possibile l'estrazione.
Insomma, quantunque tutte le speranze non fossero ancora perdute, i
medici non nascondevano il timore che potesse succedere la catastrofe
anche improvvisamente.
--Io non mi muovo da qui finchè c'è pericolo,--avea detto la Mary
all'Angelica.--Pensa tu ad avvertire lo zio Francesco.
E levatosi il cappello e spogliatasi del mantellino, senza versare una
lacrima, ma cogli occhi spenti e le guance inaridite dal dolore, si
sedette accanto al letto del ferito.
Angelica non tentò nemmeno di smuoverla dal suo proposito: forse essa
sentiva in cuor suo che in un caso simile avrebbe fatto altrettanto.
Scrisse invece a Donna Lucrezia perchè venisse subito, presso la
nipote, mentre lei sarebbe tornata dall'Alamanni; ma non le disse nel
biglietto di che si trattava e nemmeno le anticipò alcuna notizia circa
il fatto. Voleva prima, spaventandola un poco, imporle il segreto,
essendosi persuasa ormai anche la marchesa che ciò era necessario per
tutti.
Donna Lucrezia arrivò come un fulmine, carica d'interrogazioni; ma poi,
appena Angelica l'ebbe messa, in breve, al corrente dell'accaduto,
alzò le lunghe braccia al cielo, stralunò gli occhi, e spalancò la
bocca, ma senza profferire una parola, tanto avea paura di guastar le
cose. Solamente, quando Angelica se ne fu andata, Donna Lucrezia (che
era rimasta con Antonio nel gabinetto, senza entrare nella camera di
Giulio, perchè il medico lo aveva proibito) confidò al servitore che
anche lei "in una circostanza tremenda, in cui _ghe gera in balo el
cuor_" avea bevuto "_un goto de velèn_" e che cinque dottoroni "uno
_drio_ l'altro" l'avevano spedita. Era stata la Mary, la sua Mary
a salvarla; quel "_fior de tosa_" dalla quale i barbari del giorno
l'avevano divisa per puntiglio e per gelosia, ma senza cavarne alcun
costrutto in quanto che, adesso avrebbero dovuto finire _anca lori_,
insieme al Papa, coll'accettare i fatti compiuti. Angelica avrebbe
messo al posto _el sior Todaro_. Oh, la marchesa Angelica aveva un
tatto, un garbo, e insieme un'imponenza grande, che incuteva molta
_sugizion_ alle persone. A lei no, per altro, niente affattissimo,
perchè lei era dello stesso sangue: i Badoero, i Collalto, e i
Balladoro erano sempre stati insieme fin dai tempi della _guerra_ di
Lepanto e, di più, la marchesa Angelica era sua cugina tanto come
Collalto, quanto per via dei Castelnovo, e l'aveva vista nascere e
_venir su_ più bella d'un _fior_!... Povero _fior_, proprio _sacrificà_
nel suo profumo e nella sua bellezza; perchè _so cusin_ Alberto era "un
tiranno, una bestia, tanto quanto" che "_ghe n'aveva fate passar a sua
mugier de tuti i colori_" e che al presente, dopo un colpo che lo aveva
preso, prima alle gambe e poi anche alla testa, si ostinava a restar al
mondo a dispetto dei santi. Non si poteva più muovere; da poco tempo
aveva perduto affatto il ben dell'intelletto... Era diventato grosso,
grasso con un faccione tondo come una Pasqua; parlando, balbettava
come _fa i tati_; rideva, _pianzeva de niente_, aveva imparato a far
le calze e _tutto 'l dì_ non faceva altro, mentre lo conducevano
attorno nella sua carrozza. Che pena, poveretta, che pena, per sua
cugina, la marchesa Angelica, in _tuto_ lo splendore della gioventù!
Ma, per altro, poteva proprio dirlo, perchè Angelica, per lei, non
aveva mai avuto segreti, era una donna _indomita_ d'altri tempi e che
all'occorrenza, sapeva comandare anche alla _passion_!... E così, Donna
Lucrezia continuò a parlare, finchè la marchesa non fu di ritorno.
Antonio, allora, prudentemente si ritirò... Aveva la testa gonfiata
come un pallone.... La Mary, udito il passo e il sussurro delle vesti
di Angelica, venne sull'uscio, in punta di piedi, per sentire la
risposta dello zio.
--E così?... Che cos'ha detto quell... quel _longobardo?_--domandò la
Balladoro.
--Ha detto--rispose Angelica avvicinandosi alla Mary in atto di farle
coraggio--ha detto che se lo stato di Giulio si mantiene grave, tu puoi
rimanergli vicina, perchè, come la coscienza, anche il cuore ha i suoi
doveri.
--Bravo!... _me piase... e ghe perdono!_--esclamò donna Lucrezia,
mentre la Mary si gettava piangendo fra le braccia di Angelica. Dopo
tante ore di angosce terribili, il pianto avea trovata finalmente la
via per prorompere.
Quando, alcune ore dopo, lo Zodenigo entrò nel gabinetto preceduto da
Antonio donna Lucrezia non c'era più. Era scappata a casa per mangiare
un _bocconcin_ in fretta e in furia; tanto da reggersi in piedi. Al
professore bastò un colpo d'occhio, e poche parole fatte prima col
servitore, per venire in chiaro di quanto era successo, e approfittarne.
La marchesa lo aveva interrogato con grande premura per sapere quando
il Barbarò sarebbe giunto a Milano (non voleva correre il rischio
d'incontrarsi con lui). Egli rispose, diplomaticamente, di non avergli
detto ancora nulla del figliuolo, perchè in tal caso sarebbe certo
precipitato a Milano, destando uno scandalo; onde la rovina del
cavaliere, e di Giulio insieme, sarebbe stata inevitabile.
--Non bisogna illudersi, _signooina_!--esclamò, chiudendo prima gli
occhi gravemente, poi aprendoli e soffiando mentre li teneva fissi in
quelli della Mary--non bisogna illudersi; non c'è altro che un mezzo
per tentare di salvar la vita al figliuolo: bisogna salvar l'onore del
padre!
--Fate, fate tutto ciò che sta in voi!--esclamò la Mary congiungendo le
mani in atto supplichevole.
Lo Zodenigo s'inchinò con molta gravità e con molta degnazione, poi,
tornando a soffiare, guardò la marchesa, come per interrogarla su tal
proposito.
--Sì, sì!--rispose Angelica indovinando il pensiero dello
Zodenigo,--anche Francesco Alamanni, ormai, non crede più conveniente,
nè possibile l'opporsi, e se... e appena il signor Giulio si sarà
rimesso un poco, avrà luogo il matrimonio.
Sul viso smorto della fanciulla passò in quel punto una fiamma viva, e
abbassò confusa gli occhi, ancora pieni di lacrime.
Il professore Eugenio s'inchinò una seconda volta, esprimendo con una
mimica composta, ma efficace, i suoi voti e le sue congratulazioni.
A vederlo di fuori, non tradiva la muta e rigida impassibilità inglese,
ma internamente gongolava, e un tremito quasi impercettibile delle
labbra sottili avrebbe svelato, ad un osservatore attento, lo sforzo
fatto per reprimere la contentezza.
--Dica a Francesco Alamanni,--esclamò poi rivolgendosi alla marchesa
con solenne pacatezza e tenendo abbassate più a lungo le palpebre,
come volesse concentrare in sè tutta la mente per trovar la forma
più adatta al suo pensiero,--dica a Francesco Alamanni che i suoi
_avveesaai_ (nemici un Alamanni non ne può avere), sono costretti ad
_ammiiaae sempee_ più, da leali gentiluomini, la rettitudine del suo
_spiito_, l'elevatezza de' suoi sentimenti e la bontà squisita del suo
_cuoee_.
Ciò detto prese la manina della Mary, la strinse forte, con una
smorfia, e se ne andò inchinandosi, senza aggiungere altro per non
commettere la debolezza d'intenerirsi.
Andò prima, sollecitamente, all'ufficio del _Moderatore_, poi
nientemeno che in _via della Spiga_... da donna Lucrezia!
Il professore, in quei pochi istanti, avea già pensato e fissato bene
in mente il proprio disegno.
All'ufficio per prima cosa gli toccò una sorpresa poco gradevole: trovò
il Carpani che lo aspettava per dare le sue dimissioni. Era un'altra
conseguenza, certo affatto impreveduta per lo Zodenigo, del famoso
dispaccio di Nicola Mazza.
--Sostenere l'Alamanni,--gli aveva dichiarato il Carpani per spiegare
la propria condotta,--sarebbe in contradizione co' miei principii;
ma difendere il Barbarò ripugna troppo, ora, alla mia coscienza.
Tacere equivarrebbe ad una diserzione... però preferisco ritirarmi dal
giornalismo. Non ci vedo più chiaro!...
--E allora mettetevi gli occhiali!--aveva risposto lo Zodenigo, alzando
le spalle stizzito.--_Baloodo! Baloodo!_ I giornalisti non devono avere
altra mira che il trionfo del _paatito_: non sapete che, in politica,
il fine giustifica i mezzi?...
Il Carpani crollò il capo e non rispose. Prese fra i giornali vecchi
di cambio un numero della _Perseveranza_, lo distese sul proprio
tavolo, vi ammucchiò insieme un piccolo vocabolario _francese-inglese_,
unto e scucito; un calamaio tascabile che usava quando assisteva a
qualche adunanza; una giacchetta logora di _orleans_, che metteva
sempre in ufficio; un mezzo pettine d'osso; l'_Iliade_ di Omero; i
guanti neri, pei funerali di parata; una lettera di Quintino Sella; un
biglietto di visita di Marco Minghetti; il verbale di un duello; un
pane ed una fetta di carne fredda, avanzi della colazione: involse il
tutto nella _Perseveranza_ (era il suo intero bagaglio giornalistico:
le glorie raccolte, e i tesori guadagnati nella lunga carriera), si
cacciò il pacco sotto il braccio, e uscì dall'ufficio del _Moderatore_
più lacero e dimesso che non vi fosse entrato... con una ruga di più
sulla fronte, e molte illusioni di meno nel cuore.
"Balordo!..." ripetè lo Zodenigo, dopo averlo salutato appena con un
cenno del capo, mentre se ne andava. "Dubita forse che, per questo
incidente, il _Moderatore_ debba morire?... Balordo! È adesso invece il
momento di raddoppiare la _tiiatura_!"
Un'altra sorpresa, di diverso genere peraltro, e di ben diversa
importanza, aspettava lo Zodenigo anche in _via della Spiga_: la
scoperta di un successore alla tavola e nel cuore della vedova
romantica.
Lo Zodenigo era passato davanti al bugigattolo della portinaia senza
un rimpianto per la Rosetta, alla quale aveva fatto tanto male; senza
un rimorso per la povera vecchia, la mamma, finita di crepacuore
all'ospedale, e senza nemmeno un pensiero per l'innocente frutto dei
_canti patrii_ e sentimentali.
Altri tempi, altre cure!
Ma se il professore Eugenio era dotato di memoria labile, in cambio la
vista l'aveva buona, e entrato appena nello stanzino per domandare se
la Balladoro era in casa, osservò subito, quantunque fosse di sera,
al fioco chiarore d'un lumicino ad olio, la nuova portinaia, che era
pure belloccia, e prima d'incamminarsi per le scale le strizzò l'occhio
sussurrandole un complimento manzoniano: "Bel sangue _lombaado_!"
Arrivato sul pianerottolo, mentre stava per tirare il campanello,
si fermò sospeso: indovinò allora che aveva un successore. Due voci
giungevano ben distinte al suo orecchio, due voci, insieme cogli
accordi d'un pianoforte. Una, fessa, tremula, afona, stonata, non
c'era dubbio, era la voce di donna Lucrezia; l'altra acuta, sottile,
belante... doveva essere quella del rivale.
"Povero diavolo" mormorò lo Zodenigo sorridendo, mentre tirava forte il
campanello, "deve aver buono stomaco!"
Quasi subito sentì uno strascicare di zoccoli nell'anticamera. "Oh,
guarda!" pensò fra sè "c'è ancora quella vecchia zoppaccia che mi
faceva la guerra!"
Infatti fu la Filomena che gli aprì la porta, e al primo momento rimase
come stupefatta per quella visita inaspettata.
--Donna _Lucheezia_ sta per andare a pranzo, non è vero?
La Filomena, rimboccando il grembiule greggio, accennò di sì col capo,
fissando il professore con un'aria che, tra la meraviglia, si faceva
quasi sospettosa.
--Ebbene, non ho da dirle altro che due parole, e poi la lascio in
libertà.
Dopo la tirata di campanello il canto era cessato. La Filomena, fatto
entrare il professore, lo precedette per annunziarlo a Donna Lucrezia,
che, invece del _bocconçin_ in fretta e in furia, aveva pranzo in onore
del suo maestro di canto, il quale, aspettando che il riso fosse cotto,
le faceva ripassare la _Sonnambula_.
Al nome dello Zodenigo, proferito dalla vecchia con un tono
particolare, Donna Lucrezia si voltò scattando in piedi dal panchetto
sul quale era seduta accanto al pianoforte; si strappò gli occhiali dal
naso e li ficcò in tasca; poi, chinandosi all'orecchio del maestro (un
pezzo d'omaccione con una testa da toro, e due spalle da Ercole), gli
sussurrò in fretta, pianino:
--Fermo, tesoro, che lo faremo crepar di rabbia.
Ciò detto, ordinò maestosamente alla Filomena di far passare il
professore. La vecchia, dopo aver lanciata sul maestro una di quelle
occhiataccie che nei tempi andati erano riservate al professore,
spalancò l'uscio....
Il professore tardava a venir innanzi perchè si stava levando il
soprabito, ma Donna Lucrezia ebbe intanto un sussulto di gioia.
"_Corocochè!_" Il traditore non l'avrebbe trovata piangente come
una Didone nel salotto rimesso a nuovo e senza più nemmeno l'ombra
d'un _patacon_!... L'avrebbe riveduta, il mostro!, al fianco di una
persona di merito e di proposito, che... che non aveva gusti plebei.
In quell'attimo lanciò pure un'occhiata alla sua _toilette_: era
sfolgorante!... Guardò la tavola preparata con un'abbondanza e un
lusso insolito, con sopra due di quelle rinomate bottiglie di barolino
che davano la stura al genio dell'esule poeta, e tutto ciò mentre dalla
cucina entrava nel salotto, insieme col professore, il profumo dello
stufatino famoso, cucinato da lei, colle sue proprie mani!... Allora
"_Corocochè!_" pensò che la vendetta fosse anche più piena, e raggiante
in viso e gongolante nell'animo cominciò con enfasi le presentazioni.
--Il maestro Forapan di Verona, celebre compositore, che ha scritto
la _Regina delle Antille_, che sarà applaudita (non fate il modesto
_fora de logo_)--interruppe rivolgendosi al maestro che ascoltava senza
scomporsi quegli elogi--che sarà applaudita, quanto prima, in uno dei
nostri principali teatri.
A questo punto il maestro Forapan strappò un accordo sul pianoforte
coll'aria distratta, ma poi appena sentì pronunziare il nome dello
Zodenigo si alzò tutto cerimonioso, gridando forte con una vocina da
pecora che contrastava ridicolmente in quel corpaccione macchinoso, e
in mezzo a un diluvio di complimenti cominciò subito a lagnarsi del
critico musicale del _Moderatore_ perchè non si occupava abbastanza
delle composizioni di carattere serio, mentre empiva le appendici colle
lodi delle operette.
Lo Zodenigo non soffiava più, ma sbuffava, e risposto appena con un
cenno del capo al celebre maestro di Verona, mormorò senza nè manco
guardarlo in faccia--Bella città... Verona!--Quindi rivolgendosi
alla Balladaro:--_Donna Lucrezia_,--le disse,--mi spiace assaissimo
incomodarvi, ma vi _doveei diie_ due parole..
La Balladoro sfavillò negli occhi per un lampo d'orgoglio. Si rizzò
dritta, impettita, esclamando--Sempre a vostra _dis_...--ma a questo
punto si fermò, strizzò le palpebre, spalancò la bocca, alzò la testa
al soffitto e scoppiò in uno starnuto, mormorando:--Sempre a vostra
_disposizion_!
--Salute, bella madama!--esclamò il maestro inchinandosi.
--Parlate, parlate pure Euge.... Professore, parlate. Il maestro qui
presente conosce _tuti_ i miei segreti.
Lo Zodenigo non badò più che tanto al senso minaccioso e fiero di
quella parlata; invece si sforzò di far intendere a Donna Lucrezia che
non trattandosi di lei, ma di segreti riferentisi ad altre persone, il
colloquio doveva farsi a quattr'occhi.
--Allora, scusatemi un momentino,--disse la vedova volgendosi al
maestro.--Vi domando licenza cinque minuti soli!... Già, tanto e tanto,
la nostra _lezion_ per oggi la _gera bela è andata_. Se ne avanzerà
tempo _ghe daremo un'altra ripassadina_ dopo pranzo! E chiudendo lo
spartito ch'era sul leggìo, canterellò a mezza voce, accompagnandosi
con una crollatina di capo:
Ah perchè non posso odiarti,
Infedel, com'io vorrei!
--Professore, vi precedo,--ed entrò nella stanza vicina. Nella sua
camera da letto.
Chiusa la porta, Donna Lucrezia sospirò, si soffiò il naso,
coll'intenzione di asciugarsi gli occhi, e mutando a un tratto di voce,
di viso, di espressione--Per _averghe el muso de tola_,--esclamò,--_de
comparirme_ ancora davanti dopo tanti spasimi sofferti, dopo tante
lacrime sparse al vento, bisogna proprio _dir_ che _ghe_ sia un motivo
importante _assàe_!
--_Impootantissimo_,--rispose lo Zodenigo seccamente, e col tono di chi
intende spicciarsi.--Prima di tutto, ditemi, non avete fatta parola
dell'accaduto...--e strizzò l'occhio--al compare di là?
--Il maestro Forapan,--proruppe Donna Lucrezia risentita,--è un
gentiluomo di garbo! Uno che...--ma si fe' forza, si contenne,
e sottolineando le parole,--uno di quei pochi nobili _de
cuor_,--continuò,--in cui una donna _pol ancora fidarse sicura che nò i
lassa drio de lori_ "l'amaro fior del disinganno!" Tuttavia siccome il
segreto non mi appartiene, basta così: non sono una _piavola_.
Lo Zodenigo le fece su ciò i suoi complimenti, soggiungendo che era
venuto appunto per raccomandarle, a nome del signor Barbarò, il
segreto più assoluto. Quindi con destrezza rara di diplomatico, un po'
lusingando la Balladoro, facendole intravvedere quanto il cavalier
Pompeo le si sarebbe mostrato riconoscente; un po' spaventandola, e
minacciandola, che in tutti i casi, visto la guerra di coltello che
si faceva, avrebbe ricorso a qualunque spediente pur di non avere
la peggio, anche a quello di pubblicare, occorrendo, i documenti
conservati dal cavaliere, come _ricevute_ ed altro, le fece scrivere
e firmare una lettera diretta a lui medesimo. In essa Donna Lucrezia,
protestando contro l'infame accusa lanciata a danno di Pompeo Barbarò,
dichiarava ch'egli era sempre stato fedele e devoto alla famiglia
Alamanni; che la signora Lucia e Giulio Alamanni avevano sempre
riposta in lui fiducia sconfinata, e che, in fine, Pompeo Barbarò, in
tutti quegli anni, aveva sempre tenuta la signorina Mary in conto di
figlia, e come tale protetta e sorretta. Lo Zodenigo aveva suggerito
_soccorsa_, ma la parola era sembrata troppo bassa alla Balladoro.
--Giuratemi... per quanto nei vostri giuramenti non ci possa più
credere,--esclamò la vecchia, mentre consegnava il foglietto
al professore,--giuratemi di non pubblicare questa lettera sul
_Moderatore, in nissun caso_, e di farla vedere soltanto al Comitato
_Elettoral_ di Panigale!...
--Non dubitate!... Non dubitate!... Ne useremo appena in un caso
estremo!--E così dicendo, chiusa la lettera nel portafoglio, lo
Zodenigo se ne andò grave e composto, lasciando i saluti per il maestro
Forapan.
Il giorno dopo, la dichiarazione di Donna Lucrezia era stampata
tutta intera nel _Moderatore_, e in prima pagina, con un cappello
della direzione, in cui era detto soltanto che mentre il cavalier
Pompeo Barbarò si riservava di procedere a termini di legge contro la
_Colonna di Fuoco_, il _Moderatore_, pur tenendo apocrifo il dispaccio
attribuito a Nicola Mazza, pubblicava, per edificazione del pubblico
la lettera di una strettissima parente di Giulio Alamanni, Donna
Lucrezia Balladoro, una di quelle nobilissime gentildonne, il cui
eroico patriottismo aveva inspirato i più bei canti dell'Aleardi; ed
annunziava pure come "una primizia certo assai gradita ai lettori" la
lieta novella del matrimonio di Giulio Barbarò colla signorina Maria
Alamanni.
VII.
Quelle poche righe di Donna Lucrezia, coll'aggiunta fatta dallo
Zodenigo, ottennero un effetto straordinario a Panigale e a Milano.
Gli avversari dell'Alamanni si rianimarono e i suoi fautori rimasero
sbigottiti da quel colpo imprevisto. Il Cammaroto erasi subito
precipitato da Francesco Alamanni per avere spiegazioni, e solo rimase
un poco rassicurato dalla serenità del suo amico. In fatti l'Alamanni
aveva già telegrafato al Barbarò perchè dichiarasse esplicitamente, e
pubblicamente, che nessuno della sua famiglia gli aveva mai chiesto,
nè mai aveva avuto un soldo da lui; e dopo il colloquio avuto col
Cammaroto, era corso da Donna Lucrezia per chiarire l'equivoco, sicuro
che "quella scema" doveva aver operato per inganno e per suggestione
altrui, senza intender bene tutta la gravità della cosa, sperando
fors'anco di vendicarsi per essere stata allontanata dalla Mary.
Invece Donna Lucrezia, che alle prime domande e ai primi rimproveri
dell'Alamanni si era impermalita, avea finito in breve col turbarsi,
col cercare scuse e pretesti per attenuare la propria colpa, buttandola
tutta su quel _gesuitone_ dello Zodenigo, che l'aveva ingannata.
--Non è di ciò che si tratta,--esclamò l'Alamanni che, notando la
confusione della Balladoro, sentiva il sangue montar alla testa,--non
è di ciò che si tratta!... Voglio sapere se voi siete caduta così in
basso da toccare il danaro di quel turpe uomo, di quella spia?!...
--Ma, per amor di Dio, _Checchin_, non mi guardate con quegli occhi
spiritati!... _No' giàsseme_ l'anima con tanti spaventi!... Santi Numi
benedetti, ognuno fa i suoi affari per andar avanti con un pochetto di
decoro, e un contratto _notificà_ e scritto in carta bollata non è,
come si dice, un atto di favore; non si riceve un' _obbligazion_!...
--Finiamola colle chiacchiere, colle scenate!--proruppe
l'Alamanni afferrando un braccio della Balladoro e scotendolo
violentemente.--Avete avuto danari dal Barbetta, sì o no?
--Diventate matto, _Checchin_?... Per amor di Dio, sono una debole
donna!
Il braccio, che si trovava preso come in una morsa, ebbe una stretta
più forte.
--Sì, o no?...
--Ahi!... Ahi!... _molème_, vi dirò tutto!...
--Poche parole!... Sì, o no?...
Donna Lucrezia non poteva quasi rispondere, soffocata dallo spavento.
--In quanto a me,--balbettò,--posso morir subito se dico una _busìa_,
non volevo saperne. È stato il _consiglier_ Spinelli, a pregarmi,
minacciarmi, a confondermi!... Quell'austriacante famigerato me ne
fece un caso di coscienza, e mi costrinse ad accettare, per via della
Mary!...
--Ma se mi toglievo il pane di bocca per la Mary?... Se le ho ceduto
tutto il mio?!...
--Voi, si sa bene, avete sempre avuto un vero _cuor_ da Cesare;
ma,--sospirò la Balladoro levando al cielo gli occhi stralunati,--certe
volte in cui le lettere subivano qualche ritardo.... erano spasimi....
_che nò se pol dir_!
--Siete in mala fede adesso....
--Oh _Checchin.... possa morir se...._
--Siete in mala fede!--interruppe l'Alamanni fermandole le parole in
bocca.--Perchè non me ne avete mai parlato di questo prestito?...
Dichiarerete almeno che io non ne sapevo nulla; che io sono innocente!
Che non mi tocca questa macchia, questa infamia!
--Ma.... tesoro mio, pensateci un pochetto e vi ricorderete benissimo
che il consiglier Spinelli vi ha sempre informato di tutto!
--No, non mi ha detto nulla! Avrei restituito subito il suo a
quell'uomo.... avessi dovuto far danaro anche col mio sangue!
--Ma pure nei bilanci della tutela.... figurava il credito del signor
Pompeo Barbarò.... e quei bilanci furono sempre firmati anche da voi!
--Da me?!...
--Sicuro! Del resto è una cosa che _se pol verificar_: basta dare
un'occhiatina ai libri dell'_amministrazion_! Troverete il nome di
Pompeo Barbarò scritto a lettere di scatola!