Il direttore, dunque, e la sua signora, si avviarono direttamente,

prima di tutto, allo studio dell'avvocato Spinelli. Ma allo studio

l'avvocato non c'era; e non c'era un'anima. A forza di sonare venne una

donna sulla scala, col grembiale bianco e la cuffietta, la quale non

potè trattenersi dal sorridere vedendo il cappellone smisurato della

signora Apollonia, e rispose, come aveva ordine di rispondere sempre a

chi veniva in cerca del padrone:

--Il signor avvocato è al Tribunale.

--Ci credo poco al Tribunale!--mormorò la signora Apollonia quando

furono in istrada.

Il direttore sorrise, le offrì il braccio, si cacciò le mani dentro le

maniche, e si avviò verso il Tribunale, colla sua solita andatura.

Al Tribunale nessuno aveva veduto l'avvocato Pietro Paolo Serbellini,

ma un usciere, al quale si erano rivolti per saperne qualche cosa,

tenendo gli occhi fissi, anche lui, sul cappello della signora, rispose

"di provare a cercar l'avvocato al _Caffè delle Colonne_, che a

quell'ora ci poteva essere a far colazione."

Passarono dal _Caffè delle Colonne_... l'avvocato non c'era più.

--Sarà un cinque minuti che se n'è andato!--esclamò il cameriere, ma

questi senza badare al cappello della signora che aveva già veduta più

volte...--Provino alla _Patriottica_!...

I coniugi Cammaroto si avviarono verso la _Patriottica_, ma quando

furono in fondo al Corso videro l'avvocato che attraversava la piazza

del Duomo.

Lo avevano riconosciuto dalla tuba lustra e dal grosso fascio di carte

che gli usciva dalla saccoccia del paletò.

--Eccolo, Polonnì!

--Eccola quest'anima dannata!

L'avvocato li avea già sbirciati di lontano colla coda dell'occhio, e

affrettava il passo per scansarli.

--Avvocato! avvocato!--cominciò a gridare il Cammaroto, correndogli

dietro colla moglie sotto al braccio; ma l'altro tirava di lungo più

duro che mai.

--Avvocato!

--Avvocato!--cominciò a strillare anche la signora Apollonia, tutta

scalmata.--Avvocato!

Non c'era verso di cavarsela; Gian Paolo si volse col capo, strinse le

palpebre dietro le lenti, poi fingendo di riconoscerli in quell'attimo,

si fermò facendo le più alte maraviglie.

--Oh Salvatore carissimo! Donna Apollonia, i miei complimenti!

--Siete sordo, giuraddina!--borbottò la signora ansante.

--Sordo no, ma sono intontito dal gran lavorare. È una giornataccia

disperata, come non ne capita altro che a me. Ho avuto da discutere una

causa in civile per _turbato possesso_--e mostrò il fascio di carte da

una parte.--Adesso devo presiedere un consiglio di famiglia--e mostrò

le carte dall'altra parte.--Insomma... non ho tempo da respirare.

--Buono!... E anch'io venivo in cerca di te per una piccola noia che

ho da darti!--esclamò il Cammaroto sorridendo, mentre la signora

Apollonia fissava muta l'avvocato con un'occhiataccia piena di

diffidenza.

--Sempre a' tuoi ordini...--rispose il Serbellini con un tono

pochissimo incoraggiante.

--Mi spiccio in due parole: Giulio Barbarò....

--Il figlio di _qui' ccane_!--grugnì fra i denti la signora Apollonia.

--....mi ha mandato a sfidare!

--Eh... siamo giusti...--l'avvocato strizzava l'occhio sorridendo--v'è

di che! sei proprio stato senza misericordia!... E... come hai

risposto?...

--Ho risposto che in questo caso, credendo conveniente di derogare ai

miei principii, accettavo la sfida....

Gian Paolo sospirò e si strinse nelle spalle, mentre approvava col capo.

--Al mio avversario lascio il dettare tutte le condizioni; io non ne

metto altro che una: mi voglio battere a elezioni finite.

L'avvocato Gian Paolo continuava a sospirare e a guardare il Cammaroto

con una faccia, come se gli preparasse le esequie.

--Eh... già... quell'articolo, se vogliamo... era assai violento...

forse, direi quasi, anche troppo violento.

--Senti! senti!... Troppo violento!... La mi _'anzona_, sor

avvocato?--si mise a gridare l'Apollonia, ohe cominciava a uscir dai

gangheri.--La mi _'anzona_?... S'è stato lei a metterlo su?... Se dopo

letto l'articolo, saltava come un matto e piangeva come un vitello?...

--Certo... certissimo... ho detto e ripeto... quell'articolo era un

torrente di verità sacrosante... ma forse... ci voleva in alcuni punti,

un po' più di forma!...

--Be'... adesso, non è di questo che si tratta--interruppe il

Cammaroto, ch'era pure un po' seccato per il contegno strano dell'amico

Gian Paolo.--Adesso volevo dirti che, naturalmente, avevo pensato a te,

prima che ad ogni altro per....

Ma l'avvocato, a questo punto, non lo lasciò finire, e prendendogli una

mano e premendola sul proprio cuore--grazie di questa novella prova

di amicizia, ma con te già si può parlare chiaro... ti prego... di

cercarne un altro. In affari simili, io non ci ho punto pratica. Sono

un pacifico padre di famiglia; mia moglie patisce di convulsioni; poi,

come t'ho detto--e tornò a mostrare le carte--mi mancherebbe il tempo

necessario....

--Ma...--balbettò il Cammaroto--gli è che il tempo stringe e non vorrei

trovarmi in... in impiccio....

--Perchè non ti sei rivolto al Nannarelli?... Quello è l'uomo fatto

apposta per queste cose!... È anche membro del _Tiro a segno_.

--Ma... stamattina non s'è visto neppure lui!... E poi, non so bene

dove abita....

--Non sai dove abita il Nannarelli?... Ti servo io: _Corso Venezia_,

numero _cinquantatrè_! Vai dritto, e non puoi sbagliare. Se prendi

un omnibus ti ci porta in due minuti.... Guarda, guarda che bella

combinazione!--e l'avvocato indicò al Cammaroto un omnibus, che

attraversava la piazza a non molta distanza da loro,--l'omnibus del

_Corso Venezia_ parte proprio adesso!... Se fai presto, lo puoi

raggiungere ancora....

Il Cammaroto si voltò, vide l'omnibus, si cacciò una mano sul cappello

a cilindro perchè non gli volasse via e gli corse dietro seguìto dalla

signora Apollonia ansimante, mentre l'avvocato, agitando in alto il

fascio di carte, faceva segno al conduttore di fermarsi, e continuava a

gridare:--Corri, corri, Salvatore!... I miei rispetti, donna Apollonia!

Poi quando vide l'omnibus fermarsi, e il conduttore imbarcare la

signora e il Cammaroto, respirò mormorando: "Tant'è, me la sono cavata

a buon patto!... Figurarsi, se mi volevo compromettere con quel

mattoide!..."

Nel medesimo tempo la signora Apollonia, stretta nell'omnibus,

mentre si aggiustava il cappello, che durante la corsa aveva perduto

l'equilibrio, dichiarava al marito che "se quel canchero d'un avvocato"

avesse avuto tanto ardire da tornare a ficcare il naso in direzione,

gliene voleva dir tante, da svergognarlo.

--Calmati, calmati, che non ne mette conto. Tanto o lui o il Nannarelli

per me fa lo stesso!...

La signora Apollonia tacque, ma non si calmò, e cominciò subito a

guardare i numeri delle case, cogli occhi torvi. Quando l'omnibus fu

arrivato al numero _cinquantatrè_, lo fece fermare.

--Ci siamo, Salvatore.

Scesero, e tutt'e due mormorarono con un sospiro di sollievo, quando il

portinaio disse loro che il Nannarelli era in casa:

--Almeno avremo finito di girare!...

Ma invece, povera gente, dovettero girare dell'altro, e per un pezzo!

Anche il Nannarelli, quel giorno, era pieno di faccende.

--È arrivata da Barzanò una cugina di mia moglie, e tutta la santa

mattina ho dovuto andare attorno con lei. Auf... non ne posso più!...

Ho fatto visita si può dire a tutti i magazzini del Corso. Figurati,

Salvatore, ha una figliuola che si fa sposa: non ho più fiato, nè

gambe... e non siamo alla fine! Ho appena il tempo di mangiare un

boccone lesto lesto e poi... nuovamente di servizio!... Ma s'accomodi,

signora Apollonia; e tu, Salvatore... perchè vuoi star in piedi?...

Dieci minuti, per bacco, li posso rubare anche a mia cugina!

--Ma... ho... avrei....

--Abbiamo premura anche noi!--esclamò l'Apollonia col solito fare

stizzoso. Dal preambolo essa aveva già capito che nemmeno su quello

c'era da fare assegnamento.

--Anch'io--continuava intanto il Cammaroto,--avrei una piccola

noia da darti.... _Amicus fidelis, protectio fortis_, secondo

l'Ecclesiastico...--e mentre l'Apollonia guardava di traverso il

Nannarelli, Salvatore gli prese una mano e sorridendo gli raccontò

quanto gli era accaduto, e lo pregò di volersi assumere la briga di

fargli da padrino.

--Volentierissimo... sempre a' tuoi comandi... ma... tienmi in serbo

per un'altra occasione.

--Andiamo, Salvatore--borbottò l'Apollonia tirando il marito per un

braccio.

--Sarebbe un onore, per me, signora mia, si figuri; ma dica lei se

non sono proprio disgraziato. Uno zio di mia moglie è ragioniere capo

alla _Banca del Credito Popolare_, dove il Barbarò può fare alto e

basso. Se io, come vorrei, accettassi l'incarico del nostro caro

direttore, quella canaglia, per vendicarsi di me, che sono andato a

sfidare suo figlio, farebbe perdere il posto a mio zio e.... Vedi bene,

Cammaroto... vede bene, signora Apollonia, si tratta di un padre... di

cinque figli.

--Andiamo, Salvatore!--ripetè l'Apollonia tirandosi dietro il marito,

senza badare al Nannarelli. Ma questi volle accompagnare i Cammaroto

fin sulla scala, e più li spingeva verso la porta, più si profondeva

in offerte e in complimenti, dicendo fra l'altre cose alla signora

Apollonia che, alla prima occasione, avrebbe voluto aver l'onore

di presentarle sua moglie.--Oggi è tutta sossopra anch'essa per

questo benedetto matrimonio di nostra nipote!--E sulla porta, dopo

aver fatto i più cordiali augurii all'amico Salvatore, strizzando

l'occhio e stringendogli forte la mano, gli raccomandò, se gli fosse

stato possibile, di intiepidire un pochino quel suo gran bollore

meridionale.... Il Cammaroto gli rispose con un'alzata di spalle, e se

ne andò senza nemmeno salutarlo.

--Hai sentito, Polonnì!... Anche lui come quell'altro!...

--Figli di _'ani_!...

--E adesso, chi si va a pescare?

Salvatore Cammaroto si strinse nelle spalle, e collo sgomento in

cuore d'essere abbandonato sul più bello da tutti gli amici, dai

collaboratori morali della _Colonna_, andò a battere ancora a diverse

porte, ma sempre collo stesso bel frutto.

Tizio era spiacentissimo di non poter accettare "quel grande onore

che gli voleva fare l'amico Cammaroto" ma partiva sul momento per la

campagna: aveva i buoi collo zoppino!--Caio era desolato di non poterlo

servire. Suo fratello era amicissimo di Giulio Barbarò, e non doveva

accettare per riguardi di famiglia. Un altro non voleva assumersi

l'incarico perchè era della _Congregazione di Carità_ insieme col

Barbarò; un altro perchè faceva affari colla _Banca degli interessi

lombardi provinciali_, e temeva di crearsi difficoltà per lo sconto; e

così di seguito, tutti colle più vive espressioni di rincrescimento;

tutti ringraziando dell'onore e impegnandosi per la prima occasione, lo

lasciavano in asso, compiangendolo per quella tegola che s'era tirata

sul capo; facendo cuore alla povera signora Apollonia, e raccomandando

in ogni tono, mentre gli aprivano la porta per farlo uscire "la

forma!... la forma!... la forma!..."

--Oh, Polonnì, questa gentaccia mi farà perdere la testa!...--esclamava

scorato il Cammaroto che vedeva avvicinarsi le quattro e ancora non

avea trovato i padrini da mandare al _Caffè Cova_.

--Figli di _'ani_!--rispondeva sempre la signora Apollonia colla voce

rauca e tutta rossa in viso. Era stanca, aveva sete, aveva caldo,

quantunque fosse di dicembre; e mentre schiattava di rabbia contro

quegli altri, guardava di tanto in tanto il direttore che, abbattuto,

piegava il collo sempre di più; lo guardava con un'espressione di

tenerezza, di mestizia, d'inquietudine e non aveva più testa nemmeno

per aggiustarsi il cappello che ormai le stava tutto di sbieco.

--Se fossi in te, manderei Peppino da que' du' così e farei dir loro

che noi non si vuole imposizioni. Poi sulla _Colonna_ vorrei dire le

mie ragioni all'avvocato, al Nannarelli... e a tutti quanti!

Ma dei due consigli della moglie il Cammaroto non accettò altro che il

secondo. Lasciata l'Apollonia, che non aveva più animo d'insistere

per accompagnarlo ancora, all'ufficio della _Colonna_, prese un

_brum_, si fece condurre alla Società dei reduci, dove gli fu indicata

l'abitazione del presidente, vi si recò difilato, e col mezzo suo ebbe

i due padrini che gli abbisognavano e che prima delle cinque entravano

al _Caffè Cova_. Poi, accomodata questa faccenda, scrisse la sfuriata,

come gli aveva suggerito la signora Apollonia, contro l'avvocato

Gian Paolo Serbellini, contro il Nannarelli e compagnia, chiamandoli

_leoni-conigli_, e sfogò tutto il malumore, tutto il dispetto e l'ira

sua, narrando per filo e per segno la faticosa _via crucis_ compiuta

inutilmente dall'uno all'altro, e l'abbandono in cui era stato lasciato

per egoismo, per bassezza, per viltà. E dichiarava che voleva rompere

tutti i vetri dell'ufficio "per ritemprare colle aure ossigenate

l'ambiente saturo dei loro pestiferi miasmi." "A me solo" prorompeva

il Cammaroto nel punto massimo del suo furore "a me solo _il disonor

del Golgota_" e mandava gli apostoli "sfibrati e simoniaci" dove "stava

di casa la bramosìa plebea camuffata di _gentilomeria_ accattona;

l'astuzia e la vigliaccheria mascherate di prudenza," dove "per _forma_

e per _misura_ si spacciava l'ipocrisia e il gesuitismo."

Ma in questa sua ira il Cammaroto avea fatto un passo falso, e lo

Zodenigo se ne approfittò subito, traendo occasione dall'abbandono

in cui era stata lasciata la _Colonna di fuoco_ per mostrare come

l'opinione pubblica fosse disgustata dall'intemperanze della polemica

_Cammarotiana_.

Era il primo caso in cui il _Moderatore_ si degnava rivolgere la

parola direttamente al giornale dell'ex-frate catanese; ma lo faceva

coll'aria schifiltosa d'una damina che fa una smorfia e si restringe

tutta in sè stessa, mentre sta per lasciar cadere un soldo nel sudicio

cappello di un mendicante. Compiangeva più che altro il Cammaroto

"che riusciva a lordare, ma non a ferire," e faceva intendere, fra le

eleganze dello stile compassato, che era forse ancora più matto che

non canaglia, "un _soggetto_ più da processo clinico che da processo

penale." E dichiarava pure che il _Moderatore_ "da cortese gentiluomo"

sarebbe stato ben lieto d'offrire al Serbellini, al Nannarelli e ai

loro egregi amici quella ospitalità che "l'iracondo apostolo... della

bugia" voleva infligger loro come una punizione.

"Del resto, Milano aveva giudicato. Milano, che a buon diritto

poteva vantarsi come la capitale morale e intellettuale d'Italia;

Milano la seria, la forte, l'operosa, l'onesta; Milano aveva già

irremissibilmente ripudiata una stampa senza freno e senza pudore; che

non aveva nulla di inviolabile, nemmeno le pareti domestiche, nemmeno

i più gelosi segreti della vita privata; che non rispettava nulla,

nè amici nè avversari, e contro la quale il buon ambrosiano, sulle

cui labbra scoppiettava sempre viva la satira di Carlo Porta, aveva

inflitto il marchio di un soprannome che avrebbe vissuto più del nome

vero, e che sarebbe stata l'unica memoria superstite di quella lotta

infelice, di quella polemica sciagurata:

LA COLONNA... DI FECCIA."

Infine, come se il Cammaroto ormai fosse proprio morto e sotterrato,

e di Francesco Alamanni non fosse più nemmeno il caso di discorrerne,

annunciava solennemente che "il giovedì di quella stessa settimana

(le elezioni erano indette per la domenica) alle ore 11 antimeridiane

_precise_ il cavalier Pompeo Barbarò, invitato dal _Comitato elettorale

degli agricoltori liberali-moderati_," avrebbe tenuto una conferenza

nella sala del _Teatro Sociale_ di Panigale, per intendersi cogli

elettori e manifestar loro le proprie idee intorno alla politica del

Governo e alle riforme amministrative.

VI.

Quando lo Zodenigo comunicò il proprio disegno circa un discorso

politico da tenersi a Panigale, al cavalier Barbarò, questi in sulle

prime mandò il professore a tutti i diavoli, e dichiarò che non gli

avrebbero aperta la bocca nemmeno coi ferri.

--Siete matto, professore, proprio matto da legare; più matto ancora di

quel frataccio infame!...

E a Beppe Micotti, chiamato apposta a Milano dallo Zodenigo per

ricevere ordini in proposito, e che gli prometteva una gran

dimostrazione, intimò di smettere le pagliacciate, dicendogli mille

villanìe.

Ma Beppe Micotti non si lasciava sbigottire, e il professore non si

dava per vinto:

--Vogliamo farvi _tiionfaae_ a vostro dispetto--mormorava socchiudendo

gli occhi e facendo sempre più l'addormentato.

E senz'altro, quando gli parve fosse il momento opportuno, annunziò

il discorso sul _Moderatore_, e fece affiggere per tutto il collegio

avvisi e manifesti, col giorno e l'ora della riunione, tanto che il

povero Barbarò dovette ancora piegare il capo e mettersi ore e ore per

imparare a mente tutto il discorso che dallo Zodenigo medesimo gli era

stato preparato.

"No no; un'altra volta non mi ci piglia di sicuro, quel ladro d'un

_Dulcamara_!" brontolava interrompendosi arrabbiato, mentre passeggiava

in lungo e in largo per lo studio, coi foglietti in mano. "Non mi

ci piglia più, campassi mill'anni!" Poi si fermava su due piedi e

cominciava a declamare, accompagnando la parola con gesti analoghi:

"Onorevoli signori!... Concittadini carissimi!

"Non ho preparato un discorso.... Aborro il frastuono della retorica,

la vacuità delle frasi fatte, le viete ripetizioni dei soliti luoghi

comuni!... Aborro tutto ciò che è voce e non pensiero--suono e non

idea--perchè.... (A questo punto sul manoscritto c'era una nota che

diceva: _pausa--quindi proseguire rivolgendosi verso l'uditorio

con amabile ironia_; e il Barbarò storceva la bocca per provarsi a

sorridere, e poi continuava dopo una battuta di aspetto)... perchè non

sono... oratore!... Ma che volete, signori miei?... Io mi vanto di

rappresentare il lavoro, se non l'intelligenza, e all'eloquenza delle

parole ho sempre preferito... (_nuova pausa--più forte_)... ho sempre

preferito--gridava Pompeo battendo col pugno nell'aria--ho sempre

preferito l'eloquenza dei fatti!..."

_Ci saranno applausi_--diceva una nuova avvertenza--_ma bisogna tirar

di lungo, senza ringraziare_. E Pompeo continuava: "Pure, trovandomi

in mezzo a voi, da voi cortesemente invitato, commosso nel profondo

del cuore per tante e così immeritate e inaspettate attestazioni

di affetto e di stima, qui dirò brevemente, ma francamente, in

camera _caritatevolis_....--No, bestia, _charitatis, charitatis,

charitatis_!--ripeteva, pestando i piedi, il povero Barbarò, che,

arrivato al latino, perdeva la staffa, bestemmiava e sbuffava, finchè,

sospirando, tornava un poco a calmarsi, a far di nuovo boccacce per

imparare a sorridere amabilmente, a distendere le braccia per salutare

gli elettori, e ricominciava daccapo a declamare:

"Onorevoli signori!... Cittadini carissimi!..."

Tuttavia, ad onta di tante pene, e di tante inquietudini, quando Pompeo

Barbarò fu giunto al momento difficile, all'ora del gran discorso, non

ebbe più tanta paura, tanto orgasmo ed anzi scorgendo, sotto l'atrio

del Teatro _di Panigale_, Beppe Micotti e Don Rosario fra mezzo a

tutti i suoi affittaiuoli, i suoi coloni, i suoi lavoranti che lo

guardavano impauriti e timorosi, non solo si rincorò pienamente, ma ci

trovò gusto, e si sentì commosso per quella imponente dimostrazione di

simpatia.

--_Cooaggio_... e avanti _sempee_!--gli disse piano lo Zodenigo che gli

si era messo vicino, mentre il Presidente del comitato si disponeva,

come vuol l'uso, a presentare il candidato, dall'alto del palco

scenico, all'assemblea.

Ma il Barbarò gli mostrò la propria sicurezza con un'alzata di spalle,

e appena si ristabilì il silenzio, dopo gli applausi che accolsero il

suo nome, silenzio imposto cogli zittii formidabili di Beppe Micotti e

dei fattori, il Barbarò cominciò a parlare con franchezza e proseguì

spedito, non dimenticando una pausa, un'inflessione di voce, e senza

mai inciampare, neppure nel latino.

Il trionfo fu completo. Se durante il discorso gli applausi, ai quali

Beppe Micotti e Don Rosario davano sempre lo spunto, erano stati a

stento repressi, alla fine proruppero in una vera ovazione, e il

Barbarò sudante e lacrimante fra i membri del comitato che gli si

accalcavano addosso per festeggiarlo, ubriacato dal buon successo,

avrebbe voluto aggiungere qualche parola, quasi quasi sarebbe stato

disposto a fare il _bis_.

"Che buona gente!..." e distribuiva commosso strette di mano, sorrisi,

saluti, scappellate a tutti quanti.

Se non che, mentre il Barbarò accompagnato dallo Zodenigo, dai sindaci

dei vari comuni del collegio, dal Presidente e dai membri del _Comitato

degli Agricoltori liberali-moderati_, stava per uscire dal teatro, la

scena mutò a un tratto. Dentro risonavano ancora gli applausi: fuori,

la folla si mostrava ostile, e non mancò nemmeno qualche fischio

all'indirizzo del cavaliere. Pompeo impallidì, e si strinse al braccio

del sindaco di Panigale.

--Ohi!... ohi!... Che c'è di nuovo?... Dove sono i carabinieri?...

I carabinieri erano poco lontani, ma Pompeo non si tranquillò.

"Pellagrosi maledetti!..." Confuso, sbalordito, saltò in carrozza

col sindaco, lo Zodenigo e il Presidente, mentre due o tre altri

fischi salutarono la comitiva che partiva al trotto verso la sede del

comitato, dove ci doveva essere un gran banchetto in onore del Barbarò.

--È una manovra vergognosa!... È un'altra bricconata del

_Cammaroto_!...--esclamò lo Zodenigo, rivolgendosi al sindaco che,

maravigliato e mortificato, non sapeva più che cosa dire.

Pompeo Barbarò non avea veduto, non avea capito nulla, ma non osava

chiedere schiarimenti: aveva troppa paura in corpo. In un attimo era

ripiombato dalle gioie del trionfo nell'avvilimento della sconfitta.

"E tutto si fosse fermato lì... ma dai fischi alle bastonate il passo

poteva esser breve!" pensava fra sè facendosi piccino piccino in un

angolo del landò.

--Bisogna trovar modo di _strappaae_ tutti quei manifesti

indecenti!--disse ancora lo Zodenigo al sindaco che, sempre muto, si

strinse nelle spalle.

--Come fare?--domandò il Presidente del comitato, pallido anche lui,

colla cravattina nera a sghembo, e il pioppino nuovo, troppo stretto,

che gli ballava in testa.--Come fare?... Hanno tappezzato tutto il

paese!

Infatti mentre il Barbarò nel _Teatro Sociale_ era festeggiato dai

suoi elettori, tutto il paese, e specialmente la piazza, la chiesa, il

municipio, e persino le colonne della facciata del Teatro, erano state

coperte quasi letteralmente da un'enorme quantità di avvisi rossi,

verdi, gialli, di tutti i colori, colla scritta che segue:

"Elettori di Panigale!...

"Leggete il presente dispaccio ricevuto da Londra in data d'oggi

dall'insigne patriotta milanese Nicola Mazza, colà rifugiatosi dopo

essere scampato dalle segrete dell'Austria.

"_Caro Cammaroto.--Dite pure agli Italiani che l'attuale candidato

proposto dagli avversari di Francesco Alamanni è quel medesimo

Pompeo Barbetta che nel 1849 ha fatto la spia a Giulio Alamanni e a

me._--NICOLA MAZZA."

Tuttavia avendo i carabinieri eseguito con precisione e in breve tempo

gli ordini ricevuti:--di strappare tutti gli avvisi nel collegio, e

ammonire con severe paternali i soggetti più pericolosi--la quiete fu

tosto ristabilita, ed anzi i convitati si trovarono abbastanza ben

disposti per il pranzo, e dopo la zuppa le conversazioni, rallegrate

dai suoni della _Banda Civica_, cominciarono ad animarsi, il buon umore

a farsi generale.

I Barbarò: Le lagrime del prossimo. vol. 2 · 第 6 / 22 段