nominarci, certamente per rispetto; ma noi lascieremo correre
liberamente il suo nome dalla penna perchè in un articolo dove
c'entra spesso il Barbarò è inutile lo studio d'evitare i vocaboli
poco puliti.... Il _Moderatore_ dunque, ebbe tra le altre anche la
portentosa idea di consigliare agli elettori di Panigale di mandare
alla Camera il Barbarò perchè.... Indovinate perchè, figliuoli
miei?... perchè alla Camera vi sono i bilanci da discutere!
"Quali bilanci, di grazia?... I bilanci, forse, di una latteria
fallita o di una qualche... suburra in liquidazione?... Oh, in tal
caso, noi pure voteremmo unanimi per il competentissimo candidato...
della disperazione!... Ma dove si fanno le leggi dello Stato, dove
dovrebbe essere raccolto il cuore e la mente della Patria, credete
pure, elettori di Panigale, che sarete assai meglio rappresentati
dalla specchiata onestà di Francesco Alamanni, che non dall'_abilità_
amministrativa del Barbarò... o Barbetta, se preferite.
"E sopratutto non bestemmiate, o professore... dei Barbarò! Non
bestemmiate, per Dio, confondendo la broda dei vostri versacci da
colascione colla più alta, colla più sublime poesia che tempera il
cuore degli eroi, che forma la grandezza della Patria! No, no, illustre
professore... di prosa fatta colla _forma_ e colla _misura_, come gli
stivali; no, no, non bestemmiate la poesia per mostrare ai popoli
che quel vostro _parvenu_ spropositante non è un poeta (canchero!)
ma un finanziere! Esponete il fatto colla maggiore semplicità, e
sarà eloquentissimo in ogni modo. Dite che mentre FRANCESCO ALAMANNI
spendeva il proprio patrimonio per il bene della Patria, il cavalier
Pompeo rubava alla Patria per arricchirsi.... Dite tutto ciò, e una
volta almeno, avrete detto anche la verità!
"....Ma, al postutto, _non te ne ingaricà_, professorello dell'anima
mia. Gli elettori di Panigale non si lascieranno commuovere certamente
dalla pomata (olio e sego) della tua prosa. Gli elettori di Panigale
non vorranno certo preferire la bancarotta all'onestà, l'astuzia
all'intelligenza, la frode al carattere, la vigliaccheria all'eroismo,
le casse di limoni marci alle stimmate sante del soldato italico, il
candidato della disperazione al candidato degli uomini liberi, il
Barbetta (o Barbarò che sia) a FRANCESCO ALAMANNI!
"Simili speranze possono appena concepire, nell'epa turgida, certi
affaristi della penna; certi esuli-dilettanti che quando noi cantavamo
messa (oh che bel latino, figliuoli miei!) fra lo scrosciare della
mitraglia, non abbiamo mai avuto l'onore d'incontrarli!... Certa gente
che mentre tuonava il cannone di San Martino e fischiavano le fucilate
di Milazzo, inteneriva le vecchie sentimentali cantando i lai di
Venezia sul mandolino.... Oppure strisciava, invasata di concupiscenza,
strisciava nel bugigattolo di una qualche portinaia che aveva la
figliuola credula e bella come il fiore di cui le avevano imposto il
nome!... E in quel bugigattolo povero e indifeso, il lupo perverso,
spendendo un pocolino di _cielo azzurro_ e di _casta luna_ confettato
d'idealismo romantico, ingannava la semplice pecorella e.... E per
uscir di metafora, diremo che il professore... della moralità, che
ci butta in faccia come una vergogna l'aver dato col cuore anche il
nome onorato alla diletta compagna della nostra vita; il professore
della _forma_ e della _misura_, la testa quadra, il fabbricatore di
legislatori... a 49 al pezzo, soddisfatto all'ombra, come le bisce, il
proprio capriccio, manda i figliuoli all'ospizio e le madri al bordello!
"Ebbene, un essere così fatto, che si sforza per scimiottare i
gentiluomini, ma che non ha mai imitato i galantuomini, può credere
ancora nel trionfo del cavalier Pompeo Barbarò, _alias_ Barbetta (o
viceversa), ma noi, no! E se il professore... dei brogli elettorali,
può far l'ingiuria delle proprie speranze agli elettori di Panigale,
noi, non faremo loro certamente quella dei nostri timori.
"E poichè ci troviamo... a Panigale, un'ultima parola, prima di finire.
Ci vien riferito che laggiù un certo figuro, avanzo delle patrie
galere, assolda elettori pel _candidato della disperazione_, al prezzo
di cinque lire... e la _minestra_.... Ci vien riferito che un certo
pretonzolo (che non butterà mai la tonaca perchè ci vive dentro e
sopra) minaccia la grandine e l'inferno per gli elettori di Francesco
Alamanni.... Ebbene, noi diffidiamo gli elettori di Panigale perchè
si guardino bene da simili insidie e deferiremo i due allievi... del
professore, al procuratore del Re.
"L'ora dei brogli, delle frodi è passata; e sta invece per suonare
quella della giustizia.
"Non le pare, cavalier Pompeo, d'essersi messo a un brutto gioco?...
_Chi troppo in alto sal, cade sovente_... con quel che segue.
"La giustizia arriva tardi, ma arriva sempre, e per non disimparare il
latino, che dà tanto ai nervi al _Moderatore_, finiremo con Orazio:
"_Numquam antecedentem scelestum
Deseruit pede poena dando._"
Quando ebbe terminato di scrivere l'articolo, il direttore rizzò il
capo, squassò di nuovo la zazzera, tuffò le labbra nel bicchiere
d'acqua e cercò il fazzoletto guardando la moglie, Peppino e tutti gli
amici con un'occhiata scintillante che si sciolse, come un lampo,
nel fragore di una risata.... Ma poi, appena ebbe finito di leggere,
si trovò stretto fra le braccia dell'avvocato Gian Paolo che lo
baciava commosso, mentre tutti gli altri della comitiva applaudivano
freneticamente.
Il numero della _Colonna_ col "candidato della disperazione" ebbe un
successo di vendita strepitoso. In due ore era stata esaurita tutta
l'edizione, e si dovette farne tirare una seconda. L'effetto ottenuto
poi fu il solito di tutti gli articoli elettorali pubblicati durante
il calore delle elezioni. I _moderati_ gridavano che era un'indecenza,
un libello: i _sinistri_, che era il marchio rovente per il Barbarò.
Gli uni sostenevano che tutto era falso quanto scriveva il Cammaroto:
gli altri, che era verità sacrosanta. E _destri_ e _sinistri_, erano
ugualmente in buona fede.
V.
Giulio Barbarò era ritornato da Nizza a Milano appunto in quei giorni,
essendo partito poco dopo ch'era partita anche la Mary, e fu tra i
primi a leggere l'articolo scritto dal Cammaroto contro suo padre. Fin
dalle prime righe si sentì montare il sangue alla testa, poi, pallido,
tremante, senza profferir motto, corse difilato all'ufficio della
Colonna di fuoco: voleva schiaffeggiare il direttore.
"Per Dio era troppo!... Era troppo!... Avrebbe pigliato quel manigoldo
a calci, a frustate!" Se Giulio Barbarò aveva pur dovuto persuadersi
che suo padre non si era condotto negli affari troppo scrupolosamente,
tuttavia non lo avrebbe mai potuto credere colpevole delle infamie di
cui lo accusava il Cammaroto. Perciò, oltre al dovere, si sentiva il
diritto di difenderlo e di vendicarlo. Suo padre, vittima di calunnie
atroci, riacquistava nel suo cuore tutta la stima antica e l'affetto.
"Povero vecchio!... Per mene elettorali, basse e vigliacche, gli
si erano scagliati addosso come cani arrabbiati!..." Ma lui, suo
figlio, lo avrebbe ben saputo vendicare... Per Dio, e come lo avrebbe
vendicato! Sì, sì, voleva dare una lezione a quel frate velenoso, a
quell'ispido e sudicio ricattatore!
Era sicuro che l'Alamanni, l'avversario di suo padre, onesto e
generoso, sarebbe stato il primo a biasimare quelle calunnie, a
sconfessare que' suoi amici.
"Perchè mai suo padre era andato a cacciarsi in un simile vespaio?...
Maledetta la politica!..."
Quando Giulio Barbarò giunse alla direzione della _Colonna di fuoco_
era già troppo tardi, e trovò chiuso l'ufficio. Allora, dopo aver dato
un calcio furioso contro la porta, andò a girare lungo il Corso e in
Galleria, dove gli era accaduto sovente d'incontrare il Cammaroto; ma
per quella sera, gira e rigira, non gli fu possibile d'imbattersi in
lui.
"--Si nasconde, ha paura, quel rospaccio rinnegato!..."
Invece trovò due amici, due garibaldini, compagni suoi di battaglione,
che accettarono subito di andare in suo nome, la mattina appresso,
all'ufficio della _Colonna di fuoco_, per sfidare Salvatore Cammaroto.
Dato questo incarico, e sfogatosi a lungo cogli amici, Giulio Barbarò
cominciò a calmarsi un poco. "Sì, sì... avrebbe vendicata, lavata col
sangue, la terribile offesa fatta all'onore di suo padre!..." E con
questa risoluzione nell'animo, fattosi ormai più sicuro di sè, potè
recarsi dalla Balladoro, la quale lo accolse con tante espansioni e con
tante proteste e dichiarazioni di affetto e di stima per lui, per suo
padre, da dargli subito a divedere che il numero della _Colonna_, col
_Candidato della disperazione_, era giunto a quell'ora anche in _Via
della Spiga_.
Ma dalla Balladoro, dolcissimo e caro conforto, egli trovò la signorina
Mary, che adesso doveva stare sempre collo zio anche a Milano, e
che avea ottenuto di venire con Angelica a fare un salutino a Donna
Lucrezia.
Anche la marchesa Angelica, per una favorevole combinazione, era
in quei giorni a Milano. Vi era appena arrivata da Gallarate, dove
dimorava abitualmente, per passare le feste del Natale e del Capo
d'anno vicino a Stefanuccio, ch'era stato messo nel Collegio militare.
E siccome la marchesa si trovava pure alloggiata all'_Albergo Roma_,
dov'erano anche gli Alamanni, che non avevano potuto trovar subito
un buon quartierino in affitto, così le due cugine, che dopo tanto
tempo che non s'eran più viste, si volevano sempre un monte di bene,
naturalmente stavano insieme a tutte le ore.
Tuttavia, la marchesa Angelica non aveva ancora ricevuto confidenze
dalla Mary, e non sapeva che avrebbe incontrato Giulio Barbarò da
Donna Lucrezia, quantunque avesse notato che l'amabile cuginetta aveva
insistito assai per volerci andare. Vedendoselo, per ciò, comparire
dinanzi all'improvviso, non potè a meno di sentirsene contrariata, per
il ricordo odioso di suo padre. La Mary invece, sebbene colle guance
sempre accese, sebbene parlasse e si movesse con insolita animazione,
si mostrava abbastanza disinvolta, e abbracciava la zia con certe
strette appassionate, e le dava certi bacioni grossi e scoccanti,
che il giovanotto doveva sentir risonare nel proprio cuore, come una
promessa.
--_Basème, basème_, viscere mie!--mormorava intanto Donna Lucrezia
gemendo col naso gonfio e chiuso, mentre la Filomena compariva
sull'uscio, zoppicando, e rammendando la sua calzetta, per mangiarsi
cogli occhi la signorina.--_Basème, basème_, viscere mie, a dispetto di
tutti i... i _bucefali_ del mondo!
Il buon Giulietto, quella sera, non sembrava nè timido, nè confuso
com'era di solito, e anche la marchesa, passato il primo momento,
n'ebbe un'impressione favorevole. Egli pensava che il giorno dopo si
sarebbe battuto assai seriamente, che forse... avrebbe dovuto restar
molto tempo senza più poter rivedere la signorina Mary; che forse... le
sarebbe stato cagione di nuovi dolori, di nuove angosce, e per tutto
ciò la sentiva più sua, più intimamente sua, e trovava il coraggio di
esprimerle, almeno cogli occhi, tutto il suo immenso amore. Fu ardito
al punto di trafugarle uno dei suoi piccoli guantini... voleva averlo
sul cuore quando sarebbe andato a battersi....
Poi, mentre le due cugine, sole in un _brum_, ritornavano all'albergo,
successero, fra loro, alcune spiegazioni.
--Dimmi la verità,--cominciò la marchesa,--tu sapevi di incontrare
Giulio Barbarò da Donna Lucrezia?...
--Sì, Angelica mia, lo sapevo!--mormorò la fanciulla abbracciando la
cugina con un abbandono, con un languore inesprimibile, e sospirando,
facendosi pallida.
--Mary, Mary!... è proprio per me questo bacio?--domandò Angelica
sorridendo.
--Questo... è proprio per te!--rispose la Mary dandogliene un altro.
Angelica ricevendo quel nuovo bacio si fe' pallida alla sua volta;
rispose alla stretta della fanciulla con un tremito di tutto il corpo,
e anch'essa sospirò, profondamente. Poi, come volendo scacciare
il nuovo pensiero che si era impossessato di lei, si sciolse
dall'abbraccio e le domandò con tono più grave:
--Ma... e tuo zio?... Che pensi di fare?...
--Giulio ha in animo di lavorare, di crearsi uno stato indipendente, e
appena sarà possibile ci... ci sposeremo. Lo zio, del resto, conosce
benissimo le nostre intenzioni.
E la Mary riferì alla marchesa Angelica il colloquio avuto a Nizza con
Francesco Alamanni.
--Lo ami tanto?...--domandò Angelica quando la fanciulla ebbe
raccontato ogni cosa.
--Oh sì, Angelica... tanto!
--E...--la marchesa esitava, ma poi dopo un momento, spinta
dall'affetto e dalla simpatia che nutriva per la Mary, si fece animo e
continuò a domandarle:--e... lo credi proprio degno... del tuo amore, e
dell'immenso sacrificio che sei disposta a compiere per lui!...
La fanciulla non disse una parola, ma sorrise fissando la cugina e
sfavillò negli occhi. Angelica si chinò commossa verso di lei....
Abbassò la bella testina bionda sulla testina bruna della Mary, e le
baciò le labbra rosse e fragranti come un fiore. Tacquero tutte due
lungamente; i loro occhi si fecero pieni di lacrime, il loro seno
gonfio di sospiri.
Il _brum_, che correva sobbalzando, rallentò a un tratto il monotono
frastuono e voltò adagio, per imboccare il corso _Vittorio Emanuele_.
Allora la luce più viva dei fanali e dei negozi ancora aperti, il moto
e il rumore delle carrozze e della gente, scossero un poco la marchesa.
--Chi sa--esclamò, dimostrando il più vivo interessamento,--chi sa come
il tuo povero Giulio dovrà soffrire in questi giorni....
--Assai, figurati!... Per ciò appunto ho voluto vederlo; per fargli
animo.
--Quell'omaccio non ha nè affetto di padre, nè prudenza, nè astuzia!...
Non è altro che un farabutto volgare!--esclamò la marchesa con tono
aspro e arrossendo subitamente per un impeto di collera.--Non doveva
mai arrischiare di porsi in un simile pasticcio.
--Forse chi sa,--soggiunse la Mary chinando il capo,--saran stati gli
altri a metterlo in mezzo... a ingannarlo.
--Tu, bimba mia, con queste elezioni, ti trovi proprio tra l'incudine e
il martello. Da una parte tuo zio, dall'altra.... Giulio: perchè già,
indirettamente, è in ballo anche lui. Ma quel benedetto ragazzo, non ha
nessun ascendente in casa?... Non poteva distogliere suo padre da un
passo così pericoloso?... Fargli intendere un po' la ragione?
--Che!... Il signor Barbarò sembra non fidarsi di Giulio!... Lo tratta
ancora come un ragazzo.... Lo tien sempre lontano da tutte le sue
faccende.
--Si capisce!...
--Sono così diversi. Il mio Giulio è buono.... Schietto, leale,
onesto.... Non ti ricordi a Villagardiana?...
A Villagardiana!... Angelica non rispose.... Tornò a distrarsi, e non
pensò più a Giulietto Barbarò. La sua mente corse invece al bel lago
azzurro... alla _Casina delle Romilie_... e le due giovani signore
tacquero, e si riscossero tutte due con un sussulto quando il _brum_ si
fermò dinanzi all'albergo.
La Mary, durante tutta la corsa, avea pensato a Giulio vicino....
Angelica, al Martinengo lontano. Andrea, forse un po' anche per merito
del _Ministro della Guerra_ che lo teneva sempre di guarnigione
nell'Italia Meridionale, aveva mantenuta la sua promessa: non si era
più fatto vedere da Angelica: ma Angelica, in ricambio, aveva pure
mantenuta la sua, scrivendogli tutti i giorni.
Il capitano Ippolito Redaelli e il dottor Carlo Franchi si presentarono
la mattina seguente, un po' prima delle dieci, come avevano promesso a
Giulio Barbarò, all'ufficio della _Colonna di fuoco_; si avvicinarono
al tavolino di Peppino Casiraghi, ch'era accanto all'uscio, e
domandarono di parlare col signor Salvatore Cammaroto.
Peppino guardò i due, spalancando gli occhi, poi, senza aprir bocca,
allungò la cannuccia della penna da scrivere, indicando il tavolino di
faccia.
--Salvatore Cammaroto, sono io!--esclamò il direttore ficcandosi le
lenti sul naso e alzando il capo, coi capelli e la barba arruffati più
del solito.
I due amici si avvicinarono, e fecero prima un grande inchino.
--In che vi posso servire?--domandò il Cammaroto sdraiandosi sulla
seggiola, e guardando i due bene in faccia.
In quel punto la granata, ch'era stata buttata in un angolo in tutta
fretta dalla signora Apollonia, appena aveva sentito che capitava gente
in direzione, strisciò e cadde, battendo forte col manico sul pavimento.
--In che cosa vi posso servire?--ripetè il Cammaroto.
--Ma, si vorrebbe...--e il capitano Redaelli accennò alla signora
Apollonia seduta immobile e imbronciata, come un idolo indiano, accanto
al direttore.--Si vorrebbe parlare con lei... da soli....
--Parlate pure: non uso aver segreti colla mia signora!
I due padrini fecero un secondo inchino, e il Redaelli accennò al
Casiraghi che, ficcata la penna dietro l'orecchio, e appoggiata la
spalliera della seggiola contro la parete, s'era messo tutto comodo, e
col muso in su per sentire.
--Parlate pure: non uso aver segreti coi miei collaboratori!--ripetè il
Cammaroto.
Allora il capitano Redaelli, mentre il suo compagno rimaneva muto,
mostrò il mandato che avevano ricevuto da Giulio Barbarò per domandare
una soddisfazione all'autore dell'articolo: _Il candidato della
disperazione_.
Appena ebbe udito le parole "domandare una soddisfazione" Peppino
Casiraghi ricominciò in fretta, e colla testa bassa, a correggere le
bozze.
--Soddisfazione?... Soddisfazione, la dice?--si mise a gridare
scattando la signora Apollonia.--Soddisfazione?! Il direttore ha usato
del suo _dritto_ di pubblicista!... O che, non ci ha da essere la
libertà di stampa, non ci ha da essere?...
Ma il Cammaroto, alzandosi in piedi maestosamente, e stendendo le
braccia, impose il silenzio.
--Calmati, calmati, Polonnì!...--Poi si rivolse ai rappresentanti di
Giulio Barbarò, e dopo essersi di nuovo ben fermate sul naso le lenti e
ravviata la zazzera, continuò con grande solennità di tono e di gesto:
--In teoria, noi siamo avversari aperti del duello: di questo barbaro
costume, di barbari tempi. Ma, poichè _vincere consuetudinem dura
est pugna_, come lasciò scritto sant'Agostino, e d'altra parte non
dovendosi precorrere coll'evoluzione dei fatti l'evoluzione del
pensiero, come ho scritto io medesimo nelle _Mie confessioni_ al
Padre Passaglia, pubblicato nel _Mediatore_ di Torino e riprodotte
dal _Der Staat und die Kirche_, di Lipsia, così accetto, ho l'onore
di accettare, il cartello di sfida che mi portate in nome di Giulio
Barbarò. Solamente nel caso presente dovremo pensare a trovare il modo
di conciliare il desiderio del vostro primo colle più alte prerogative
della libertà di stampa, coll'inviolabilità intangibile del sacro
ministero di pubblicista, coi miei doveri di scrittore e di uomo
pubblico.... Però vi prego in cortesia di volermi indicare il luogo e
l'ora in cui potrete abboccarvi con due amici miei, che saranno a tal
uopo delegati coll'incarico di rappresentarmi e di riferire le mie
condizioni.
Il capitano Redaelli, a nome anche del dottor Carlo Franchi, rispose
allora che avrebbero aspettato gli amici del signor direttore della
_Colonna di fuoco_, nella prima sala del _Caffè Cova_, dalle _quattro_
alle _cinque_ pomeridiane.
Salvatore Cammaroto ringraziò con un cenno ossequioso del capo, e
volle accompagnare fino sulla soglia dell'uscio i due signori che se
ne andarono dopo avergli stretto la mano, ed essersi inchinati col
più profondo rispetto all'Apollonia che invece di rispondere voltò le
spalle crucciata.
"Che vi pigli un accidente a tutt'e due!"
Chiuso l'uscio dietro ai secondi del giovane Barbarò, Salvatore ritornò
in fretta per sedersi al suo tavolo e ripigliare il lavoro che avea
dovuto interrompere, ma la signora Apollonia e Peppino gli furono
addosso con un monte di parole. La moglie, spaventata, voleva farsi
promettere dal direttore che non si sarebbe lasciato sopraffare da
quelle millanterie, che avrebbe dichiarato di non volersi battere co'
birbaccioni, e che la stampa aveva il _dritto_ di far la luce. Peppino
Casiraghi, invece, era solo premuroso di sapere chi avrebbe scelto
per padrini e come avrebbe fatto il duello, e propendeva per l'ultimo
sangue.
--Polonnì, oh Polonnì!... Per conservare al proprio nome l'autorità
necessaria per compiere, coll'aiuto del Sign.... per compiere sulla
terra qualche cosa di bene, bisogna, spesse volte, soffocare i propri
convincimenti, bisogna chinare il capo e seguire la corrente!... E
voi, Peppinuccio mio, statemi in pace e vedrete che, come san Pietro
a Malco, troncherò le orecchie a chi osa levare "la proterva mano"
sul... sulla Dea Libertà!... Ma, son già le dieci e un quarto--continuò
dopo aver guardato l'orologio a pendolo, appeso alla parete.--Presto
capiterà in Direzione l'avvocato Gian Paolo... Lui e un altro, il primo
che verrà dopo, porteranno a quei signori la mia risposta. Sebbene
sfidato, lascio a Giulio Barbarò la scelta delle armi, del luogo, e il
fissare le condizioni. Io ne metto una solamente: non voglio battermi
prima di lunedì prossimo se le elezioni saranno compiute domenica, o di
lunedì a quindici, se vi sarà ballottaggio!...
Ma, in tutta la mattina, nè l'avvocato Gian Paolo, nè gli altri assidui
della _Colonna di fuoco_, non si lasciarono vedere. Era già corsa voce
per Milano che Giulio Barbarò avea mandato a sfidare il Cammaroto;
che ci dovea essere un duello molto serio; e lo sdegno di questo
figliuolo che esponeva la vita per l'onore del padre aveva commossa
la sensibilità volubile e retorica del solito pubblico dei caffè,
motivo per cui gli amici del Cammaroto stavano al largo, non amando
d'incorrere nella impopolarità, nè d'aver brighe.
"Già" mormoravano fra loro "avean sempre predicato inutilmente, a quel
benedett'uomo, di conservare la _misura_ nella sua polemica!..."
Peppino, intanto, non vedendo capitar nessuno, perdeva la pazienza,
mentre la signora Apollonia, quantunque volesse mostrarsi indifferente,
allungava il collo ad ogni passo che sentiva nella strada per vedere
se passava dalla finestra la tuba lustra dell'avvocato. La buona donna
sperava che il Serbellini avrebbe dissuaso il direttore dall'accettare
la sfida, e in ogni modo le premeva di essere presente a tutte quelle
pratiche.
--Son le undici e mezzo.... Sono i tre quarti.... Son presto le
dodici!--diceva ogni momento Peppino Casiraghi, che pareva avesse
l'argento vivo addosso.--Ormai può star sicuro, direttore, che non vien
più nessuno!... Vuole che faccia io una corsa, per chiamare l'avvocato?
--E che ci deve pensar lei, in tutti i modi?... Lasci un po'
stare!...--borbottò la signora Apollonia, stizzita.--Ha una gran
smania, lei, di far ammazzare la gente!...
--Non arrabbiarti, Polonnì!... Peppino ha ragione. In queste faccende
non bisogna ridursi all'ultimo momento, col pericolo, magari, di non
trovar più nessuno!...--esclamò il Cammaroto alzandosi e cominciando a
spolverarsi le scarpe rotte, col fazzoletto turchino.--Adesso anderò io
stesso in cerca di Gian Paolo nostro. Se non è venuto, vuol dire che
avrà da fare, e lo troverò ancora allo studio.
E dalle scarpe, col medesimo fazzoletto, passò a spolverarsi il
cappello. Poi, dopo aver fatte alcune raccomandazioni, per il giornale,
a Peppino Casiraghi gli voleva affidare, per quel tempo che sarebbe
rimasto assente, anche la sua signora, ma questa,, che s'era messa ad
aggiustargli il nodo della cravattina bianca, e a levargli qualcuna
delle frittelle più vistose dell'abito, non ne volle sapere.
--Come?... Anche lei, sora Apollonia, vuol andare in cerca dei padrini?
--Sicuro, gua'!... E non mi tiene nè manco un reggimento di soldati!
Salvatore, con un sorriso di tenerezza indulgente, voleva persuadere
la moglie di attendere il suo ritorno in ufficio, promettendole che le
avrebbe riferito tutto esattamente, ma non ci fu verso. La signora
Apollonia gli cacciò il fazzoletto in tasca, il cappello in testa,
se lo prese sotto il braccio e uscirono insieme, per quanto Peppino
brontolasse che la cosa era sconveniente e contraria a tutte le regole
della cavalleria.