Arrischiando ora un altro nome alla sorte cieca delle urne, parecchi
elettori voterebbero ugualmente per l'egregio e noto gentiluomo
che gode le aderenze e presenta i reali vantaggi di un _candidato
locale_.... Quindi lo scandalo di una lotta intestina.... Quindi, e per
naturale conseguenza, il trionfo quasi certo del candidato avversario,
il quale, mantenendosi i nostri concordi e compatti, non avrebbe
alcuna speranza di buon successo.
"Infatti i _sinistri_, i _rossi_ di tutte le gradazioni, dal
rancio tenue al _sangue di drago_, su chi mai hanno rivolto i loro
suffragi?... Quale il nome che gli avversari nostri, i più accaniti, e
perciò i meno prudenti, portano già sugli scudi, framezzo al baccano
del loro entusiasmo strampalato e assordante come il _zun-zun_ che
precede le processioni dei preti... e dei _frati_?
"È un nome certamente illustre. Un nome caro a tutti gli Italiani e
che noi appunto per un sentimento di rispetto e d'amore non vogliamo
ancora compromettere.... fino a che la candidatura offerta non venga
formalmente accettata.
"....Sinceramente devoti verso le più simpatiche figure del nostro
risorgimento, sarà sempre a malincuore che scenderemo in campo per
combatterle; e se mai ci fosse concesso di rompere le barriere e
di avvicinare questi bei legionari delle nostre aquile vittoriose,
vorremmo dir loro, coll'effusione più sincera dell'animo: 'Ascoltate
la voce del popolo che s'innalza fino a voi nell'umiltà sapiente del
proverbio e ripetete... ripetete colla mente, ripetete col cuore:
_Dagli amici mi guardi Iddio!_...'"
In que' giorni l'ufficio della _Colonna di fuoco_ restava aperto
fino alla sera tardi; perciò, dopo uscito l'articolo dello Zodenigo,
capitarono in direzione i soliti amici, condotti dall'avvocato Gian
Paolo, gridando accalorati e con in tasca una copia, ciascuno, del
_Moderatore_.
--Hai letto, Salvatore!
--Hai letto?... Un capolavoro di perfidia!
--C'è dentro tutta la tristizia e la furberia dello Zodenigo!
--Che Zodenigo!... Che Zodenigo!... Non è capace lo Zodenigo di
scrivere in quel modo!
--È farina del Carpani!
--Lo Zodenigo ci avrà messo le virgole.
--E qualche punta avvelenata!
--Sia di chi si sia, è certamente un articolo molto destro.
--Bisogna rispondere subito, Salvatore?
--E senza pietà, senza misericordia!
--Bisogna dar fuoco alla miccia, e tirare le prime cannonate,--esclamò,
alla sua volta, Peppino Casiraghi avvicinandosi alla signora Apollonia
la quale, più che mai imbronciata, aveva un bel brontolare che il
direttore non aveva bisogno di consigli e che bisognava lasciarlo in
pace: nessuno più l'ascoltava. Volevano che Salvatore si mettesse
subito a scrivere la risposta.
Il Cammaroto, in tutto quel tempo, avea seguitato a camminare su e
giù per lo stanzone, meditabondo, con la testa bassa, senza mai dire
una parola.... A un tratto si avvicina allo scrittoio... prende un
telegramma da un mucchio di lettere e di giornali, lo incolla sopra un
foglietto di carta e vi aggiunge in fretta, e restando sempre in piedi,
alcune righe.
--Leggi questo, Polonnì!--disse poi quando ebbe finito di scrivere,
rivolgendosi alla moglie. E mentre tutti gli altri circondavano curiosi
la signora Apollonia, egli tornò a passeggiare su e giù come prima,
fregandosi forte le mani, per calmare i nervi.
Il telegramma era di Francesco Alamanni che dichiarava di accettare
l'offertagli candidatura, "pronto sempre a sacrificare i propri
ideali sull'altare della Patria, finchè rimarranno incompiute la sua
indipendenza e unità."
"A tali nobilissime parole, che valgono assai più di qualunque
programma," aveva scritto sotto il Cammaroto, "noi non ci sentiamo
core, per oggi, di aggiungere nulla di nostro. Sarebbe un scemarne
l'impressione forte e serena.... Ci sembrerebbe di commettere un
sacrilegio.
"Solamente a quel furbo pazzerellone del _Moderatore_, che alternando i
_bons-mots_ colla perfidia, accusa noi di fare della rettorica per aver
campo di sparare i suoi razzi da fiera.... e da mercato, rispondiamo,
nella prosa più modesta, che gli scudi sui quali porteremo e coi quali
difenderemo il nostro candidato, il candidato dei _liberali onesti_
(diremo così per segnare nettamente le due linee di battaglia) non
saranno mai gli scudi... da cinque lire!..."
Da questo momento, come si vede, la lotta che si era accesa a
Milano per la conquista di Panigale si faceva più viva fra due soli
combattenti: la _Colonna di fuoco_ e il _Moderatore_. Gli altri
campioni pareva che stessero a vedere.
I giornali e le associazioni _moderate_ avevano risolto dopo la
proclamazione della candidatura formidabile dell'Alamanni, fatta dagli
avversari, a non mettere ostacolo ed anzi a facilitare la riuscita
del Barbarò, perchè questi era, se non altro, un uomo d'ordine, un
voto sicuro per il Ministero. Ma se lo subivano come una necessità
del momento, non ne erano fanatici, e a difenderlo, ad esaltarlo,
lasciavano volentieri che si mettesse in prima linea il giornale
dello Zodenigo. Dall'altra parte, invece, i giornali democratici amici
dell'Alamanni, si erano messi di malavoglia, fiaccamente a sostenere
la lotta perchè "la candidatura Alamanni, scelta bene, era stata
posta male." Essi erano un poco piccati perchè Francesco Alamanni,
essendo stato compagno d'armi del padre Salvatore, aveva mandato il
suo telegramma di accettazione, proprio alla _Colonna di fuoco_. Nè
valse a rabbonirli del tutto, nè a far loro perdonare quell'infrazione
alle regole gerarchiche la lettera che l'Alamanni stesso avea scritta
insieme col telegramma, mandandola direttamente al _Comitato elettorale
democratico_; nella qual lettera poi, più assai diffusamente che non
avesse potuto fare in un dispaccio, spiegava il concetto della propria
accettazione e i propri intendimenti politici.
Per Francesco Alamanni, tuttavia, c'era questo svantaggio di fronte al
Barbarò, che l'azione del Cammaroto rimaneva circoscritta alla _Colonna
di fuoco_. Fuori del giornale, e dove il giornale non era diffuso (come
appunto a Panigale), la sua influenza era nulla o presso che nulla. Nè
il Cammaroto aveva l'arte, e nè manco le furberie più elementari dei
bravi agenti elettorali; ma, quasi quasi, faceva più danno che altro al
proprio candidato quando predicava, infuriandosi contro "la fiaccona
generale;" anzi, una sera, ebbe la poca accortezza di dichiarare, in
piena assemblea, "che se i giovani crociati non si mettevano con più
ardore nella guerra santa," Francesco Alamanni avrebbe corso pericolo
di rimanere soccombente. Invece il professore Eugenio Zodenigo, sempre
serio, sempre composto, dimostrando sempre una sicurezza olimpica,
mentre sorrideva di compatimento "per quel povero Alamanni, esposto
dai troppo caldi ammiratori ad un fiasco inevitabile," arrivava da
per tutto colle sue cento braccia, da Milano a Panigale. Il Carpani,
che aveva paura dei radicali, come il diavolo dell'acqua santa, lo
coadiuvava nella polemica col fervore dei forti convincimenti; e a
Panigale lavorava a fil doppio Beppe Micotti il quale, subito scontata
la pena, vi era stato mandato dal padrino. Colà aveva pure un aiutante
validissimo in Don Rosario, che in quei giorni sgambettava di continuo
per la cura, promettendo un buon raccolto _di qua_ e il paradiso _di
là_ agli elettori del signor Cavaliere, e minacciando la grandine e
l'inferno a chi avesse dato il voto per quello scomunicato framassone
dell'Alamanni.
E Beppe Micotti e Don Rosario scrivevano e conferivano di continuo
collo Zodenigo, il quale pure si recava spesse volte a visitare il
collegio, intrattenendosi coi pezzi grossi d'ogni Comune, promettendo
mari e monti a nome del Barbarò, e spaventando tutti colla "questione
grave del proletariato." Prediceva colla faccia scura, che una volta
la _Sinistra_ al potere, lo sciopero, l'agitazione dei contadini si
sarebbe fatta generale, e la campagna si sarebbe sollevata "armata
mano" contro la possidenza.
--La marea monta: le _maaea_ monta! Bisogna riunire tutte le forze;
vincere, occorrendo, le proprie ripugnanze, le _poopie_ antipatie
e mandare alla Camera degli uomini d'ordine per consolidare la
_Destra_.... Ecco l'unica via se non per scongiurare, almeno per
allontanare il _peiicolo_!
Lo Zodenigo, sempre con l'aiuto di Beppe Micotti e di Don Rosario,
si era pure messo con grande impegno per costituire un comitato che
proclamasse e sostenesse la candidatura Barbarò, e ci era riuscito
pienamente. Il comitato fu detto _Degli agricoltori liberali moderati_;
pubblicò un manifesto agli elettori del collegio di Panigale,
sottoscritto da una ventina di nomi abbastanza rispettabili, che
raccomandavano l'elezione del cavaliere Barbarò, "uomo d'ordine,
devoto alla patria, alle istituzioni, e il cui ricco patrimonio era
una garanzia d'indipendenza,--esperto amministratore,--lavoratore
indefesso,--filantropo illuminato,--conoscitore dei _reali_ bisogni
del collegio,--amantissimo del pubblico bene e del progresso cauto e
ragionevole."
Da tutto ciò, com'era facile capire, la cosa si metteva abbastanza
bene per il Barbarò.... Ma questi, invece di rallegrarsene, o almeno
di mettersi un po' l'animo in pace, diventava ogni giorno più nero, e
ogni giorno, come assicurava l'avvocato Gian Paolo, gli cresceva la
tremarella. Non mangiava più, non dormiva più, non si lasciava più
vedere. Rimaneva chiuso in casa, dalla mattina alla sera, imbronciato,
rabbioso, borbottando improperi e maledizioni contro lo Zodenigo,
"quell'assassino da strada, che lo aveva uccellato per derubarlo." Ma
poi, ad ogni articolo che gli scriveva contro il Cammaroto, si mostrava
col professore quasi ossequioso, e sempre tutto sorrisi, premure e
complimenti.
--_Cooaggio!... Cooaggio!..._--gli diceva più volte lo Zodenigo,
battendogli sopra una spalla, con un sorriso tra il benevolo
e il canzonatorio, ma in cui spirava un'aria di superiorità
protettrice.--_Cooaggio!... Saete onooevole... _ Ve lo _poometto_!--e
abbassava le palpebre tornando a sorridere, in quel suo modo
particolare.
--Ah!... caro professore.... in quanto a me... lo sapete
pure,--balbettava il Barbarò, interrogandolo cogli occhiettini
spaventati,--in quanto a me... non desidero altro che... che la
burrasca sia passata!... E vi domando soltanto di non irritarlo troppo,
di non scatenarmelo contro, quel mattoide fegatoso... Lasciatelo
dire... lasciate che si sfoghi... Così la finirà più presto!
--Non dubitate.... sono un gentiluomo e farò sempre una polemica da
gentiluomo... coi guanti.
Infatti al telegramma di Francesco Alamanni, accettante la candidatura,
egli rispose, come si vantava, conservando _la forma_ e _la misura_.
"Facciamo il saluto delle armi al nostro illustre avversario, dolenti
che l'accanimento di un partito affatto sprovvisto di idee pratiche di
governo e in cui certo non vi ha grande abbondanza di statisti, non
abbia esitato a trascinare in una lotta ingloriosa un bravo soldato, un
carattere indubbiamente integerrimo."
E così, cominciato l'attacco, il _Moderatore_ proseguiva più spedito
all'assalto.
"_Alea jacta est_.... (scriveremo latino anche noi, visto che il
latino minaccia di diventare la lingua ufficiale dei nostri avversari)
_Alea jacta est_... e discutiamolo subito, come uomo politico,
come _legislatore_, il signor Francesco Alamanni. Discutiamolo
_educatamente_, ma per lungo e per largo, quantunque i democratici
abbiano questo di comune coi clericali... la proclamazione
dell'infallibile, anzi degli infallibili, perchè non si accontentano di
un papa solo, ma fanno papa 'Ogni villan (_pardon!_) che _parteggiando_
viene!'
"Discutiamolo dunque, come uomo politico, questo candidato,
scelto e proclamato proprio all'ultimo momento, e che per ciò,
volendo rispondere a chi ci accusava di aver presentata una
_candidatura-sorpresa_, potremo chiamare, alla nostra volta, il
_candidato della disperazione_!.... Discutiamolo e cominciamo dal
chiedere, a chi ce lo sapesse dire: Chi è?... Che cosa vuole?... Che
cosa farà?...
"_Chi è?_... Un onorevole superstite della gloriosa _rettorica_
del _quarant'otto_... che contribuì a fare l'Italia, ma che adesso
basterebbe da sola a disfarla.
"Un vecchio mazziniano, onestamente convinto, un ingegno superiore...
ma sempre nelle nuvole, a cui, per ciò, è sfuggita affatto l'evoluzione
moderna.
"È anche un bravo soldato...--e chi lo vuol negare? Ma dall'essere un
bravo soldato all'avere la stoffa di un buon legislatore (e sopratutto
di un _prudente_ legislatore) ci corre.... Oh se ci corre!
"Che cosa vuole?... L'impossibile.--Che cosa farà?... La confusione,
il disordine, preludiando, a forza d'ideali, e sempre in buona fede,
magari anche alla guerra civile.
"E oltre a tutto questo, un baco perfido e insidioso rode fino
alle ossa Francesco Alamanni: il baco della poesia. Cospiratore,
rivoluzionario, soldato, uomo privato e uomo pubblico, Francesco
Alamanni è stato e sarà sempre, e sopra tutto poeta; e questa è la
ragione precipua della nostra piena... sfiducia.
"....Anche noi, da giovani, siamo stati poeti, e... (perchè non
confessarlo?) abbiamo avuto la debolezza di scrivere versi!... Erano
quelli i giorni amari dell'esilio.... I giorni in cui, perseguitati
dalla bieca signorìa che imperava colle verghe e coi patiboli, miseri,
sfiniti, andavamo a chiedere, peregrinando, fra i nostri fratelli della
riva gioconda:
La carità d'un obolo di rame!
"Sì, allora noi pure eravamo poeti, e dalla cetra ribelle usciva
l'inno audace che non vagiva querulo... saettava!... Ma adesso, dopo
la _esposizione finanziaria_ di Quintino Sella, _cessaro i canti_!
L'Italia ha bisogno ormai d'impratichirsi nell'aritmetrica e non
nella metrica.... Alla Camera non si deve fare poesia e tanto meno
tirare schioppettate o preparare barricate.... Oh, se così fosse,
noi pure voteremmo unanimi per il valoroso candidato dei nostri
avversari! Ma invece, vi saranno, fra molte altre, anche le leggi
agrarie da discutere, e vi sono i bilanci da votare... ed è per ciò
che, onestamente, raccomanderemo agli elettori di Panigale di eleggere
POMPEO BARBARÒ; l'uomo sorto dal popolo, e che conosce il popolo nelle
sue virtù, nei suoi difetti, ne' suoi bisogni; l'uomo che si è creato,
col lavoro assiduo e intelligente, un ricchissimo patrimonio, mentre
invece il signor Alamanni (sia detto col maggior rispetto) ha finito, o
quasi, tutto il suo.
"Elettori di Panigale, ricordate bene: l'Europa non è che un gran
vulcano: in questo momento una politica di avventure sarebbe fatale per
la patria.
"Votate, dunque, per POMPEO BARBARÒ.... Mandate alla Camera gente che
sa fare i conti; buoni amministratori amanti dell'ordine e devoti
sinceramente alle istituzioni.... senza l'equivoco degli ideali!"
L'avvocato Gian Paolo Serbellini e gli amici della _Colonna di fuoco_
tornarono da capo, dopo quest'altro articolo del _Moderatore_, per
cercar di scuotere maggiormente il Cammaroto. "Che cosa mai gli era
successo?" pensavano tra loro. "Pareva un altro; non aveva più la
foga d'un tempo... si mostrava tentennante... Non sapeva risolversi
a risponder chiaro, a smascherare il Barbarò e quel _gesuita_ in
guanti gialli dello Zodenigo!.. Che il frate... si fosse lasciato
conquidere?..."
Tuttavia, come le altre volte, capitarono ancora in ufficio col
_Moderatore_ in tasca; ma le loro facce parevano più lunghe, e se le
parole eran quasi le medesime, il tono era più fiacco, e avevano il
sorriso amaro, come di gente sfiduciata.
--Hai letto, Salvatore?
--Bada, Salvatore, ti lasci scappare le più belle occasioni.
--Salvatore, accetta il nostro consiglio: spara tutte le artiglierie!
--Tu non conosci Milano.... Tu non conosci Panigale....
--Guai se il Barbarò prende piede!
--Perchè non hai detto francamente che è un usuraio?
--Un ladro?!
--Devi illustrare il famoso processo dei fornitori.
--Insomma, è ora di dir tutto....
--Senza reticenze, senza ambagi, senza paura!
Il Cammaroto, come faceva sempre, camminava su e giù per lo stanzone,
senza rispondere, senza guardare in faccia nessuno; colla testa bassa.
--Potresti cominciare a buttar là, con garbo, che il Barbarò ha fatto
anche la spia,--soggiunse l'avvocato Gian Paolo, con voce melliflua.
Salvatore Cammaroto si fermò su due piedi, si aggiustò gli occhiali sul
naso, e guardò fisso l'avvocato.
--Nicola Mazza non ha ancora risposto...--mormorò dopo un momento.
--Che importa? Se il fatto non è vero, avrai sempre tempo di
rettificarlo lealmente, e se è proprio vero, come sembra, allora non
bisogna aspettare a spifferarlo che l'Alamanni sia rimasto soccombente!
--E poi,--osservò un altro della comitiva, certo Nannarelli,
ragioniere, che aveva concorso in quei giorni al posto di
vice-direttore della Banca degli Interessi Lombardi Provinciali, e che
non era stato nominato:--e poi, per mostrare quali sono i sostenitori
del Barbarò, e con quali mire lo servono, dovresti pubblicare anche la
biografia dell'onesto Zodenigo!
--Buono, quello, Salvatore!
--Scrivi, scrivi, che ebbe i _giorni amari dell'esilio_ raddolciti
cogli zuccherini delle vecchie.
--Mentre non isdegnava nemmeno di intingere nel guadagno delle giovani!
--Questa è troppo forte! Non bisogna esagerare!--esclamò il Cammaroto
rivolgendosi come scandalizzato alla signora Apollonia, che sempre
seduta immobile al solito posto, con un cappellone giallo colle gale
rosse, storceva la, bocca e sputava in terra per la nausea, mentre
Peppino Casiraghi si fregava le mani saltando sulla seggiola, e ridendo
come un matto.--Non bisogna esagerare! Io intendo di dire la verità a
tutti quanti, ma non voglio calunniare nessuno; nemmeno gli avversari
miei!
--Nannarelli non calunnia; Nannarelli dice la verità!--rispose
l'avvocato Gian Paolo mettendosi a gridare e a battere col suo fascio
di carte sul tavolino.--Ho conosciuto anch'io, due o tre anni fa, una
delle tante vittime del professore. Era una certa Rosetta, che faceva
la portinaia in _Via della Spiga_.... Il professore le fece fare
un....--ma a questo punto si fermò. La signora Apollonia, pestando i
piedi e dimenandosi dispettosamente sulla seggiola, tutta stizzita per
quella mancanza di rispetto al suo pudore, gli aveva tolta la parola.
--Un... mi avete capito!--continuò poi l'avvocato.--E subito dopo la
povera ragazza fu abbandonata.... Ma quando in appresso la Rosetta
diventò madamigella Flora, il professore tornò a frequentarla... nelle
ore ch'essa aveva libere!... Ecco, Salvatore mio: questa è la verità,
tutta la verità, nient'altro che la verità!
--Bravo Gian Paolo!
--Hai detto benissimo!--esclamarono tutti gli altri, in coro.
Il Cammaroto fremeva di sdegno.... Tuttavia era ancora perplesso;
avrebbe voluto aspettare di aver le prove in mano che il Barbarò era
proprio stato una spia, denunciando Giulio Alamanni e Nicola Mazza,
per schiacciare, con un colpo solo, lui e lo Zodenigo.... Ma d'altra
parte l'articolo del _Moderatore_, e tutto il gridare degli amici, gli
mettevano il fuoco addosso. Guardò la moglie, che rossa, scarlatta,
barbottava imbizzita per quel baccano irriverente che si faceva attorno
al direttore. Guardò Peppino Casiraghi, e vide bene dal modo come
scrollava il capo, che il cronista teneva dalla parte dell'avvocato
Serbellini.
--Che ne dici, _Polonnì_?
--Una 'annonata e non ti 'onfondere!--esclamò la signora con un'alzata
di spalle molto significativa all'indirizzo del sullodato Gian Paolo e
compagnia.
--Mi pare che da un poco in qua le riceviamo noi le cannonate... nella
schiena!--brontolò Peppino, mettendosi di malumore a correggere le
bozze.
--In fatti dicono che il fuoco della colonna comincia un poco a
raffreddarsi,--soggiunse ghignando il Nannarelli.
--Davvero?--esclamò il Cammaroto prorompendo in una risataccia di
sfida.--Dicono così?... davvero davvero? E scotendo la zazzera si
sedette di colpo al tavolino, afferrò la penna, tirò su la manica
dell'abito fin quasi al gomito, e cominciò a scrivere in mezzo alla
prima cartella, mentre la signora Apollonia gli metteva dinanzi il
bicchier d'acqua e il fazzoletto turchino:
"IL CANDIDATO DELLA DISPERAZIONE."
--Ah! Ah! Ah!... Ti garba, _Polonnì_? Il candidato della
disperazione!... Peppino!... Senti, Peppino?!... Il candidato della
disperazione! Ah! Ah! Ah!--Ma poi, finito di ridere, curvandosi sulle
cartelle, colle gote accese, colla cravattina bianca disciolta, cogli
occhi scintillanti, vuotò tutta l'anima sua, la sua collera, la sua
passione, su que' foglietti di carta, che riempiva febbrilmente, colla
velocità di uno stenografo, e che la signora, Apollonia, muta, attenta,
disponeva in ordine, uno sull'altro.
"E il Barbarò, Pompeo Barbarò, il cavalier Barbarò, il Barbarò
lattivendolo, banchiere, portinaio, appaltatore, il Barbarò
_pignoratario_; è lui, lui solo, tutto lui il _candidato della
disperazione_" scriveva il Cammaroto: "e noi dobbiamo innalzare le
nostre laudi e render grazie alla sapienza infinita e sicumerica del
_mirabolano Moderatore_, per averci suggerito un titolo così bello,
così vero, così parlante, calzante, edificante!
"_Il candidato della disperazione!_... Oh lettori miei dilettissimi,
rivolgete le pupille degli occhi vostri sulle facce sparute dei membri
epatici dell'epatica _Costituzionale_, e vi ravviserete la mestizia dei
rassegnati, lo sgomento dei paurosi, l'ira dei traditi, l'abbattimento
dei vinti!... Rivolgete, rivolgete gli sguardi vostri sui volti
contriti dei _moderati_ liberali e illiberali, e ditelo voi se quelli
e questi non sono i disperati dell'ultimo momento, che impauriti dalla
minaccia della _divisione dei voti_, spaventati dal sorgere della
formidabile candidatura Alamanni, soffocano la voce della coscienza per
l'interesse del partito, ne offendono le oneste tradizioni, ingrossando
le squadre della milizia scelta coi _Turcos_ dalla faccia di bronzo,
coi _Lanzichenecchi_ dalle granfie rapaci, e infine avendo l'acqua
alla gola, si attaccano persino al Barbarò... a questa oscena vescica
gonfiata dal _Moderatore_ per il salvataggio dei barcamenanti fra la
patria e la bottega!
"Pompeo Barbarò?... Barbarò Pompeo!... Che, prima, il Dio dei
galantuomini si copra la faccia, e poi, alla nostra volta, domandiamoci
noi pure: '_Chi è?_... _Che cosa vuole?_... _Che cosa farà?_'... questo
generoso filantropo... dei limoni marci?... Questo gnomo strozzatore?
Questo truf... faldino lombardo-veneto, sovra il cui capo, dove anche
la canizie inonoratamente celandosi, colla frode d'un Figaro, pesa
un'accusa terribile, che ci fa fremere di sdegno e di terrore?...
"Chi è costui?... Troni e Dominazioni!... È l'uomo nefasto delle
forniture militari; è l'omicciattolo nefando dell'_Agenzia di prestiti
sopra pegni in via del Pesce_!... Ma, come si chiama?... Qui sta il
busillis!... Chi lo chiama Barbetta, chi lo chiama Barbarò; non si sa
bene dei due nomi quale era quello del portinaio infedele, quale era
quello del lattivendolo fallito.... Ognuno si ricorda, per altro, che
all'epoca del _processo dei fornitori_ invece del suo, o dei suoi,
adoperava il nome di un certo Micotti, detto _Sbornia_.... A Panigale
lo chiamano anche _mercante di pellagra_... e fra tanti, è questo il
solo nome che non gli è contrastato!
"Che cosa vuole?... È presto detto: quattrini vuole!
"Che cosa farà?... Ciò che ha sempre fatto: quattrini! quattrini!
quattrini! a qualunque prezzo, per qualunque vergogna; vendendo Cristo
come Giuda, ma poi, invece di appiccarsi, _impiccando_ il prossimo coi
trenta danari guadagnati!