lungo, giallo, senza barba, seduto al tavolino di faccia al Cammaroto,
di cui si professava il più caldo ammiratore. Correttore di bozze e
cronista dilettante, era appassionato del giornalismo fino al punto
di far debiti a babbo morto per imprestar quattrini all'editore della
_Colonna_.--Cominciano presto, stamattina!...
--Scaldapanche maledetti!--borbottò la signora Apollonia chinandosi e
spingendosi fin sotto il tavolino per prendere il fazzoletto turchino
che il direttore perdeva sempre, o dimenticava in qualche posto.
--Cascassero morti que' chiacchieroni!--continuò poi mettendo il
fazzoletto sul tavolino, vicino al bicchier d'acqua.--A sentirli,
promettono sempre Roma e toma, e poi non sono stati boni nemmeno a
persuadere quel _'ane_ del sor Urbano (era il nomo dell'editore) di
mettere la direzione in un posto più da cristia....
Ma si fermò a mezzo con la parola: in quel punto, sbacchiato l'uscio,
con violenza entrava in ufficio precipitosamente l'avvocato Gian Paolo
Serbellini, il quale, senza levarsi il cappello, senza salutar nessuno,
cogli occhi spiritati si fermò dinanzi al tavolino del Cammaroto
esclamando:
--Hai letto il _Moderatore_?
Ma il Cammaroto continuò a scrivere in fretta, col naso sulle
_cartelle_, senza risponder nulla.
--Ha letto il _Moderatore_?--chiese allora l'avvocato alla signora
Apollonia, che seria, imbronciata, non si voltò nemmeno a guardarlo.
--Avete letto il _Moderatore_?--domandò in fine per la terza volta il
Serbellini, rivolgendosi a Peppino Casiraghi che gli accennò col capo
di sì.
L'avvocato Gian Paolo era uno dei frequentatori più assidui della
_Colonna di fuoco_. Da molti anni egli era dominato da un desiderio
innocente, e sempre insoddisfatto: voleva entrare nel Consiglio
comunale. Ma per essere eletto dimostrava troppa smania, e gli
elettori lo mettevano in ridicolo, eleggendo poi sempre qualcun altro
in vece sua, e che magari valeva anche meno. Una simile ingiustizia
aveva reso l'avvocato Gian Paolo malcontento di tutto e di tutti;
astioso, maldicente, pettegolo; avversario sistematico e accanito
di ogni candidato amministrativo e politico. Per farsi mettere in
lista era passato dalla Destra, che accusava di _servilismo_, alla
Sinistra, che accusò poi di _partigianeria_, terminando, in seguito
a tali voltafaccia, col rovinarsi moralmente perdendo il credito, e
finanziariamente, perdendo anche i clienti.
--Spero bene--ricominciò a gridare voltandosi di nuovo verso il
Cammaroto--che gli risponderai per le rime!
L'altro continuava a scrivere, riempiendo le _cartelle_, come una
macchina.
--È una sfacciataggine, un'impudenza inaudita!... Vorrei scriverlo io,
un articolo tale, da levar la pelle al Barbarò! E sarei capace di
firmarlo col mio nome e cognome!
La signora Apollonia alzò le spalle infastidita da una tale proposta,
facendo segno col capo di non disturbare il direttore.
Ma Gian Paolo era troppo fuori di sè per calmarsi, e battendo forte sul
tavolino col grosso fascio di carte, che portava sempre in giro per far
credere di aver molte cause da trattare, esclamò con voce ancora più
concitata:
--Per Dio, bisogna dare una lezione, ma in piena regola!... Devi dire
che è l'usura, il furto patentato che invadono il Parlamento!...
Scrivi, scrivi, Salvatore, ti detterò io: scrivi che nel corpo
elettorale c'è del putrido... più che in Danimarca.
A questo punto il Cammaroto si alzò di scatto; prese in mano i due
ultimi foglietti che aveva appena finito di scrivere, e guardando la
signora Apollonia dette in una sghignazzata.
Salvatore Cammaroto rideva sempre a quel modo prima di leggere la roba
sua; pareva un cavallo che nitrisca mettendosi in ardenza.
La signora Apollonia si rizzò più impettita che mai per ascoltare:
Peppino Casiraghi, cacciata la penna dietro l'orecchio, si sdraiò sulla
seggiola e alzò, sorridendo, il viso scialbo, pregustando la prosa del
direttore.
Era l'articolino che più tardi dovea recare tanto dispetto e tanta
paura al Barbarò.
Letto il titolo _Amenità elettorali_, il Cammaroto fece una prima
pausa, guardando la signora Apollonia a traverso gli occhiali
per vederne l'effetto. Quindi, soddisfatto, cominciò la lettura,
lentamente, colla voce squillante e nasale dei predicatori, spiccando
ogni sillaba, sottolineando ogni frase, fermandosi ancora alla stoccata
dei _gettoni, delle medaglie di presenza_, per guardare di nuovo la
moglie, poi il Casiraghi, poi l'avvocato Gian Paolo, e ripetendo in
fine la risata fatta in principio, ma assai più lunga e più sonora,
colla testa alta, cogli occhi scintillanti dietro le lenti, camminando
su e giù per lo stanzone, lisciandosi e accarezzandosi l'ispida
barbaccia.
Il Casiraghi intanto ballava sulla seggiola fregandosi le mani dalla
contentezza, la signora Apollonia offriva l'acqua al direttore, ma
l'avvocato non pareva soddisfatto.
--Ci dovevi mettere un'allusione al _processo dei fornitori_, e
dire nel medesimo tempo che a Panigale lo chiamano il _Mercante di
Pellagra_....
--Questo verrà poi; per incominciare la lotta va bene così!
--Una _'annonata_ alla volta!--brontolò la signora Apollonia.
In quel punto entrò nell'ufficio un altro amico del giornale, poi
un terzo, poi un quarto ed altri ancora, finchè lo stanzone fu
pieno di gente; e il Cammaroto voleva leggere e leggeva a tutti
l'_articolo-scaramuccia_, riscaldandosi fra gli applausi, mentre si
accendeva sempre più e montava in furore per le informazioni intorno al
Barbarò, che gli riferivano, a mano a mano, i nuovi venuti.
--Sai, Salvatore, il Barbarò faceva lo strozzino al cento per cento...
lo devi mettere sulla _Colonna_!
--È un villan rifatto della peggiore specie!
--Un ignorantaccio, che non apre bocca senza dire uno strafalcione!
--È un bancarottiere!
--È un ladro!
--Pochi anni fa aveva un'agenzia, in cui faceva commercio... di ragazze!
--Orrore!... Orrore!... Orrore! urlava il Cammaroto gesticolando,
pestando i piedi, saltando come uno spiritato, mentre Peppino Casiraghi
rideva e piangeva ubriacato dal baccano, e la signora Apollonia tirava
il direttore per le falde dell'abito, cercando di calmarlo e di farlo
star fermo.
Ma era fatica sprecata: gli amici del giornale, sotto sotto,
continuavano ad aizzarlo, come un toro nel circo.
Tutta quella gente gridava e smaniava nel nome della giustizia e della
moralità; ma appunto in tutto quel gran rumore, la moralità e la
giustizia ci entravano soltanto di nome. Erano i malcontenti, che non
facevano guerra al Barbarò perchè lo stimassero disonesto, ma perchè lo
invidiavano. Anch'essi avevano tentato di farsi innanzi, di salire, ma
non c'erano riusciti, e vedendo montare in alto il Barbarò, lo volevano
buttar giù.
C'era di tutto un po' fra gli amici della _Colonna di fuoco_. Oltre
all'avvocato Serbellini, che non aveva mai potuto essere consigliere
comunale, c'era il medico, l'ingegnere rimasti a terra in un qualche
concorso; l'impiegato che non avea ottenuto il trasloco desiderato,
o l'avanzamento; l'artista, lo scrittore, il poeta non apprezzato;
l'industriale, il commerciante a cui erano andati male gli affari.
C'era il benemerito della patria che non era stato fatto cavaliere:
il vigliacco ohe l'aveva a morte coi coraggiosi; l'avaro offeso dal
fasto dei prodighi, e così via via, si accumulavano, si univano in
lega, tutte le inimicizie, tutti i livori, tutti gli odi più disparati
contro il Municipio, contro il Governo, contro il merito, contro la
fortuna; contro tutti e contro tutto!... Era l'agitarsi e lo sfogarsi
delle piccole ambizioni, più astiose assai delle grandi; il lamentìo
petulante dei piccoli bisogni, delle piccole contrarietà, delle piccole
disgrazie.... Erano le passioncelle meschine e grette che schizzavano,
non già dal cuore, ma dallo stomaco e dal ventre, malamente mascherate
sotto la sembianza della giustizia o della moralità... di carta pesta!
Nel frattempo il rumore e la confusione erano arrivati al colmo.
Salvatore Cammaroto, per farsi ascoltare, era montato in piedi sopra
una seggiola e imponeva il silenzio. La signora Apollonia imbronciata
voltava le spalle a tutti, guardando fuori dalla finestra, e
brontolando.
--Chi bisogna attaccare e svergognare--gridava l'avvocato Gian
Paolo--più ancora del _Moderatore_, più dello stesso Barbarò, è
l'_Associazione Costituzionale_, che non dà segno di vita, che non si
prepara alla lotta!
--Bisogna scrivere contro il governo, che, pur di guadagnare un voto,
appoggia i ladri e gli usurai!--esclamava un altro.
--Lasciate fare a me!... Lasciate fare a me!... Sono vecchio del
mestiere!... Non ho bisogno di consigli! La tromba d'Israello suonerà
un'altra volta, non dubitate, sotto le mura di Gerico; ma se adesso
non fate silenzio e continuate a intronarmi la testa, vi faccio saltar
dalla finestra, in parola d'onore!
--Sarebbe tempo!--mormorò la signora Apollonia, avvicinandosi di
nuovo al direttore e mettendogli il fazzoletto nella tasca di dietro
dell'abito.
Era subentrata un poco di calma: Salvatore Cammaroto saltò giù dalla
seggiola e spiegò il disegno che aveva in testa alla sua signora.
--Prima di sciogliere le campane, bisogna star a vedere se
l'_Associazione Costituzionale_ e il grande partito moderato vorranno
poi accettare il _verbo_ dello Zodenigo....
--Il partito moderato?--brontolò l'avvocato Gian Paolo.--Un branco di
pecore!... La _Costituzionale_? Un'accademia!
--Bisogna mettersi d'accordo con tutte le associazioni liberali e
democratiche--continuò il Cammaroto, cercando cogli occhi Peppe
Casiraghi, e senza badare affatto al Serbellini;--bisogna guadagnar
terreno a Panigale, nel cuore del collegio, nel tabernacolo dei nostri
nemici!... bisogna far lega cogli altri giornali del partito, per
un'azione comune: bisogna in fine raccogliere tutti i nostri suffragi
sopra un candidato di valore... da contrapporre al candidato _dei
valori_....
--Bene!
--Bravo, Salvatore!
--....un uomo--concluse il Cammaroto dopo aver riso del proprio
frizzo--un uomo la cui vita sia tutta un esempio e valga un programma;
il cui nome rappresenti il labaro trionfante dell'onestà e del
patriottismo: _in hoc signo vinces!_
--Oh finalmente!... Queste sono idee! esclamò la signora Apollonia!
--Queste sono idee, evviva!--ripetè come un'eco il Casiraghi.
Ma gli amici invece stringevano le labbra e scrollavano il capo:
l'avvocato Gian Paolo fischiettava, battendo il tempo sul palmo della
mano col fascio di carte; poi tutti insieme tornarono daccapo a dar
consigli e a spronare il Cammaroto.
"Non c'è tempo da perdere!... La _Colonna di fuoco_ deve mettersi
alla testa del movimento; aprire la lotta con un attacco a fondo;
abbassare, distruggere il Barbarò; smascherare, sventare le trame...
_amministrative_ dello Zodenigo!... Deve sperdere la camorra degli
affaristi, dei corrotti e dei corruttori che stende le sue reti da
un capo all'altro di Milano; deve mettere a nudo coraggiosamente,
audacemente le magagne dei nuovi ricchi arruffoni e...."
A un tratto tutte quelle brave persone si calmarono come per incanto,
sentendo bussare all'uscio dell'ufficio.... Ma non era altro che un
fattorino dell'_Unione Operaia_, con una lettera per il Direttore della
_Colonna di fuoco_, in cui veniva invitato particolarmente ad una
adunanza indetta per quella sera medesima dalla Presidenza dell'_Unione
Operaia_, insieme col _Consiglio Direttivo_ della _Lega Democratica_,
"allo scopo di prendere gli opportuni concerti e deliberare in
proposito alla prossima elezione politica del Collegio di Panigale."
--_Alleluja! Alleluja!_--esclamò festante il Cammaroto, appena ebbe
riletto l'invito ad alta voce.--Così va bene; riunirsi per andare tutti
d'accordo...: _Virium concordiam sequitur victoria!_... Ed ora, amici
miei, lasciatemi in pace!
La signora Apollonia a queste parole tirò un sospirone di sollievo.
--Ho da scrivere tre altri articoli per il giornale; una _rassegna_
critica sui _Quadri fisiologici_ del Büchner e, in fine, alla vigilia
delle grandi lotte bisogna ritemprare le forze nel riposo della mente,
nella tranquillità salutare dello spirito!
Chi, proprio, la tranquillità salutare non poteva più averla,
era Pompeo Barbarò. Ogni ora che passava gli portava una nuova
inquietudine, un nuovo timore. Pochi si mettevano a discorrere con
lui dell'elezione di Panigale; pochissime erano le strette di mano
gratulatorie.
Gli altri giornali moderati di Milano, come la _Perseveranza_, il
_Corriere_, il _Pungolo_, se non si erano schierati subito contro il
suo nome, tuttavia avevano giudicata la candidatura del _Moderatore_
una _candidatura-sorpresa_, e si tenevano in un gran riserbo. Il
Barbarò lo aveva capito, ne era mortificato e montava sulle furie
contro lo Zodenigo, che gli aveva promesso _a priori_ "l'appoggio
unanime di tutta la stampa _libeeale-modeeata_!"
--Sto fresco, se aspetto l'appoggio unanime--borbottava il signor
Pompeo.--Mi odiano tutti perchè mi invidiano e mi temono!... Com'è
basso... com'è cattivo il mondo!... Appena un pover'uomo riesce a forza
di lavoro e d'intelligenza ad innalzarsi un poco sugli altri, subito si
cerca di tagliargli le gambe!
Ma se il dispetto lo rodeva, l'interna inquietudine lo accasciava.
--_È lunga la via di Damasco?_--ripeteva poi tra sè, pensando
all'articoletto del Cammaroto.--Che cosa avrà voluto dire quel sudicio
ricattatore?... Mah!... Non ne capisco un'acca!
Per altro s'egli non capiva l'allusione biblica, l'accenno alla
prudenza gli faceva indovinare il succo della minaccia.
--_Convertirsi alla prudenza?_... Chi sa, chi sa, che cosa andranno a
pescare, a rimuginare il padre Salvatore e compagnia!... Maledetto quel
poetastro scilinguato!... In che vespaio m'ha messo per la smania _di
affermare il suo giornale_! Ma... e se invece il professore Zodenigo
l'avesse fatto apposta?... Se fosse stato comperato dai miei nemici per
rovinarmi?
E oltre alla _Colonna di fuoco_, Pompeo Barbarò aspettava e leggeva con
ansia tutti gli altri giornali avversari; ma dopo l'articoletto del
Cammaroto, nessuno aveva più parlato della sua candidatura.
Anche _quegli altri_ stentavano a risolversi.... C'era la discordia
nel campo d'Agramante: chi voleva addirittura un candidato radicale;
chi invece riputava più utile un rappresentante della _sinistra
monarchica_. La _Lega Democratica_ e l'_Unione Operaia_ proponevano un
nome, e si ostinavano per farlo accettare: i _Reduci_ e il _Fascio_ ne
sostenevano un altro con pari calore. Finalmente, per acquetare gli
animi di tutti, si stabilì di non darla vinta a nessuno dei contendenti
eleggendo un terzo candidato, che all'ultimo momento fu proposto da
Salvatore Cammaroto fra gli applausi di tutta l'assemblea.
Per altro, volendo essere sinceri, bisogna dire che non era stato il
Cammaroto che avea pensato per il primo a quel nome così illustre
e simpatico, no; ma invece era stato suggerito in un orecchio
al direttore della _Colonna di fuoco_ dall'avvocato Gian Paolo
Serbellini, il quale a sua volta c'era arrivato solamente dopo un
discorso che gli era stato fatto dal nipote di un certo Nicola Mazza,
banchiere milanese, che da molti anni, scampato per miracolo dalle
segrete austriache, si era rifugiato e continuava a vivere a Londra.
--Se fosse proprio vero!... Se il Barbarò fosse proprio una
spia!...--pensava l'avvocato--che figura barbina ci farebbero il
_Moderatore_ e la _Costituzionale_!... E gli avversari che gli
contrappongono il fratello di una delle vittime?!... Che fracasso
deve succedere!... E che colpo, che vergogna per il _partito delle
livree_!... Non vogliono saperne della gente onesta?... Ebbene si
godano le spie per loro candidati!...
In quanto a Salvatore Cammaroto, appena egli ebbe sentito il nome
che gli proponeva il Serbellini non pensò più, di primo colpo, nè al
Barbarò, nè al _Moderatore_; abbracciò l'avvocato; poi cominciò a
correre come un matto su e giù per lo stanzone saltando e battendosi
la fronte, e rimproverandosi perchè quel nome non era venuto in mente
prima a lui, a lui solo!... In fine si fermò dinanzi alla signora
Apollonia, la fissò un momento negli occhi e scoppiò in lacrime.
"È il mio più diletto amico!... Il mio fratello d'armi e di fede!"
continuava a gridare il Cammaroto, mentre la signora Apollonia senza
commuoversi, seria, impettita, andava in giro per l'ufficio, in cerca
del fazzoletto turchino. "È un apostolo, fra i più illuminati e
operosi, del patrio vangelo!... È un'anima serafica nel petto di un
Arcangelo; è uno di que' pochissimi, _rari nantes_ nel mare putrido
di Sodoma, che attestano alle genti scadute come l'uomo sia stato
creato a immagine di Dio!..." Poi si avvicinava a Peppino Casiraghi
che lo guardava attonito cominciando pure a intenerersi per ispirito
d'imitazione, e stringendogli le mani lo assicurava che quella scelta
doveva essere l'_Arca dell'Alleanza_, il _gomor_ della vittoria, e
in fine passando dalle lacrime al riso tornava a correre presso la
signora Apollonia promettendole con una risata di compiacenza che gli
rischiarava la faccia e gli allargava il petto, che quel nome avrebbe
fatto più colpo di dieci, di cento cannonate!
E in tutto il giorno Salvatore Cammaroto, infervorato, continuò ad
agitarsi e a predicare a onore e gloria del suo candidato... poi la
sera, appena lo ebbe proposto all'assemblea dei sodalizi democratici,
e lo sentì accogliere da una salva d'applausi, tornò a commuoversi,
a piangere nel bel mezzo del suo discorso, e in fine, quando sciolta
l'adunanza si presentò alla sua signora che in compagnia di Peppino
Casiraghi lo aspettava, sonnecchiando, al _Caffè delle Tre Rose_,
di faccia alla casa dove avea avuto luogo la riunione, era pallido,
sfatto, col viso ancor molle di sudore e di lacrime.
--_Sursum corda!... Sursum corda!..._--balbettò abbracciando
l'Apollonia....--È stata una serata memorabile! Le _Pentecoste_ del mio
sacerdozio politico!
--Dunque--domandò la signora alzandosi e accomodandosi lo scialle per
uscire--Il tu' omo è stato accettato?
--Fra l'esultanza, mia cara, fra l'esultanza e gli osanna del popolo
eletto!--Così dicendo, e dopo aver fatto una grande scappellata al
proprietario del caffeino, offrì il braccio alla moglie e uscirono,
passando come al solito per il Corso, prima di ridursi a casa.
Salvatore Cammaroto andava sempre col collo torto e col naso in su,
tenendo, per abitudine fratesca, le mani contro il petto, nascoste
l'una sull'altra dentro le maniche, mentre salutava tutti affabilmente,
e parlava ad alta voce col Casiraghi; la signora Apollonia più grande,
più grossa, più larga del marito, se lo teneva stretto sotto il braccio
all'ombra del cappellone magnifico, e camminava fiera, come se portasse
attorno il Direttore per spaventar la gente.
Pompeo Barbarò non seppe il nome del candidato che gli avevano
contrapposto altro che alla mattina dopo; ma il colpo fu così forte
che traballò, come se avesse ricevuta una mazzata sul capo, e rimase
molto tempo oppresso e sbalordito. In fine, quando riuscì un poco ad
orientarsi, corse ancora tutto stralunato dallo Zodenigo.
--Sono rovinato... è un tiro assassino che mi vogliono fare!...
Professore, professore... trovate modo d'impedire uno scandalo... a
qualunque costo... fate che possa ritirare la mia candidatura... non
voglio più saperne!
Lo Zodenigo, che per la prima volta non si era alzato dalla sua
poltroncina presso lo scrittoio per salutare il Barbarò, rimase freddo,
impassibile davanti a tanta agitazione.
--Caro amico,--gli disse poi lentamente, soffiando ancora più del
solito,--voi... non mi avevate detto tutto!
--Ma... sono calunnie....
--Allora... se proprio sono calunnie... e potete provarlo, è un altro
paio di maniche.
--Ma... provarlo....
--Non potete... provarlo?--e l'occhio nero dello Zodenigo pareva
volesse penetrare in fondo all'anima del suo interlocutore.
--Sicuro che... se volessi.... In ogni modo... vi ripeto... desidero
ritirare la mia candidatura, per non aver noie!
--Se vi ritirate in questo momento siete _peeduto_ e _peer_ sempre...
ricordatelo bene.
Pompeo si sentì tremar le gambe e si appoggiò con una mano allo
scrittoio.
--La vostra rinuncia... ora... sarebbe la più esplicita conferma delle
voci che corrono.... Certo... se io avessi saputo... se avessi potuto
supporre... non vi avrei certo consigliato un passo simile....
A questo punto la freddezza dello Zodenigo che fissava cogli occhi
immobili il Barbarò diventava aspra... quasi minacciosa.
--Facciamola finita!--balbettò allora Pompeo con voce soffocata,
ma pure con un certo piglio di risolutezza che gli era dato dalla
disperazione,--facciamola finita... sono nelle vostre mani... accetterò
tutte le vostre condizioni!
Lo Zodenigo tornò a soffiare chiudendo le palpebre e stirandosi sulla
poltrona.
--Prendete una seggiola, _caao_ cavaliere.... Prendete una seggiola e
accomodatevi.
Pompeo accasciato, avvilito, prese la seggiola che gli era stata
indicata e sedendo e guardando a sua volta lo Zodenigo con una
espressione supplichevole, balbettò sospirando:
--È un anno terribile, questo, per me.... Mi sono anche rovinato mezzo
coi fondi turchi.
L'altro sorrise storcendo le labbra: "Diamine! quel furbacchione del
sor Pompeo piangeva miseria per poter lesinare sul prezzo!"
IV.
Salvatore Cammaroto presentò e raccomandò agli elettori la candidatura
Alamanni con un inno biblicamente immaginoso di ammirazione e di
amore. Prima d'incominciarne la lettura avea detto rivolgendosi alla
moglie:--Questa volta, cara _Polonnì_, abbiamo intinta la penna
nel core!--E non rideva di compiacenza, ma dietro gli occhialetti
ingrossavano le lacrime; era sudato, ansante, come se l'articolo lo
avesse scritto correndo.
E in fatti quella lunga vita intemerata di cospiratore e di soldato
era narrata efficacemente coi più smaglianti colori. Il Cammaroto
lodava il carattere di Francesco Alamanni, "più limpido e terso della
gemma di Sabaoth;" ne levava a cielo "le virtù della mente e del
cuore, la illibatezza dei costumi, la salda fierezza dell'animo, e
l'eroismo provato in cento battaglie... mentre dal suo occhio ceruleo,
che ricordava quello del Messia novissimo dei due mondi, spirava una
dolcezza serena, un senso di bontà femminilmente gentile." Insomma, in
Francesco Alamanni "c'era il cuore di Leonida nel petto di Arnaldo;
la soave amorevolezza di Tobia congiunta alla severa fortezza, allo
spirito indomito di Savonarola." E in tutto l'articolo non accennava
menomamente nè al Barbarò, nè al _Moderatore_. Soltanto nella stretta
finale ammoniva i "_banchettanti_ della politica, i profanatori e i
trafficanti dei sacri ideali della patria, che il nome di Francesco
Alamanni doveva risonare terribile come la voce profetica di Daniele;
come il _Mane-Techel-Phares_, precursore miracoloso della vendetta di
Jehova."
Ma gli entusiasmi del Cammaroto e i raffronti poetici e le minacce
non facevano molta impressione sopra i lettori positivi, cui stava
particolarmente a cuore il buon ordinamento della cosa pubblica. Essi,
invece, si lasciavano convincere assai più volontieri dalle ragioni
pratiche dello Zodenigo, il quale scalzava destramente Francesco
Alamanni, pur riconoscendone i meriti patriottici, per non andare
contro il sentimento pubblico; e che senza stare a ritessere le lodi
già prodigate al Barbarò, si ristringeva a mostrare la convenienza che
avevano i _moderati_ di sostenerlo, così per l'utile del collegio come
per l'onore del partito.
"Dobbiamo imitare gli Inglesi" diceva il _Moderatore_, "gli Inglesi
il cui esempio ci era spesso additato dal Conte di Cavour. Nel forte
congegno del parlamentarismo britannico non solo ogni sentimento di
antipatia, oppure di amicizia, ma persino ogni ragione di aspirazioni e
di giudizi individuali rimane vinta dalla ferrea disciplina del partito.