severamente, esortandolo a voler temperare colla prudenza (_prudentia
est virtus directiva_, secondo san Tommaso) la sua indole troppo
vivace e battagliera. Ma il frate indignato di sentirsi rimproverare
di ciò che reputava il più santo dovere del proprio ministero, si
rivolse invocando giustizia e protezione al generale dei Francescani;
poi, redarguito anche da questo savio prelato che gli ricordò con san
Gregorio:... _fortissimus qui seipsum vincit_, ricorse direttamente
al Papa, il quale gli fece rispondere imponendogli per castigo della
sua insubordinatezza certi esercizi spirituali da compiersi in un
piccolo monastero presso Trapani. Il padre Cammaroto ubbidì al supremo
comando più rassegnato che convinto; a poco a poco lo scoramento, il
dubbio turbarono, vinsero l'animo suo; pensò che i preti di Cristo,
non erano migliori dei sacerdoti di Caifasso, e appena scoppiata la
rivoluzione del _sessanta_ corse a raggiungere Garibaldi, e gli si pose
ai fianco soccorrendo i feriti, confortando i moribondi, incitando
i volontari alla pugna, mettendo Garibaldi in compagnia di Cristo e
di Mosè, riunendo in un solo martirologio i martiri della Chiesa e
i martiri della patria, e facendosi sospendere _a divinis_.... Al
che il padre Cammaroto rispose scomunicando alla sua volta il Papa
con una lettera violentissima che corse i giornali, indirizzata "_al
Pastore fattosi lupo del proprio gregge_"; quindi buttò via la tonaca
e s'infervorò nello studio della filosofia. Da prima s'innamorò delle
opere postume del Gioberti, e compose un commento alla _Protologia_ e
alla _Riforma_, rimasto inedito per mancanza d'editore; poi, traversato
l'heghelianismo, fu attratto dal positivismo di Augusto Compte, della
seconda maniera, che innestò a modo suo con idee e simboli della
Bibbia, ormai divenuta sangue del suo sangue. In fine scrisse le sue
_Confessioni_ al Padre Passaglia, che nessuno lesse in Italia, ma che
furono tradotte in tedesco; e continuò imperturbabilmente a combattere
il dogmatismo antico per sostituirne uno di nuovo conio, esagerando
ancora il misticismo umanitario delle ultime opere del filosofo
francese, e scaraventando contro i propri avversari d'ogni specie un
profluvio di dottrina e di insolenze.... Dopo aver seguìto Garibaldi
a Sarnico, ad Aspromonte, in Tirolo, essendosi ammalato di vaiuolo a
Firenze, sposò la serva della sua affittacamere, che lo aveva assistito
con pericolo della propria vita.
Fu allora che cominciò a guadagnarsi il pane scrivendo pei giornali,
e dando lezioni private di greco e di latino. Ma non potè stare
tranquillo un pezzo. Visto che i grandi filosofi, quelli morti
specialmente, non rispondevano alle sue epistole, fondò un giornale
per combattere la corruzione invadente in ogni ordine dello Stato. Si
professava apostolo audace e coraggioso della verità e della giustizia;
voleva strappare la maschera ai farisei della patria, ai tartufi della
politica, ai _Mercadet_ della finanza, agli ipocriti di tutte le caste,
di tutte le classi, di tutti i mestieri: e si pose all'opera senza
pensare ad altro, con tutta la sua mente, con tutto il suo cuore,
persuaso che il mondo non avrebbe più potuto camminare se non si
metteva lui, colla _Colonna di fuoco_, a rischiarargli la via.
E in fatti, in sulle prime, la _Colonna di fuoco_ maravigliò, sbalordì
la gente, più per la novità della cosa, che per la luce stessa.
--Per Dio, aveva fegato quel frate smesso!.... Come sapeva cantarla
chiara, sul muso, a tutti quanti, senza lasciarsi intimorire dalle
influenze, dalle aderenze, dalle minacce, dai sequestri!...
Bravo, bravissimo, evviva il padre Cammaroto che si era lanciato
coraggiosamente, a capofitto nella morta gora della corruzione,
sollevando un tanfo di putridume che ammorbava!... Evviva l'apostolo
della verità: il braccio forte della giustizia!... E mentre il buon
pubblico batteva le mani soddisfatto, era da per tutto un rimescolìo
continuo, un brontolìo sommesso, ma invadente, dei colpiti e dei
minacciati, finchè nel più forte del combattimento, e sempre per quelle
due dita di criterio.... che gli mancavano, il direttore della _Colonna
di fuoco_ cominciò a perdere del campo, a incespicare, a rovinarsi
colle proprie mani.
Nell'attacco Salvatore Cammaroto era troppo violento e personale, nelle
botte a fondo non sapeva conservare _la forma nè la misura_.
Invece di dire soltanto _certe verità_ e a certa gente, s'era messo a
urlare ai quattro venti, a squarciagola, _tutte le verità_ e a tutti
quanti, e perciò le persone di giudizio cominciarono a mormorare che la
_Colonna di fuoco_ sdrucciolava nel libello.
--Come?... Quel mattoide non era contento di svelare le marachelle
dei ministri, degli _uomini pubblici_, ma metteva in ballo anche i
privati?... Le persone che vivono all'ombra lontane da ogni rumore... e
che perciò hanno il diritto che nessuno vada a ficcare il naso nei loro
affari?... Altro che apostolo!... Altro che braccio della giustizia!
Era un pezzo da forca quel frataccio smesso! Alla larga! Alla larga!
puzzava di ricattatore!
E allora ognuno temendo per sè, e volendo premunirsi, si affrettò a
dichiarare che quel giornalaccio poteva offendere soltanto colle lodi,
e che chiunque si rispettasse non doveva più leggerlo... Per il che
tutti lo leggevano più che mai; e lo stesso Barbarò il quale gridava
ai quattro venti che i biasimi del Cammaroto facevano onore, prima
di risolversi ad accettare la candidatura voleva essere sicuro che
la _Colonna di fuoco_ non lo avrebbe combattuto, e rispondeva alle
obiezioni ed ai sorrisi sprezzanti dello Zodenigo, dichiarando che...
per conto suo... avrebbe fatto magari anche qualche sacrificio pure...
pur di chiudere la bocca a quel _Cerebro_.
--_Ceerbero_--suggeriva il Professore fingendo di non capire dove
l'altro voleva arrivare. Egli sapeva benissimo che con Salvatore
Cammaroto i quattrini non avevano presa e, d'altra parte, aveva appunto
fatto assegnamento per la riuscita dei propri disegni sopra gli assalti
della _Colonna di fuoco_. Era Salvatore Cammaroto che gli doveva dare
in piena balìa, con mani e piedi legati, il cavalier Barbarò!
--Non credo,--rispose lo Zodenigo,--che la _Colonna di fuoco_ voglia
battersi a tutta _oltaanza_ per il Collegio di Panigale. È troppo al
di fuori della zona dei suoi _inteessi_, quasi esclusivamente locali.
Poi, voi non avete ancora un colore spiccato in politica: siete un uomo
nuovo e ciò è bene, perchè non potete sollevare nè odii nè _aancori_
eccessivi.
Ma il Barbarò non pareva convinto nemmeno da tante buone ragioni
e facendosi più vicino al Professore, sempre sdraiato sul canapè,
"tuttavia... tuttavia... se si potesse... " balbettò guardandolo fisso
e fregando tra loro l'indice e il pollice con un certo movimento troppo
chiaro e significativo perchè l'altro potesse continuare a fingere di
non capir nulla.
--Non si può, non sarebbe prudente: il frate in questi giorni non ha
bisogno di danaro, e potrebbe approfittare della nostra offerta per
fare del chiasso, vantandosi di essere un puritano.
Pompeo rimaneva perplesso. Avea timore di mettersi in un qualche
impiccio, ma d'altra parte il riuscir deputato era per lui una
forte tentazione. In fine, dopo molte altre chiacchiere, dichiarò
che assolutamente ci voleva pensare... che non si sentiva di potersi
risolvere affrettatamente, su due piedi, in un affare di così gran
momento... che la risposta esplicita l'avrebbe data in capo a tre
giorni.... Ma Eugenio Zodenigo se ne andò sicuro che il tiro gli era
andato benone.
Quel giorno a pranzo Pompeo Barbarò rimase muto, concentrato e mangiò
meno del solito. La sera andò a passeggiare solo fino in fondo al
_Corso Venezia_.
"Che cosa era saltato in testa a quel _Dulcamara_ dello Zodenigo di
volerlo cacciare in quell'imbroglio?... Perchè non lo lasciava vivere
in pace?... Tanto se sperava aver quattrini da lui, stava fresco: era
già molto che continuasse a rinnovargli le cambiali!... Il _paatito_...
il _paese_... scilinguato maledetto!... Il paese gli doveva essere
riconoscente: la sua parte lui l'aveva fatta, e aveva diritto
finalmente di godersi il riposo e la pace.... Ma... pure... se fosse
stato sicuro di essere eletto... certo... la condizione di deputato
offriva molti vantaggi.... Onorevole?... I suoi nuovi amici che gli
sorridevano ancora a denti stretti sarebbero crepati dalla rabbia!...
Poi... avrebbe certo acquistato maggior autorità e anche per gli affari
sarebbe stato assai utile.... Ma... e se invece doveva essere un
fiasco?..."
Il giorno dopo lesse più attentamente la _Colonna di fuoco_ e vi trovò
un articolo che pareva fatto apposta per lui. Salvatore Cammaroto
dichiarava, a proposito dell'elezione di Panigale, che era ormai tempo
di mutar sistema e che gli elettori non dovevano più mandare alla
Camera "nè i gaudenti dall'epa rotonda, che sonnecchiavano nello stallo
di deputato, dove la loro ambizione soddisfatta faceva il _chilo_
eruttando pappagallescamente il _sì_ o il _no_ all'appello nominale;
nè gli oziosi titolati, i _damerini coll'occhialino_, che aspiravano
alla medaglietta come a un distintivo qualunque dello _sport_, e tanto
meno le nullità vane e presuntuose, che arrestavano a mezzo le più
gravi discussioni per balbettare i loro imparaticci sconclusionati,
rendendosi colpevoli del bizantinismo che sgovernava in Babilonia!"
--Gaudenti dall'epa rotonda?--pensava il Barbarò, tutto consolato,--io
sono magro come un'acciuga!... Oziosi titolati?... io ho lavorato tutta
la vita!... Imparaticci sconclusionati? Io non sarò mai così bestia di
aprir bocca, lo giuro!
Lo stesso giorno il professore tornò a fargli un'altra visita... poi
la mattina dopo trovò il modo di incontrarlo mentre usciva dalla
_Banca_.... Pompeo si faceva sempre pregare... finalmente lasciò
capire che se fosse stato proprio costretto... forse... per il bene
del paese si sarebbe sacrificato.... E lo Zodenigo allora, senza più
interrogarlo, diede fuoco alla mina.... cioè presentò nel _Moderatore_
la candidatura del cavalier Pompeo Barbarò.
Il _Moderatore_ usciva la sera: Pompeo lo ricevette che era ancora a
tavola. Appena scorse il suo nome POMPEO BARBARÒ, stampato in carattere
grosso, in testa di un articolo, si sentì venir freddo, e gli cominciò
a ballar la vista; smise subito di pranzare e sebbene fosse solo, andò
a chiudersi col giornale nel suo studio.... Si sedette allo scrittoio
pallido, colle gocciole di sudore sulla fronte... spiegò il foglio
lentamente, e trattenendo il respiro scorse prima tutto l'articolo, poi
con un'occhiata guardò la chiusa... poi, facendosi rosso di piacere lo
lesse adagio adagio e attentamente da capo a fondo... A lettura finita
era tutto rassicurato: sentiva di essere un uomo di merito.
Il _Moderatore_ faceva in succinto l'apologia del cavalier Barbarò,
dipingendolo come un _uomo moderno_. "Uno di quegli uomini," scriveva
lo Zodenigo, "che gli Americani chiamano _self-man_, cioè che si
è fatto da sè. Un uomo operoso e sommamente pratico; che aveva
l'intelligenza limpida e soda, non ottenebrata da teorie inattuabili,
e che di principii prudentissimo sapeva manifestare all'occorrenza,
insieme con un tatto non comune, una energia singolare, di cui
appunto aveva dato splendide prove anche durante la _crisi_,
tanto grave e pericolosa, attraversata dalla Banca degl'Interessi
Lombardi Provinciali." Accennava alle sue ingenti ricchezze, "le
quali garantivano nel Barbarò il candidato dell'ordine, fedele alle
istituzioni, singolarmente interessato al buon assetto delle finanze,
al miglioramento dell'agricoltura, all'incremento dei commerci."
Ricordava di volo le molte opere di beneficenza, e i larghi soccorsi
prodigati agli ospedali militari dopo le guerre del _cinquantanove_
e del _sessantasei_. "E se" continuava l'articolo "molte azioni
filantropiche e generose, la modestia del Barbarò voleva si tenessero
nascoste, tuttavia lo scrittore imparziale era costretto a ricordare,
per amore di giustizia, che nei momenti supremi della Patria, il
candidato del _Moderatore_ le aveva offerto ben più del danaro; ma la
miglior parte del sangue!... Suo figlio; il suo unico figlio, Giulio
Barbarò, il quale nella non ingloriosa campagna del sessantasei si era
battuto da valoroso con Garibaldi." Assicurava pure che al Candidato
stavano "molto a cuore i bisogni delle classi povere, e specialmente
dei contadini; che studiava di continuo per trovare il modo di portare
un _vero_ e _reale_ miglioramento alle loro misere condizioni, e che a
Panigale appunto sarebbero stati i primi a risentire i vantaggi di tali
studi." E, infine, concludeva col dire che anche tutti coloro i quali
non volevano che la deputazione fosse data ai gaudenti sonnacchiosi,
e tanto meno alle nullità ridicole e vane che aspiravano alla
medaglietta del deputato come ad un gingillo da _sportman_ "dovevano,
se leali, applaudire alla scelta fatta spontaneamente e serenamente
dal _Moderatore_ dopo un lungo, coscienzioso e spassionato esame della
situazione, tenuti a calcolo i bisogni del collegio di fronte ai più
alti interessi del paese."
Pompeo Barbarò lesse l'articolo due volte, tutto d'un fiato.... poi si
alzò per tornare nella sala da pranzo; ma quando fu sull'uscio dello
studio lo rilesse un'altra volta in piedi, col lume in mano.
--Adesso sono in ballo, e bisogna ballare,--mormorò.
Tornato a tavola non mangiò più. Si fece portare subito il caffè, ma ne
prese appena due o tre sorsi; era troppo caldo, e non aveva pazienza di
aspettare che freddasse.
Prese il cappello, il soprabito e uscì a passeggiare... Gli pareva che
lungo il Corso _Vittorio Emanuele_ ci fosse più gente, più luce, che
tutti lo guardassero, e che parlassero tutti della sua candidatura.
Passando vicino a un'edicola di giornali cercò il _Moderatore_ colla
coda dell'occhio e lo scorse subito fra tutti gli altri: aveva preso
un aspetto nuovo e simpatico. Gli strilloni che correvano gridando il
_Moderatore_ lo facevano arrossire: lo gridavano tanto forte, proprio
sotto il suo naso, perchè sapevano che c'era quel tale articolo?
Quando incontrava persone di conoscenza, le salutava un poco
impacciato: avevano letto sì o no il _Moderatore_?... E se lo avevano
letto perchè non si fermavano per congratularsi? Gli pareva che lo
salutassero meno gentilmente delle altre sere.... Se ridevano si
sentiva una stretta al cuore. "Certo, ridevano di lui!... Com'era
ingiusto il mondo e cattivo!... Era per invidia che non volevano
riconoscere i suoi meriti!" E la sua contentezza sparì a un tratto e
tornò a sentirsi un po' inquieto.
--Era proprio una stupidaggine il perdere la pace per tutta quella
gentaglia che non valeva due soldi! Lo Zodenigo avea avuto troppa
fretta!
E continuavano a passare, a tirar dritto, salutandolo senza
fermarsi.--Buona sera, Barbarò!... Buona sera, cavaliere!...--e niente
più. Erano cretini, o invidiosi.
In fine volle uscire ad ogni costo da quella incertezza penosa; volle
proprio sapere come la pensava la gente intorno alla sua candidatura.
Possibile che nessuno avesse letto il _Moderatore_?
Dinanzi al _Caffè delle Colonne_ incontrò appunto un suo collega
della _Congregazione di Carità_. Lo fermò, e dopo averlo salutato si
accompagnò con lui. Ma l'amico cominciò a parlare del più e del meno
indifferentemente, senza nè manco nominare il _Moderatore_.
--Lo ha letto o non lo ha letto?--pensava il Barbarò, mentre gli
camminava accanto, senza badare a ciò che gli diceva.--È capace di non
averlo letto!... È un tanghero costui!... Un uomo dell'altro mondo.--E
allora, tanto per assicurarsene meglio, fece cadere il discorso sulla
_Colonna di fuoco_.
--È diventato un giornalaccio libello.... Non si può più leggere.
--Io non l'ho letto mai--rispose l'altro.
--Davvero?
--Mai!... Non leggo giornali!
--Allora nemmeno il _Moderatore_--pensò Pompeo tra sè.--Che asinaccio!
Pure lo Zodenigo....
--Per me lo Zodenigo vale il Cammaroto e viceversa. I giornalisti son
tutti uguali: gente che vende bugie per far quattrini.
--Sì... generalmente...--e il Barbarò si sforzò di sorridere.--Pure il
_Moderatore_... almeno... non è scritto male....
--Non me ne intendo.
--Oh, nemmeno io, e nemmeno lo leggo sempre. Qualche volta a pranzo....
--A pranzo io mangio....
--.... Oppure a letto, la sera....
--A letto dormo!
Pompeo lo salutò presto e lo lasciò andare per la sua strada.
"Era un ignorantaccio!... Era uno zoticone insopportabile!..."
Ma pure la freddezza del collega aveva finito per sconcertarlo
interamente.
"Quel maledetto _Dulcamara_ aveva avuta troppa fretta!..." e intanto
tornò a pensare con inquietudine alla _Colonna di fuoco_.
"Chi sa come il padre Cammaroto avrebbe preso tutti quegli elogi! Forse
lo Zodenigo non era stato furbo.... Trattandosi del primo articolo
doveva contentarsi di tastare il terreno... senza metterlo a quel modo
sul candeliere!" Se a Milano non ci fosse stato altro giornale che il
_Moderatore_... sarebbe stata una gran bella cosa!
La _Colonna di fuoco_ usciva alle quattro del pomeriggio. Pompeo
cominciò ad aspettarla al tocco; poi alle tre mandò a vedere se era
in vendita.... Ma quel giorno, per combinazione, arrivò più tardi del
solito. Pompeo, appena l'ebbe fra mani, andò ancora a chiudersi nello
studio, come aveva fatto la sera prima col _Moderatore_.... Adesso
che l'aveva finalmente, e dopo averla tanto attesa e desiderata, non
si risolveva a spiegarla... aveva paura di leggerla.... Finalmente si
fece animo.... Diede un'occhiata in fretta alla prima pagina... alla
seconda... alla terza... non c'era niente! Di primo acchito si sentì
subito sollevato... poi provò quasi un senso di dispetto.
"Che si affettasse di non pigliarlo sul serio?... Che non si volesse
nè manco combatterlo?... Che ordissero contro di lui la congiura del
silenzio?..." Ma guardando meglio la gazzetta, scorse il suo nome in
fondo all'ultima colonna della seconda pagina!
--Ohi, ohi!... ci siamo!
Era un articoletto di cronaca intitolato: _Amenità elettorali_.
"Il serio, il grave, il mastodontico _Moderatore_" così diceva
"presentando, non si sa in nome di chi, nè di che cosa, il cavalier
Pompeo Barbarò, quale candidato al collegio di Panigale, ci dirige la
parola, al solito loiolescamente, facendoci l'onore di non nominarci, e
cita una nostra frase a proposito delle medagliette dei deputati. Noi,
con quella franchezza ignota al _Moderatore_, e con quel coraggio che
il suo direttore conosce... di nome, gli risponderemo una cosa sola: se
non vogliamo abbassato il distintivo dei legislatori fino ad essere un
ciondolo da _sportman_, tanto meno poi vorremo permettere si avvilisca
al punto di diventare un _gettone... una medaglia di presenza_. E ciò
basti per ora. La candidatura Barbarò è tanto poco seria, che non
val la pena... di prenderla sul serio, e noi, prima di combatterla,
aspettiamo di conoscere i nomi dei componenti il Comitato elettorale,
che scenderà in campo per sostenere Pompeo Barbarò. Che se poi il
famoso cavaliere dalla trista figura dovesse proprio rimanere, come
crediamo, soltanto il candidato del _Moderatore_, allora non perderemo
con lui il nostro tempo, e, punto invidiosi della gloria di Maramaldo,
gli risparmieremo il colpo di grazia. Del resto è lunga la via di
Damasco... e il _Moderatore_ potrà ancora convertirsi alla prudenza, se
non alla _buona fede_!"
--Rinnegato!... Canaglia!--borbottò Pompeo fra sè, dopo letto
l'articolo. Aveva le labbra pallide dalla bile, era pieno di rabbia e
di paura. Quelle poche righe della _Colonna di fuoco_ avevano distrutto
il buon effetto della lunga apologìa del _Moderatore_.
III.
Mentre lo Zodenigo sfruttava gli amici del _Moderatore_, quelli della
_Colonna di fuoco_ sfruttavano invece, colla medesima disinvoltura,
Salvatore Cammaroto.
La _Colonna di fuoco_ non era sostenuta, com'è di solito, da un
manipolo di uomini politici, ma apparteneva a un editore, che ne
ricavava un sufficiente utile, e retribuiva con un onorario fisso
l'ex frate catanese, al quale lasciava per altro piena ed assoluta
indipendenza nella direzione del giornale.
Gli amici dunque della _Colonna di fuoco_ erano amici platonici... ma
la grazia di quel platonismo!
Più scaltri e prudenti del Cammaroto, che infervorato della sua
vanagloria d'apostolo, in mezzo all'affaccendarsi di un lavoro
incessante e turbinoso, e allo scatenarsi violento delle passioni,
aveva sempre la testa in gran subbuglio e si lasciava facilmente menar
per il naso da chi lo secondava e gli dimostrava ammirazione, essi,
col pretesto di illuminarlo sopra uomini e avvenimenti milanesi, che
il Cammaroto, forastiero, non poteva conoscere a fondo, gli svisavano
quella stessa verità che gli era tanto cara, facendolo molte volte
servire ai propri fini, e sfogando, per mezzo suo, odi e rancori di
parte, o anche soltanto personali.
Ma il direttore della _Colonna di fuoco_ non sospettava nemmeno di
essere vittima di quei raggiri. Si credeva l'uomo più indipendente del
mondo, e non voleva ricevere inspirazione e consiglio altro che dalla
propria coscienza, e in secondo luogo "dalla sua signora," l'Apollonia
Cammaroto.
L'ex frate, dopo la trista solitudine del chiostro, dopo i faticosi
sconvolgimenti di una vita avventurosa, dopo tante persecuzioni, si
era in singolar modo affezionato a quella sua compagna un po' burbera
e rozza, ma bonacciona, che gli recava il nuovo conforto della casa e
della famiglia, che viveva della sua vita e delle sue lotte, che gli
dava spesso del _somarone_ perchè non sapeva farsi pagare abbastanza
dall'editore cane (la signora era pratese e diceva _'ane_, aspirando la
_c_), ma che gli dimostrava la fede più cieca, l'ammirazione più calda
e costante, mentre sapeva alternare praticamente le alte attribuzioni
di Ninfa Egeria alle altre più modeste di cuoca e di fattorino.
Per tutto ciò, naturalmente, anche gli amici della _Colonna di fuoco_,
sebbene non godessero le simpatie della signora Apollonia, le dovevano
fare un po' di corte per rispetto al Cammaroto, e sopportarne i musi e
gli sgarbi. E non c'era verso di liberarsene!... La signora Apollonia
e il direttore (com'essa chiamava il marito) erano sempre insieme
in casa, in ufficio e fuori. Peraltro c'era questo di buono, che
sebbene la signora fosse poco divertente non era, in compenso, niente
affatto da temersi, e con quattro complimenti e un po' di furberia la
rimorchiavano anche lei dietro al direttore.
Era verissimo che il Cammaroto non pubblicava due righe nel giornale
senza prima leggerle "alla sua signora;" ma le domandava un consiglio
perchè era sicuro di ricevere in cambio un applauso; e tutt'al più
l'Apollonia inebriata dai periodoni risonanti e dalla potenza degli
aggettivi, mentre gli esprimeva col faccione volgare, sempre gonfio
per un qualche bitorzolo in suppurazione, l'ammirazione la più
entusiastica, lo eccitava a volerci mettere anche una _'annonata_
contro que' _'ani_ de' preti e contro le moderne Bersabee... i due odii
innocenti della signora Apollonia, e che medesimamente non incutevano
alcun timore agli amici del giornale.
Povera donna!... Essa odiava i preti perchè attribuiva alle loro
persecuzioni palesi e occulte le varie peripezie del direttore, e
odiava quelle _schifosacce_ (l'aggettivo era proprio suo) che tradivano
i loro mariti quasi per un sentimento di riconoscenza verso il
matrimonio. Dacchè era divenuta moglie legittima adorava con ardore di
neofita l'istituzione che l'aveva come rimessa a nuovo, e difendeva le
prerogative coniugali con una virtù arcigna e spietata.
Del resto, _'annonate_ a parte, la Ninfa Egeria della _Colonna di
fuoco_ faceva umilmente da serva al suo caro Numa.
Così la mattina dopo ch'era uscito il _Moderatore_ colla candidatura
del cavalier Barbarò, mentre il Cammaroto preparava l'_originale_
per la _Colonna di fuoco_, la sua signora invece di inspirarlo e
consigliarlo era, come al solito, tutta affaccendata a mettere in
ordine l'ufficio: uno stanzone a terreno, umido e tetro. Col suo
cappello di forma straordinaria, e che non si levava mai, forse nemmeno
di notte, collo scialle a colori appuntato sul petto da uno spillone
col ritratto di Ugo Bassi, essa spazzava lentamente l'ufficio,
cercando di fare il meno strepito possibile per non disturbare il
direttore, e fermandosi ogni poco per raccattare le penne e i mezzi
foglietti che ancora potevano servire.
Ma poi, quando a un tratto udì battere con un fascio di carte alla
finestra che dava sulla strada, nascose subito la granata in un angolo,
e si mise a sedere maestosamente vicino al direttore.