CAP. LXXXVIII.

_Come gl’Inghilesi e’ Tedeschi co’ guastatori de’ Pisani s’accamparono

a Sesto, e Colonnata, e santo Stefano in pane._

Gl’Inghilesi usciti del Mugello a salvamento insieme co’ Tedeschi

e guastatori s’accamparono a Sesto e Colonnata, e per le coste di

Montemorello, prendendo santo Stefano in pane, e tutte le pianure

d’intorno, dove soprastettono per alquanti giorni, sicchè i guastatori

de’ Pisani ebbono destro a fare male, e arsono palagi e ricchi abituri

e altri casamenti per lo piano, e per le coste di Montemorello per

lo spazio di tre miglia o circa intorno al campo, e riservando a

levare del campo i luoghi che per loro necessità aveano riserbati, e

stando quivi gualdane di loro passarono l’Uccellatoio e Starniano, ed

entrarono in Pescia luogo aspro e riposto, ove trovarono molta roba

rifuggita, oltre n’andarono infino a Calicarza, Montile, e Curliano,

paesi malagevoli assai a cavalcare, senza trovare alcuna contesa.

Ancora infra questo tempo combatterono la Petraia, ch’era loro sopra

capo, e aveanla armata e fornita alla difesa i figliuoli di Boccaccio

Brunelleschi: e nel vero fortemente sdegnavano che sopra tante migliaia

di gente d’arme pregiata e famosa signoreggiasse quella piccola

fortezza in dispregio loro, il perchè si deliberarono di vincerla,

e la prima battaglia colle schiere ordinate fu degl’Inghilesi, dove

con acquisto di vergogna alquanti ne furono morti e molti magagnati,

la seconda de’ Tedeschi in simile acquisto; ultimamente essendo

cresciuta l’onta e ’l dispetto, anzi il levare del campo Tedeschi e

Inghilesi insieme con aspro assalto la combatterono, e niente poterono

acquistare, se non al modo usato danno e vergogna. Di questo avemo

fatta memoria per mostrare, che i privati cittadini in que’ tempi più

erano accorti e valorosi a difendere loro fortezze, che i governatori

del comune quelle della città, e massimamente perchè confortati, che

nel rispetto ch’aveano da’ nemici, e poteanlo fare assai leggermente

nol vollono fare, onde ne risultò gran vergogna al comune. L’invidia e

’l mal talento col poco senno che allora occupava il governamento ogni

virtuoso operare impedia. In sul levare del campo i guastatori pisani

arsono tutti i casamenti che per loro ostellaggi aveano riserbati.

Cronica di Matteo Villani, vol. 5 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 197 / 217 题