_Come messer Pandolfo Malatesti si partì dal servigio del comune di
Firenze._
Stando messer Pandolfo al Borgo involto in su gli usati pensieri
favorati dal male stato de’ Fiorentini, li cadde nell’animo, ch’essendo
Firenze nel dubbioso e forte partito dove per allora parea che fosse
lo dovesse gareggiare e tenerlo per idolo; onde volendo tentare se il
suo pensiere rispondea col fatto, e per sua parte fè dire a’ signori
di Firenze e agli otto della guerra, che casi gravissimi e poderosi gli
erano occorsi nel suo paese pericolosi allo stato suo, e che a riparare
necessario era che sua persona vi fosse, e li fece pregare che loro
piacesse in tanto bisogno non doverli mancare per dodici o quindici dì
licenziarlo: i signori con gli otto ne tennono consiglio di richiesti,
nel quale muto di dicitori, Bindo di Bonaccio Guasconi disse, che
pensava che ’l gentiluomo, amico egli e sua casa del nostro comune,
dicesse il vero, e che essendo le cose gravi come ponea, non gli andava
per animo che in così breve spazio di tempo come domandava le potesse
spacciare, e che non solo per dodici o quindici dì si licenziasse, ma
per tutto il tempo che sua condotta durava, e che in suo luogo fosse
posto il conte Arrigo di Monforte, e così nel consiglio s’ottenne, e fu
eletto il detto Bindo a ire a messer Pandolfo con piacevole commiato.
Bindo v’andò, e da sè a lui aperto li mostrò tutti i suoi errori, i
quali dal popolo erano stati bene conosciuti, e che agevolmente potea
avvenire, che perseverando in cotali pensieri con opera, forse che un
giorno il popolo li farebbe un sozzo scherzo, al quale non potrebbono
porre riparo nè i signori nè gli otto. Veggendo messer Pandolfo che
questo avviso come gli altri gli era venuto fallito, e tornato in
vergogna, se ne venne a Firenze, e fu a’ signori, e loro disse, che non
ostante che ’l suo bisogno fosse grande, per lo presente vedea quello
del comune di Firenze era maggiore e pertanto e sè e la sua brigata
alle sue spese offeria al comune: di ciò fu ringraziato, e dettoli, che
’l comune non avea nè di lui nè di sua brigata bisogno, onde si partì a
sua posta senza onore di comune, o di privati cittadini.