CAP. LXXXVII.

_Come messer Pandolfo Malatesti si partì dal servigio del comune di

Firenze._

Stando messer Pandolfo al Borgo involto in su gli usati pensieri

favorati dal male stato de’ Fiorentini, li cadde nell’animo, ch’essendo

Firenze nel dubbioso e forte partito dove per allora parea che fosse

lo dovesse gareggiare e tenerlo per idolo; onde volendo tentare se il

suo pensiere rispondea col fatto, e per sua parte fè dire a’ signori

di Firenze e agli otto della guerra, che casi gravissimi e poderosi gli

erano occorsi nel suo paese pericolosi allo stato suo, e che a riparare

necessario era che sua persona vi fosse, e li fece pregare che loro

piacesse in tanto bisogno non doverli mancare per dodici o quindici dì

licenziarlo: i signori con gli otto ne tennono consiglio di richiesti,

nel quale muto di dicitori, Bindo di Bonaccio Guasconi disse, che

pensava che ’l gentiluomo, amico egli e sua casa del nostro comune,

dicesse il vero, e che essendo le cose gravi come ponea, non gli andava

per animo che in così breve spazio di tempo come domandava le potesse

spacciare, e che non solo per dodici o quindici dì si licenziasse, ma

per tutto il tempo che sua condotta durava, e che in suo luogo fosse

posto il conte Arrigo di Monforte, e così nel consiglio s’ottenne, e fu

eletto il detto Bindo a ire a messer Pandolfo con piacevole commiato.

Bindo v’andò, e da sè a lui aperto li mostrò tutti i suoi errori, i

quali dal popolo erano stati bene conosciuti, e che agevolmente potea

avvenire, che perseverando in cotali pensieri con opera, forse che un

giorno il popolo li farebbe un sozzo scherzo, al quale non potrebbono

porre riparo nè i signori nè gli otto. Veggendo messer Pandolfo che

questo avviso come gli altri gli era venuto fallito, e tornato in

vergogna, se ne venne a Firenze, e fu a’ signori, e loro disse, che non

ostante che ’l suo bisogno fosse grande, per lo presente vedea quello

del comune di Firenze era maggiore e pertanto e sè e la sua brigata

alle sue spese offeria al comune: di ciò fu ringraziato, e dettoli, che

’l comune non avea nè di lui nè di sua brigata bisogno, onde si partì a

sua posta senza onore di comune, o di privati cittadini.

Cronica di Matteo Villani, vol. 5 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 196 / 217 题