_Come messer Pandolfo Malatesti venne con cento uomini di cavallo e con
cento fanti a servire il comune di Firenze per due mesi._
Conoscendosi per i Fiorentini che nell’impresa della guerra il comune
era senza capo e senza consiglio, e con gente d’arme di poco valore,
forte si cominciò a dubitare, e massimamente per coloro a cui potea
meritamente la perdita tornare nella testa; costoro co’ loro seguaci
furono a’ signori, pregandoli che provvedessono di capitano di guerra,
e loro puosono innanzi messer Pandolfo de’ Malatesti, il quale per
le sue savie e franche operazioni, contra il conte di Lando e sua
compagnia, come Matteo mio padre scrive di sopra, in Firenze avea
buona fama, e la grazia di tutti i cittadini, il quale di presente fu
eletto senza sospezione alcuna, e fatti gli ambasciadori ch’andassono a
portare l’elezione, e patteggiarsi con lui, e scritto gli fu in segreto
dagl’intimi suoi che venisse, che ciò che domandasse al comune arebbe,
ed esso ben sapeva la condizione della città, e l’infermità di essa
gli era negli occhi; onde ricevuti gli ambasciadori colla elezione li
lasciò a Pesero, ed egli n’andò dove era messer Malatesta, vecchio
e messer Malatesta giovane, e con loro più giorni stette in segreto
consiglio. Quali fossero i ragionamenti, l’opere di messer Pandolfo il
manifestarono. Tornato agli ambasciadori a Pesero, per meglio coprire
suo segreto mostrava per molte vie poca voglia di volere venire, e con
cautela disse non potea senza la licenza di messer di Spagna legato
di papa, ed esso medesimo per suo segreto messo infra pochi giorni
l’ottenne; e ciò fatto, venne alla pratica con gli ambasciadori di
quello volea, e le sue domande erano in gran parte sì spiacevoli e
disoneste, che gli ambasciadori del tutto si partirono da lui; ed
essendo per mettere i piè nella staffa, parendo a messer Pandolfo
avere mal fatto, li fè richiamare, e loro disse non intendea di venire
come capitano, ma come amico del comune volea venire a servirlo due
mesi, e così per gli ambasciadori fu accettato, e così venne ed entrò
in Firenze a dì 15 del mese d’agosto con cento uomini di cavallo e
cento fanti a piè, e con grande allegrezza fu da tutti universalmente
ricevuto, parendo a ciascuno essere in viaggio d’onorato fine alla
guerra. Il seguente dì furono creati otto cittadini, due per quartiere,
e per termine d’un anno e con balìa assai, in uficiali del comune
sopra la guerra, i quali di presente preso l’uficio incominciarono
ad intendersi con messer Pandolfo sopra i modi che intorno a’ fatti
della guerra s’avessono a tenere; nelle lunghezze delle parlanze messer
Pandolfo non mostrò cruccio di perdere tempo.