CAP. LXVII.

_Come messer Pandolfo Malatesti venne con cento uomini di cavallo e con

cento fanti a servire il comune di Firenze per due mesi._

Conoscendosi per i Fiorentini che nell’impresa della guerra il comune

era senza capo e senza consiglio, e con gente d’arme di poco valore,

forte si cominciò a dubitare, e massimamente per coloro a cui potea

meritamente la perdita tornare nella testa; costoro co’ loro seguaci

furono a’ signori, pregandoli che provvedessono di capitano di guerra,

e loro puosono innanzi messer Pandolfo de’ Malatesti, il quale per

le sue savie e franche operazioni, contra il conte di Lando e sua

compagnia, come Matteo mio padre scrive di sopra, in Firenze avea

buona fama, e la grazia di tutti i cittadini, il quale di presente fu

eletto senza sospezione alcuna, e fatti gli ambasciadori ch’andassono a

portare l’elezione, e patteggiarsi con lui, e scritto gli fu in segreto

dagl’intimi suoi che venisse, che ciò che domandasse al comune arebbe,

ed esso ben sapeva la condizione della città, e l’infermità di essa

gli era negli occhi; onde ricevuti gli ambasciadori colla elezione li

lasciò a Pesero, ed egli n’andò dove era messer Malatesta, vecchio

e messer Malatesta giovane, e con loro più giorni stette in segreto

consiglio. Quali fossero i ragionamenti, l’opere di messer Pandolfo il

manifestarono. Tornato agli ambasciadori a Pesero, per meglio coprire

suo segreto mostrava per molte vie poca voglia di volere venire, e con

cautela disse non potea senza la licenza di messer di Spagna legato

di papa, ed esso medesimo per suo segreto messo infra pochi giorni

l’ottenne; e ciò fatto, venne alla pratica con gli ambasciadori di

quello volea, e le sue domande erano in gran parte sì spiacevoli e

disoneste, che gli ambasciadori del tutto si partirono da lui; ed

essendo per mettere i piè nella staffa, parendo a messer Pandolfo

avere mal fatto, li fè richiamare, e loro disse non intendea di venire

come capitano, ma come amico del comune volea venire a servirlo due

mesi, e così per gli ambasciadori fu accettato, e così venne ed entrò

in Firenze a dì 15 del mese d’agosto con cento uomini di cavallo e

cento fanti a piè, e con grande allegrezza fu da tutti universalmente

ricevuto, parendo a ciascuno essere in viaggio d’onorato fine alla

guerra. Il seguente dì furono creati otto cittadini, due per quartiere,

e per termine d’un anno e con balìa assai, in uficiali del comune

sopra la guerra, i quali di presente preso l’uficio incominciarono

ad intendersi con messer Pandolfo sopra i modi che intorno a’ fatti

della guerra s’avessono a tenere; nelle lunghezze delle parlanze messer

Pandolfo non mostrò cruccio di perdere tempo.

Cronica di Matteo Villani, vol. 5 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 176 / 217 题