_Dell’ammirabile passaggio de’ grilli._
Il dì primo di luglio, un vento schiavo temperato per dieci ore
continove del dì nelle parti di Pesaro, Fano e Ancona condusse
incredibile moltitudine di grilli, quasi come in passaggio per l’aire,
tanto stretti che ’l sole non rendea la luce se non come per una nuvola
non troppo serrata, e trovossi per quelli che la notte sopraggiunse che
molti l’uno portava l’altro. Dove presono albergo, cavoli, lattughe,
bietole, lappoloni, e ogni erba da camangiare la mattina si trovarono
tutte colle costole e’ nerbolini tutti bianchi, che a vedere era
cosa nuova. Perchè per lo freddo della notte non si poteano levare,
i fanciulli ne portavano le cannuccie coperte dal capo a piè, tanto
stretto l’uno sotto l’altro che non vi si sarebbe messo la punta
dell’ago. I grilli erano di lunghezza d’un dito colle gambe lunghe e
rosse, e l’alie grandi, col dosso ombreggiava in verde chiaro. Molti o
la maggior parte annegarono in mare, che ’l fiotto gittò alla marina,
i quali ammassati gittarono orribile puzzo, e trovossi che i pesci non
presono cibo di loro, e gli uccelli e gli altri animali insino alle
galline se ne guardarono.