_Nel quale racconta la morte di Matteo suo padre, e la cagione che lo
mosse a seguitare di scrivere._
In questi giorni la pestilenza dell’anguinaia prese il componitore di
quest’opera Matteo, e trovandolo di sobria e temperata natura e vita
il dibattè cinque giorni, in fine il duodecimo dì del mese di luglio
divotamente rendè l’anima a Dio. Il quale in tanto possiamo dire
meritevolmente essere da laudare, in quanto esso con lo stile che a lui
fu possibile non sofferse, che perissono le cose occorse nel mondo per
lo tempo che scrive degne di memoria, quindi apparecchiando materia a’
più delicati e alti ingegni di riducere sue ricordanze in più felice e
rilevato stile, qui a me Filippo suo figliuolo lasciando il pensiere di
seguitare su per infino alla pace fatta con i Pisani, per non lasciare
la materia intracisa, e così m’ingegnerò di fare la storia di tempo in
tempo, con l’altre cose occorse nell’altre parti del mondo le quali a
mia notizia perverranno.