_Come Rinieri da Baschi colla gente de’ Pisani fu sconfitto e preso da
messer Piero da Farnese._
Parendo a messer Piero da Farnese avere doppia vergogna, sì per le
castella perdute, sì per la gente sbaragliata in Garfagnana, in forte
pensiere, e come potesse sua onta vendicare, onde domenica mattina a
dì 7 di maggio 1363, essendo cavalcati in verso il Bagno a Vena con
ottocento tra Ungari e altra buona gente di cavallo, e con ottocento
fanti eletti, il capitano de’ Pisani sentendo la cavalcata, non meno
coraggioso e voglioso che messer Piero, i quali amendue si studiavano
di fare innanzi la venuta degl’Inghilesi, raunò della gente da cavallo
de’ Pisani circa a seicento, e pedoni assai, e continovamente da Pisa
li cresceva forza, per torre alla detta gente de’ Fiorentini il passo
a san Piero, e colle schiere fatte si pararono innanzi a messer Piero,
perchè non potesse tornare, e di dietro e da lato da Pisa traeva
gente senza numero alle spalle a messer Piero per combatterlo dinanzi
e di dietro. Vedendo messer Piero davanti da sè i nemici schierati
in sul campo, veggendo che quello che desiderato avea gli venia
fornito, di presente ordinò le schiere sue, e perchè il luogo dove
combattere doveano era pieno di solchi, impedì il ferire delle lance,
onde confortati i suoi a ben fare colle spade in mano fieramente si
percosse sopra i nemici, i quali non con meno cuore gli ricevettono.
La battaglia fu dura e aspra, e la prima schiera de’ Fiorentini fu
ributtata per difetto degli Ungari due volte, ma rannodati ruppono
la prima schiera de’ Pisani, ma i rotti si ridussono alle spalle
dell’altre loro schiere, e con la forza di molti pedoni tratti loro in
aiuto percossono francamente sopra i Fiorentini. Messer Piero sgridati
e confortati i suoi a ben fare con la sua schiera si mise sopra i
nemici, lasciando l’insegne nel mezzo, ed egli dinanzi con i più eletti
cavalieri. Indurando la battaglia, messer Piero fè a dugento cavalieri
fedire i nemici per costa, i quali non avendo resistenza, ne vennono
alle insegne de’ Pisani, e le presono e abbatterono; e ciò veggendo
messer Piero urtò forte sopra i nemici, e li strinse a fuggire.
Rinieri come ardito e pro’, fu preso colla spada in mano, e molti altri
valenti uomini. E per certo e messer Piero e Rinieri si portarono come
valenti capitani, e come arditi e pro’ cavalieri, perocchè per spazio
di due ore e mezzo si combatterono pertinacemente sotto l’incerto
della vittoria. Rotte le schiere de’ Pisani, gli Ungari con degli
altri contesono a prendere de’ prigioni, massimamente di quelli che a
piè v’erano venuti da Pisa. Molta gente da piè e da cavallo vi morì,
tanto odio lor menti occupava, e molti cavalli vi furono guasti per
i pedoni fiorentini che con le lance in mano fedirono di costa: il
capitano messer Piero co’ prigioni si tornò alla gente sua, e in quel
dì medesimo ne fu novelle in Firenze, di che si fè grande allegrezza e
festa.