_Come papa Urbano pubblicò in Avignone i processi fatti contro a messer
Bernabò._
All’entrata del mese di marzo 1362, papa Urbano quinto in Avignone
pubblicò il processo che fatto avea contro a messer Bernabò, e avanti
che pronunziasse, gli ambasciadori di messer Bernabò e i suoi avvocati
comparirono e dierono boce che v’era messer Bernabò, onde il papa
prolungò il termine per infino a di 4 di marzo, e di nuovo lo fece
citare, facendo cercare per suoi mazzieri tutta la corte, e il venerdì
4 di marzo mandò due cardinali in persona a fare cercare il palagio e
l’udienza, e tutto per lo detto messer Bernabò; in fine fatto armare
tutta sua famiglia e i Lombardi cortigiani a guardia della corte,
fece consistoro e sermone sopra i fatti di messer Bernabò con alto e
nobile parlare, dolendosi delle sue eresie e delle sue infedeltà, e
appresso fè pubblicare il processo suo, nel quale il condannò come
eretico e infedele in molti articoli, e lo pronunziò scismatico e
maladetto di santa Chiesa, privandolo di tutti onori, dignitadi,
titoli, e privilegi, e giurisdizioni, e assolvendo dal giuramento tutti
i sudditi suoi, annullando tutti i privilegi imperiali che avesse
per successione, e che gli fossono conceduti in persona, e ogni e
qualunque avesse per altro modo, e privollo del matrimonio liberando la
moglie come cristiana dal marito eretico e infedele: e nella sentenza
involse chiunque li desse consiglio, aiuto e favore, e i sudditi se
l’ubbidissono, e chi lo servisse in arme per soldo o in niuno altro
modo, o contro alla Chiesa di Dio s’operasse; e concedette indulgenza
di colpa e di pena a quelli che fossono confessi e pentuti a chi contra
lui prendesse la croce quando fosse predicata, e in essa sentenza
orribile involse i descendenti, come nati di sangue eretico e infedele.
Pronunziata la sentenza il santo padre si levò ritto, e misesi in
ginocchione colle mani giunte e levate al cielo, e come vicario di
Gesù Cristo invocò l’aiuto suo, e di M. S. Piero e di M. S. Paolo, e di
tutta la celestiale corte, pregando che come avea il tiranno infedele
e crudele legato in terra con sua sentenza come vicario di Cristo e
successore di san Pietro, così essi lo legassono in cielo. Lo re di
Francia, ch’era in corte a procurare per lo tiranno, e ’l procurò in
sua utilità si tornava, forte se ne scandalizzò, e molti cardinali
i quali erano suoi protettori in corte e provvisionati nel segreto
assai malcontenti ne furono, avendo più caro loro occulta prefenda che
l’onore di santa Chiesa.