CAP. XLI.

_Come papa Urbano pubblicò in Avignone i processi fatti contro a messer

Bernabò._

All’entrata del mese di marzo 1362, papa Urbano quinto in Avignone

pubblicò il processo che fatto avea contro a messer Bernabò, e avanti

che pronunziasse, gli ambasciadori di messer Bernabò e i suoi avvocati

comparirono e dierono boce che v’era messer Bernabò, onde il papa

prolungò il termine per infino a di 4 di marzo, e di nuovo lo fece

citare, facendo cercare per suoi mazzieri tutta la corte, e il venerdì

4 di marzo mandò due cardinali in persona a fare cercare il palagio e

l’udienza, e tutto per lo detto messer Bernabò; in fine fatto armare

tutta sua famiglia e i Lombardi cortigiani a guardia della corte,

fece consistoro e sermone sopra i fatti di messer Bernabò con alto e

nobile parlare, dolendosi delle sue eresie e delle sue infedeltà, e

appresso fè pubblicare il processo suo, nel quale il condannò come

eretico e infedele in molti articoli, e lo pronunziò scismatico e

maladetto di santa Chiesa, privandolo di tutti onori, dignitadi,

titoli, e privilegi, e giurisdizioni, e assolvendo dal giuramento tutti

i sudditi suoi, annullando tutti i privilegi imperiali che avesse

per successione, e che gli fossono conceduti in persona, e ogni e

qualunque avesse per altro modo, e privollo del matrimonio liberando la

moglie come cristiana dal marito eretico e infedele: e nella sentenza

involse chiunque li desse consiglio, aiuto e favore, e i sudditi se

l’ubbidissono, e chi lo servisse in arme per soldo o in niuno altro

modo, o contro alla Chiesa di Dio s’operasse; e concedette indulgenza

di colpa e di pena a quelli che fossono confessi e pentuti a chi contra

lui prendesse la croce quando fosse predicata, e in essa sentenza

orribile involse i descendenti, come nati di sangue eretico e infedele.

Pronunziata la sentenza il santo padre si levò ritto, e misesi in

ginocchione colle mani giunte e levate al cielo, e come vicario di

Gesù Cristo invocò l’aiuto suo, e di M. S. Piero e di M. S. Paolo, e di

tutta la celestiale corte, pregando che come avea il tiranno infedele

e crudele legato in terra con sua sentenza come vicario di Cristo e

successore di san Pietro, così essi lo legassono in cielo. Lo re di

Francia, ch’era in corte a procurare per lo tiranno, e ’l procurò in

sua utilità si tornava, forte se ne scandalizzò, e molti cardinali

i quali erano suoi protettori in corte e provvisionati nel segreto

assai malcontenti ne furono, avendo più caro loro occulta prefenda che

l’onore di santa Chiesa.

Cronica di Matteo Villani, vol. 5 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 149 / 217 题