_Come i Pisani vollono torre il campanile d’Altopascio._
I Pisani, come uso di guerra richiede, solleciti ad offendere loro
avversari, tutto che ’l verno soglia prestare triegua alle guerre
campali, a dì 8 di gennaio di detto anno con seicento cavalli e
duemila buoni pedoni si strinsono al campanile d’Altopascio, che
l’altro per loro era stato arso, come di sopra narrammo, e quello
assediarono, ma assediati dalla durezza del verno finiti i cinque
giorni lasciarono l’impresa, il perchè i Fiorentini a’ 17 dì del
mese, il dì di santo Antonio, veggendo che i Pisani s’erano partiti
dall’assedio, considerando che la fortezza era stecco nell’occhio al
Pisano, vi mandarono il conte Francesco da Palagio con venticinque
uomini a cavallo e dugento fanti, e con molti maestri per riporre
il castello sotto la sicurtà del campanile: i Pisani, che vicini
erano al luogo, sentendo il fatto, con seicento cavalieri e duemila
masnadieri assalirono i nostri, i quali trovarono sospesi e attenti al
lavorio, i quali per lungo spazio di tempo francamente si difesono come
prod’uomini, ma il proverbio è pur vero che i più vincono, i Pisani
per le rotture del muro si misono dentro, onde i nostri non potendo
sofferire pensarono a ritrarsi a salvamento, de’ quali cento e più si
fuggirono nel campanile, gli altri alle terre del comune di Firenze
vicine ad Altopascio; e in tanta zuffa non vi furono morti che sei,
uno dalla parte fiorentina e cinque dalla parte de’ Pisani, magagnati
e fediti d’ogni parte ne furono assai. La nostra gente da cavallo che
già sentito avea il romore traeva al soccorso, e traendo caddono ne’
guati che per i Pisani erano messi, e rimasonne otto presi, i quali
agli altri scopersono i guati. I Pisani ciò fatto a dì 27 del mese si
partirono e arsono quello che rimaso era da ardere fuori del campanile,
e partiti di là si puosono a oste a Castelvecchio, e i Fiorentini
armati, e ciascuno in distanza di piccolo tempo se ne partì senza fare
frutto niuno.