CAP. XXX.

_Come Perino Grimaldi soldato del comune di Firenze prese Portopisano,

e le catene del detto porto mandò a Firenze._

Nel detto anno del mese d’ottobre, Perino Grimaldi a soldo del comune

di Firenze, con quattro galee e un legno bene armati e di buona

gente, avendo fatto dannaggio assai per la riviera di Pisa, si mise

in Portopisano, e giunti alle piagge, e con barche misono a terra

una parte de’ loro balestrieri, i quali colle balestra francamente

assalirono cinquanta cavalieri e molti fanti che per i Pisani erano

posti alla guardia del porto, temendo che l’armata de’ Fiorentini

non li danneggiasse nel seno del porto loro. La gente de’ Pisani

non potendo sostenere l’oppressione della balestra abbandonarono il

porto, onde i Genovesi presono il molo, e senza arresto giunti al

palagio del ponte v’incominciarono colle balestra aspra battaglia: nel

palagio erano venti masnadieri, i quali ben guerniti alla difesa non

lasciavano i Genovesi appressare alla porta. Durando la detta battaglia

per lungo spazio, il capitano delle galee saputo guerriere fece a due

galee levare alto gli alberi, e miservi l’antenne, e nella vetta di

ciascuna antenna mise una gabbia, e allogò due de’ migliori balestrieri

ch’egli avesse nell’armata, e le galee condussono vicine al palagio,

e l’antenne levavano alte a bassavano come domandavano i balestrieri

ch’erano nelle gabbie, e talora erano al pari del palagio, e talora

più alti, e ferendo i fanti ch’erano alla guardia sopra la porta non

li lasciavano scoprire alla difesa, onde quelli ch’erano a piè del

palagio sentendo allentata la difesa spezzarono le porte, e presono

il palagio con quelli che dentro v’erano; poi si dirizzarono all’una

delle mastre torri, e quella per simile modo ebbono e abbatterono, e

nel cadere che fece uccise alcuni Genovesi che la tagliarono, l’altra

torre ebbono a patti; e ciò fatto, prestamente rifeciono il ponte in su

l’Arno, ch’era tagliato, e addirizzaronsi al palagio della mercatanzia

e al borgo, e quelli per lungo spazio combatterono, ma per i cavalieri

e masnadieri che quivi erano rifuggiti niente vi poterono acquistare,

tutto che gran danno colle balestra facessono. Tornati al porto

baldanzosi per la vittoria arsonvi una cocca che v’era carica di sale,

e più altri legni che vi trovarono; e per dispetto de’ Pisani, e per

rispetto della nuova vittoria de’ Fiorentini, velsono le grosse catene

che serravano il porto, e quelle, carichi d’esse due carri, mandarono

a Firenze, strascinandole per tutto per derisione, delle quali furono

fatte più parti, e in tra l’altre quattro pezzi ne furono appesi sopra

le colonne del profferito dinanzi alla porta di san Giovanni. E fu per

chi il fè avuto rispetto alla perfidia de’ Pisani, i quali per i nobili

servigi ricevuti loro donarono quelle colonne abbacinate, e coperte di

scarlatto, e perchè l’uno esempio chiamasse l’altro.

Cronica di Matteo Villani, vol. 5 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 138 / 217 题