_Come messer Piero Gambacorti per trattato si credette tornare in Pisa._
Piero Gambacorti uscito di Pisa, il quale molto tempo innanzi che la
guerra si cominciasse, avendo rotto i confini che per lo suo comune
gli erano stati assegnati a Vinegia, si conducea in Firenze per essere
più vicino di Pisa, se la fortuna gli avesse apparecchiato via da
ricoverare suo stato. E stando in Firenze, del mese d’ottobre tenne
segreto trattato co’ suoi fidati amici, che molti ancora n’avea, di
ritornare in Pisa con la forza de’ Fiorentini, che di qui gli era
promessa e doveali essere data la porta di san Marco; proseguendo suo
trattato, ed essendo dato il giorno, a dì 10 d’ottobre, col capitano
de’ Fiorentini, e con settecento cavalieri e trecento Ungari si partì
di Peccioli, e giunsono a Pisa nella mezza notte, ed entrarono nel
borgo di san Marco; ed essendo all’antiporto della terra, e non essendo
loro risposto, cominciarono a volere rompere quella: dentro desto
il fatto di subito furono all’arme, e la terra tutta impaurita e in
tremore: due conestabili de’ nostri, ch’erano già in su l’antiporto
vi furono morti: e non sapendo quelli d’entro se quelli di fuori erano
assai o pochi, mandarono fuori tre bandiere d’uomini a cavallo, i quali
per i nostri furono tutti tra presi e morti; onde i Pisani veggendo
che il fatto era maggiore che non si stimavano, giugnendo paura a
paura per la notte, si dierono a guardia delle mura sollecitamente.
Veggendo il capitano e Piero che ’l fatto era scoperto, e la sollecita
guardia, e non sentendo dentro dissensione di romore cittadinesco,
arsono il borgo, e co’ prigioni e preda si tornarono a Peccioli. La
cagione perchè non ebbe effetto il trattato fu, che la sera innanzi
che i nostri cavalcassono presentendo i Pisani che trattato era nella
terra, tutto non sapessono che, in caccia feciono tornare tutti i
loro soldati a cavallo e a piè in Pisa; veggendo gli amici di Piero
ciò non s’ardirono a scoprire per paura: se ciò non fosse stato, Pisa
per quella volta venia alle mani del comune di Firenze. Credo nol
volle Iddio per meno male, che tanto erano infiammati i Fiorentini,
che rischio era della desolazione di quella città. Tornati i nostri a
Peccioli, il seguente giorno cavalcarono al Bagno ad Acqua e arsonlo, e
molte altre ville d’attorno.