CAP. XXIX.

_Come messer Piero Gambacorti per trattato si credette tornare in Pisa._

Piero Gambacorti uscito di Pisa, il quale molto tempo innanzi che la

guerra si cominciasse, avendo rotto i confini che per lo suo comune

gli erano stati assegnati a Vinegia, si conducea in Firenze per essere

più vicino di Pisa, se la fortuna gli avesse apparecchiato via da

ricoverare suo stato. E stando in Firenze, del mese d’ottobre tenne

segreto trattato co’ suoi fidati amici, che molti ancora n’avea, di

ritornare in Pisa con la forza de’ Fiorentini, che di qui gli era

promessa e doveali essere data la porta di san Marco; proseguendo suo

trattato, ed essendo dato il giorno, a dì 10 d’ottobre, col capitano

de’ Fiorentini, e con settecento cavalieri e trecento Ungari si partì

di Peccioli, e giunsono a Pisa nella mezza notte, ed entrarono nel

borgo di san Marco; ed essendo all’antiporto della terra, e non essendo

loro risposto, cominciarono a volere rompere quella: dentro desto

il fatto di subito furono all’arme, e la terra tutta impaurita e in

tremore: due conestabili de’ nostri, ch’erano già in su l’antiporto

vi furono morti: e non sapendo quelli d’entro se quelli di fuori erano

assai o pochi, mandarono fuori tre bandiere d’uomini a cavallo, i quali

per i nostri furono tutti tra presi e morti; onde i Pisani veggendo

che il fatto era maggiore che non si stimavano, giugnendo paura a

paura per la notte, si dierono a guardia delle mura sollecitamente.

Veggendo il capitano e Piero che ’l fatto era scoperto, e la sollecita

guardia, e non sentendo dentro dissensione di romore cittadinesco,

arsono il borgo, e co’ prigioni e preda si tornarono a Peccioli. La

cagione perchè non ebbe effetto il trattato fu, che la sera innanzi

che i nostri cavalcassono presentendo i Pisani che trattato era nella

terra, tutto non sapessono che, in caccia feciono tornare tutti i

loro soldati a cavallo e a piè in Pisa; veggendo gli amici di Piero

ciò non s’ardirono a scoprire per paura: se ciò non fosse stato, Pisa

per quella volta venia alle mani del comune di Firenze. Credo nol

volle Iddio per meno male, che tanto erano infiammati i Fiorentini,

che rischio era della desolazione di quella città. Tornati i nostri a

Peccioli, il seguente giorno cavalcarono al Bagno ad Acqua e arsonlo, e

molte altre ville d’attorno.

Cronica di Matteo Villani, vol. 5 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 137 / 217 题