CAP. XXVIII.

_Come Perino Grimaldi prese l’isoletta e castello del Giglio._

All’entrante del detto mese d’ottobre, Perino Grimaldi da Genova al

soldo del comune di Firenze con due galee e un legno, giunte a lui

l’altre due galee condotte per lo comune, si dirizzò all’isola del

Giglio, e scesi in terra con molto ordine assalirono la terra con aspra

battaglia. I terrazzani tutto che sprovveduti francamente si difesono,

e per lo giorno la battaglia durò dalla terza al vespero, nella quale

di quelli d’entro molti ne furono morti, molti magagnati dalle buone

balestra de’ Genovesi. Partita la battaglia i Genovesi si tornarono a

loro galee, e medicarono i loro fediti, e presono la notte riposo. Il

seguente dì la mattina tornarono alla battaglia con molto più cuore

e ordine, avendo scorta la paura e il male reggimento di quelli della

terra: così disposti andando, si feciono loro incontro tre di quelli

della terra senza arme gridando, pace pace, e giunti al capitano,

lui ricevente per lo comune di Firenze dierono la terra salvo loro

avere e le persone, e così per Perino furono graziosamente ricevuti, e

nella terra i Genovesi entrarono, non come nemici, ma come terrazzani

pacificamente, e’ terrazzani si trassono con loro a combattere la

rocca, con minacciare il castellano, il quale, cominciata la battaglia,

vile e impaurito, temendo non tagliassono la rocca da piè con le scuri,

disse si volea arrendere salvo l’avere e le persone, e avendo dal

comune di Firenze le paghe ch’avea servite, e così fu ricevuto. Perino

avendo fatto tanto nobile acquisto al nostro comune, fornita la rocca

di vittuaglia e di sufficienti guardie, e seguendo la felice fortuna

prese viaggio verso l’Elba. Il comune di Firenze mandò castellano al

Giglio; e perchè avea soperchiati i Pisani in mare fè disordinata festa

e letizia e di dì e di notte. Questa ventura fu tenuta mirabile, e

operazione di Dio piuttosto che umana, considerato che la terra e la

rocca sono da guardarle e lasciarle stare, e nè la forza del comune di

Genova, che più volte avea tentato la ventura dell’acquisto del Giglio,

nè quella de’ Catalani, nè quella de’ Pugliesi, che più e più volte

aveano cercato il simile, e con aspre e continove battaglie aveano

combattuta la terra, e non potuto acquistarvi una pietra, facevano la

cosa più ammirabile. Come a Pisa fu la novella sentita duri lamenti

vi furono, parendo loro vilia di mala festa, poichè i Fiorentini li

sormontavano in mare: e di certo loro intervenne il detto del savio,

il quale dice: Extrema gaudii luctus occupat; che suona in volgare:

Gli estremi della letizia sono occupati dal pianto; così occorse a’

Pisani, per la disonesta e pomposa festa e allegrezza che feciono per

Pietrabuona, avvilendo in parole e in fatti a dismisura i Fiorentini,

la quale in sì breve tempo fu soppresa da tante avversitadi. E ciò è

chiaro esempio al nostro comune d’usare la vittoria onestamente, e non

straboccare nelle vane e pompose feste per loro vittorie.

Cronica di Matteo Villani, vol. 5 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 136 / 217 题