_Come Perino Grimaldi prese l’isoletta e castello del Giglio._
All’entrante del detto mese d’ottobre, Perino Grimaldi da Genova al
soldo del comune di Firenze con due galee e un legno, giunte a lui
l’altre due galee condotte per lo comune, si dirizzò all’isola del
Giglio, e scesi in terra con molto ordine assalirono la terra con aspra
battaglia. I terrazzani tutto che sprovveduti francamente si difesono,
e per lo giorno la battaglia durò dalla terza al vespero, nella quale
di quelli d’entro molti ne furono morti, molti magagnati dalle buone
balestra de’ Genovesi. Partita la battaglia i Genovesi si tornarono a
loro galee, e medicarono i loro fediti, e presono la notte riposo. Il
seguente dì la mattina tornarono alla battaglia con molto più cuore
e ordine, avendo scorta la paura e il male reggimento di quelli della
terra: così disposti andando, si feciono loro incontro tre di quelli
della terra senza arme gridando, pace pace, e giunti al capitano,
lui ricevente per lo comune di Firenze dierono la terra salvo loro
avere e le persone, e così per Perino furono graziosamente ricevuti, e
nella terra i Genovesi entrarono, non come nemici, ma come terrazzani
pacificamente, e’ terrazzani si trassono con loro a combattere la
rocca, con minacciare il castellano, il quale, cominciata la battaglia,
vile e impaurito, temendo non tagliassono la rocca da piè con le scuri,
disse si volea arrendere salvo l’avere e le persone, e avendo dal
comune di Firenze le paghe ch’avea servite, e così fu ricevuto. Perino
avendo fatto tanto nobile acquisto al nostro comune, fornita la rocca
di vittuaglia e di sufficienti guardie, e seguendo la felice fortuna
prese viaggio verso l’Elba. Il comune di Firenze mandò castellano al
Giglio; e perchè avea soperchiati i Pisani in mare fè disordinata festa
e letizia e di dì e di notte. Questa ventura fu tenuta mirabile, e
operazione di Dio piuttosto che umana, considerato che la terra e la
rocca sono da guardarle e lasciarle stare, e nè la forza del comune di
Genova, che più volte avea tentato la ventura dell’acquisto del Giglio,
nè quella de’ Catalani, nè quella de’ Pugliesi, che più e più volte
aveano cercato il simile, e con aspre e continove battaglie aveano
combattuta la terra, e non potuto acquistarvi una pietra, facevano la
cosa più ammirabile. Come a Pisa fu la novella sentita duri lamenti
vi furono, parendo loro vilia di mala festa, poichè i Fiorentini li
sormontavano in mare: e di certo loro intervenne il detto del savio,
il quale dice: Extrema gaudii luctus occupat; che suona in volgare:
Gli estremi della letizia sono occupati dal pianto; così occorse a’
Pisani, per la disonesta e pomposa festa e allegrezza che feciono per
Pietrabuona, avvilendo in parole e in fatti a dismisura i Fiorentini,
la quale in sì breve tempo fu soppresa da tante avversitadi. E ciò è
chiaro esempio al nostro comune d’usare la vittoria onestamente, e non
straboccare nelle vane e pompose feste per loro vittorie.