CAP. XXV.

_Come e perchè i Romani si dierono al papa._

In quel tempo lo stato di Roma e reggimento era tornato nelle mani

del popolo minuto, del quale si facea capo, ed era il maggiore e

quasi signore un Lello Pocadota, ovvero Bonadota calzolaio, il quale

col favore del detto popolo avea cacciati di Roma i principi, e’

gentili uomini, e’ cavallerotti, ed essi di fuori accoglieano gente,

e misono in grida che aveano al loro soldo condotta la compagnia del

Cappelletto, la quale allora era in Campagna, di che per questa tema

i governatori di Roma feciono seicento uomini a cavallo di soldo tra

Tedeschi e Ungheri, e altrettanti de’ loro cittadini, e numerato il

popolo romano a piè si trovarono essere ventidue migliaia d’uomini

armati, e per temenza la notte faceano guardare le porte. Occorse

in questi giorni, o per sagacità che fosse, o per errore de’ gentili

uomini, che avendo i Romani mandato loro potestà a Velletri, fama uscì

fuori che quelli di Velletri l’aveano morto, onde i rettori di Roma

diffidati di loro stato accolsono consiglio, e coll’autorità d’esso

dierono al papa il governo della città liberamente come a signore: ben

vollono per patto che messer Guido cardinale di Spagna non vi potesse

avere alcuno ufizio o giurisdizione. Tu che leggi ed hai letto le alte

maravigliose cose che feciono i buoni Romani antichi, e tocchi queste

in comparazione, non ti fia senza stupore d’animo.

Cronica di Matteo Villani, vol. 5 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 133 / 217 题