CAP. XXIII.

_Come e perchè si creò la compagnia del Cappelletto._

La Presura di Peccioli fu materia di scandolo tra ’l comune di Firenze

e’ soldati, perocchè certi di loro, ciò fu il conte Niccolò da Urbino,

Ugolino de’ Sabatini di Bologna, e Marcolfo de’ Rossi da Rimini,

uomini di grande animo e seguito, con la maggior parte de’ conestabili

tedeschi, a instigamento de’ procuratori di loro paghe, a dì 30

d’agosto detto anno 1362 mossono lite al comune, dicendo, che per la

presura di Peccioli doveano avere paga doppia e mese compiuto, e che

avendola in mano contro a loro volere il capitano prese li stadichi,

dicendo, che se non avessono il debito loro non cavalcherebbono; e

sopra ciò stando pertinaci mandarono loro ambasciadore a Firenze, e ciò

feciono noto a’ priori il perchè avuto per i priori sopra ciò consiglio

da chi di ciò s’intendea, determinarono che loro domanda non era

ragionevole; onde tornato al campo l’ambasciadore con questa risposta,

furiosamente il detto conte Niccolò, Ugolino, e Marcolfo puosono un

cappello in su una lancia, dicendo, che chi voleva paga doppia e mese

compiuto si mettesse sotto il detto segno fatto, i quali in poca d’ora

si ricolsono il detto conte Niccolò, Ugolino, e Marcolfo con loro

brigate, e molti caporali tedeschi e borgognoni, tanto che passarono

il numero di mille uomini da cavallo, di che il capitano dubitò di

tradimento, non possendoli con parole rattemperare, richieggendoli

per loro saramento, e per la fede promessa al comune di Firenze, che

loro indebito proponimento dovessono lasciare, e tutto era niente,

che quanto più li pregava e richiedea più levavano il capo, e più

li trovava duri e pertinaci. Onde per più sano consiglio essendo con

tutta l’oste intra Marti e Castello del Bosco all’entrata del mese di

settembre, levò il campo, e tornossi a san Miniato lasciando le tenute

che prese avea fornite e di vittuaglia e di gente. Come ciò fu noto a

Firenze, il detto conte Niccolò, Ugolino, e Marcolfo, e’ conistabili

tedeschi di presente furono cassi, ed essi si radunarono all’Orsaia in

quello d’Arezzo, e crearono compagnia, la quale per lo caso detto di

sopra del cappello posto in sulla lancia titolarono la compagnia del

Cappelletto, e quivi fatto il capo a’ ladroni, in piccolo tempo molto

ingrossarono. I Pisani sentendo la dissensione della gente del comune

di Firenze, rassicurati non poco, con l’arte loro ritolsono Laiatico,

dove senza volere alcuno a prigione, uccisono venticinque fanti che

v’erano dentro alla guardia, intra i quali furono cinque di nome;

per la qual cagione i Fiorentini sdegnati trassono di Peccioli quasi

tutti i migliori terrazzani, de’ quali parte ne vennero a Firenze,

e per loro vita dal comune ebbono provvisione: gli altri terrazzani

veggendo la gelosia presa per i Fiorentini, tutti quelli ch’avessono

forma d’uomo se n’uscirono, onde la terra rimase a’ soldati. Il simile

feciono quelli di Ghiazzano, e di Toiano, e dell’altre tenute prese pe’

Fiorentini. Nei detti dì essendo il capitano venuto a Firenze, i Pisani

con seicento cavalieri e molti pedoni corsono in su quello di Volterra,

e levarono preda di trecento bestie grosse, e uccisono alquanti uomini,

e alquanti ne presono. La gente del comune ch’era in Peccioli non stava

oziosa, ma sovente cavalcavano, sino sulle porte di Pisa, mettendo

aguati, e prendendo prigioni, e facendo aspra e sollecita guerra, tanto

feciono che ’l contado di Pisa verso le parti dove poteano cavalcare

non s’abitava, nè si poneva a seme.

Cronica di Matteo Villani, vol. 5 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 131 / 217 题