CAP. XVII.

_Delle cavalcate fatte per messer Ridolfo sopra i Pisani, e del gran

danno che ricevettono._

Continovando nostro trattato della guerra tra i Fiorentini e’ Pisani,

con poca intramessa di cose di forestieri, perchè delle occorse in

questi giorni, se occorse ne sono degne di memoria, poche ne avemo, e

raccresciuta la forza del comune di Firenze, perchè il conte Niccola

degli Orsini prima offertosi, e accettato, era venuto con cento uomini

di cavallo, e così più altri gentili uomini, il perchè il capitano

si trovò con duemila barbute e con cinquemila pedoni nel campo tra

Peccioli e Ghiazzano, dove pigramente con molta sua infamia dimorava;

il perchè messer Bonifazio Lupo infignendosi poco sano se ne venne a

Firenze. Alla fine empiuto il gran fornimento che domandava, sotto il

cui adempimento si scusava di sua pigrizia, più non potendo fuggire

sue scuse, a dì 16 del mese di luglio con l’oste si partì da Peccioli,

e la notte albergò a Ponte di Sacco, e ’l dì seguente passarono il

fosso a malgrado della forza de’ Pisani che v’era alla guardia, con

loro danno e vergogna, ed entrarono nel borgo di Cascina, dove preda e

vittuaglia trovarono assai. La cagione fu, ch’essendo alla guardia del

fosso un quartiere di Pisa con soldati e contadini assai, non pensarono

che i Fiorentini vi potessono passare, e per tanto poco o niente v’era

sgombrato. Gli Ungari de’ Fiorentini, come per natura sono desiderosi

di guadagnare, e atti a scorrere, passarono insino alla Badia a

Sansavino, e presono intorno di cinquanta prigioni. Il capitano tutto

il giorno e ’l seguente stette col campo fermo a Cascina, dove intorno

correndo le gualdane per spazio di più miglia, e di prede e d’arsioni

danni inestimabili furono fatti. Il martedì mattina a dì 19 di luglio

partiti da Cascina s’accamparono a Sansavino, e ’l fiore della gente da

cavallo e da piè cavalcarono infino alla volta dell’Arno presso a Pisa

a cinquecento passi, ed ivi alla Bessa con l’usate muccerie, ad eterna

rinoma del comune di Firenze, e infamia de’ Pisani, feciono correre un

ricco palio di veluto in grana foderato di vaio, il quale ebbe il conte

Niccola degli Orsini, e lo mandò a Roma per onore della sua cavalleria.

I corridori con assai di buona gente sotto il bastone di messer Niccola

Orsini passarono Pisa facendo assai di male e vergogna a’ nemici. Fatte

le dette cose si tornarono al campo: e quel giorno medesimo passata

nona, ritornati al detto luogo, con assai meno gente per dirisione

feciono correre palii l’uno ad asini, l’altro a barattieri, e ’l terzo

alle puttane; onde i Pisani di tanta ingiuria aontati, seicento a piè

con dugento cavalieri con molti balestrieri, con la imperiale levata,

uscirono di Pisa per vendicare o in tutto o in parte loro oltraggio.

La gente de’ Fiorentini, ch’era a fare correre detti palii, ed era in

punto e vogliosa aspettando il detto caso, francamente s’addirizzò

a loro, e li ruppono e li rimisono infino nelle porte con tanto

ardire, che alquanti con loro mescolati entrarono in Pisa, e alquanti

balestrieri saettarono nella terra, e ciò fatto si tornarono al campo:

e quivi stando, il mercoledì arsono tutto ciò che poterono intorno a

Pisa infino al borgo di san Marco a san Casciano, e Valdicaprona e

molte altre ville, con molte belle e ricche possessioni nobilmente

accasate. Il danno come incredibile piuttosto è da tacere che da

scrivere: e per giunta a’ detti mali, i villani de’ piani ch’erano

rifugiati in Pisa, e stavansi sotto loro carra lungo le mura, furono

assaliti dalla pestilenza dell’anguinaia, e assai ne perirono. E ciò

somigliava agl’intendenti giudicio di Dio, che dentro e di fuori così

gastigasse i corrompitori della pace e della fede data per soperchio

d’astuta malizia.

Cronica di Matteo Villani, vol. 5 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 125 / 217 题