_Della crudeltà che i Pisani usarono contra i Lucchesi per gelosia._
Mentre che l’oste del comune di Firenze pigra e malcontenta sotto
il nuovo capitano dimorava tra Peccioli, e Ghiazzano in Valdera,
aspettando il gran fornimento che ’l capitano avea domandato, i
Pisani per non dimenticare la loro usata crudeltà, tutti i forestieri
che al loro soldo erano in Lucca feciono ritrarre nell’Agosta, e
segretamente avvisarono da cento cittadini ghibellini e loro confidati
che per grida che elli udissono andare non si partissono, ma facessono
vista di volere partire, acciocchè gli altri veggendo apparecchiare
loro prendessono viaggio; e ciò fatto, feciono bandire che sotto
pena dell’avere e della persona, che uomini e femmine, cittadini e
forestieri, dovessono sgombrare la città e ’l contado presso alla
città a mille canne, afin che compiesse d’ardere una candela che
posta era alle porte. Fu miserabile e cordoglioso riguardo e aspetto
di gran crudeltà vedere i vecchi pieni d’anni, le donne, le fanciulle
lagrimose con sospiri e guai, e i piccoli fanciulli con strida lasciare
loro case, loro masserizie e loro città, e ire e non sapere dove: i
gentili e antichi cittadini, e nobili mercatanti e artefici in fretta
e sprovveduti fuggire, come avessono spietati nemici alle spalle loro,
e la terra loro lasciassono in preda. L’orribile bando fu al tempo dato
ubbidito, e la terra lasciata fu vuota, e in sommo silenzio: di questo
prestamente seguì, che i Pisani ch’erano alla guardia di Lucca co’ loro
soldati e a piè e a cavallo furiosamente uscirono dell’Agosta colle
spade nude in mano, e corsono l’abbandonata terra senza essere veduti
da’ Lucchesi, gridando; Muoiano i guelfi; a Firenze, a Firenze: e non
aveano potestà di cacciare la gente de’ Fiorentini ch’erano loro in su
le ciglia.