CAP. XVI.

_Della crudeltà che i Pisani usarono contra i Lucchesi per gelosia._

Mentre che l’oste del comune di Firenze pigra e malcontenta sotto

il nuovo capitano dimorava tra Peccioli, e Ghiazzano in Valdera,

aspettando il gran fornimento che ’l capitano avea domandato, i

Pisani per non dimenticare la loro usata crudeltà, tutti i forestieri

che al loro soldo erano in Lucca feciono ritrarre nell’Agosta, e

segretamente avvisarono da cento cittadini ghibellini e loro confidati

che per grida che elli udissono andare non si partissono, ma facessono

vista di volere partire, acciocchè gli altri veggendo apparecchiare

loro prendessono viaggio; e ciò fatto, feciono bandire che sotto

pena dell’avere e della persona, che uomini e femmine, cittadini e

forestieri, dovessono sgombrare la città e ’l contado presso alla

città a mille canne, afin che compiesse d’ardere una candela che

posta era alle porte. Fu miserabile e cordoglioso riguardo e aspetto

di gran crudeltà vedere i vecchi pieni d’anni, le donne, le fanciulle

lagrimose con sospiri e guai, e i piccoli fanciulli con strida lasciare

loro case, loro masserizie e loro città, e ire e non sapere dove: i

gentili e antichi cittadini, e nobili mercatanti e artefici in fretta

e sprovveduti fuggire, come avessono spietati nemici alle spalle loro,

e la terra loro lasciassono in preda. L’orribile bando fu al tempo dato

ubbidito, e la terra lasciata fu vuota, e in sommo silenzio: di questo

prestamente seguì, che i Pisani ch’erano alla guardia di Lucca co’ loro

soldati e a piè e a cavallo furiosamente uscirono dell’Agosta colle

spade nude in mano, e corsono l’abbandonata terra senza essere veduti

da’ Lucchesi, gridando; Muoiano i guelfi; a Firenze, a Firenze: e non

aveano potestà di cacciare la gente de’ Fiorentini ch’erano loro in su

le ciglia.

Cronica di Matteo Villani, vol. 5 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 124 / 217 题