CAP. V.

_Della morte di Leggieri d’Andreotto di Perugia._

Leggieri di Andreotto popolare di Perugia fu uomo di grande animo, e

al suo tempo Tullio, perocchè fu il più bello dicitore si trovasse,

e senza appello il maggiore cittadino ch’avesse città d’Italia che

si reggesse a popolo e libertà, e il più amato e il più careggiato e

dal popolo e da’ Raspanti, ma a’ gentili uomini li cui trattati avea

scoperti forte era in crepore e malavoglienza. Avvenne che una domenica

a dì 19 di giugno, essendo egli quasi all’incontro delle case sue

nella via, e leggea una lettera, un figliuolo bastardo di Ceccherello

de’ Boccoli, cui il detto Leggieri avea per lo trattato di Tribaldino

di Manfredino fatto decapitare, il quale il tenea in continovo aguato

cautamente per offenderlo, si trovò in una casa del Monte di Porta

soli, la cui finestra a piombo venia sopra il capo di Leggieri; costui

non trovando altro più presto prese una macinetta da savori la quale

trovò vicina alla finestra, e presola a due mani l’assestò sopra il

capo di Leggieri, e l’abbattè in terra morto, che mai non fè parola.

Della sua morte non fu piccolo danno a’ Perugini, e per così lo

riputarono, perocchè fare lo feciono cavaliere, e li feciono l’esequie

regali e pompose col danaio del comune, per allettare gli altri che

venissono poi a bene operare per la repubblica sua.

Cronica di Matteo Villani, vol. 5 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 113 / 217 题