_Della morte di Leggieri d’Andreotto di Perugia._
Leggieri di Andreotto popolare di Perugia fu uomo di grande animo, e
al suo tempo Tullio, perocchè fu il più bello dicitore si trovasse,
e senza appello il maggiore cittadino ch’avesse città d’Italia che
si reggesse a popolo e libertà, e il più amato e il più careggiato e
dal popolo e da’ Raspanti, ma a’ gentili uomini li cui trattati avea
scoperti forte era in crepore e malavoglienza. Avvenne che una domenica
a dì 19 di giugno, essendo egli quasi all’incontro delle case sue
nella via, e leggea una lettera, un figliuolo bastardo di Ceccherello
de’ Boccoli, cui il detto Leggieri avea per lo trattato di Tribaldino
di Manfredino fatto decapitare, il quale il tenea in continovo aguato
cautamente per offenderlo, si trovò in una casa del Monte di Porta
soli, la cui finestra a piombo venia sopra il capo di Leggieri; costui
non trovando altro più presto prese una macinetta da savori la quale
trovò vicina alla finestra, e presola a due mani l’assestò sopra il
capo di Leggieri, e l’abbattè in terra morto, che mai non fè parola.
Della sua morte non fu piccolo danno a’ Perugini, e per così lo
riputarono, perocchè fare lo feciono cavaliere, e li feciono l’esequie
regali e pompose col danaio del comune, per allettare gli altri che
venissono poi a bene operare per la repubblica sua.