_Della prospera fortuna de’ collegati lombardi._
E’ ne piace di fare un fascio di molte avvolture di santa Chiesa co’
suoi collegati lombardi, mescolando i tempi passati con quei di dietro,
per non occupare troppi fogli con cose che non sieno rilevate. Del
passato mese di maggio quelli della lega dopo la presura di Castelnuovo
hanno tolto a’ nemici la terra di Salaro sita sopra il Po di Pavia,
e la terra di Ligaria di qua dal Po, la quale è posta a otto miglia
presso a Tortona, e più altre castella e ville del tenitorio di Pavia,
e di giugno il castello d’Erbitra, il quale era del Saliratuo de’
Buiardi d’Elbiera, il quale per piacere a messer Bernabò, ritenendo il
cassero a sè, gli avea prestata la terra per i bisogni di sua guerra:
e il tiranno non osservata sua fede v’avea per sè fatta fare altra
fortezza. Elbiera è vicina a Modena a otto miglia, ond’era camera a
messer Bernabò d’onde forniva tutte le sue bisogne nella guerra co’
Bolognesi; il Saliratuo come fidato al tiranno praticava nel cassero
ch’egli avea fatto, onde preso suo tempo, morte le guardie prese il
cassero, e di presente con modi diede la terra al marchese di Ferrara.
Appresso quelli della lega puosono l’oste a Brescia, e messer Bernabò
che dentro v’era se ne fuggì. Qui lecito mi sia gridare e dire, che Dio
confonde e avvilisce le arroganti parole che detto avea il tiranno che
gastigherebbe i Lombardi venuti in lega come putti, ed eglino hanno
gastigato lui. Giugnamo alle predette fortune, che essendo grande
quantità d’Inghilesi infino a Basignano avvenne, che la gente di messer
Galeazzo ch’era alla guardia del castello volendo fare del gagliardo si
fè loro incontro, e di presente fu rotta, e alquanti ne furono morti,
tutti gli altri rimasono prigioni. Sopra le dette baratte di guerra i
collegati presono Gheda in sul Bresciano a dì 20 di luglio, terra che
fa oltre a ottomila uomini: e quelli che teneano Basignano in sul Po
per messer Bernabò, e per guardarla aveano spesi molti danari, e da lui
altro che minacce non poteano ritrarre, la ribellarono, e la dierono
a’ collegati, ricevuti da loro circa a diecimila fiorini d’oro, che
aveano spesi in guardarla. Oltre alle predette cose i collegati hanno
corso il Novarese e assediata Novara. Volgendo un poco il mantello a
uso di guerra, avendo i collegati preso il castello del ponte a Vico
in su l’Oglio, quelli della rocca si patteggiarono d’arrendersi se
fra certi giorni non fossono soccorsi; i collegati aveano nel castello
messe ventotto bandiere di cavalieri e soldati a piè assai, i quali non
pensando che soccorso potesse venire stavano sciolti e con poco ordine;
il castellano intendente compreso loro cattivo reggimento lo significò
a messer Bernabò, il quale di notte con gran quantità di gente, e la
mattina davanti il fare del giorno messo in ordine, per gli alberghi
e per le case tutta la detta gente prese; e così va di guerra. Più
la pestilenza dell’anguinaia avendo aspramente assalito la città di
Brescia, e l’oste de’ collegati ch’era di fuori, li strinse a partire,
e si tornarono a Verona, e quindi ciascuno alla terra sua.