_Come i Fiorentini cavalcarono in Valdera e presono Ghiazzano._
Tornando alle fatiche nostre, manifestato ha sovente l’esperienza, che
la disordinata e sfacciata baldanza de’ presuntuosi e alteri cittadini
i quali sono suti per loro procacci dati, non dirò consiglieri, ma
piuttosto balii e tutori a’ capitani nelle guerre del nostro comune, e
a’ capitani e al comune hanno fatti vituperii assai, e notabili e gravi
danni, e inrimediabili vergogne, talvolta per non conoscere e volere
mostrare di sapere, talora con malizioso procaccio di loro private
utilitadi e onori. Così essendo dati al capitano messer Bonifazio
consiglieri assai vie più presuntuosi che savi, e coloro ritrovandosi
in Pescia con l’oste de’ Fiorentini, avendo a cavalcare i nemici, non
solo lo consigliavano, ma eziandio con parole e arroganti segni lo
sforzavano, sotto la baldanza dello stato cittadinesco che usurpato
aveano, che cavalcassono in quello di Lucca, dove fortuna quasi sempre
al nostro comune era stata avversa; ma il valente capitano certificato
già de’ vecchi errori in simili atti commessi, poco pregiando nel
segreto suo e loro voglie e consigli, e non avendo loro autorità nè
grandigia in dottanza, di fuori mostrava volere seguire loro talento, e
nel petto tenea raccolto il suo; e contro all’opinione d’ogni qualunque
il giovedì mattina a dì 23 di giugno partì da Pescia con tutta l’oste,
e tenne verso Fucecchio e Castelfranco, e il seguente dì, il giorno
di san Giovanni, si mise per lo stretto di Valdera a piè di Marti,
certo dell’impotenza de’ nemici, e corse infino a Peccioli, e la sera
combattè il castello di Ghiazzano, e per la moltitudine delle buone
balestra tanto impaurirono quelli d’entro, che a dì 26 del mese dierono
il castello salve le persone, il quale fu per camera del nostro comune
infino alla presa di Peccioli, che poco appresso seguì.