CAP. III.

_Come seguendo gli antichi Romani gentili i Fiorentini nel dare

dell’insegne al capitano presono punto per astrologia._

I nostri padri Romani prima che venissono al segno dell’imperio,

in loro imprese di nuove guerre niente mai avrebbono incominciato,

che prima felici augurii non avessono cerchi e veduti: pertanto ne’

sacrificii che facevano agl’idoli loro nelle interiora degli animali

vittimati cercavano la sorte e l’avvenimento della fortuna; questo

accecamento diabolico ed è ed esser dee in abominazione come avverso

alla fede cristiana. Vicino e quasi consorte alla stoltezza degli

augurii è quella parte dell’astrologia la quale predice i futuri

avvenimenti delle cose nominate e singolari, e’ loro propri casi,

e massimamente di riuscimenti di guerre, i quali sono nelle mani

del signore Dio Sabaoth, che interpretato è Dio degli eserciti. I

Fiorentini stratti del sangue romano, per vizio ereditario seguono i

giudicii delle stelle, e altre ombre d’augurii sovente, e al presente

avendo accolto l’esercito, di che avemo detto nel precedente capitolo,

e volendo dare l’insegne, vollono il punto felice dall’astrologo, il

quale fu lunedì mattina a dì 20 di giugno sonato terza, alla duodecima

ora del dì; e ricevute l’insegne, avacciando il viaggio come cacciati,

giunsono errore ad errore, perocchè sempre che insegne si dierono per

guerra contro a’ Pisani, date volgeano al canto di Porta santa Maria, e

poi per Borgo santo Apostolo; i governatori del fatto avendo sospetta

la via di Borgo santo Apostolo, come al nostro comune male augurata

contro a’ Pisani, le feciono volgere per Mercato nuovo, e per Porta

rossa, e come poco avvisati non feciono prima levare i castagnuoli

delle tende de’ fondachi, onde convenne s’abbassassono l’insegne.

Il corso fu ratto, perchè non passasse l’ora data per l’astrologo al

posarle fuori della terra a santa Maria a Verzaia, secondo l’antica

usanza del nostro comune. Avemo arato il foglio con lungo sermone

di lieve materia, ma fatto l’avemo per ricordo di quelli che dietro

verranno, che non voglino sapere le cose future, nè porre speranza

negl’indovinatori, perocchè solo Iddio è il giudicatore delle giuste

e inique battaglie. Per alloggiare ne’ tempi loro le forestiere

cose, lasceremo il processo della guerra di Pisa, e a suo tempo lo

ripiglieremo.

Cronica di Matteo Villani, vol. 5 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 111 / 217 题