_Come seguendo gli antichi Romani gentili i Fiorentini nel dare
dell’insegne al capitano presono punto per astrologia._
I nostri padri Romani prima che venissono al segno dell’imperio,
in loro imprese di nuove guerre niente mai avrebbono incominciato,
che prima felici augurii non avessono cerchi e veduti: pertanto ne’
sacrificii che facevano agl’idoli loro nelle interiora degli animali
vittimati cercavano la sorte e l’avvenimento della fortuna; questo
accecamento diabolico ed è ed esser dee in abominazione come avverso
alla fede cristiana. Vicino e quasi consorte alla stoltezza degli
augurii è quella parte dell’astrologia la quale predice i futuri
avvenimenti delle cose nominate e singolari, e’ loro propri casi,
e massimamente di riuscimenti di guerre, i quali sono nelle mani
del signore Dio Sabaoth, che interpretato è Dio degli eserciti. I
Fiorentini stratti del sangue romano, per vizio ereditario seguono i
giudicii delle stelle, e altre ombre d’augurii sovente, e al presente
avendo accolto l’esercito, di che avemo detto nel precedente capitolo,
e volendo dare l’insegne, vollono il punto felice dall’astrologo, il
quale fu lunedì mattina a dì 20 di giugno sonato terza, alla duodecima
ora del dì; e ricevute l’insegne, avacciando il viaggio come cacciati,
giunsono errore ad errore, perocchè sempre che insegne si dierono per
guerra contro a’ Pisani, date volgeano al canto di Porta santa Maria, e
poi per Borgo santo Apostolo; i governatori del fatto avendo sospetta
la via di Borgo santo Apostolo, come al nostro comune male augurata
contro a’ Pisani, le feciono volgere per Mercato nuovo, e per Porta
rossa, e come poco avvisati non feciono prima levare i castagnuoli
delle tende de’ fondachi, onde convenne s’abbassassono l’insegne.
Il corso fu ratto, perchè non passasse l’ora data per l’astrologo al
posarle fuori della terra a santa Maria a Verzaia, secondo l’antica
usanza del nostro comune. Avemo arato il foglio con lungo sermone
di lieve materia, ma fatto l’avemo per ricordo di quelli che dietro
verranno, che non voglino sapere le cose future, nè porre speranza
negl’indovinatori, perocchè solo Iddio è il giudicatore delle giuste
e inique battaglie. Per alloggiare ne’ tempi loro le forestiere
cose, lasceremo il processo della guerra di Pisa, e a suo tempo lo
ripiglieremo.