_Degli apparecchi fatti da’ Fiorentini per la guerra contro a’ Pisani._
Il comune di Firenze per natura nell’imprese grave è e tardo, ma
nel seguirle avveduto e sollecito, poichè deliberato avea di seguire
l’inviluppata impresa incominciata contro a’ Pisani per Pietrabuona,
e venia in aperta e palese guerra per vendicare sua onta, essendo i
suoi governatori svegliati come da grave sonno, e infiammati per la
vergogna prossimamente ricevuta, animosamente seguendo il consiglio
di messer Bonifazio Lupo da Parma loro capitano, uomo quasi solitario
e di poche parole, ma di gran cuore, e di buono e savio consiglio, e
maestro di guerra, all’entrare del mese di giugno 1362 cominciarono
a provvedersi intorno alle bisogne della guerra. E per coprire la
tostana e sperata vendetta cominciarono a fabbricare a un’otta sedici
trabocchi, nel lavorio de’ quali pigramente si procedea, per mostrare
che l’assalimento avesse lungo tratto, e continovo sollecitamente si
provvedeano di gente d’arme, e da cavallo e da piè. E per non mandare
in arme la viltà delle vicherie, le quali senza lunghezza di tempo e
lunga dimoranza, la quale è sempre nemica e nociva alla guerra, non si
possono raccogliere, e perchè l’amistà e grazia de’ possenti sottrae
dal comune servigio i buoni e’ valenti, e lascia i cattivi, mandarono
i signori per tutti quelli gentili uomini e popolari di città e del
contado, i quali sentirono abili e sofficienti a fare prestamente
brigate di fanti e gente sperta in arme, e loro imposono e comandarono
quanto più tosto potessono facessono il più gente potessono, i quali
il comandamento senza dilazione mandarono ad esecuzione; sicchè il
dì 15 di giugno il comune, che di gente di soldo e che di gente col
detto ordine ricolta, si trovò millecinquecento uomini di cavallo,
e quattromila pedoni, fra’ quali furono millecinquecento e più
balestrieri. Ancora infra i detti giorni richiesono loro amistà, e
infra gli altri richiesti furono i Perugini e’ Sanesi: i Perugini
risposono, che per le novità aveano di loro usciti non aveano destro di
potere sovvenire, e che bene sapeano che ’l comune di Firenze era tale
e tanto, e di tanta forza e podere, che non che si potesse atare dal
comune di Pisa, ma che agevolmente il dovea potere sormontare: i Sanesi
senza altra scusa risposono, che non aveano gente da poterne loro
servire: le quali risposte non sono da porre in oblio dalla liberalità
del nostro comune, lo quale ne’ loro bisogni richiesto, di ciò che
potuto ha non ha detto di no. Pistoiesi, Aretini, il conte Ruberto, e
altri vicini vennono a servire il comune con quella gente da cavallo e
da piè che fare poterono, onde il comune infra li 20 di giugno si trovò
d’avere tra di soldo e d’amistà milleseicento cavalieri e cinquemila
pedoni. I Pisani sentendo il fabbricare degl’ingegni, e la raunata di
gente d’arme che si facea in Firenze, tutto ch’avessono certa la guerra
per le cagioni dette di sopra, non di manco cominciarono a dubitare e
temere, e cominciarono a fare sgombrare loro contado, e specialmente
la Valdera, e afforzare e guarnire loro tenute verso le frontiere il
meglio e il più pronto poterono, conducendo gente di soldo e da cavallo
e da piè quanto poterono il più, con dare ordine a’ loro contadini e
alle difese e a guardie di loro tenute.