_Come quelli della valle di Caprese furono traditi dagli Aretini._
Del mese di maggio, quelli della valle di Caprese con l’aiuto di
loro vicini e amici tanto seppeno adoperare, che presono la Rocca
cinghiata la quale era de’ Tarlati, e teneano questa e la rocca del
Caprese, e con gli Aretini s’erano accordati di torre da loro potestà,
e di dare loro ogn’anno certo censo riconoscendoli per maggiori,
e doveano i nemici degli Aretini avere per nemici, e gli amici per
amici, e li Aretini li doveano in loro stato conservare e difendere.
Stando così gli Aretini infintamente feciono l’oste bandire sopra un
castello di quelli da Pietramala, e richiesono quelli della valle
di Caprese d’aiuto, i quali liberamente di buona voglia elessono
di loro fanti dugento più eletti e pregiati, e uscito il podestà
d’Arezzo coll’oste quelli della valle Caprese s’aggiunsono con lui,
ed egli vedendosi costoro tra le mani ne presono centoventi, gli
altri fuggendo camparono. Presi gli amici gli amici per questa via,
e mandati ad Arezzo, la gente degli Aretini col podestà entrò nella
valle di Caprese, e menarono a tondo guastando e consumando ciò ch’era
in quella; rifuggiti i paesani alla rocca, la quale era da guatarla e
lasciarla stare. Gli Aretini avendo i prigioni domandavano la rocca;
i Caprigiani con franchi animi si dispuosono di volere innanzi morire,
e di vedere i loro prigioni morire, che volessono le rocche dare agli
Aretini, e di presente mandarono sindaco con pieno mandato per darsi
al comune di Firenze, il quale stette sopra quindici dì in Firenze per
ciò fare: gli Aretini con loro ambasciadori storpiarono che il comune
non fece l’impresa, dicendo che le rocche erano in punto che contra
loro non si poteano tenere, e che il loro comune era amico e fedele del
comune di Firenze, e che avendo essi le rocche l’aveano i Fiorentini, e
in breve tanto seppono dire e operare con gli amici loro, che ’l comune
non li tolse, il perchè di poi si dierono a’ Perugini, e da loro si
trovarono ingannati, come appresso a suo tempo diviseremo.