CAP. CIII.

_Della mortalità dell’anguinaia._

In questi tempi, del mese di giugno e luglio, l’usata pestilenza

dell’anguinaia con danno grandissimo percosse la città di Bologna, e

tutto il Casentino occupò, salvo che certe ville alle quali perdonò,

procedendo quasi in similitudine di grandine, la quale e questo e quel

campo pericola, e quello del mezzo quasi perdonando trapassa; e se

similitudine di suo effetto dare si può, se ciò procede dal cielo per

mezzo dell’aria corrotta, simile pare alle nuvole rade e spesse, per

le quali passa il raggio del sole, e dove fa splendore e dove no. Or

come che il fatto si vada, nel Casentino infino a Dicomano nelle terre

del conte Ruberto fè grande dannaggio d’ogni maniera di gente: toccò

Modona e Verona assai, e la città di Pisa e di Lucca, e in certe parti

del contado di Firenze vicine all’Alpi, e nell’Alpi degli Ubaldini:

a’ Pisani tolse molti cittadini, ma più soldati. Nell’Isola di Rodi in

questi tempi ha fatti danni incredibili: e nel 1362 del mese di luglio

e d’agosto assalì l’oste de’ collegati di Lombardia sopra la città di

Brescia per modo convenne se ne partisse, e nella città fece danno

assai. Nella città di Napoli e in molte terre dei Regno, ove assai,

e dove poco facea, ove niente. Nelle case vicine a Figghine cominciò

d’ottobre in una ruga, e l’altre vie non toccò. In Firenze ove in una

casa ove in un’altra di rado e poco per infino a calen di dicembre.

Cronica di Matteo Villani, vol. 5 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 107 / 217 题