CAP. CI.

_Come i Fiorentini vollono difendere Pietrabuona, e non poterono._

Nel 1362 a dì 18 di maggio, i priori di Firenze raccolsono un

parlamento d’oltre a seicento cittadini, nel quale spuosono i termini

in che stava Pietrabuona, e come quelli che la teneano data l’aveano al

comune di Firenze, e come i signori l’aveano presa a parole, pensando

se si difendesse dalla forza de’ Pisani per quella riavere o Sovrana

o Coriglia, terre da’ Pisani nel vero copertamente e maliziosamente

tolte al comune di Firenze; non ostante che poco dinanzi per i detti

signori fosse stato risposto agli ambasciadori pisani, che ’l comune

non se ne travagliava, e più come ne’ prossimi giorni i Pisani aveano

cavalcato sopra il terreno di Barga terra accomandata al comune di

Firenze, e dandovi il guasto arando i seminati con più di cento paia di

buoi, e tagliando loro gli alberi dimestichi, e le vigne e’ castagni,

e come a undici soldati del comune di Firenze in sul distretto del

comune di Firenze, i più conestabili, stando senza arme a vedere

gittare i trabocchi in Pietrabuona, rabbiosamente ai più aveano tolta

la vita e gli altri fatti prigioni; e recando alla mente le altre più

gravi ingiurie per lo comune pazientemente passate con infignersi

di non vederle, nonostante che poco dinanzi al detto parlamento

per i signori di Firenze risposto fosse agli ambasciadori di Pisa,

che de’ fatti di Pietrabuona il comune di Firenze non s’intendea di

travagliare, si diliberò di concordia di tutto il detto consiglio che

Pietrabuona e sua difesa si prendesse. In questi giorni avvedendosi i

Pisani che i masnadieri di Pietrabuona erano caldeggiati dalla gente

de’ Fiorentini, con molta più sollecitudine e studio procurarono di

racquistarla, e combattendo con dodici trabocchi per dì e per notte

tutta la macinavano. Dopo il partito preso della difesa, secondo il

giudicio di molti intendenti, la difesa era presta dove il comune

avesse fatto afforzare il poggio della Remita, che soprastava i

battifolli de’ Pisani, ed era del distretto del comune di Firenze, ma

nel tardare preso fu e guardato per i Pisani; e i Fiorentini in sul

loro terreno dirimpetto a Pietrabuona, la Pescia in mezzo, puosono

un battifolle che dava l’entrata e l’uscita libera agli assediati, il

perchè molto se ne renderono sicuri quelli d’entro, ma dalli dificii

i quali continovo il dì e la notte gettavano non poteano essere atati,

e all’uscita di maggio vi cominciarono a gittare fuoco temperato, che

eziandio offendeva alle pietre, e tanto spesso l’una pietra su l’altra

venia disfacendo il castello, e offendeano alle persone, che ai pochi

difenditori che stare vi poteano toglieva il vigore alla difesa. Oltre

a queste continove battaglie i Pisani levarono un castello di legname

sotto la guardia di loro battifolli, un’arcata vicino alla torre della

rocca, contro al quale i Fiorentini feciono dirizzare un trabocco che

l’avrebbe spezzato, se ’l maestro che ’l conducea fosse ito con fede

a’ Fiorentini, ma era Aretino, e d’animo ghibellino, e però non adoperò

quello ch’avrebbe potuto; i maestri dal lato pisano avendo alli quattro

dificii giuntone uno più grosso, quello de’ Fiorentini sconciarono. In

questi dì messer Bonifazio Lupo da Parma, chiamato da’ Fiorentini per

tenere luogo di capitano, giunse a Firenze, e di presente andò a vedere

il sito di Pietrabuona, e il modo e forma di suo assedio, e veduto

ed esaminato tutto, scrisse a’ signori di Firenze che impossibile gli

parea la difesa, e ciò fu a dì 4 di giugno; e a dì 5 del mese, il dì

della Pentecoste, i Pisani, ch’erano presso al trarre delle balestra,

con loro battifolli, con tutta loro forza di gente d’arme, e d’assai

buoni balestrieri, movendo loro castello il condussono fino alla rocca.

Quivi secondo il suo essere fu l’aspra battaglia a petto a petto, e non

di manco li dificii de’ Pisani traevano sì temperati che loro genti non

offendeano, e quelli del castello non lasciavano scoprire alla difesa;

vollono gittare il ponte del castello del legname in su la torre di

là, ch’era più bassa che il castello, e il ponte fu corto, e la difesa

grande per l’operazione de’ buoni balestrieri d’entro, e durata questa

pugna per spazio di parecchie ore, i Pisani si ritrassono addietro col

castello del legname; quelli di Pietrabuona affannatisi ritrassono

a rinfrescare, e non pensando per quello rimanente del giorno avere

più battaglia, non di meno al soccorso loro erano tratti i cavalieri

e’ masnadieri, quelli che stare vi poteano coperti da’ trabocchi.

I Pisani in questo riposamento rallungarono il ponte al castello, e

con più asprezza ritornarono alla battaglia, e condotto il castello

lungo la rocca, gettarono il ponte in su la torre, ma per questo non

si curavano quelli d’entro, che ben poteano tre a tre combattere;

ma quale che si fosse la cagione quelli d’entro invilirono, e quelli

ch’erano venuti al soccorso incominciarono a abbandonare il castello, e

quelli ch’erano di que’ d’entro i caporali pensarono a volere salvare

danari e altre cose sottili ch’aveano nella rocca, e però affocarono

la torre e abbandonarono la difesa, onde i Pisani francamente presono

la terra, e cui giugnere vi poterono misono al taglio delle spade,

intra i quali fu Nieri da Montegarulli antico e pregiato masnadiere,

il quale essendo arrenduto alla fede vi fu morto, e altri presi e

feriti: coloro che l’altro dì v’andarono pe’ morti, e per ricogliere i

prigioni, sopra i corpi de’ morti prendendoli furono morti, e simile

i ricomperatori. La gente de’ Fiorentini abbandonato il battifolle e

arso con non poca vergogna si tornarono a Pescia. Di questa vittoria

la gloria e la burbanza de’ Pisani troppo fu sopra modo, e la befferia

smisurata, e la festa tanto grande, che dove avessono acquistato

una provincia non l’avrebbono potuta fare maggiore, dispettando e

avvilendo i Fiorentini, e per loro lettere, e oltre a ciò aprendo

quelle de’ mercatanti fiorentini di loro mano v’aggiugneano villane e

ontose parole del nostro comune. I loro anziani e governatori posto il

senno dall’uno lato osarono dire, che se i Fiorentini avessono cuore

a muovere guerra, che i loro soldati ne legherebbe tre uno di loro, e

se v’andassono i cittadini, li vincerebbono e legherebbono le femmine

loro, e molte altre altere e brutte parole con la testa levata usarono

contro il comune di Firenze per muoverli a cruccio e impresa di guerra,

ignoranti delle rivoluzioni della fortuna, la quale per guerra assai

loro apparecchiò di male.

Cronica di Matteo Villani, vol. 5 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 105 / 217 题