_Come e quando morì Luigi re di Cicilia e di Gerusalemme._
Luigi re di Cicilia e di Gerusalemme, signore d’assai sconcia e
dissoluta vita secondo che richiede la reale maestà, tocco da divina
spirazione, quasi consapevole di sua morte vicina, lasciando l’usate
vanitadi, punto dal giudicio di sua coscienza, per penitenza e ammenda
de’ suoi misfatti e difetti si mise umilmente in pellegrinaggio, e andò
a visitare i corpi de’ gloriosi apostoli, di messer san Bartolommeo il
quale è a Benevento, quello di san Matteo lo quale giace a Salerno,
e quello di sant’Andrea il quale sta ad Amalfi, secondo che nel
paese certamente si tiene per antica e indubitata credenza: e di tale
viaggio tornato a Napoli cadde in malattia, e come piacque a Dio, senza
disporre altrimenti de’ suoi fatti, dicendo che niente avea di suo da
testare, ma che tutto era della reina Giovanna, anzi il principio del
dì a dì 26 di maggio, il giorno della santa Ascensione, rendè l’anima
a Dio, e in quel dì fu sepolto con reali esequi a....... avendo tenuto
il regno dieci anni forniti dal giorno di sua coronazione. Signore
fu di poca gravezza e meno d’autorità, e in aspetto e fatto senza
scienza alcuna, e in fatti d’arme poi fu re poco si travagliò. Poco
amore portò al suo sangue; il fratello aggrandì più per paura che
per carità, i cugini trattò male, e per forza li si fece rubelli. Fu
di sue promesse mendace e di ciò come di virtù si vantava sovente.
Coloro ch’erano più scellerati peccatori de’ suoi baroni appresso di
lui erano del più segreto consiglio e di maggior potenza, e con loro
non avea onorevole conversazione di vita. Mobile fu, timido e pauroso
ne’ casi dell’avversa fortuna, perocchè appresso di sè non volea
uomini virtudiosi nè d’autorità. Molto era cupido di fare moneta, e la
giustizia mollemente mantenea, e poco si facea temere a’ suoi baroni.
Con il suo balio messer Niccola Acciaiuoli gran siniscalco, e da cui
a’ suoi bisogni avea aiuto e consiglio alle grandi cose, molte volte
per punzellamenti e malvagi conforti de’ suddetti suoi baroni venne in
sospetto, e quando la virtù di colui s’allungava dalla corte i fatti
del re andavano male. Alla reina facea poco onore, e o per suo difetto,
ch’assai n’avea, o per fallo della reina, molte volte come una vil
femmina in grande vituperio della corona la battea, e di quello ch’era
suo non le lasciava fare nè a sè nè ad altrui il debito onore. Delle
magnifiche cose che a lui parea aver fatto a tempo di guerra e di pace
tanto si lodava e vantava, che ogni uomo che l’udia tediando facea
maravigliare; e di tali frasche fece comporre scritture d’alto dittato,
compiacendosi nelle proprie lusinghe.