_Principio di guerra dai collegati a messer Bernabò._
Fermata la lega tra santa Chiesa e’ signori di Lombardia, come scritto
è di sopra, anzi che altro movimento per i collegati si facesse, messer
Bernabò mandò sue genti sopra il signore di Verona verso il Lago di
Garda, il perchè i collegati in questo tempo del mese di maggio con
duemila cinquecento cavalieri della lega, e con assai gente da piè,
mossono da Modena per occupare il passo a messer Bernabò, sicchè non
potesse mandare a fornire le castella che tenea sul Bolognese; e stando
questa gente a campo, quella di messer Bernabò venne sul terreno di
Modena, e puosesi dove già fu un castello che si chiamò Solaro, il
quale era sopra il canale di Modena, e perchè era nelle valli in luogo
infermo era abbandonato, e in su quello castellare fè porre una forte
bastita, e quindi avea balía da potere ire alle castella del Bolognese.
La cavalleria della lega si pinse innanzi verso Reggio, e puosonsi a
un altro castello abbandonato similmente detto la Massa, che anche
è sul passo, essendovi ancora gli antichi fossi pieni d’acqua gli
afforzarono; onde Anichino di Bongardo, ch’era a Solaro con l’oste
di messer Bernabò, avendo vittuaglia per fornire Castelfranco, e
l’altre castella del Bolognese, la si ritenne per l’oste sua, non
sperando poterne avere stando ferma la bastita della lega. Vedendo
messer Bernabò che la lega era contro a lui ben fornita, e potente
di gente e di danari, si pentè d’avere sconcia la pace colla Chiesa,
e di presente mandò lettere a’ suoi amici e protettori in corte, e
appresso ambasciata con cercare si fermasse la pace, levando via tutti
gli articoli ed eccezioni che posti avea, e l’altre disoneste dimande,
rimettendo Bologna nelle mani de’ Fiorentini, o di cui il papa volesse.
Il papa era contento, non avendo ancora che fosse ferma la lega, ma in
quello stante le lettere del legato vennero al papa, come la lega era
ferma e possente a resistere al tiranno, e avute queste novelle, il
papa e’ cardinali al tutto rinunziarono di fare la volontà di messer
Bernabò, e seguirono loro processo, e feciono lui e chi gli desse aiuto
o favore scomunicato, e nominatamente gli Ubaldini, i quali tennono
con lui contro alla città di Bologna. Avendo messer Bernabò mandato a
corte, anche scrisse al comune di Firenze scusandosi, che per lui non
rimanea il seguire della pace, e che la guerra non venia da lui.