CAP. XCVII.

_Come fu morto il re Vermiglio di Granata._

E’ ne pare venire a scrivere cosa assai disusata e sconvenevole non

che a re cristiano, ma a qualunque barbaro, ma quale è scriver la ci

conviene. Sentendo il re Vermiglio di Granata come i Mori aveano sopra

sè per loro re esaltato Maometto, cui egli avea altra volta del reame

cacciato, conobbe che non potea resistere a Maometto avendo seco il re

di Castella, e però mandò al re di Castella in Sibilia, e gli domandò

sua sicurtà e fidanza, con dire di volere venire a sua ubbidienza.

La sicurtà data gli fu libera e piena; ma chi il re volle scusare del

gran tradimento disse, non seppe che per parte del re domandato fosse

il salvocondotto, nè che per lui dato non gli fu. Costui, quanto che

fosse Saracino, lasciato il reame a Maometto, con quattrocento tra di

suo sangue, e amici e di suo seguito, con molta ricchezza, sotto la

fidanza del salvocondotto, se ne venne a Sibilia là dove era Pietro di

Castella re, e a dì 20 del mese d’aprile, gli anni Domini 1362, venne

davanti al re, e gli si gittò a’ piedi con grande reverenza e umiltà.

Il re con buono viso il vide e ricevette, e nella Giudecca, che è luogo

di grandi abituri e d’intorno murato, lo mise, e quello luogo assegnò

a lui e sua compagnia, e in quel giorno gli mandò e doni e presenti

amichevolmente: dipoi venuta la notte lo detto re Pietro fece prendere

lo re Vermiglio e sua compagnia, e rubare tutto loro tesoro, e arme,

e cavalli e arnese, e loro tutti mettere in buone prigioni con buone

catene: loro tesoro recò tutto a sè, che passò la stima di ottocento

migliaia di fiorini d’oro. E il sabato appresso a dì 24 d’aprile, il

re Pietro fece menare davanti da sè il detto re Vermiglio in Tavolata,

che è un campo fuori della città di Sibilla forse una balestrata, in su

un asino, e con lui appresso tre de’ suoi maggiori baroni, gli altri,

ch’erano quarantuno, tutti grandi Saracini, tutti legati a una fune;

lo re Pietro a cavallo con molti suoi baroni e cavalieri con lance in

mano, e colle spade a lato, avendo i Saracini al campo legati, lo re in

prima lanciò e fedì in prima lo re Vermiglio, e gli altri appresso gli

altri, e in poco d’ora tutti furono tagliati a pezzi in sul campo, e

le teste loro fece a Maometto presentare; tutti gli altri ch’erano con

lui fè servi. Questo re Vermiglio fu colui che cacciò e volle uccidere

il re Maometto, e fatto re un giovane fratello del detto re Maometto il

fè morire. È fama che tutti quelli che morti furono in Tavolata erano

stati al re Vermiglio aiutatori, consigliatori e favoreggiatori.

Cronica di Matteo Villani, vol. 5 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 101 / 217 题