CAP. XCVI.

_Come fu fermo lega dalla Chiesa e i signori di Lombardia contro a

messer Bernabò._

Veggendo gli altri signori della Lombardia la pertinacia di messer

Bernabò intorno al racquisto di Bologna, e che per averla di sua fede e

promessa mancava a santa Chiesa, nelle loro menti presono concetto, che

se vincesse Bologna a loro non perdonerebbe, stimando che con cagioni

controvate contro a loro volgesse la guerra con assai più vicino e

possente braccio. Il perchè entrati in sospetto e paura, con loro

segreti ambasciadori cercarono di far lega e tra loro insieme con la

Chiesa di Roma; e nel trattato occorse che il signore di Verona diede

la sorella per moglie al marchese di Ferrara; e fornito il parentado

per modo che non potea tornare addietro, il signore di Verona come a

stretto parente il fè con festa a sentire a messer Bernabò, il quale

udito il fatto a maraviglia se ne turbò, dicendo: Io son fatto cognato

di uno sterpone. Il marchese con tutto che di ciò avesse obria era

d’animo nobile e valente uomo, magnanimo e di grande cuore, e compare

di messer Bernabò, e molto l’avea servito contro alla Chiesa nella

guerra di Bologna, dando libero il passo a sua gente d’arme, el a suo

piacere vittuaglia e per acqua e per terra. Fermato il parentado intra

i detti due signori, del seguente mese d’aprile lega e compagnia si

fermò tra il legato di Spagna in nome di santa Chiesa e il signore

della Scala, e il signore di Padova, e il marchese di Ferrara; e la

taglia della gente della lega fu in nome di tremila cavalieri, de’

quali la Chiesa dovea pagare i millecinquecento cavalieri, e ciascuno

degli altri cinquecento per uno: e oltre a ciò ne’ patti della lega

promesse ciascuno a loro difesa, e della città di Bologna, e all’offesa

di messer Bernabò, e d’ogni qualunque che contro alla lega facesse.

E stando le cose in questi termini, messer Bernabò mandò al Finale

navilio grande con molta vittuaglia per fornire le castella ch’avea sul

Bolognese, e il marchese la fece volgere indietro. E appresso i detti

signori di concordia per loro ambasciadori mandarono a dire a messer

Bernabò, ch’a lui piacesse non volere fare più guerra alle terre di

santa Chiesa, con ciò fosse cosa che d’allora innanzi con tutto loro

sforzo si porrebbono alla difesa di questa lega: il superbo tiranno

ebbe singolare e altero sdegno, e nelle sue rilevate parole molto gli

avvilì, usando queste parole: Essi sono matti fantisini: e seguendo col

fatto l’altero parlare, a catuno di loro per derisione mandò dono di

vasellamento d’argento, de’ quali nello smalto di quelli da Verona era

una scala appesa a un paio di forche, in quelli del signore di Padova

erano colombi volanti, in quelli del signore di Ferrara una ferza,

giusta la considerazione della sua vana e superbia fantasia; ma in

picciolo tempo le cose seguirono in forma, che per opera vedere si potè

che non avea a fare con fantisini, ma con valenti e savi signori, come

seguendo nostro trattato racconteremo.

Cronica di Matteo Villani, vol. 5 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 100 / 217 题