_Come fu fermo lega dalla Chiesa e i signori di Lombardia contro a
messer Bernabò._
Veggendo gli altri signori della Lombardia la pertinacia di messer
Bernabò intorno al racquisto di Bologna, e che per averla di sua fede e
promessa mancava a santa Chiesa, nelle loro menti presono concetto, che
se vincesse Bologna a loro non perdonerebbe, stimando che con cagioni
controvate contro a loro volgesse la guerra con assai più vicino e
possente braccio. Il perchè entrati in sospetto e paura, con loro
segreti ambasciadori cercarono di far lega e tra loro insieme con la
Chiesa di Roma; e nel trattato occorse che il signore di Verona diede
la sorella per moglie al marchese di Ferrara; e fornito il parentado
per modo che non potea tornare addietro, il signore di Verona come a
stretto parente il fè con festa a sentire a messer Bernabò, il quale
udito il fatto a maraviglia se ne turbò, dicendo: Io son fatto cognato
di uno sterpone. Il marchese con tutto che di ciò avesse obria era
d’animo nobile e valente uomo, magnanimo e di grande cuore, e compare
di messer Bernabò, e molto l’avea servito contro alla Chiesa nella
guerra di Bologna, dando libero il passo a sua gente d’arme, el a suo
piacere vittuaglia e per acqua e per terra. Fermato il parentado intra
i detti due signori, del seguente mese d’aprile lega e compagnia si
fermò tra il legato di Spagna in nome di santa Chiesa e il signore
della Scala, e il signore di Padova, e il marchese di Ferrara; e la
taglia della gente della lega fu in nome di tremila cavalieri, de’
quali la Chiesa dovea pagare i millecinquecento cavalieri, e ciascuno
degli altri cinquecento per uno: e oltre a ciò ne’ patti della lega
promesse ciascuno a loro difesa, e della città di Bologna, e all’offesa
di messer Bernabò, e d’ogni qualunque che contro alla lega facesse.
E stando le cose in questi termini, messer Bernabò mandò al Finale
navilio grande con molta vittuaglia per fornire le castella ch’avea sul
Bolognese, e il marchese la fece volgere indietro. E appresso i detti
signori di concordia per loro ambasciadori mandarono a dire a messer
Bernabò, ch’a lui piacesse non volere fare più guerra alle terre di
santa Chiesa, con ciò fosse cosa che d’allora innanzi con tutto loro
sforzo si porrebbono alla difesa di questa lega: il superbo tiranno
ebbe singolare e altero sdegno, e nelle sue rilevate parole molto gli
avvilì, usando queste parole: Essi sono matti fantisini: e seguendo col
fatto l’altero parlare, a catuno di loro per derisione mandò dono di
vasellamento d’argento, de’ quali nello smalto di quelli da Verona era
una scala appesa a un paio di forche, in quelli del signore di Padova
erano colombi volanti, in quelli del signore di Ferrara una ferza,
giusta la considerazione della sua vana e superbia fantasia; ma in
picciolo tempo le cose seguirono in forma, che per opera vedere si potè
che non avea a fare con fantisini, ma con valenti e savi signori, come
seguendo nostro trattato racconteremo.