_Come la compagnia del Pitetto Meschino sconfisse l’oste del re di
Francia a Brignai._
Lo re di Francia infiammato d’onta contro la compagnia del Pitetto
Meschino d’Alvernia suo picciolo servo fuggito, nonostante che avesse
condotta la Compagnia spagnuola contro a loro, la quale ancora non era
giunta in Borgogna, radunò prestamente del mese di marzo un’oste di
bene seimila cavalieri franceschi, e tedeschi e di altre lingue che
erano in Francia, e fattone capitano messer Giacche di Borbona della
casa di Francia con quattromila sergenti gli mandò in Borgogna. E in
que’ giorni la compagnia del Pitetto Meschino avea preso un castello
del re che si chiama Brignai, e lasciatovi alla guardia trecento
di sua compagnia, ed egli con tremila barbute e duemila masnadieri
i più Italiani ch’erano in sua compagnia era cavalcato nel contado
di Forese, facendo loro procaccio: in questo il duca di Borbona con
l’oste sua giunse e puosesi a campo a Brignai, credendolosi in pochi
giorni racquistare: e così standosi all’assedio baldanzosamente, e
senza debita provvisione e con poco ordine, avendo con l’animo grande
a vile il loro avversario, il Pitetto Meschino maestro e pratico di
arme con la brigata sua vogliosa di zuffa, e ardita e bene in punto,
essendo lontano da Brignai giornata e mezzo, avendo lingua come i
Franceschi con molto disordine si reggevano a campo, confortata sua
brigata, e animata della gran preda, con sollecito studio di cavalcare
raccorciando i cammini, avanti al giorno di più ore giunse al campo
sopra gli sprovveduti Franceschi, e senza alcuno arresto gli assalì
con grande tempesta e romore; onde tra per le terribili grida, e per
lo subito e sprovveduto assalto i Franceschi bairono, e mancarono di
cuore, e non di manco ciascuno come meglio poteo ricorreva all’armi
per difendersi, ma quelli della compagnia gli percoteano, e gli
sollecitavano sì con l’arme, che non gli lasciavano far testa; e così
quell’oste ove avea tanti baroni e valenti cavalieri sventuratamente
fu rotta e sbarattata, con molti di loro morti e magagnati: quelli
che camparono con loro cavalli e arnesi quasi tutti vennono in preda
del vassallo del re di Francia Pitetto Meschino. Messer Giacche duca
di Borbona fu a morte fedito di più fedite, ed essendo preso, vedendo
che era per morire fu lasciato alla fede, e portato a Lione sopra a
Rodano in pochi giorni passò di questa vita. Preso rimase il conte di
Trinciaville, il conte di Forese, il maliscalco di Dunan, l’arciprete
di Guascogna altra volta stato capo di compagnia, messer Broccardo
di Finistagion Tedesco capitano di millequattrocento barbute, messer
Amelio del Balzo, e il conte di Clugnì, tutti signori e gran baroni,
e assai d’altri signori e cavalieri banderesi de’ quali uscì grande
tesoro a riscatto. I soldati furono lasciati alla fede, e quelli che
in sul campo furono morti o fediti lasciarono portar via. La valuta
della preda fu tanta, che la compagnia se ne fè ricca: e per questa
vittoria presono tanto d’audacia e d’ardire, che in grande tremore
stette la corte di Roma, usa di essere pettinata dalle compagnie, che
non corressono sopra Avignone, ma tanto dimorò la compagnia in Borgogna
ch’ebbono i danari che si riscattarono i baroni e’ cavalieri. Lo re
di Francia sentita questa novella sopra modo si turbò di cuore, e osò
dire, che mai non ristarebbe, ed eziandio con porre la sua persona al
pari d’un soldato, che dell’onta ricevuta si vendicherebbe. E per non
avere più a tornare sopra la presente materia per infino che altra
gran cosa non seguisse, il Pitetto Meschino e quelli di sua compagnia
udite le minacce del re, per accrescere il dispetto e l’onta, mostrando
d’avere il re e le sue parole a vile, del mese di giugno appresso
se n’andarono vicini a Parigi, facendo gran preda e danni a’ paesani
d’intorno alla città. Io non mi posso tenere, che io non dica qui per
gl’intendenti ragionatori si misuri la gloria vana e fallace degli
stati mondani; ma nella presente materia quelli massimamente che hanno
avuto notizia della eccellenza del reale sangue di Francia, per cui al
presente è tanto vilmente calcata: e certo il Pitetto Meschino è di sì
oscuro luogo nato, che fuori del sapere che egli è Alvernazzo, non si
sa chi fosse nè madre nè padre: e questo basti.