CAP. XCV.

_Come la compagnia del Pitetto Meschino sconfisse l’oste del re di

Francia a Brignai._

Lo re di Francia infiammato d’onta contro la compagnia del Pitetto

Meschino d’Alvernia suo picciolo servo fuggito, nonostante che avesse

condotta la Compagnia spagnuola contro a loro, la quale ancora non era

giunta in Borgogna, radunò prestamente del mese di marzo un’oste di

bene seimila cavalieri franceschi, e tedeschi e di altre lingue che

erano in Francia, e fattone capitano messer Giacche di Borbona della

casa di Francia con quattromila sergenti gli mandò in Borgogna. E in

que’ giorni la compagnia del Pitetto Meschino avea preso un castello

del re che si chiama Brignai, e lasciatovi alla guardia trecento

di sua compagnia, ed egli con tremila barbute e duemila masnadieri

i più Italiani ch’erano in sua compagnia era cavalcato nel contado

di Forese, facendo loro procaccio: in questo il duca di Borbona con

l’oste sua giunse e puosesi a campo a Brignai, credendolosi in pochi

giorni racquistare: e così standosi all’assedio baldanzosamente, e

senza debita provvisione e con poco ordine, avendo con l’animo grande

a vile il loro avversario, il Pitetto Meschino maestro e pratico di

arme con la brigata sua vogliosa di zuffa, e ardita e bene in punto,

essendo lontano da Brignai giornata e mezzo, avendo lingua come i

Franceschi con molto disordine si reggevano a campo, confortata sua

brigata, e animata della gran preda, con sollecito studio di cavalcare

raccorciando i cammini, avanti al giorno di più ore giunse al campo

sopra gli sprovveduti Franceschi, e senza alcuno arresto gli assalì

con grande tempesta e romore; onde tra per le terribili grida, e per

lo subito e sprovveduto assalto i Franceschi bairono, e mancarono di

cuore, e non di manco ciascuno come meglio poteo ricorreva all’armi

per difendersi, ma quelli della compagnia gli percoteano, e gli

sollecitavano sì con l’arme, che non gli lasciavano far testa; e così

quell’oste ove avea tanti baroni e valenti cavalieri sventuratamente

fu rotta e sbarattata, con molti di loro morti e magagnati: quelli

che camparono con loro cavalli e arnesi quasi tutti vennono in preda

del vassallo del re di Francia Pitetto Meschino. Messer Giacche duca

di Borbona fu a morte fedito di più fedite, ed essendo preso, vedendo

che era per morire fu lasciato alla fede, e portato a Lione sopra a

Rodano in pochi giorni passò di questa vita. Preso rimase il conte di

Trinciaville, il conte di Forese, il maliscalco di Dunan, l’arciprete

di Guascogna altra volta stato capo di compagnia, messer Broccardo

di Finistagion Tedesco capitano di millequattrocento barbute, messer

Amelio del Balzo, e il conte di Clugnì, tutti signori e gran baroni,

e assai d’altri signori e cavalieri banderesi de’ quali uscì grande

tesoro a riscatto. I soldati furono lasciati alla fede, e quelli che

in sul campo furono morti o fediti lasciarono portar via. La valuta

della preda fu tanta, che la compagnia se ne fè ricca: e per questa

vittoria presono tanto d’audacia e d’ardire, che in grande tremore

stette la corte di Roma, usa di essere pettinata dalle compagnie, che

non corressono sopra Avignone, ma tanto dimorò la compagnia in Borgogna

ch’ebbono i danari che si riscattarono i baroni e’ cavalieri. Lo re

di Francia sentita questa novella sopra modo si turbò di cuore, e osò

dire, che mai non ristarebbe, ed eziandio con porre la sua persona al

pari d’un soldato, che dell’onta ricevuta si vendicherebbe. E per non

avere più a tornare sopra la presente materia per infino che altra

gran cosa non seguisse, il Pitetto Meschino e quelli di sua compagnia

udite le minacce del re, per accrescere il dispetto e l’onta, mostrando

d’avere il re e le sue parole a vile, del mese di giugno appresso

se n’andarono vicini a Parigi, facendo gran preda e danni a’ paesani

d’intorno alla città. Io non mi posso tenere, che io non dica qui per

gl’intendenti ragionatori si misuri la gloria vana e fallace degli

stati mondani; ma nella presente materia quelli massimamente che hanno

avuto notizia della eccellenza del reale sangue di Francia, per cui al

presente è tanto vilmente calcata: e certo il Pitetto Meschino è di sì

oscuro luogo nato, che fuori del sapere che egli è Alvernazzo, non si

sa chi fosse nè madre nè padre: e questo basti.

Cronica di Matteo Villani, vol. 5 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 99 / 217 题