_Come i Sanesi sotto la rotta fede ebbono la signoria di Montalcino._
In questo mese d’ottobre del detto anno, Giovanni d’Agnolino Bottoni
con centocinquanta cavalieri e ottocento pedoni cavalcò improvviso
sopra Montalcino per rimettervi gli usciti ch’erano suoi amici, e
questo fece con ordine d’alcuno trattato ch’avea nella terra, ma i
terrazzani presti alla difesa tolsono ardire di muoversi dentro a chi
n’avea sentimento. Vedendo Giovanni che ’l trattato ordinato non gli
venia fatto, per ricoprire sua intenzione si stava loro intorno. I
terrazzani, che erano ubbidienti e in pace co’ Sanesi, maravigliandosi
di questa novità mandarono a Giovanni di fuori a sapere perchè facea
questo, e quello volea da loro: il savio e accorto disse, che volea
che fossono in accordo col comune di Siena: i semplici terrazzani,
sentendosi amici e ubbidienti al comune di Siena, elessono ventiquattro
della loro terra i maggiori e più potenti che v’erano, e mandaronli
per ambasciadori a Siena. Giovanni avvisò l’uficio de’ signori, come
era tempo d’avere libera la signoria di quella terra, avendo appo
loro li ventiquattro ambasciadori ch’erano il tutto della terra, ed
egli essendo là con forza d’arme, la quale si fè accrescere, diceva
di strignerli e tenerli in paura. Gli ambasciadori giunti a Siena, e
fatta la riverenza, e sposta la loro ambasciata, ebbono per risposta,
che non si partirebbono da Siena, che Montalcino sarebbe libero alla
guardia de’ Sanesi; la cosa non potè avere contradizione, e però
convenne ch’avessono libero Montalcino, e avuto, rimandarono indietro
i ventiquattro ambasciadori sani e salvi, e smisurata festa in Siena se
ne fece.