CAP. LXXVII.

_Come i Sanesi sotto la rotta fede ebbono la signoria di Montalcino._

In questo mese d’ottobre del detto anno, Giovanni d’Agnolino Bottoni

con centocinquanta cavalieri e ottocento pedoni cavalcò improvviso

sopra Montalcino per rimettervi gli usciti ch’erano suoi amici, e

questo fece con ordine d’alcuno trattato ch’avea nella terra, ma i

terrazzani presti alla difesa tolsono ardire di muoversi dentro a chi

n’avea sentimento. Vedendo Giovanni che ’l trattato ordinato non gli

venia fatto, per ricoprire sua intenzione si stava loro intorno. I

terrazzani, che erano ubbidienti e in pace co’ Sanesi, maravigliandosi

di questa novità mandarono a Giovanni di fuori a sapere perchè facea

questo, e quello volea da loro: il savio e accorto disse, che volea

che fossono in accordo col comune di Siena: i semplici terrazzani,

sentendosi amici e ubbidienti al comune di Siena, elessono ventiquattro

della loro terra i maggiori e più potenti che v’erano, e mandaronli

per ambasciadori a Siena. Giovanni avvisò l’uficio de’ signori, come

era tempo d’avere libera la signoria di quella terra, avendo appo

loro li ventiquattro ambasciadori ch’erano il tutto della terra, ed

egli essendo là con forza d’arme, la quale si fè accrescere, diceva

di strignerli e tenerli in paura. Gli ambasciadori giunti a Siena, e

fatta la riverenza, e sposta la loro ambasciata, ebbono per risposta,

che non si partirebbono da Siena, che Montalcino sarebbe libero alla

guardia de’ Sanesi; la cosa non potè avere contradizione, e però

convenne ch’avessono libero Montalcino, e avuto, rimandarono indietro

i ventiquattro ambasciadori sani e salvi, e smisurata festa in Siena se

ne fece.

Cronica di Matteo Villani, vol. 5 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 81 / 217 题