_Come si scoperse in Perugia una gran congiura di notabili cittadini
per mutare stato e reggimento._
Erano nella città di Perugia in questi tempi molti e molti cittadini,
e gentili uomini e popolari di buone e antiche famiglie d’animo
guelfo, le quali quasi del tutto erano schiusi dagli ufici e governo
della città, reggendosi la terra per popolani mezzani e minuti, sotto
la guida e consiglio della famiglia de’ Michelotti e di Leggieri
d’Andreotto, il quale a quel tempo era il da più, e il maggiore
cittadino di Perugia, e il più creduto dal popolo, e molte altre
famiglie di buoni popolari e uomini singolari da molto che teneano con
loro sotto il nome e titolo di Raspanti. Quelli ch’allora s’appellavano
i mali contenti, e mossi e sollecitati con ammirabile astuzia da uno
Tribaldino di Manfredino spirito malizioso, sagacissimo e inquieto, le
cui operazioni dipoi scoperte li feciono dai suoi cittadini meritare il
nome del secondo Catilina; e forse non indegnamente, perocchè facendo
comparazione da città a città, non era minore quella di Tribaldino
verso di sè, che quella di Catilina verso di sè. La congiura fu per
lui lungamente guidata tanto copertamente e cautamente, che niuno
segno se ne potè vedere nè scorgere per i reggenti, e infra l’altre
sagaci cautele, che ne usò molte, fu questa, che per li parenti e
amici ch’avea intra i reggenti sovente facea falsamente muovere che
trattato v’era nella terra, il quale criato era, e trovato non vero,
il perchè spesseggiando ai priori e a’ camarlinghi di Perugia in cui
stava il tutto del reggimento, era venuto a rincrescimento e a niente
che si ragionasse di trattato, nè prestavano orecchi nè davano fede: e
ciò fece il malvagio traditore, perchè quando il vero trattato venisse
in campo senza prendere avviso il governo della città, più certamente
e più liberamente avesse l’effetto suo. Quelli cui ’l malvagio
uomo trasse in congiura furono questi: messer Averardo di...... da
Montesperello, messer Guido dalla Cornia, messer Alessandro.......
messer Giovanni di....... da Montemellino, messer Niccolò di......
delle Mecche, messer Tivieri di...... da Montemellino, tutti cavalieri,
Colaccio di Cucco de’ Baglioni, Francesco di messer Rinuccio da......
detto il Zeppa, Francesco di messer Andrea e Iacopo di messer Guido da
Montemellino, Piero di Neri delle Mecche, Erculano di........ Mattiolo
di....... e....... detto lo Squatrano, con altri simili in numero di
più di quarantacinque gentili uomini e popolani, con seguito d’altri
novantaquattro che ne furono condannati, ed oltre a quattrocento altri
cittadini, i quali per non fare troppo gran fascio furono lasciati
addietro. Costoro aveano fatto loro capitani Colaccio di Cucco de’
Baglioni, il Zeppa di messer Rinuccio e Mattiolo di...... e nelle loro
mani aveano giurato. Costoro a un giorno preso doveano correre la
piazza, e pigliare il palagio de’ priori e delle signorie, perocchè
come detto è pensavano per le beffe de’ trattati non veri trovare i
priori addormentati: per la città a’ loro seguaci dispersi in vari
luoghi deveano fare infocare case per tenere alla bada de’ fuochi
i cittadini, doveano uccidere i priori e’ camarlinghi, e qualunque
innanzi loro si parasse senza riguardo d’amico o di parente. Messer
Averardo dovea stare di fuori a sollecitare i loro lavoratori, e amici
del contado e le loro amistà, e a ribellare delle castella. E per
certo il sollecito reo uomo seguendo lo stile di Catilina avea dato
ordine, che se Dio non avesse posto il rimedio a tanto pericolo, per
certo la città ne venia in desolazione e tirannia. Esso Signore che
tutto vede puose nel cuore a messer Tivieri da Montemellino, uno de’
principali congiurati, che lo revelasse, acciocchè tanto pericolo e
male non fosse; il quale essendo quasi vicino a Leggieri d’Andreotto,
sotto sicurtà della sua persona senza domandare altro merito gli
rivelò il fatto, il quale di presente n’andò in palagio de’ signori,
e quivi con loro, e co’ camarlinghi, e con gli altri dello stato si
mise a’ ripari. Fu preso messer Niccolò delle Mecche, e Ceccherello
de’ Boccoli con quattro loro masnadieri di nome, e con sette altri
mascalzoni, gli altri congiurati tutti si dierono alla fuga. Seguette,
che il dì di santo Michel Agnolo si fece l’adunanza generale, che noi
diciamo parlamento, nella quale si determinò, che i detti cavalieri,
gentili uomini e popolani, insino nel numero di quarantacinque,
fossono condannati per traditori e rubelli del comune di Perugia
infino...... e che altri novanta secondo loro gravezze di loro colpe
fossono condannati di danari, e alcuni a stare a’ confini; gli altri
per meno male passati furono sotto silenzio. Più vi si provvide, che
Tribaldino guidatore e ordinatore del male, con messer Averardo, e con
alquanti degli altri più focosi principali fossono dipinti _ad eternam
rei memoriam_ colle mitere in capo in piè della piazza nella faccia
del casamento del maggior sindaco: e così seguitò, che messer Niccola
delle Mecche, e Ceccherello de’ Boccoli con i quattro masnadieri furono
decapitati, e i sette mascalzoni furono appesi; gli altri tutti ebbono
bando come nell’adunanza era ordinato, e così furono dipinti quelli che
doveano esser dipinti. Bollendo e ribollendo ragionevolmente la città
in questo stato dubbioso e sospetto, come il male venne agli orecchi
del nostro comune tantosto vi mandò ambasciadori con cento uomini di
cavallo. I Pisani domandato licenza di mandarvi cento cavalieri per
lo nostro contado, e liberamente ottenuto, anche vi mandarono loro
ambasciadori con la detta gente, i quali co’ nostri insieme assai
temperarono l’animo voglioso e crucciato debitamente de’ Perugini.