CAP. LXXV.

_Come si scoperse in Perugia una gran congiura di notabili cittadini

per mutare stato e reggimento._

Erano nella città di Perugia in questi tempi molti e molti cittadini,

e gentili uomini e popolari di buone e antiche famiglie d’animo

guelfo, le quali quasi del tutto erano schiusi dagli ufici e governo

della città, reggendosi la terra per popolani mezzani e minuti, sotto

la guida e consiglio della famiglia de’ Michelotti e di Leggieri

d’Andreotto, il quale a quel tempo era il da più, e il maggiore

cittadino di Perugia, e il più creduto dal popolo, e molte altre

famiglie di buoni popolari e uomini singolari da molto che teneano con

loro sotto il nome e titolo di Raspanti. Quelli ch’allora s’appellavano

i mali contenti, e mossi e sollecitati con ammirabile astuzia da uno

Tribaldino di Manfredino spirito malizioso, sagacissimo e inquieto, le

cui operazioni dipoi scoperte li feciono dai suoi cittadini meritare il

nome del secondo Catilina; e forse non indegnamente, perocchè facendo

comparazione da città a città, non era minore quella di Tribaldino

verso di sè, che quella di Catilina verso di sè. La congiura fu per

lui lungamente guidata tanto copertamente e cautamente, che niuno

segno se ne potè vedere nè scorgere per i reggenti, e infra l’altre

sagaci cautele, che ne usò molte, fu questa, che per li parenti e

amici ch’avea intra i reggenti sovente facea falsamente muovere che

trattato v’era nella terra, il quale criato era, e trovato non vero,

il perchè spesseggiando ai priori e a’ camarlinghi di Perugia in cui

stava il tutto del reggimento, era venuto a rincrescimento e a niente

che si ragionasse di trattato, nè prestavano orecchi nè davano fede: e

ciò fece il malvagio traditore, perchè quando il vero trattato venisse

in campo senza prendere avviso il governo della città, più certamente

e più liberamente avesse l’effetto suo. Quelli cui ’l malvagio

uomo trasse in congiura furono questi: messer Averardo di...... da

Montesperello, messer Guido dalla Cornia, messer Alessandro.......

messer Giovanni di....... da Montemellino, messer Niccolò di......

delle Mecche, messer Tivieri di...... da Montemellino, tutti cavalieri,

Colaccio di Cucco de’ Baglioni, Francesco di messer Rinuccio da......

detto il Zeppa, Francesco di messer Andrea e Iacopo di messer Guido da

Montemellino, Piero di Neri delle Mecche, Erculano di........ Mattiolo

di....... e....... detto lo Squatrano, con altri simili in numero di

più di quarantacinque gentili uomini e popolani, con seguito d’altri

novantaquattro che ne furono condannati, ed oltre a quattrocento altri

cittadini, i quali per non fare troppo gran fascio furono lasciati

addietro. Costoro aveano fatto loro capitani Colaccio di Cucco de’

Baglioni, il Zeppa di messer Rinuccio e Mattiolo di...... e nelle loro

mani aveano giurato. Costoro a un giorno preso doveano correre la

piazza, e pigliare il palagio de’ priori e delle signorie, perocchè

come detto è pensavano per le beffe de’ trattati non veri trovare i

priori addormentati: per la città a’ loro seguaci dispersi in vari

luoghi deveano fare infocare case per tenere alla bada de’ fuochi

i cittadini, doveano uccidere i priori e’ camarlinghi, e qualunque

innanzi loro si parasse senza riguardo d’amico o di parente. Messer

Averardo dovea stare di fuori a sollecitare i loro lavoratori, e amici

del contado e le loro amistà, e a ribellare delle castella. E per

certo il sollecito reo uomo seguendo lo stile di Catilina avea dato

ordine, che se Dio non avesse posto il rimedio a tanto pericolo, per

certo la città ne venia in desolazione e tirannia. Esso Signore che

tutto vede puose nel cuore a messer Tivieri da Montemellino, uno de’

principali congiurati, che lo revelasse, acciocchè tanto pericolo e

male non fosse; il quale essendo quasi vicino a Leggieri d’Andreotto,

sotto sicurtà della sua persona senza domandare altro merito gli

rivelò il fatto, il quale di presente n’andò in palagio de’ signori,

e quivi con loro, e co’ camarlinghi, e con gli altri dello stato si

mise a’ ripari. Fu preso messer Niccolò delle Mecche, e Ceccherello

de’ Boccoli con quattro loro masnadieri di nome, e con sette altri

mascalzoni, gli altri congiurati tutti si dierono alla fuga. Seguette,

che il dì di santo Michel Agnolo si fece l’adunanza generale, che noi

diciamo parlamento, nella quale si determinò, che i detti cavalieri,

gentili uomini e popolani, insino nel numero di quarantacinque,

fossono condannati per traditori e rubelli del comune di Perugia

infino...... e che altri novanta secondo loro gravezze di loro colpe

fossono condannati di danari, e alcuni a stare a’ confini; gli altri

per meno male passati furono sotto silenzio. Più vi si provvide, che

Tribaldino guidatore e ordinatore del male, con messer Averardo, e con

alquanti degli altri più focosi principali fossono dipinti _ad eternam

rei memoriam_ colle mitere in capo in piè della piazza nella faccia

del casamento del maggior sindaco: e così seguitò, che messer Niccola

delle Mecche, e Ceccherello de’ Boccoli con i quattro masnadieri furono

decapitati, e i sette mascalzoni furono appesi; gli altri tutti ebbono

bando come nell’adunanza era ordinato, e così furono dipinti quelli che

doveano esser dipinti. Bollendo e ribollendo ragionevolmente la città

in questo stato dubbioso e sospetto, come il male venne agli orecchi

del nostro comune tantosto vi mandò ambasciadori con cento uomini di

cavallo. I Pisani domandato licenza di mandarvi cento cavalieri per

lo nostro contado, e liberamente ottenuto, anche vi mandarono loro

ambasciadori con la detta gente, i quali co’ nostri insieme assai

temperarono l’animo voglioso e crucciato debitamente de’ Perugini.

Cronica di Matteo Villani, vol. 5 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 79 / 217 题