CAP. LXVIII.

_Come il patriarca d’Aquilea fu a tradimento preso dal doge d’Osteric._

Fama era per tutta Italia per lungo tempo, la quale si trovò in

fine non vera, che ’l doge d’Osteric era dall’imperadore fatto re di

Lombardia, ma quale la cagione si fosse, mosse di suo paese con grande

compagnia di gente d’arme, e passò nel patriarcato d’Aquilea del mese

detto, dove confidentemente fu ricevuto. Il patriarca avea ripresi

di sue ragioni certi paesi d’entrata di fiorini cinquemila per anno o

più al patriarcato, i quali dal duca vecchio erano stati occupati al

tempo della vacazione del patriarcato. Questo duca movendo questione

al patriarca di queste terre, vennono a concordia di stare di ciò alla

sentenza dell’imperadore suocero del detto duca: e per trarre la cosa

a pacifico fine di concordia si mossono di là, e in compagnia andavano

all’imperadore, ed entrati nelle terre del duca nella città di Vienna,

sotto colore di fare onore al patriarca il duca li fece apparecchiare

un grande ostiere, e credendo il patriarca l’altro dì con lui seguire

il suo viaggio, vi si trovò arrestato e preso; e domandandoli delle

terre del patriarcato, il valente patriarca, messo sua persona a

non calere, fece per suo segreto e fidato messo, e con sua lettera e

suggello comandamento a tutti i sudditi suoi, che per niuno caso che

gli avvenisse niuna glie ne dessono. Il patriarca era messer.... della

Torre di Milano, prelato antico e di buona fama. Questa fu la riuscita

della grande fama del detto duca per lo reame d’Arli, la quale per

più riprese fece ristrignere a parlamento i signori di Lombardia per

provvedere a loro difesa.

Cronica di Matteo Villani, vol. 5 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 72 / 217 题