_Come il patriarca d’Aquilea fu a tradimento preso dal doge d’Osteric._
Fama era per tutta Italia per lungo tempo, la quale si trovò in
fine non vera, che ’l doge d’Osteric era dall’imperadore fatto re di
Lombardia, ma quale la cagione si fosse, mosse di suo paese con grande
compagnia di gente d’arme, e passò nel patriarcato d’Aquilea del mese
detto, dove confidentemente fu ricevuto. Il patriarca avea ripresi
di sue ragioni certi paesi d’entrata di fiorini cinquemila per anno o
più al patriarcato, i quali dal duca vecchio erano stati occupati al
tempo della vacazione del patriarcato. Questo duca movendo questione
al patriarca di queste terre, vennono a concordia di stare di ciò alla
sentenza dell’imperadore suocero del detto duca: e per trarre la cosa
a pacifico fine di concordia si mossono di là, e in compagnia andavano
all’imperadore, ed entrati nelle terre del duca nella città di Vienna,
sotto colore di fare onore al patriarca il duca li fece apparecchiare
un grande ostiere, e credendo il patriarca l’altro dì con lui seguire
il suo viaggio, vi si trovò arrestato e preso; e domandandoli delle
terre del patriarcato, il valente patriarca, messo sua persona a
non calere, fece per suo segreto e fidato messo, e con sua lettera e
suggello comandamento a tutti i sudditi suoi, che per niuno caso che
gli avvenisse niuna glie ne dessono. Il patriarca era messer.... della
Torre di Milano, prelato antico e di buona fama. Questa fu la riuscita
della grande fama del detto duca per lo reame d’Arli, la quale per
più riprese fece ristrignere a parlamento i signori di Lombardia per
provvedere a loro difesa.