CAP. LXVII.

_Come fu decapitato messer Bocchino de’ Belfredotti signore di

Volterra, e come la città venne alla guardia de’ Fiorentini._

E’ ne pare di necessità per più brevità della nostra opera, e per

meglio dare ad intendere il fatto di che dire intendiamo, raccogliere

alquante cose, le quali in piccolo trapassamento di tempo hanno fine

straboccato. Messer Francesco de’ Belfredotti da Volterra sopra il

ciglio di Volterra tenea la forte rocca di Montefeltrano, e messer

Bocchino di messer Ottaviano suo consorto era signore della terra, il

quale cupido d’aumentare sua tirannia, con solleciti aguati cercava

di torre a messer Francesco detta fortezza, e dopo la morte di

messer Francesco, messer Bocchino non lasciava stare i figliuoli in

Volterra. Il perchè il comune di Firenze sentendo la detta dissensione,

perchè non terminasse a peggio, s’interpose tra loro, e li ridusse

a concordia, e obbligaronsi insieme a pena, la quale per l’uno e per

l’altro promise il comune di Firenze per osservanza di pace; per la

quale i figliuoli di messer Francesco tornarono in Volterra sotto

l’ubbidienza di messer Bocchino. E stando senza alcuno sospetto,

all’uscita d’agosto del detto anno, il tiranno a un Volterrano,

a cui nella guerra era stato morto un suo congiunto da un altro

Volterrano amico e servidore de’ figliuoli di messer Francesco, con

segreta licenza di messer Bocchino, trovando il suo nemico a dormire

lo fece uccidere, e colui che morto l’avea con suoi parenti e amici

fece testa, perchè la terra si commosse a cittadinesca battaglia,

e alquanti degli amici de’ figliuoli di messer Francesco vi furono

morti traendo al romore, e i detti figliuoli di messer Francesco, come

era per lo tiranno ordinato, furono presi contro le convenenze per

le quali il comune di Firenze era mallevadore; il perchè il comune

per suoi ambasciadori mandò ricordando al tiranno li dovesse piacere

non farli questa vergogna, dicendo, come a richiesta e preghiera di

lui avea promessa sua fede. Il tiranno con simulate parole tenea gli

ambasciadori a parole, e dal malvagio proponimento non si toglieva.

I Fiorentini veggendo che le parole non ammollavano le parole finte

e mal disposte del tiranno, e sentendo che ciò che fatto avea era

contro alla comune volontà de’ Volterrani, e temendo che la cosa

non avesse mal fine e pericoloso per lo comune, non furono lenti, ma

prestamente mandarono gente d’arme, e fornirono la rocca de’ figliuoli

di messer Francesco, minacciando di guerra se non si facesse ammenda.

Il tiranno veggendo l’animo de’ Fiorentini contro a lui giustamente

irato si forniva di gente di sua amistà, e spezialmente de’ Pisani,

per riparare alla forza e mantenere sua fellonia, perseverando nel

detto malvagio proponimento. Certi cittadini di Firenze per trattato

che dentro aveano d’avere il torrione del monte, che è fuori delle

mura, domenica mattina a dì 24 d’agosto vi cavalcarono, e dalla gente

de’ Pisani vi furono scoperti, e ributtati con vergogna senza altro

danno, il perchè il comune v’ingrossò gente, e pose oste a Volterra.

La quale essendo in sul Volterrano, messer Bocchino per dispetto de’

Fiorentini trattò di dare la signoria a’ Pisani per trentadue migliaia

di fiorini d’oro. Il popolo di Volterra sentendo ch’e’ si trattava

di venderlo, e farli schiavi de’ Pisani, tutti d’uno volere presono

l’arme, e corsono all’ostiere dove erano i cavalieri de’ Pisani, a’

quali incauti e sprovveduti tolsono le selle e’ freni de’ cavalli,

e ciò fatto, senza far loro altra villania li misono fuori della

terra, e loro renderono freni, selle, cavalli e armadure, e i fanti

forestieri accomiatarono, e si partirono. Ciò fatto, appresso furono

al palagio del tiranno, il quale con lunga e composta diceria volendo

tiranneggiare li animava a mantenere loro libertà e franchigia, e

quinci li credette dal loro proponimento levare, ma i terrazzani

trafitti dalle sue crudeli operazioni a suo dire non prestarono

orecchie, ma sdegnosamente rispuosono, che bene saprebbono usare loro

libertà, e che per ciò fare voleano in guardia lui, e sua famiglia, e

certi suoi congiunti, e a Firenze mandarono per capitano di guardia, e

a Siena per podestà. Il capitano prestamente vi fu mandato un popolano,

e dietro ad esso mandati furono quattro ambasciadori, e simile feciono

i Sanesi. I Fiorentini temendo i movimenti de’ popoli vari, e vani e

instabili, al continovo vi facevano cavalcare gente d’arme, e a cavallo

e a piè, ancora perchè a loro parea che i Volterrani volessono col

braccio de’ Sanesi raffrenare il nostro comune: il perchè alla gente

de’ Fiorentini segretamente fu comandato, che procacciassono delle

castella de’ Volterrani, i quali cavalcarono a Montegemmoli, ed ebbonlo

per forza, ed a il loro Montecatino, e anche l’ebbono, e così più altre

castellette. I Volterrani mandarono a Firenze loro ambasciadori per i

quali domandavano libertà con l’ammenda de’ loro dannaggi, eleggendo

capitano di guardia di Firenze: la cosa per più giorni stette in

controversia e in dibattimento. I Fiorentini che in Volterra aveano i

loro ambasciadori, e il capitano, e gran parte de’ nove, e di buoni

popolani la maggior parte a loro segno feciono strignere la gente

dell’arme vicino alle mura di Volterra, avendo presentito che la setta

che voleva i Sanesi la notte vi doveano mettere gente d’arme, e così

di vero seguiva, che la notte cinquanta cavalieri e centocinquanta

fanti alla condotta d’alcuno de’ Malavolti, giugnendo con la gente alla

fonte presso alla terra, cadde nell’aguato de’ Fiorentini, e fu preso

con tutta la gente, e facendo vista di non conoscerli, loro fu tolta

l’arme e’ cavalli, ma poichè per lingua e nome si furono palesati,

ripresi da’ capitani dell’impresa facevano contro al comune di Firenze,

assai cortesemente fu loro renduta l’arme e’ cavalli, e rivolti per

la via ond’erano venuti, con assai vergogna di loro matta arroganza e

presunzione. Il popolo di Volterra di suo errore ravveduto la guardia

del cassero della città diedono a’ Fiorentini. I Sanesi ch’erano in

Volterra senza aspettare comiato si partirono, e’ Fiorentini del tutto

rimasono signori, con certe convegne, che i Volterrani promisono in

perpetuo d’avere gli amici del comune di Firenze per amici, e i nemici

per nemici, e che la rocca dieci anni si guardasse per i Fiorentini,

e del continovo debbino prendere capitano di popolo di Firenze; e per

loro ordine hanno fatto, che da Pisa, nè nella città nè nel contado

loro non possa venire uficiali nè alcuno altro d’alcuna città o terra

presso a Volterra a trenta miglia; e passato il tempo di quelli nove

uficiali ne furono altri. E il popolo di Volterra al tutto volle che

’l capitano di Firenze che v’era facesse tagliare la testa a messer

Bocchino, e così fece una domenica mattina a dì 10 d’ottobre del detto

anno, messo prima nella terra la cavalleria de’ Fiorentini con volontà

del popolo, il quale la ricevette a grande onore.

Cronica di Matteo Villani, vol. 5 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 71 / 217 题