_Come fu decapitato messer Bocchino de’ Belfredotti signore di
Volterra, e come la città venne alla guardia de’ Fiorentini._
E’ ne pare di necessità per più brevità della nostra opera, e per
meglio dare ad intendere il fatto di che dire intendiamo, raccogliere
alquante cose, le quali in piccolo trapassamento di tempo hanno fine
straboccato. Messer Francesco de’ Belfredotti da Volterra sopra il
ciglio di Volterra tenea la forte rocca di Montefeltrano, e messer
Bocchino di messer Ottaviano suo consorto era signore della terra, il
quale cupido d’aumentare sua tirannia, con solleciti aguati cercava
di torre a messer Francesco detta fortezza, e dopo la morte di
messer Francesco, messer Bocchino non lasciava stare i figliuoli in
Volterra. Il perchè il comune di Firenze sentendo la detta dissensione,
perchè non terminasse a peggio, s’interpose tra loro, e li ridusse
a concordia, e obbligaronsi insieme a pena, la quale per l’uno e per
l’altro promise il comune di Firenze per osservanza di pace; per la
quale i figliuoli di messer Francesco tornarono in Volterra sotto
l’ubbidienza di messer Bocchino. E stando senza alcuno sospetto,
all’uscita d’agosto del detto anno, il tiranno a un Volterrano,
a cui nella guerra era stato morto un suo congiunto da un altro
Volterrano amico e servidore de’ figliuoli di messer Francesco, con
segreta licenza di messer Bocchino, trovando il suo nemico a dormire
lo fece uccidere, e colui che morto l’avea con suoi parenti e amici
fece testa, perchè la terra si commosse a cittadinesca battaglia,
e alquanti degli amici de’ figliuoli di messer Francesco vi furono
morti traendo al romore, e i detti figliuoli di messer Francesco, come
era per lo tiranno ordinato, furono presi contro le convenenze per
le quali il comune di Firenze era mallevadore; il perchè il comune
per suoi ambasciadori mandò ricordando al tiranno li dovesse piacere
non farli questa vergogna, dicendo, come a richiesta e preghiera di
lui avea promessa sua fede. Il tiranno con simulate parole tenea gli
ambasciadori a parole, e dal malvagio proponimento non si toglieva.
I Fiorentini veggendo che le parole non ammollavano le parole finte
e mal disposte del tiranno, e sentendo che ciò che fatto avea era
contro alla comune volontà de’ Volterrani, e temendo che la cosa
non avesse mal fine e pericoloso per lo comune, non furono lenti, ma
prestamente mandarono gente d’arme, e fornirono la rocca de’ figliuoli
di messer Francesco, minacciando di guerra se non si facesse ammenda.
Il tiranno veggendo l’animo de’ Fiorentini contro a lui giustamente
irato si forniva di gente di sua amistà, e spezialmente de’ Pisani,
per riparare alla forza e mantenere sua fellonia, perseverando nel
detto malvagio proponimento. Certi cittadini di Firenze per trattato
che dentro aveano d’avere il torrione del monte, che è fuori delle
mura, domenica mattina a dì 24 d’agosto vi cavalcarono, e dalla gente
de’ Pisani vi furono scoperti, e ributtati con vergogna senza altro
danno, il perchè il comune v’ingrossò gente, e pose oste a Volterra.
La quale essendo in sul Volterrano, messer Bocchino per dispetto de’
Fiorentini trattò di dare la signoria a’ Pisani per trentadue migliaia
di fiorini d’oro. Il popolo di Volterra sentendo ch’e’ si trattava
di venderlo, e farli schiavi de’ Pisani, tutti d’uno volere presono
l’arme, e corsono all’ostiere dove erano i cavalieri de’ Pisani, a’
quali incauti e sprovveduti tolsono le selle e’ freni de’ cavalli,
e ciò fatto, senza far loro altra villania li misono fuori della
terra, e loro renderono freni, selle, cavalli e armadure, e i fanti
forestieri accomiatarono, e si partirono. Ciò fatto, appresso furono
al palagio del tiranno, il quale con lunga e composta diceria volendo
tiranneggiare li animava a mantenere loro libertà e franchigia, e
quinci li credette dal loro proponimento levare, ma i terrazzani
trafitti dalle sue crudeli operazioni a suo dire non prestarono
orecchie, ma sdegnosamente rispuosono, che bene saprebbono usare loro
libertà, e che per ciò fare voleano in guardia lui, e sua famiglia, e
certi suoi congiunti, e a Firenze mandarono per capitano di guardia, e
a Siena per podestà. Il capitano prestamente vi fu mandato un popolano,
e dietro ad esso mandati furono quattro ambasciadori, e simile feciono
i Sanesi. I Fiorentini temendo i movimenti de’ popoli vari, e vani e
instabili, al continovo vi facevano cavalcare gente d’arme, e a cavallo
e a piè, ancora perchè a loro parea che i Volterrani volessono col
braccio de’ Sanesi raffrenare il nostro comune: il perchè alla gente
de’ Fiorentini segretamente fu comandato, che procacciassono delle
castella de’ Volterrani, i quali cavalcarono a Montegemmoli, ed ebbonlo
per forza, ed a il loro Montecatino, e anche l’ebbono, e così più altre
castellette. I Volterrani mandarono a Firenze loro ambasciadori per i
quali domandavano libertà con l’ammenda de’ loro dannaggi, eleggendo
capitano di guardia di Firenze: la cosa per più giorni stette in
controversia e in dibattimento. I Fiorentini che in Volterra aveano i
loro ambasciadori, e il capitano, e gran parte de’ nove, e di buoni
popolani la maggior parte a loro segno feciono strignere la gente
dell’arme vicino alle mura di Volterra, avendo presentito che la setta
che voleva i Sanesi la notte vi doveano mettere gente d’arme, e così
di vero seguiva, che la notte cinquanta cavalieri e centocinquanta
fanti alla condotta d’alcuno de’ Malavolti, giugnendo con la gente alla
fonte presso alla terra, cadde nell’aguato de’ Fiorentini, e fu preso
con tutta la gente, e facendo vista di non conoscerli, loro fu tolta
l’arme e’ cavalli, ma poichè per lingua e nome si furono palesati,
ripresi da’ capitani dell’impresa facevano contro al comune di Firenze,
assai cortesemente fu loro renduta l’arme e’ cavalli, e rivolti per
la via ond’erano venuti, con assai vergogna di loro matta arroganza e
presunzione. Il popolo di Volterra di suo errore ravveduto la guardia
del cassero della città diedono a’ Fiorentini. I Sanesi ch’erano in
Volterra senza aspettare comiato si partirono, e’ Fiorentini del tutto
rimasono signori, con certe convegne, che i Volterrani promisono in
perpetuo d’avere gli amici del comune di Firenze per amici, e i nemici
per nemici, e che la rocca dieci anni si guardasse per i Fiorentini,
e del continovo debbino prendere capitano di popolo di Firenze; e per
loro ordine hanno fatto, che da Pisa, nè nella città nè nel contado
loro non possa venire uficiali nè alcuno altro d’alcuna città o terra
presso a Volterra a trenta miglia; e passato il tempo di quelli nove
uficiali ne furono altri. E il popolo di Volterra al tutto volle che
’l capitano di Firenze che v’era facesse tagliare la testa a messer
Bocchino, e così fece una domenica mattina a dì 10 d’ottobre del detto
anno, messo prima nella terra la cavalleria de’ Fiorentini con volontà
del popolo, il quale la ricevette a grande onore.