_Come riuscì l’impresa del re d’Ungheria, dove la speranza del legato
di Spagna si riposava._
La Chiesa avea richiesto il re d’Ungheria al soccorso di Bologna,
ed il re avea dato speranza alla Chiesa di fare l’impresa con la sua
persona, e mandati però suoi ambasciadori a corte per fermare i patti,
de’ quali per diversi modi si sparse la fama in Italia, in prima che
dovea avere titolo dalla Chiesa e dall’imperio, e danari assai dal
papa, che le terre ch’acquistasse fossono sue: l’altra boce era, che
’l papa il dovesse assolvere del saramento si dicea ch’avea fatto di
fare il passaggio d’oltremare, e che dovea dispensare che la moglie, la
quale apparve per infino a qui sterile, si rinchiudesse in un munistero
di sua volontà, ch’egli potesse avere anche un’altra moglie, acciocchè
’l reame non rimanesse senza successione di sua generazione, e che di
questo il legato avea dal papa piena legazione: verisimile e non senza
grande cagione il legato andò a lui in Sagravia del mese di maggio del
detto anno. Il re in quei giorni avea fatto bandire generale oste per
tutto suo reame, per titolo di porre confini al suo regno, per lo quale
tutti i baroni e popoli lo debbono servire, e credettesi che ciò fosse
per intendere al servigio della Chiesa; ma come che la cosa s’andasse
gli ambasciadori di messer Bernabò erano a lui, e ricevuti avea doni
da parte di messer Bernabò. E però, o perchè non avesse dalla Chiesa
quello che volesse, o avesse promesso al tiranno di non venire contro a
lui, la vista fu ch’egli intendea d’andare con la sua gente per l’oste
già bandita in altra parte; e quello che rispondesse al legato non si
potè per parole comprendere, ma l’effetto si dimostrò per opere, che
senza alcuno aiuto il legato del detto mese di maggio si ritornò ad
Ancona, perduta la speranza del soccorso di Bologna, in grave pericolo
di quella città, cresciuta la baldanza e l’oste dei suoi avversari.