CAP. XLI.

_Come il legato si partì di Bologna per andare al re d’Ungheria._

Tornando alle italiane fortune, il legato di Spagna, uomo savissimo

e pratico delle mondane volture, vedendosi per allora e a tempo senza

potenza da resistere a messer Bernabò, e povero di danari, e veggendo

la poca gente d’arme ch’avea alla difesa, conoscendo che il tiranno

suo avversario era di sue entrate abbondante, e di quello che gravava

i sudditi suoi, il perchè non si curava di mantenere la guerra, e per

continovare la guerra gli parea essere certo di vincere Bologna, e

perciò mantenea a Castelfranco e a Priemilcuore, a Pimaccio, e a Lugo

tanta gente a cavallo e a piè, che con le loro cavalcate teneano sì

assediata Bologna di verso la Lombardia e la Romagna, che poca roba vi

potea dentro entrare, e di verso l’Alpe facea agli Ubaldini rompere le

strade, perchè al legato ne parea essere a mal partito, e a’ cittadini

a peggiore: e vedendo ch’a petizione di santa Chiesa niuno tiranno,

comune o signore italiano si volea scoprire ad atare Bologna contro a

messer Bernabò, avendo la Chiesa lungamente trattato col re d’Ungheria,

il quale s’affermava che farebbe l’impresa con la persona, al primo

tempo parve al legato d’uscire di Bologna sotto scusa d’andare a lui,

e nel vero e’ non si fidava potervi stare con suo onore, nè senza grave

pericolo. E però contro la volontà de’ cittadini prese d’andare al re,

promettendo di tornarvi del mese di maggio prossimo, e a dì 17 di marzo

se ne partì facendo la via d’Ancona, e là soggiornato alquanto mandò

al re d’Ungheria, come seguendo nostro trattato diviseremo. In Bologna

lasciò messer Malatesta e messer Galeotto suo figliuolo capitani de’

soldati e de’ cittadini alla guardia.

Cronica di Matteo Villani, vol. 5 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 45 / 217 题