_Come il legato si partì di Bologna per andare al re d’Ungheria._
Tornando alle italiane fortune, il legato di Spagna, uomo savissimo
e pratico delle mondane volture, vedendosi per allora e a tempo senza
potenza da resistere a messer Bernabò, e povero di danari, e veggendo
la poca gente d’arme ch’avea alla difesa, conoscendo che il tiranno
suo avversario era di sue entrate abbondante, e di quello che gravava
i sudditi suoi, il perchè non si curava di mantenere la guerra, e per
continovare la guerra gli parea essere certo di vincere Bologna, e
perciò mantenea a Castelfranco e a Priemilcuore, a Pimaccio, e a Lugo
tanta gente a cavallo e a piè, che con le loro cavalcate teneano sì
assediata Bologna di verso la Lombardia e la Romagna, che poca roba vi
potea dentro entrare, e di verso l’Alpe facea agli Ubaldini rompere le
strade, perchè al legato ne parea essere a mal partito, e a’ cittadini
a peggiore: e vedendo ch’a petizione di santa Chiesa niuno tiranno,
comune o signore italiano si volea scoprire ad atare Bologna contro a
messer Bernabò, avendo la Chiesa lungamente trattato col re d’Ungheria,
il quale s’affermava che farebbe l’impresa con la persona, al primo
tempo parve al legato d’uscire di Bologna sotto scusa d’andare a lui,
e nel vero e’ non si fidava potervi stare con suo onore, nè senza grave
pericolo. E però contro la volontà de’ cittadini prese d’andare al re,
promettendo di tornarvi del mese di maggio prossimo, e a dì 17 di marzo
se ne partì facendo la via d’Ancona, e là soggiornato alquanto mandò
al re d’Ungheria, come seguendo nostro trattato diviseremo. In Bologna
lasciò messer Malatesta e messer Galeotto suo figliuolo capitani de’
soldati e de’ cittadini alla guardia.