_Come un signore de’ Turchi trattò di fare uccidere l’imperadore di
Costantinopoli._
Lo signore di Boccadave possente tra i Turchi, ed ai Greci vicino,
avendo molte volte tentato con palese guerra di vincere Costantinopoli,
e non ne possendo avere suo intendimento, cercò con doni larghi e
con impromesse grandi fatte a certi Greci costantinopoletani, i quali
erano della setta di Mega Domestico cacciati dall’imperadore, a modo
tirannesco di farlo uccidere, pensando che morto lui per la inimicizia
ch’avea nella provincia, e per molte terre ch’avea acquistate sopra
l’imperio, d’essere del tutto signore; ma come piacque a Dio si
scoperse il trattato, e quale de’ traditori fuggì, e quale rimase o
preso o morto, ma non di manco la città ne rimase in mala disposizione.
Il Turco nondimeno tenendo Gallipoli e altre terre vicine, con suoi
legni in mare e con i suoi Turchi per terra tribolava e consumava
il paese, senza trovarsi per i Greci alcun riparo fuori che delle
mura. E in questi medesimi giorni il signore d’Altoluogo in Turchia
si guerreggiava con un suo zio, e l’altro signore della Palata si
guerreggiava col fratello; e portante guerre e divisioni de’ Turchi i
paesi loro erano rotti e in grande tribolazione, e per questa cagione i
Greci aveano minore persecuzione da loro; e più ciò fu materia al re di
Cipro di fare l’impresa sopra loro con onore e vittoria grande, come a
suo tempo racconteremo.